Rotore ha scritto:
A me sembra molto chiaro, universale vuol dire che vale per tutti. Restando nel primo esempio proposto da Frank, tutti siamo figli di qualcuno...non esiste al mondo nessun uomo nato in laboratorio, tutti passati dall'utero della madre. Per cui è una condizione universale.
le scienze non dovrebbero limitarsi ad un'affermazione simile. Che è più filosofica che scientifica. Se trovi un fenomeno devi sforzarti di tracciarne le modalità, le occorrenze, le "cause". Quindi parlando di condizioni universali bisognerebbe almeno chiedersi perché sono universali, in che modo si è sviluppata questa universalità, di che natura è.
L'idea di Frank per cui la condizione di figlio sia universale è un ottimo gioco logico per eludere la questione :-) dire "condizione di figlio" significa aprire un mondo di possibili condizioni. Siamo noi, con il nostro linguaggio, a dare unità a questa espressione, "condizione di figlio", e a supporre una specie di essenza comune che sta sotto a tutte le condizioni di figlio. In realtà sono tutte condizioni diverse, e anche se "in laboratorio" possiamo sforzarci di trovare le somiglianze, sappiamo bene tutti che essere figlio in una tribù africana ed essere figlio nel centro di Pechino sono condizioni diverse.
Io penso che ci sia stata, nella filosofia come nella psicologia o nell'antropologia, una voglia di universali che ci ha portato ad analizzare molti eventi umani secondo il paradigma del "normale" e dell' "anormale", o del comune e del non comune. Questi studi possono essere fatti in modo interessante o in modo dannoso. Il discorso di Bianca sulla convenzione dell'aritmetica su base dieci è un modo interessantissimo, secondo me, per capire cosa significa convenzione e cosa significa universale, o base fisiologica. Mi è capitato più di una volta di usare l'espressione "base fisiologica" parlando di armonia. Le regole dell'armonia sono convenzionali MA seguono delle basi fisiologiche. Immagino che anche la stragrande maggioranza di modelli di calcolo su base dieci nelle culture segua delle basi fisiologiche (non ne sono certo, non sono un esperto). Questo non significa che la base dieci stia nella natura o che l'armonia sia una funzione della natura, e infatti esistono molti esempi che dimostrano come la cultura possa sviare le basi fisiologiche e approdare a modelli inaspettati, fuori dalla norma.
Come dicevo prima, io tendo ad essere diffidente sulle ricerche di psicologia della musica "made in USA", perché trovo una banalizzazione dei concetti musicali. Per avere risposte interessanti bisogna fare domande interessanti, e non ci si dovrebbe limitare alla prima risposta, ma spaccare il capello, problematizzare di continuo.
Pare che un numero non precisato di persone non appartenenti alla cultura occidentale abbia individuato dei sentimenti nella musica occidentale che ha ascoltato. Bene. Che pezzi? Sono stati in grado di dire quali parti comunicavano cosa? Questo sarebbe utile. Gli etnomusicologi hanno più o meno dimostrato che le culture musicali non occidentali danno un peso molto grande al ritmo, più che all'armonia. Cosa hanno fatto ascoltare a sti poveri cristi, la marcia funebre di Chopin? Poi. Cosa si intende per "paura"? Si parla di paura come di sentimento fondamentale, o una cosa così. Da ASCOLTATORE OCCIDENTALE io avrei grossi problemi a individuare la paura tra i sentimenti suscitati da un pezzo musicale. Cosa si intende per paura? In quali pezzi l'hanno trovata? Era l'unica verbalizzazione presente o è stata frutto di un ragionamento di quelli che hanno analizzato le reazioni degli ascoltatori?
Alcune di queste domande hanno delle parziali risposte. Ovvero, si sa già che esistono alcuni universali musicali, gli etnomusicologi se ne occupano da decenni. La loro universalità non è proprio universale, forse, ma su cose come l'intervallo di ottava, la regolarità ritmica, la connotazione poetica dei testi musicali, le connessioni tra ritmo e danza siamo su un livello quasi universale. Sono i passi successivi il problema, capire perché una cosa è universale, quando cessa di esserlo, da quando lo è diventata nell'evoluzione umana e cose così.