Musica Classica

Alla fine del concerto

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Kappa

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Messaggio iniziale di Kappa

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Vorrei raccontare questa mia osservazione, probabilmente sono stato sfigato io ma mi sono accorto che quando finisce un concerto di musica avanguardistica ...la fine del concerto sia molto silenziosa, gli ascoltatori escono dalla sala silenziosi, quasi ordinati e pensierosi.

Al contrario, i concerti di musica tradizionale... la fine del concerto invece è molto rumorosa, gli ascoltatori escono dalla sala parlando e commentando chiassosamente, chiaro che dialogando il lato espressivo èpiù enfatizzato.

Non c'è nessun secondo fine in questo post, ma è una cosa che mi ha colpito e vorrei confrontarmi sull'argomento...secondo voi la musica può condizionare il "suo" dopo?

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Risposta 2 di Frank

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Secondo me è un discorso difficile e per ora mi astengo ma ...

... l'avevo già citata ma ci riprovo vista la domanda finale:

Quando si e' ascoltato Mozart, il silenzio che segue e' ancora di Mozart... (Sacha Guitry)

Bisogna vedere alla fine del concerto cosa sta succedendo a livello interiore 😉

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Risposta 3 di Carlos

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Kappa ha scritto:

Vorrei raccontare questa mia osservazione (...) mi sono accorto che quando finisce un concerto di musica avanguardistica ...la fine del concerto sia molto silenziosa, gli ascoltatori escono dalla sala silenziosi, quasi ordinati e pensierosi.

Soprattutto, difficilmente qualcuno chiede il bis... 😆

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Risposta 5 di LucaCavaliere

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i concerti che frequento, fino ad ora, sono delle 'retroguardie'. Quindi non ho elementi per fare a mia volta il confronto di Kappa.

Però potrebbe essere dovuto a qualcosa di anaolgo a quel che avviene in fase di digestione.

A me capita, quasi sempre, quando ho qualcosa di impegnativo da digerire di essere . . . poco di compagnia (se sono anche silenzioso bisognerebbe chiederlo ad altri!)

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Risposta 6 di danielescarpetti

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LucaCavaliere ha scritto:

i concerti che frequento, fino ad ora, sono delle 'retroguardie'. Quindi non ho elementi per fare a mia volta il confronto di Kappa.

Però potrebbe essere dovuto a qualcosa di anaolgo a quel che avviene in fase di digestione.

A me capita, quasi sempre, quando ho qualcosa di impegnativo da digerire di essere . . . poco di compagnia (se sono anche silenzioso bisognerebbe chiederlo ad altri!)

L'intervento di Luca mi ha fatto veramente ridere di gusto e, naturalmente, nel senso più buono.

In realtà quello che tu dici non è affatto peregrino. Chi va a concerti di musica di "retroguardia" sa a memoria cosa ascolta e, dunque, può ben permettersi di fare commenti, sulla direzione, sull'esecuzione, sulla bellezza o meno del brano.

Chi invece va ad ascoltare musica d'avanguardia, molto spesso ascolta brani per la prima volta o, comunque ascoltati ben poco e dunque, diventa difficile poterne parlare con dovizia e cognizione di causa.

Penso che sia questo, fondamentalmente, il motivo della differenza.

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Risposta 7 di thallo

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Condivido l'osservazione di Daniele.

Aggiungo che ai concerti di musica "avanguardista", aggettivo su cui potremmo parlare molto, non sempre vanno gli appassionati. A volte, soprattutto in Italia, ci si trova una folta fauna di assessori, finti intellettuali, oscuri personaggi bisognosi di affermazione sociale, docenti di composizione, allievi dei suddetti docenti di composizione etc etc tutta gente che, con lodevolissime eccezioni, non vive il concerto come un momento di piacere ma come un rito più o meno complesso.

Sposto la questione ai teatri d'opera: nei teatri d'opera dove c'è tradizione di ascolto operistico, alla fine dei pezzi chiusi c'è sempre brusio; nei teatri d'opera delle città "fighette", ma dove non c'è tradizione di ascolto operistico, il silenzio è sacro, e se parli vieni tacciato di ignoranza :-)

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Risposta 8 di RedScharlach

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Interessante caso di sociologia musicale! ... Da quanto ho potuto osservare, è vero, nei concerti di "musica avanguardistica" in genere non si chiede il bis.

