.........Per tale rispetto il ricordo di Chopin rimarrà doppiamente caro agli amici e agli artisti che egli ha incontrato sul suo cammino, come a quegli ignoti amici che i canti del poeta gli conquistano; come agli artisti che, succedendogli, si studieranno di essere degni di lui! In nessuna delle sue numerose pieghe, l'indole di Chopin ha mai celato un solo moto, un solo impulso che non fosse dettato dal più delicato sentimento d'onore e dal più nobile accordo degli affetti. E, tuttavia, mai natura fu più atta a farsi perdonare delle bizzarrie, delle singolarità incongruenti, dei difetti scusabili, ma insopportabili. La sua immaginazione era ardente, i suoi sentimenti andavano fino alla violenza ( il suo organismo fisico era debole e malaticcio ! ). Chi può sondare le sofferenze provenienti da questo contrasto? Dovettero essere intense, ma egli non ne diede mai lo spettacolo! Custodì religiosamente il proprio segreto, sottrasse le proprie sofferenze a tutti gli sguardi, sotto l'impenetrabile serenità di una fiera rassegnazione. La delicatezza della sua costituzione e del suo cuore gli imponevano il martirio femmineo delle torture inconfessate , e diedero così al suo destino alcuni lineamenti dei destini femminei. Escluso per la sua salute dall'arena affannata delle attività solite, senza simpatia per quel ronzio inutile ove alcune api si uniscono a tanti fuchi, prodigando la sovrabbondanza delle loro forze, egli si creò un alveolo appartato dalle vie troppo battute e troppo frequentate. Né avventure, né complicazioni, né episodi hanno avuto importanza, nella sua vita, che egli ha semplificata, sebbene essa fosse in condizioni che sembravano rendere quel risultato poco agevole da ottenere. I suoi sentimenti e le sue impressioni ne formarono le vicende, più notevoli e più importanti per lui dei mutamenti e degli eventi esteriori. Le lezioni che diede senza tregua, con regolarità e assiduità, furono come il suo compito, domestico e quotidiano, adempiuto con coscienza e soddisfazione. Egli effuse il suo cuore nelle proprie composizioni come altri lo effondono nella preghiera, riversandovi tutte quelle espansioni represse, quelle tristezze inespresse, quei rimpianti indicibili che le anime pie riversano nei loro colloqui con Dio. Egli diceva nelle sue opere ciò che quelle anime non dicono che in ginocchio: quei misteri di passione e di dolore che è stato dato all'uomo capire senza parole, perché non gli è stato dato esprimerli in parole......(...)...L'insieme della sua persona era armonioso, non sembrava domandare alcun commento. Il suo sguardo azzurro era più spirituale che sognante; il suo sorriso dolce e fine non diventava amaro. La delicatezza e la trasparenza del suo incarnato seducevano l'occhio, i suoi capelli biondi erano serici, il suo naso aquilino espressivamente accentuato, la sua statura non molto alta, le sue membra fragili. I suoi gesti erano aggraziati e multipli; il timbro della sua voce un poco smorzato, spesso soffocato. I suoi atteggiamenti avevano una tale nobiltà, e i suoi modi una tale impronta di aristocraticità che involontariamente lo si trattava come un principe. Tutto il suo aspetto faceva pensare a quello dei convolvoli, ondulanti sovra steli di incredibile finezza i loro calici divinamente colorati, ma di un tessuto così vaporoso che il minimo contatto li lacera. ....(...)....Di solito era gaio; il suo spirito caustico snidava rapidamente il ridicolo molto al di là delle superfici ove colpisce tutti gli sguardi. Egli sfoggiava nella mimica un brio faceto, a lungo inesausto. Si divertiva spesso a riprodurre, in improvvisazioni comiche, le formule musicali e i tic particolari di alcuni virtuosi; a rifare i loro gesti e i loro movimenti; a contraffare il loro viso, con un talento che commentava in un minuto tutta la loro personalità....