Frank ha scritto:
ant'è che Shark stesso ha sentito una ripresa ...ma se avesse ascotlato più approfonditamente ci sarebbe stato tanto altro.
Può essere vero ma mi sono annoiato molto e ho dovuto cambiare canale....
Avviata da
Kappa
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Frank ha scritto:
ant'è che Shark stesso ha sentito una ripresa ...ma se avesse ascotlato più approfonditamente ci sarebbe stato tanto altro.
Può essere vero ma mi sono annoiato molto e ho dovuto cambiare canale....
Membro
Provo a dire la mia, con tutti i limiti del caso. Ci sono almeno due elementi che a mio parere devono essere aggiunti alla discussione, già bella “polposa” di suo e dalla quale sono emersi non pochi spunti. Il primo degli elementi è “il significato dell'applauso” (direte “eh?”, vi dirò che non si applaude sempre per lo stesso motivo); il secondo elemento è “il fine” con cui è stato scritto un pezzo (direte “eh?”, vi dirò che il Finale della Nona di Mahler ha senz'altro uno scopo diverso rispetto al finale del “Barbiere di Siviglia”, che a sua volta ha uno scopo diverso rispetto a “... sofferte onde serene...” di Luigi Nono).
Andiamo con ordine: perché applaudiamo? che significato ha il nostro applauso? Le sensazioni che ci muovono ad applaudire alla fine della Seconda di Mahler sono di un tipo, quelle con cui arriviamo alla fine della sua Nona sono di tutt’altro tipo. E qui già c’è un primo elemento di distinzione. Applaudo per “esaltazione”? Applaudo per “ammirazione”? Applaudo per “gratitudine”? E, poi, chi applaudo? Applaudo la musica, il musicista, o tutti e due? La risposta, in questo caso, varia da serata a serata, da persona a persona ecc. ecc. ma già serve a complicare la faccenda...
Il secondo fattore riguarda il “fine” della musica. Fino ad un certo momento è evidente che il percorso drammatico, dialettico, retorico di (quasi) tutte le composizioni musicali dedicate ai grandi spazi (precisazione d’obbligo, perché basterebbe, se non la facessi, prendere uno qualsiasi degli Intermezzi di Brahms per smentirmi), dicevo: il percorso retorico di questi pezzi era rivolto verso una (boh?) “catarsi” finale, per cui la tensione accumulata durante il pezzo (massimamente negli adagi) veniva liberata in movimenti conclusivi con “rush finale”, che avevano e hanno tutt’ora, un effetto quasi liberatorio. Pensate a come è costruita la Quinta di Beethoven, esempio mirabile (che non scelgo a caso, ovviamente, perché difende in partenza la mia tesi dalle miriadi di “ehm ehm” che sono sicuro vi susciterà, sono preparato), con quel primo movimento tirato come un arco, la cui freccia però sembra non scoccare; l’arco resta teso per tutto il movimento lento, che sembra allentare la tensione, finché non inizia lo Scherzo, allora ci accorgiamo che la tensione è ancora tutta lì e che, anzi, è aumentata, e lo scherzo non finisce, no!, confluisce in quel do maggiore luminoso ed esplosivo, dal quale uscirà una volta ancora un ricordo di quello Scherzo, a sua volta ricordo del primo tempo, fino al termine, affermativo, deciso, “ok, è detto!”. Va bene, è un esempio, spero che chiarisca almeno un po’ il punto di vista...
Se pensate a quel pezzo (la Quinta) e se pensate, poi, per dirne uno a “Das Lied von der Erde” risulta evidente che il percorso drammatico e dialettico è esattamente opposto nei due pezzi (e non prendo continuamente Mahler per caso: è forse il primo grande sinfonista che non “cerca l’applauso” ma cerca qualcos’altro). “Das Lied von der Erde” inizia al contrario (o finisce al contrario, se volete) rispetto a quanto detto poco sopra: “Der Abshied” è un pezzo che, a parte il testo, chiederebbe silenzio alla fine (come applaudire dopo quell’estenuante “addio” detto a parole e coi suoni?).
