Emanuel Schikaneder, meglio famoso per aver scritto il libretto del Die Zauberflöte di Mozart, fu il direttore artistico del principale e più grande teatro di Vienna: il Theater an der Wien - già Theater auf der Wieden – dove si eseguirono opere per un pubblico borghese che prediligeva spettacoli divertenti e in lingua tedesca. Tuttavia, fin dal 1802, si fecero strada le Opere francesi di Luigi Cherubini e André Grétry, eroiche, drammatiche e con molta musicalità. All'inizio del 1803, Schikaneder, propose a Beethoven di comporre un'opera tedesca per vedere di arginare questo fenomeno. Nel contratto si offrì a Beethoven e al fratello Karl, di domiciliarsi in un appartamento di servizio del teatro al secondo piano, in qualità di compositore del medesimo.
Il libretto dell'opera, naturalmente, fu lo stesso Schikaneder ad offrirlo al compositore e si trattò
. Guardò Beethoven o non lo guardò il libretto? Sicuramente, comunque fosse, lo mise momentaneamente da parte.Nell'ultima parte dell'anno Beethoven cercò di iniziare a concentrarsi sul canovaccio che Schikaneder gli aveva proposto. Ma i lavori andarono veramente a rilento e di
, il compositore non ne compose che la prima scena: non gli piaceva affatto la grossolanità del testo a sfondo magico e il «linguaggio e versi come le nostre fruttivendole di qui». Tutto ciò fece sì che egli si cominciasse a guardare attorno per trovare altri soggetti che lo convincessero di più. Il fatto di abitare in teatro, gli diede l'opportunità di frequentare le opere che lì venivano proposte. Fu così che scoperse il repertorio francese e, l'ascolto dell'opera, di Luigi Cherubini gli fece scoprire quello che considerò il compositore più grande fra i suoi contemporanei.Quello che ho scoperto questa mattina, con mia somma sorpresa, ascoltando per la prima volta l'Ouverture di
fu come Beethoven avesse ben in mente nel comporre l'Ouverture e soprattutto quella per l' la musica iniziale di quella di Cherubini. E non solo! No?