(....) ...L'eleganza materiale era altrettanto naturale per Chopin quanto quella dello spirito. Essa si tradiva tanto negli oggetti che gli appartenevano quanto nei suoi modi aristocratici. Egli aveva la civetteria degli appartamenti; amando molto i fiori adornava sempre con essi le sue dimore. Senza avvicinarsi alla splendida opulenza con cui a quel tempo alcune delle celebrità di Parigi decoravano le loro case, egli conservava su questo punto come sul capitolo delle eleganze in fatto di bastoni, di spille, di bottoni, di gioielli, allora in gran voga, la linea istintiva del comme il faut, fra il troppo e il troppo poco. ...Siccome non confondeva il suo tempo, il suo pensiero, i suoi modi di procedere con quelli di nessuno, la compagnia delle donne spesso gli si confaceva di più, in quanto lo obbligava a meno rapporti successivi. Avendo sempre conservato una squisita purezza interiore, che le tempeste della vita hanno un poco turbato, mai insozzato, perché non scossero mai in lui la propensione al bene, l'inclinazione per l'onestà, il rispetto della virtù, la fede nella santità, Chopin non perdette mai quella ingenuità giovanile che permette di trovarsi a proprio agio in una cerchia di persone di cui la virtù, l'onestà, la rispettabilità, formano le principali caratteristiche e la maggiore attrattiva. Egli amava le conversazioni senza peso delle persone che apprezzava; si compiaceva dei piaceri fanciulleschi dei giovani. Passava volentieri intere serate a giocare a mosca cieca con delle fanciulle, a raccontar loro storielle divertenti o lepide, a farle ridere di quelle risate folli della gioventù che fanno ancor più piacere a udirsi del canto della capinera. Tutto questo insieme faceva si che Chopin- così intimamente legato con alcune personalità più salienti del movimento artistico e letterario di allora che le loro esistenze sembravano formarne una sola- rimanesse pur tuttavia uno straniero in mezzo a loro. La sua individualità non si fuse con nessun'altra. Nessuno dei parigini era in grado di capire quell'unione, compiutasi nelle più alte regioni dell'essere, fra le aspirazioni del genio e la purezza dei desideri. Ancor meno si poteva sentire il fascino di quella nobiltà intima, di quella eleganza innata, di quella castità virile, tanto più saporosa in quanto era più inconsapevole dei suoi disdegni per il comune mortale materialista, mentre tutti credevano che l'immaginazione non potesse essere fusa nelle forme di un capolavoro se non era scaldata al calore bianco negli alti forni di una sensualità acre e piena di scorie infami!....(.....)....Dolce ,sensibile ,squisito in ogni cosa, egli aveva a quindici anni tutte le grazie dell'adolescenza congiunte con la gravità dell'età matura. Rimase delicato di corpo come di spirito. Ma quella assenza di sviluppo muscolare gli valse a conservare una bellezza, una fisionomia eccezionale che non aveva, per così dire, né età né sesso. Non era l'aria virile e ardita di un discendente di quella stirpe di antichi magnati, i quali non sapevano che bere, andare a caccia e guerreggiare; non era neppure la soavità effeminata di un cherubino color di rosa. Era qualcosa come quelle creature ideali che la poesia del Medio Evo faceva servire da ornamento dei templi cristiani. Un angelo bello nel volto, come una donna alta e triste, puro e snello di forme come un giovane iddio dell'Olimpo, e, per coronare l'insieme, un'espressione a un tempo tenera e severa, casta e appassionata. Era questo il fondo del suo essere. Nulla era più puro e più esaltato a un tempo dei suoi pensieri, nulla era più tenace, più esclusivo e più minuziosamente devoto dei suoi affetti....Ma quell'essere non comprendeva se non ciò che era identico a lui....il resto non esisteva per lui che come una specie di sogno penoso, che egli tentava di sottrarsi vivendo in mezzo alla gente. Sempre perduto nelle sue fantasticherie, la realtà gli spiaceva....( ....) ..Esteriormente era così affettuoso, in virtù della sua buona educazione e della sua grazia naturale, che aveva il dono di piacere anche a quelli che non lo conoscevano. Il suo volto incantevole predisponeva in suo favore; la debolezza della sua costituzione lo rendeva interessante agli occhi delle donne; la cultura abbondante e facile del suo spirito, l'originalità dolce e lusingatrice della sua conversazione gli cattivavano l'attenzione degli uomini istruiti. Quanto a quelli di una tempra meno fine, essi amavano la sua squisita cortesia e vi erano tanto più sensibili che non concepivano, nella loro franca bonarietà, come ciò fosse l'esercizio di un dovere e come la simpatia non vi entrasse per nulla....(...)...Tutte le forme della benevolenza prendevano in lui una grazia inusitata, e quando egli esprimeva la sua gratitudine, lo faceva con una commozione profonda che ripagava a usura l'amicizia.......( da : " La vita di Chopin" di F.Liszt )