Allora, ecco che i due elementi di cui parlavo all’inizio si stanno fondendo: applaudiamo, ma perché? Quando finisce un pezzo come la Quinta di Beethoven applaudiamo, senz’altro, per “esaltazione” (o felicità, o gioia incontenibile; chiamiamola come preferiamo, ma credo che ci intendiamo perfettamente). Ma al termine di “Das Lied” non applaudiamo certo per quello... Possiamo applaudire perché l’esecuzione è stata di nostro gradimento, possiamo applaudire perché è comunque un modo per dire “grazie” sia al compositore sia ai musicisti... Questo aspetto, nel caso della Quinta, viene inglobato nell’applauso di gioia (ed è evidente, ad esempio, in teatro, dove alla fine di un’opera scrosciano applausi gioiosi che poi vengono differenziati a seconda dell’artista che si presenta alla ribalta: questo riceve un boato di grande approvazione, quello non suscita nessuna variazione nell’intensità dell’applauso, quell’altro provoca addirittura qualche dissenso e così via...).
E qui vengo (“finalmente!” direte voi) al quesito primo, ovvero perché i concerti di musica d’avanguardia terminano in modo diverso da quegli altri?. Io vado poco a sentire musica moderna e contemporanea, mi interessa poco e mi piace ancora meno, quindi non ho moltissimi casi da proporre, ma sono, in ogni modo, quasi tutti conformi all’esempio che fa Kappa nel suo post iniziale. Io stesso applaudo per “dovere” quasi, almeno per dare soddisfazione a chi ha suonato (e in molti casi la musica suonata è talmente incomprensibile che a stento si riesce a capire se chi l’ha suonata lo ha fatto bene o male), ma non applaudo certo per gratitudine verso un compositore di cui ho ascoltato, nella migliore delle ipotesi, qualcosa che mi annoia, e, nella peggiore, mi infastidisce. Ma non è quello, secondo me, il punto. “Pierrot Lunaire” può piacere o meno (e a me piace poco, credo che si sia capito, ormai), ma è un pezzo che riesce ad avere presente (anche se ancora per poco, ahimè) un pubblico e a mediare l’esigenza di sperimentazione con quella comunicativa. Lo stesso si può dire del “Wozzeck” di Berg (ma non, secondo me, o non del tutto, per “Moses uns Aron”).
Ma “dov’è” il pubblico in certa (molta, troppa) musica sperimentale? È spesso un pubblico che deve assistere a una qualche sorta di rituale nel quale non è detto né previsto che debba essere coinvolto (cosa decisamente opposta anche a pezzi “al contrario” come “Das Lied von der Erde” di cui dicevamo poc’anzi), perché lo scopo di quella musica non è coinvolgerlo, ne condurlo attraverso un percorso, ma semplicemente “mostrargli” un percorso (ammesso che un percorso ci sia, detto per inciso). C’è una bella differenza. Una cosa è vedere un cerbiatto che impara a stare sulle sue zampe con fatica e aiutato da sua madre, un’altra è vedere una pietra fossile dietro il vetro di una teca. Sono, o possono essere, due cose meravigliose, ma non susciteranno certo le stesse emozioni e/o sensazioni. Non ho mai visto applaudire nessuno in un museo, ma in uno zoo sì. E la metafora del museo sembrerebbe (almeno nell’immaginario collettivo) sposarsi meglio alla musica “vecchia”, ma non è così: la musica “vecchia” è viva ed ha bisogno di essere fatta vivere, mentre spesso la musica sperimentale nasce né più né meno con lo scopo di vagliare una nuova possibilità, un nuovo linguaggio, un nuovo effetto, a prescindere da qualsiasi messaggio questo linguaggio possa veicolare, e quindi a prescindere da chi ascolta, e quindi nasce morta. E normalmente, di fronte a una bara, non si applaude...
Moderatore
Non so se stai seguendo l'altro topic proposto da Thallo, dicevo che Webern "non se lo fila più nessuno" secondo me perchè il principale artefice della fine della narratività in musica (e si sentono tutte le sue picconate già dalle sue prime opere). Schoenberg e tanto più Berg, sono risuciti a mantenere quel filo diretto con la tradizione....Webern ha messo le basi per il serialismo integrale e quello che poi nel suo apice a visto opere tipo Structure di Boulez.
