Che dirti Luca?
A parte il discorso di ciò che è impossibile, resta il fatto che penso che chi rimane abbia l'obbligo di accontentare chi se ne va, visto che questi non può difendersi più. E dunque, sorvolando sulle cose impossibili mi soffermo solo sull'esempio 3 e, su quello, penso proprio l'esatto contrario di te.
Quanto al fatto che uno come Pino Daniele è di tutti, appartenga a tutti ... anche su questo non sono d'accordo naturalmente. Penso che in definitiva, noi apparteniamo solo a noi stessi: almeno quello!
Caro Daniele,
Ho riportato qui sopra il tuo post per lasciare quello spazio solo a commenti su Pino Daniele, e continuare quest'altra discussione correggendo una parola che ho usato a sproposito: 'appartenere'.
Di solito bado bene alle parole che uso. Questa volta ho scritto più in fretta di altre e non mi sono sforzato di cercare la parola giusta (ammesso che ci sia). E così ho scritto «Però una persona di chiara fama e meriti, come Pino Daniele, non appartiene (brutta parola) solo alla sua famiglia».
Davvero una brutta parola. Una persona non appartiene ad altri: a nessuno. In definitiva non appartiene nemmeno a sé stesso. Semplicemente 'appartenere', nel senso di 'essere proprietà di' non è qualcosa riferibile a una persona.
Io volevo parlare dell'affetto, dell'empatia, dell'amore.
Pino Daniele, nelle sue canzoni, ha espresso questa empatia per la sua città. E la cosa è reciproca. Dunque non 'appartenere' nel senso che 'io sono cosa tua' ma 'io sono parte di te'. La dimensione non è quella dell'avere ma quella dell'essere.
È nello spirito di questa empatia – di vivi e di morti – che io avrei visto come la cosa più naturale di questo mondo i funerali Napoli e ancor più la sepoltura. Se una persona della mia famiglia, genitori o figli, nella sua vita arrivasse a un rapporto di empatia così forte con una comunità più larga di quella del piccolo clan famigliare al punto che questa comunità arrivi a desiderarne al vicinanza anche da morto, in non potrei che essere orgoglioso per quanto quel mio famigliare abbia saputo allargare gli orizzonti della propria vita, anziché sentirlo come “cosa mia”.
Tutto questo lo dico a prescindere da quelle che fossero le intenzioni o non-intenzioni di Pino Daniele sulle sue spoglie mortali (che però non mi pare siano note, correggimi se sbaglio).
Detto questo, che era la cosa in cui più tenevo dire meglio ciò che avevo detto male, ti chiedo:
«a parte il discorso su ciò che è impossibile (...)»
Perchè 'impossibile'?...i primi due esempi che avevo fatto non sono cose impossibili. Forse strane, ma non impossibili. Quando si fa un ragionamento va provato e riprovato in tutti i risvolti possibili.
«penso che chi rimane abbia l'obbligo di accontentare chi se ne va»
Sempre?... Se ne vanno anche persone che hanno rancori e vendette incompiuti verso famiglie rivali. Se ne vanno anche persone che non hanno realizzato progetti che, pur nel bene, appartenevano solo a loro e, spesso, inconsciamente chiedono ai figli di portare a termine ciò di cui ai figli non importa nulla (pur col dovuto rispetto per il genitore).
«visto che questi non può difendersi più»
Difendersi?... Non mi pare che sia finito in cattive mani. E poi 'chi se ne va' non ha nulla da difendere: o ha guadagnato Tutto, o ha perso Tutto. I più deboli mi sembra che siano quelli che restano. Nell'incertezza.