Invece non ho notato particolari silenzi a fine concerto, anzi mi sembra che i commenti sulle novità, magari sulle prime assolute, siano più frequenti rispetto a quel che succede alla fine dei concerti di "musica tradizionale". Almeno, questa è la mia esperienza.

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Risposta 9 di Frank

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Io non ho capisco una cosa, perchè i brani di musica di impostazione tradizionale devono essere conosciuti e quelli di impostazione avanguardistica no?

E quando un brano di musica avanguardistica ..."passa" ... e rientra nell'altra "sponda"

Insomma, Structures di Boulez in quale categoria starebbe?

Sabato scorso hanno eseguito un mio brano, che reputo di impostazione tradizionale per come è costruito...nonostante la sua modernità (per cui novità? Domando. L'avanguardia è più esperimento che vera novità in musica...dipenderà dal dopo, si torna a Structures) mantiene ad esempio un carattere narrativo, in quale categoria starebbe?

Curiosità...Gesualdo dove lo mettiamo?

Forse il discorso si è spostato inconsapevolmente sulla capacità che ha la musica di essere ricordata o meno?

In effetti è un discorso interessante.

In aggiunta, magari può essere interessante parlare anche dell'ascolto individuale che musicisti come Francesco Filidei propongono...ad es. nei suoi ultimi esperimenti il pubblico ascolta in cuffia.

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Risposta 10 di ttw

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Anche l'interpretazione non è un elemento di novità? Che ne so, vado a sentire L' Anello del nibelungo cantato da Thallo, non sarà la stessa cosa che e lo canto io...no?

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Risposta 11 di Frank

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Si TTW, si può discutere alla fine di un concerto anche delle novità interpretatve. Quando Pollini in gioventù vinse il concorso a Varsavia presentò idee molo innovative....certo che c'è da discutere a fine concerto.

Eppoi bisognerebbe annovererare quella categoria di opere tipo Music for Four di Cage, o la nuova orchestrazione dell'arte della fuga di Bach o il nuovo allestimento dell'opera X

Insomma, mica si smarca in 2 parole il tema della modernità in musica, per questo chiedevo come mai era stato messo subito tutto sul "Avanguardia novità" e "tradizione strasentito".

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Risposta 12 di Tiger

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Non trovi che la ricerca serva, Frank?

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Risposta 13 di thallo

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io continuo a pensare che parte del problema sia il nostro approccio alla sala da concerto.

Tra l'altro, non capisco perché esista il cineforum ma non esista il musiforum. Forse perché non esistono "platee" in grado di parlare davvero di musica, andando oltre giudizi tipo "è stato bello", "è stato noioso". Ma il circolo è vizioso, e se non si inizia a parlare non si parlerà mai

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Risposta 14 di Frank

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Tiger ha scritto:

Non trovi che la ricerca serva, Frank?

Certo! Se così non fosse non avrei potuto prepare con Open Music il materiale per il mio pezzo? Senza IRCAM niente OM...è anche vero che però la "pratica" non si può smarcare solo così. Allora si che sarebbe solo sperimentazione.

Alla fine, quando ho fatto vedere ad un paio di interessati le patch di OM, avevano la stessa faccia di quelli che per la prima volta capiscono che la chiusa delle variazioni di Stravinsky sono una matrice precostituita. Provare per credere, vedi l'immagine allegata.

Stravinsky utilizza le note della matrice per generare accordi e questo ad esempio giustifica:

  • la prevalenza di alcuni raddoppi di ottava nella formazione degli accordi stessi;
  • la predominanza negli accordi degli stessi 6 suoni;
  • la forte concentrazione, in relazione a Pa, di triadi maggiori e minori

Se guardi bene tutti e sei i vettori verticali di Pb proposti per moto retrogrado, chiudono le variazioni e danno la chiave di lettura all’ultima nota del brano (sol#).

Ma c'è tutto il lavoro di artigianato, di orchestrazione, di condotta delle parti ... che mica si fa per forza in OM...eh! (ovviamente parlando di me)

Quando novità? La musica non può più veramente narrare?

Notare che la narratività è la capacità della musica di essere ricordata...si torna al primo post 🙂

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Risposta 15 di Frank

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thallo ha scritto:


io continuo a pensare che parte del problema sia il nostro approccio alla sala da concerto.


