Musica Classica

Agnosia musicale

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Bianca

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Risposta 21 di RedScharlach

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Il dettaglio più interessante sul caso del direttore/compositore mi sembra l'accenno al meaningfully... Chissà cosa intendevano i neurologi con questo termine! E chissà perché la musica tonale composta dopo l'infarto non era meaningfully, mentre la musica seriale sì, a quanto pare.

Al di là dell'agnosia, ci sarebbe parecchio da riflettere sulla capacità di "immaginare" correttamente il suono, di avere una "rappresentazione interiore" più o meno precisa di ciò che si compone. Adorno riporta che Richard Strauss, maestro dell'orchestrazione per eccellenza, era spesso stupito di come suonava la propria musica quando la ascoltava per la prima volta eseguita dall'orchestra. Soffriva dunque di un disturbo nella capacità di immaginare ciò che componeva? (Credo proprio di no!) Arnold Schönberg ricorda che Anton Webern non era in grado di dirigere correttamente un brano atonale prima di averlo analizzato, ma dopo l'analisi era capace di accorgersi se uno strumentista sbagliava nota, anche all'interno dei passaggi più complicati.

Compositori come Schönberg Webern o Berg, se colpiti da agnosia, o da un qualunque disturbo che impedisse una corretta rappresentazione interiore del suono, non sarebbero certo stati in grado di scrivere né musica tonale né musica seriale.

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Risposta 22 di ttw

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RedScharlach ha scritto:

A dire il vero, è solo la dimostrazione scientifica che questo direttore/compositore quando scriveva musica seriale non era in grado di immaginarsi come suonava.

A parte che sono consapevole che non è una "dimostrazione", l'effetto è quello che descrivi ma la causa è quella indicata da Bianca: perse ogni tipo di risposta emotiva alla musica.

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Risposta 23 di thallo

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ttw ha scritto:

A parte che sono consapevole che non è una "dimostrazione", l'effetto è quello che descrivi ma la causa è quella indicata da Bianca: perse ogni tipo di risposta emotiva alla musica.

Disse il neurologo che ha compiuto lo studio ...

Potrei far finta di fare una richiesta complessiva, dicendo "smettiamola di trarre conclusioni sbagliate per i nostri fini". In realtà i messaggi sul forum sono disponibili a tutti, e la mia richiesta è: ttw, smettila di dire boiate. Questa era e rimane una discussione seria, possiamo evitare di trasformarla nell'ennesima stupida lotta tra "defensores fidei tonalis" e biechi serialisti? 

Se vogliamo stare tra persone serie, parliamo in modo serio. Nel mondo delle persone serie, dovremmo notare come le risposte e le domande fatte dai neurologi non bastano ad affermare nulla dal punto di vista musicale-musicologico. Stante a quello che ha citato Bianca, ovvio. E mando una frecciatina a Bianca dicendo che l'induttivismo può essere utile a postulare tesi di lavoro e ipotetici modelli, ma sono le prove a confermarli. Attualmente è difficile parlare di neurolinguistica anche se ci limitiamo ad un punto di vista fisiologico. Difficile soprattutto in quanto nessuno di noi è un medico (a quanto ne so). Se saltiamo subito alle "conseguenze" su altri piani, poi, la cosa si trasforma in pura filosofia, ovvero opinioni più o meno argomentate. In questo caso non serve neppure parlare di casi studio, valgono le testimonianze di migliaia di compositori che hanno scritto "meaningfully" sia musica tonale che musica atonale

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Risposta 24 di Bianca

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thallo ha scritto:

 l'induttivismo può essere utile a postulare tesi di lavoro e ipotetici modelli, ma sono le prove a confermarli. Attualmente è difficile parlare di neurolinguistica anche se ci limitiamo ad un punto di vista fisiologico.

Certamente Thallo, hai fatto bene a sottolinearlo se non fosse stato chiaro. Solo per non lasciare altre confusioni, il principio di induzione è un principio che in logica serve a dimostrare una tesi, l'"induttivismo" invece è proprio quello contro cui si rivolge la critica Hume - Popper dicendo in soldoni che non bastano infiniti esempi per dimostrare una tesi ma ne basta uno contrario per smontarla. La questione sull'induzione in epistemologia è però abbastanza articolata è complessa e va completamente fuori tema.

D'altra parte concordo anche con RedScharlach che dice che la parte interessante da approfondire è l'accenno al meaningfully.

Lessi tempo fa uno studio condotto da un gruppo di neurologi a tal proposito, citando il quale temo si scatenerebbe un putiferio, dati i ben noti tabù a riguardo.

Comunque, questi casi clinici (per esempio quello che ho citato si trova in http://www.amazon.it/Cognitive-Neuroscience-Music-Isabelle-Peretz/dp/0198525206 ) sono esperienze che direi "cruciali" per poter farsi dei "modelli" di interpretazione di come funziona la musica nella mente dell'uomo. Se la neurolinguistica è già un campo difficile e delicato ci si può solo immaginare quanto di più lo sia la neuromusicologia, che alle spalle non ha per ora un Broca o un Wernicke.

Poi ciascuno ovviamente ha il diritto di trarre per sé le conseguenze che meglio crede e ha il diritto, se vuole, di discuterle pacificamente in una comunità per metterle alla prova.

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