Nonostante tutto voglio spezzare una lancia a suo favore proponendovi di ascotlare la sua opera 1, tanta grazia che l'ha lasciata in catalogo 🙂
Già il fatto che le bagatelle di W. hanno avuto bisogno di un introduzione per essere digerite dal pubblico la dice lunga...e giustamente te (Carlos) come un sacco di altra gente (addetti ai lavori e no) si sono fermati a Berg...non a caso scrivevo che addirittura la musica colta oggi potrebbe risultare quasi fuori contesto, ma le cose cambieranno e infatti a sintassi e i codici ovviamente (e forse giustamente) hanno risentito del lungo periodo di sperimentazione ... ma gradatamente si tornerà a risutlati musicali.
Le nuove generazioni non sentono il peso (anche storico) degli anno '50 e '60 ...alla fine quelli che avevano capito tutto sono i Jazzisti.
E poi ci sono grandi esempi di musicalità nel '900: Britten, Messiaen, Berio, Stravinsky...perchè fermarsi alle avanguardie?
Membro
Frank ha scritto:
Non so se stai seguendo l'altro topic proposto da Thallo, dicevo che Webern non se lo fila più nessuno secondo me perchè il principale artefice della fine della narratività in musica (...)
No, ma mi fa piacere che abbiamo detto la stessa cosa - almeno saremo complici nel difenderci da eventuali “ehm ehm”! 😛
Frank ha scritto:
E poi ci sono grandi esempi di musicalità nel '900: Britten, Messiaen, Berio, Stravinsky...perchè fermarsi alle avanguardie?
Come dicono gli americani “you made my day!”. L'hai detto benissimo: “perché fermarsi alle avanguardie?”. Dicevo che certa musica pare nata morta, quest'ultima tua considerazione mi consola... 😉
Moderatore
Dimenticavo
Carlos ha scritto:
E normalmente, di fronte a una bara, non si applaude...
Citavo Francesco Filidei, non so se conoscete i termini della sua estetica...sostanzialmente sui parla proprio di forme morte...qualcosa di perversamente macrabo (ma narrativo e forse inquadrabile nella musica concreta strumentale) nelle sue ultime opere.
Moderatore
Ci siamo sovrapposti 🙂
Carlos ha scritto:
“perché fermarsi alle avanguardie?”
Buona Musica a tutti
Membro
Ma tu frank che cosa intendi per avanguardia? Mi sembra che tu stia seguendo più un percorso dettato dal tuo gusto. Io sento eseguire poco Webern quanto sento eseguire poco Messiaen...ma anche fosse vero il contrario non mi sembra IL criterio con cui giudicare un compositore, altrimenti dovremmo pensare in termini inerenti anche ai compositori del passato che magari ora non vengono nemmeno presi in considerazione.
Credo poi che il discorso dell'introduzione per essere digerite dal pubblico sia una frase copia-incollabile considerando
la varietà del pubblico, i suoi gusti, la sua formazione. Come stabilire che la grande fuga non ha bisogno di un'introduzione mentre le bagatelle di Webern ne hanno bisogno?E il quatuor di Messiaen ? Sinceramente non sarebbe male un'introduzione nemmeno per questi altri pezzi (secondo me) 😉
Anche il discorso di musicalità lo trovo davvero personale, che cosa intendi dire per musicalità? Quali criteri utilizzi?
Forse lo trovo un discorso particolare perchè Britten non mi piace per niente 😃
p.s. Sempre allo stesso concerto in cui ho sentito eseguire i madrigali di Sciarrino, i Neue Vocalisten hanno eseguito anche un brano di Filidei dal titolo " Dormo molto amore" che ho trovato molto bello (anche grazie ad un testo molto bello) e diverse cose che ho sentito del medesimo autore mi sono piaciute molto. Il titolo Macchina per scoppiare i pagliacci poi è davvero più geniale dei titoli di sciarrino (suo maestro)
Moderatore
micamahler ha scritto:
Ma tu frank che cosa intendi per avanguardia? Mi sembra che tu stia seguendo più un percorso dettato dal tuo gusto.
ehm ehm...a me piace l'avanguardia.Il gusto non centra una mazza.