Sai che io ho dei dubbi su quando si può parlare di concerto e ancor più di sala? Se ha ragione Filidei...basta una cuffia, io potrei parlarti di pochi intimi...come di Beyrouth 🙂

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Risposta 16 di JazzMania

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Più sorpresa che di fronte ad un improvvisazione jazz non è possibile...se c'è una partitura quacuno già sa 😃

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Risposta 17 di LucaCavaliere

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Thallo, non mi uccidere! . . . ma il musiforum esiste: è questo quà dove ci stiamo parlando! o no?

Nella mia sostanziale ignoranza di modernità e avanguardie, molte delle domande poste da Frank toccano temi che mi porto dentro da alcuni anni.

Cosa succede alla fine del concerto a livello interiore? . . .

Penso che, per ogni persona, avvenga una risonanza - un armonico - di quanto quella stessa persona durante il concerto ha dato alla musica. è chiaro che ognuno può dare nel limite della propria sensibilità ed esperienza, ma una disposizione di 'apertura' deve pur esserci perchè a fine concerto succeda qualcosa (anche solo qualcosina).

E quali sono quei fattori a cui si "appigliano" le possibilità di un brano di essere ricordato?

Posso proporre la 'ripetitività'?... Voglio dire: il ritorno, anche variato (ma con tratti anche minimi di riconoscibilità) delle sue formule elementari motiviche.

Traslando il discorso: non è forse la rima (in poesia) quell'elemento di ripetitività che consente un appiglio alla memoria? (che la poesia piaccia o non piaccia)

Non è forse la ripetitività di colonne archi bifore lesene... a stabilire quel dolce appiglio che consente di ricordare un edificio? (che l'edificio piaccia o non piaccia)

Ma quando si arriva a concepire musica che abbia carattere narrativo (e si può fare) ecco che devo confessare la mia debolezza. La 'narrazione' svolge qualcosa in cui, in genere, non c'è ripetizione. Una musica 'narrativa' a me risulta impervia: non mi offre appigli per entrare, poco a poco, nelle sue movenze: mi sorprende a ogni angolo, e devo seguirla pendendo dalla sue labbra (come una narrazione appunto).

Posso sperare che dopo ripetuti (e ripetuti) ascolti io riesca a ricordarla "in blocco"? Forse posso sperarlo. Ma ci vuole molta... determinazione.

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Risposta 18 di Frank

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Non ho molto tempo adesso, ma solo una dovuta e veloce precisazione Luca. L'estrema ripetizione (minimalismo) è stata avanguardia come l'strema differenziazione (strutturalismo)...in mezzo ci sono tutti i toni di grigio. L'approccio tradizionale sta nell'esagono iscritto in due triangoli....il primo e la "forcella" che da sx vs dx rappresenta la ripetizione, il secondo è la "forcella" che da dx vs sx rappresenta la differenziazione.

Per quanto riguarda la ripetizione, il confine fra minimalismo è pop è molto sottile, non a caso chi è partito seriamente negli anni '60 (anche con ottimi risultati) poi si è dato al dio denaro (e quanti non lo farebbero?).

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Risposta 19 di RedScharlach

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LucaCavaliere ha scritto:

E quali sono quei fattori a cui si "appigliano" le possibilità di un brano di essere ricordato?

Posso proporre la 'ripetitività'?...

A questo proposito, ti assicuro che anche per la "musica d'avanguardia" è solo una questione di abitudine. Dopo aver ascoltato un po' di brani (non saprei quantificare), anche nelle "prime assolute" cominci a riconoscere ripetizioni, richiami, ricorsi storici, luoghi comuni, e le tendenze di cui si parlava in un altro post.

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Risposta 20 di Frank

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E in effetti per quanto dice RedScharlach come si diceva nell'altro thread sempre più progressivamente si sta riscoprendo il decorso narrativo, che è a prescindere dalla sintassi e dal codice, la musica sta riprendendo a narrare e quindi a riconquistare quella capacità di essere ricordata. Tant'è che Shark stesso ha sentito una ripresa ...ma se avesse ascotlato più approfonditamente ci sarebbe stato tanto altro. Quello che ovviamente non succedeva nell'avanguardia del secondo dopoguerra...li si che non ti ricordavi una mazza e l'opra di Boulez ne è una testimonianza...in particolare da tenere bene in mente 😉

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