Appena ho un attimo cercherò di fare un intervento un po' più ricco...per ora dai un occhiata alle bagatelle Op 9 di Webern (basta la prima) con l'occhio lungo alla morfologia della narrazione.
Membro
per questo l'ho pensato:
E poi ci sono grandi esempi di musicalità nel '900: Britten, Messiaen, Berio, Stravinsky...perchè fermarsi alle avanguardie?
Membro
Se è solo questione d'abitudine [RedScharlach] mi fa piacere. era un po' quel che pensavo.
Ma questo mi conferma che "l'avangoardia" è un linguaggio (scusate: tanti linguaggi). è solo questione d'abitudine, come ... per un lingua! o no?... Prima non la capivi... poi ... aun certo punto... la capisci, e magari pure ti emoziona.
Allora qualcuno concorda con me sul fatto che la-musica-è-un-linguaggio-universale sia una balla grande quanto l'universo!?....
Membro
micamahler ha scritto:
Il titolo Macchina per scoppiare i pagliacci poi è davvero più geniale dei titoli di sciarrino (suo maestro)
Un'altra idea geniale di Filidei è la Missa super l'Homme armé per quattro esecutori con armi da fuoco!
LucaCavaliere ha scritto:
Allora qualcuno concorda con me sul fatto che la-musica-è-un-linguaggio-universale sia una balla grande quanto l'universo!?....
Concordo.
Moderatore
> per questo l'ho pensato:
Però non era malaccio mettere mano alla partitura che ti ho indicato, giusto anche per faccia … forse il discorso non ti interessa in fondo veramente, ma ci sono altri in ascolto per cui non mi tiro indietro.
La narratività è espressa in tanti modi ed ha un vincolo di simmetria fisiologica che si muove nella binarietà o bipolarità per cui in un parallelismo logica di Protagonista/Antagonista.
Io mediterei già un sacco su questo, ma a prescindere come si può rendere incomprensibile una narrazione? Quando avvengono 3 tipi di situazione diversa:
In tutti i 3 casi sono seriamente in difficoltà a ricordare la narrazione, penso che come effetto collaterale subentri la noia.
Veniamo a Webern, Opera 9 del 1910, pubblicata però nel 1924.
Cosa possiamo OGGETTICAMENTE dire guardando la partitura della prima bagatella?
Ma vediamo il percorso delle terzine, 9 differenziazioni in 30’’ per 10 battute, alcuni esempi:
PARAMETRO ALTEZZA:
Nonostante come tipicamente succede in occidente (per ora di questo stiamo parlando) Webern usa principi speculativi, si muove frantumando la narrazione con la messa in gioco delle strutture flessionali (notare, c’è già un embrione di concetto di processo). Non so se le conosci, brevemente: suono lungo ma fisso, l’intervallo e il suono più corto possibile?
Ecco, lui eleva ad arte questi elementi base della musica … e in relazione alla morfologia della narrazione e quanto dicevo all’inizio, fa in modo che uno NON si ricordi agevolmente la narrazione (vedi agogica, discorso terzine, etc.)
Questo sempre OGGETTIVAMENTE. Tenere presente che siamo nel 1924, il suo maestro si sentì in dovere di scrivere la presentazione … secondo me aveva già capito come buttava. Assolutamente non mi riferivo alla spiegazione di un opera, se tu conoscessi la presentazione, capiresti che Schoenberg stava preparando gli ascoltatori a qualcosa di molto distante da loro. Per inciso, era la prima volta che accadeva:, in sintesi: “precauzioni per l’uso”.
Adesso, tutto ciò è stato successivamente radicalizzato e applicato a tutti i parametri della musica: Timbro, altezza, intensità e durata … ok?
Ai compositori di solito è molto chiaro che non è mai conveniente cambiare insieme tutti i parametri e costantemente nel tempo …
In un discorso come questo cosa c’entra il gusto? Se c’è una cosa che approvo poco è che quando uno dice cose un po’ scomode e un altro la mette sul gusto per sminuire. Per cui spero che tu adesso oggettivamente mi racconti come il serialismo integrale (è stata avanguardia per chi ne capisce) sia narrativo.
Io “semplicemente” sostengo (e le partiture non mi smentiscono) che togliere la narratività può portare noia …. e così è, tolta una percentuale degli addetti ai lavori che per qualche strano motivo si “divertono” (? Poi racconterò la mia esperienza), questo è il classico feedback.
Per cui non centra chi viene eseguito e chi meno…
Ho detto che a mi piace l’avanguardia … e così è, mi interessa la parte concettuale e provo piacere a vedere come può lavorare l’intelligenza dei diversi compositori all’opera. Una cosa è certa, una persona intelligente non è detto che allo stesso tempo sia anche musicale e ci riallacciamo alla seconda domanda .
>Anche il discorso di musicalità lo trovo davvero personale, che cosa intendi dire per musicalità?
>Quali criteri utilizzi?
Qui devo girarti la domanda, quali comportamenti (e non sintassi, eh!) reputi antimusicali? Il contrario è musica … se non ti venissero in mente esempi di antimusicalità (e lo dico a colui che mi ha fatto canticchiare un suo motivetto per 15gg sotto la doccia) vuol dire 2 cose: o che sei messo male (ma non è il caso) o che non esiste la musicalità … e allora che stiamo a parlare a fare?
Un aiutino lo trovi qualche riga più su: “ai compositori di solito è molto chiaro che non è mai conveniente cambiare insieme tutti i parametri e costantemente nel tempo…”
Chiusa la parentesi, narratività è una cosa, legame con la tradizione è un'altra. E’ un dato di fatto che Stravinsky utilizzi molto delle melodie popolari, ci sono 2 tomi di Taruskin che gli fanno le pulci e dimostrano quanto è russo (se li conosci e li hai studiati capisci al volo) anche se a lui “piaceva” considerarsi più americano.
A proposito delle sue variazioni, vai a vedere come gestisce la bipolarità a proposito della narraziane (visto che non ha più I e V)...però guardaci, sono cose imporatanti per un compositore.
Il musicista sa bene che non può cambiare tutto, non può troncare con l’ascoltatore, deve innovare partendo dalla tradizione e lo stesso Schoenberg lo sapeva, era un suo cruccio e che lo fa sopravvivere ancora oggi. Altrimenti finisce che si scrive per uno solo, quello che vediamo allo specchio ed ergo: “uno se la canta e se la suona da solo).
Britten non ti piacerà, ma come mostri nel tuo post, dei gusti non frega niente a nessuno … ma se tu analizzassi la sua musica capiresti che lui porta innovazione in un sistema sonoro pressoché tonale. Ergo, ad un ascoltatore non gli cambi tutto, non tronca con la tradizione. Poi i gusti son gusti, ma la musica parla chiaro … almeno ad un addetto ai lavori e soprattutto dovrebbe essere chiaro ad uno che vuole comporre. Queste sono tutte leve.
In generale sono molto aggiornato sulla musica che si scrive, me l’analizzo e non trascuro neanche l’ultimo decennio. Visto che si è parlato di Filidei, ha cambiato spesso e velocemente stile…io mi riferivo agli ultimi pezzi, le ballate..che appunto rispecchiano l’estetica che descrivevo a Carlos.
La cosa che mi ha colpito di più nel topic è che a leggere i post di diversi che sono intervenuti, sembra che si è tutti incalliti e poco annoiati (per l’aspetto musicale) della sperimentazione e le avanguardie in generale ma nessuno ha raccontato una propria esperienza diretta spiegando come mai non si è alzato gridando bis o strappandosi i capelli dalla gioia.
Io personalmente quando esco da una sala dove l’oggetto è la sperimentazione sonora, medito su quanto posso fare tesoro di quello che ho sentito e quanto meno … forse per questo a Kappa risulterò pensieroso. Di sicuro se faccio un applauso è per la bravura degli interpreti e a volte mi capita per la bravura del compositore nel nascondere tutti quegli aspetti che sono extra musicali e che ha cercato di mettere in musica.
Adesso non mi rispondere di nuovo "Troppa roba, non so da dove cominciare"...
Scusa se mi permetto Art, ma ci conosciamo dal 24/07/2005...per cui se vuoi dire la tua...dilla però...
Moderatore
LucaCavaliere ha scritto:
Allora qualcuno concorda con me sul fatto che la-musica-è-un-linguaggio-universale sia una balla grande quanto l'universo!?....
Membro
Bisogna a questo punto capirsi su cosa si intende con "musica d'avanguardia" (che è un'etichetta come un'altra). "Musica d'avanguardia" è musica non ancora storicizzata, non ancora studiata e inquadrata criticamente dalla musicologia. "Musica d'avanguardia" è musica che ha non più di dieci quindici anni, se proprio vogliamo dare qualche coordinata temporale. Berio è storia, non è musica d'avanguardia. Men che meno il Pierrot Lunaire!
Carlos ha scritto:
Ma “dov’è” il pubblico in certa (molta, troppa) musica sperimentale? È spesso un pubblico che deve assistere a una qualche sorta di rituale ...
Mah! Perché un certo pubblico dovrebbe sentirsi obbligato ad andare a un concerto, se la musica non gli interessa? Ai concerti di "musica d'avanguardia" cui assisto c'è sicuramente un pubblico meno numeroso di quello dei concerti di "musica classica", ma non è un pubblico meno attento, e alla fine dei brani applaude di più o di meno a seconda di quanto ha apprezzato questo o quel brano.
Aggiungo che uno dei motivi per cui non si chiede il bis nei concerti di "musica d'avanguardia" è legato a una questione pragmatica: se si propongono tre "prime assolute", o comunque tre esecuzioni di compositori viventi, un direttore artistico non intende creare delle disparità facendo replicare il brano di un autore, a discapito di un altro. Inoltre, i programmi sono pensati come "in sé conclusi", e i gruppi che eseguono musica contemporanea non preparano certo dei bis (diverso è il caso dei recital solistici, dove il bis non è poi tanto raro).
Moderatore
come "conseguenza" alle espressioni del viso, pare sia universale la reazione al muso degli animali da compagnia, come al viso dei bambini.
Anni fa andai ad un concerto al Dal Verme con un amico (Mauro) e un suo amico, compositore. Lì trovammo altri tipi che io non conoscevo ma che erano amici compositori del compositore. Presentava Ivan Fedele, i pezzi erano di contemporanei italiani, la mia famosa memoria non mi fa ricordare i nomi, c'era un famoso flautista ... vabbé, morale, io e il mio amico Mauro (tastierista di una band rock e docente di informatica) eravamo entusiasti alla fine, siamo andati dai compositori amici del compositore convinti che avremmo fatto conversazione e commento. Loro si erano fiondati a fare capannello attorno agli autori dei brani, di cui noi non conoscevamo neppure le facce (ovviamente). La discussione ce la siamo fatta io e Mauro, con l'amico compositore che mi chiese "cos'è una macchina del vento?"...
Però anch'io ho snidato due compositori. Riccardo Nova (che però è un amico) e Meredith Monk, lei al Dal Verme, mezzo vuoto.
Detto questo, non vado ad un concerto da una vita. Mi faccio schifo... e questa discussione mi fa sentire in colpa da morire.
Membro
Sinceramente non capisco tanto l'atteggiamento che mi sembra abbia un vago senso di sfida, o forse sono io estremamente pacifista al punto da vedere un conflitto dove non c'è.
Frank, mi hai consigliato le bagatelle ieri, mezz'ora dopo aver letto il tuo post sono andato (anche se le avevo tempo addietro lette) a riguardarle e riascoltarle. Non è che se non vengo qui a dire che le ho lette allora in automatico devi stabilire che è un lavoro che non ho fatto. Stesso discorso per le variazioni, anche ieri avevo letto il tuo post in merito
Detto questo mi dici di spiegare perchè il serialismo integrale è narrativo, non capisco perchè dovrei spiegarlo, non mi sembra di aver detto nulla nei precedenti post che potesse portare con sè la conseguenza di questo binomio che, fralaltro, non condivido.
Per quel che riguarda i comportamenti antimusicali l'unico che mi viene in mente al volo è quello di vestire di suono un evento di un altro tipo e aspettarsi che sia musicale. Esempio: far eseguire ad un clarinetto il decadimento di un gluone, far suonare a dei violini l'andamento della borsa di Tokio. Queste sono cose che trovo- ancor prima di averle ascoltate - antimusicali. Poi magari (per qualche ragione) funzionano anche...Ma non sono nelle mie corde. Se poi sono messo male, andrò a Lourdes 😃
Però permettimi di dire che non sono frasi carine da dire, o forse di nuovo sono io che sono eccessivamente buonista.
Il discorso della narratività invece mi trova d'accordo ma non in toto, come si collocano Morton Feldman e Arvo Paart in questo discorso? Dicevi precedentemente che i jazzisti hanno capito tutto....e allora Ornette Coleman e Cecile Taylor con il free jazz dove sta il dualismo protagonista-antagonista? O più che altro la narratività.
Per quel che riguarda Britten, che lui sia un grande compositore questo non si discute, semplicemente a me non piace, questa sì che è una questione di gusto, mi sembrava fosse chiaro. Che lui abbia contribuito all'evoluzione del "linguaggio", ben venga, mai negato e che l'appiglio con la tradizione (d'ascolto) sia utile anche questo è palese. Mai messo in dubbio nessuna di questa cose...
Detto tutto questo, mi sembra che il problema alla base sia il fatto che io abbia detto che parlavi per questioni di gusto e la cosa ti abbia infastidito. Ti domando scusa ma non era davvero mia intenzione, mi sembrava però che fosse così.
Ciao
Membro
RedScharlach ha scritto:
Berio è storia, non è musica d'avanguardia. Men che meno il Pierrot Lunaire!
Infatti, io l'ho messo nell'altra musica.
RedScharlach ha scritto:
Aggiungo che uno dei motivi per cui non si chiede il bis nei concerti di "musica d'avanguardia"
Era una battuta... 😶 Dopo quella battuta ho scritto ben altro, tra l'altro estendendo il discorso alla musica “moderna e contemporanea” eliminando l'esclusività della “musica d'avanguardia”, e quindi eliminando anche tutte le questioni relative a bis/non bis, prime assolute ecc. 😉
Membro
...beh, i, freejazz è un atomo del mondo jazz ne rappresenta la sua avanguardia ed è stato il modo di avvicinarsi al mondo classico del mondo jazz.
Membro
Dicussione troppo ricca 🙂
micamahler ha scritto:
come si collocano Morton Feldman e Arvo Paart in questo discorso?
Su Paart personalmente mi chiedo quale, il primo estremo o l'ultimo modaleggiante? Sai che ha cambiato più stili?
Più ripetitivo di Morton Feldman (anche brani da 25 ore) ... cosa uno vuole di più? Dopo 5 ore all'ultimo evento la gente andava a bere la birra, tornava e non era cambiato nulla (non aveva perso nulla)...per seguire la partitura a volte serve lo speaker...e dai...
Membro
RedScharlach ha scritto:
Bisogna a questo punto capirsi su cosa si intende con "musica d'avanguardia" (che è un'etichetta come un'altra).
Eccellente domanda, ma diciamo che tutto il mondo pensa a questo, soprattutto i non addetti ai lavori
http://it.wikipedia....ca_sperimentale
Per quanto riguarda gli ultimi 10 anni penso si parli di musica contemporanea che in effetti vuol dire scritta "Oggi" in senso lato o comunque nell'ultimo decennio. E alloca cosa può essere scritto:
- musica moderna
- musica anacronistica
- musica sperimentale (che è quello che era chiamata avanguadia)
Tutto secondo me si muove intorno a questa trilogia e non può essere diversamente...oggi non viene scritta solo musica sperimentale 🙂