Armonia e contrappunto

Contrappunto A Una Voce

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Risposta 21 di thallo

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le differenze tra scuola fiamminga e seconda scuola di Vienna sono enormi. L'espressione seconda scuola di Vienna indica, in genere, Schoenberg Berg e Webern. In realtà potrebbe indicare anche altri compositori e teorici, mi viene in mente almeno Erwin Ratz, che hanno preso lezioni da Schoenberg e ne hanno curato alcune edizioni. La scuola di Vienna c'era perché c'era un insegnante e c'erano allievi, c'era un bagaglio tecnico forte condiviso, che a volte sfociava in uno stile condiviso a volte no, ma che ha portato una sostanziale "omogeneità" di linguaggio. Ed erano tutti attivi nello stesso periodo.

La scuola fiamminga, detta da alcuni franco-fiamminga e da altri "degli oltremontani", non è mai stata una scuola. Non ci sono centri didattici di nessun tipo, nessun compositore capofila vero e proprio, nessuno stile riconoscibile. Ci sono relazioni geografiche, alcuni rapporti allievo-maestro, e, per quello che ne so, gran parte del repertorio è stato tutto tramandato dagli stessi codici. Da cui la nostra abitudine a parlare di questo gruppo di compositori come di una scuola.

Dufay era di Cambrai, ora in Francia ma ai tempi in Borgogna, ma ha viaggiato molto, soprattutto in gioventù. Binchois non sappiamo di dov'era e non sembra sia mai stato allievo di Dufay. E scrive soprattutto robe profane, mentre Dufay soprattutto robe sacre. Di certo la corta di Borgogna era piena di professionisti letterati e musicisti, ma io non la definirei una scuola quanto una corte. Semplicemente.

Ockeghem non nasce in Borgogna, non opera per la corte di Borgogna e non sappiamo di chi fu allievo. Il suo stile è diversissimo da quello di tutti i compositori prima di lui e di molti compositori dopo di lui. E per quanto mezzo mondo gli abbia scritto dei lamenti per la morte, non sappiamo davvero se fu maestro di qualcuno, dove e come.

Dall'arrivo di Josquin le cose diventano assolutamente più semplici. A prescindere dal luogo di nascita, praticamente TUTTI i compositori detti tradizionalmente fiamminghi lavorano in Italia. Hanno, come al solito, stili tutti diversi, scrivono forme diverse, sono attivi in un numero incredibile di posti (Ferrara, Mantova, Bologna, Napoli, Milano, Firenze, alla corte di Borgogna, alla corte di Francia etc etc...).

Capisco la riduzione didattica, ma solo fino a un certo punto. E se non si mettono affianco Josquin e Lasso...

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Risposta 22 di Frank

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Provo a dire la mia sui fiamminghi cercando di argomentare il più possibile. Mi piacerebbe che chi fosse contrario argomentasse, magari dando riferimenti reperibili per approfondire la questione.

Partendo dal contesto storico geografico e parto dicendo che per scuola fiamminga si intende la cultura musicale che nasce nel XV secolo e domina tutto il ‘400 europeo determinando un’influenza decisiva sulla formazione e lo sviluppo della musica rinascimentale.

Riferimento storico: la guerra del 100 anni fra Francia e Inghilterra (1337-1475) favorisce indirettamente il consolidamento politico ed economico del Ducato di Borgogna sotto la guida di Filippo di Borgogna e Carlo il Temerario (ciò che geograficamente oggi sono Francia meridionale, Belgio e Olanda).

Questa regione conosce un periodo di grande fioritura artistica (musica e arti figurative), anche se successivamente avverrà la divisione del ducato di Borgogna fra Francia e Asburgo lo sviluppo creativo della musica non ebbe tregua in particolare nelle province dei Paesi Bassi (fiamminghi); i centri di produzione furono: Bruges, Gande, Cambrai, Anversa, Utrect, Liegi, Tournee, Bruxelles, etc.

La premessa a questa evoluzione musicale è data dalla formazione scolastica-musicale dei Pueri-Cantores (Bambini-Cantori); studio del latino, del canto gregoriano, della polifonia sacra e profana, studio della composizione.

Dopo la muta della voce il percorso formativo prosegue con lo studio universitario orientato verso discipline culturali/umanistiche

Da non dimenticare il professionismo: in seguito a questa solida preparazione, i musicisti sono pronti per l’esercizio della professione come cantori, compositori e maestri di cappella.

Ecco che una serie di musicisti si espanderanno in nazioni come la Spagna, l’Italia e le regioni Austro-Tedesche dell’impero.

E poi il mecenatismo: l’esempio dei duchi di Borgogna (che avevano favorito lo sviluppo delle arti) ben presto fu seguito dalla nobiltà e dall’altro clero di tutto il continente.

La cultura diventa strumento di raffinato piacere estetico e il riflesso di stili di vita.

La musica, emancipata da vincoli teologici liturgici, deve confrontarsi con le esigenze di una nuova committenza che esige opere funzionali a propri desideri di consumo e di esibizione di potere.

Anche se non mi piace la divisione per generazioni, almeno le prime tre vorrei citarle:

  • I) 1400-1460:
    • Gilles Binchois
    • Guillaume Du Fay (Centro musicale di Cambrai)

-->John Dunstable

  • II) 1460-1490:
- Guillaume Du Fay
- Johannes Ockenghem (Centro musicale di Parigi)
- Antoine Busnois
  • III) 1490-1520:
- Josquin Desprez
- Jacob Obrecht
- Heinrich Isaac
- Ludwig Senfl
- Mouton (Centro musicale di Parigi)

A me sembra che si siano proprio i presupposti per parlare di scuola, se non ci fossero vorrei che il mio scritto sia dignitosamente “smontato” 🙂

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Risposta 24 di thallo

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Definisci scuola, allora, Frank.

Dimmi cosa avevano a che fare Dunstable e Josquin con Francia e Belgio...

Trova differenze tra la formazione didattica di cui hai parlato e quella di, non so, Franchino Gaffurio tuo conterraneo :-)

Accetto una definizione di corte burgunda o borgognona e di corte francese, ma da Josquin in poi davvero non capisco a cosa serve e dove porti parlare di scuola fiamminga.

Moderatore

Risposta 25 di Frank

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thallo ha scritto:

Dimmi cosa avevano a che fare Dunstable e Josquin con Francia e Belgio...

Forse in modo poco chiaro Dunstable l'ho incluso nei miei cenni storici, Io ragionerei in modo stratificato e per "generazioni", trovata didattica, ma efficace.

Cioè, la domanda giusta è: cosa centra Dunstable con Du Fay, che come puoi notare fa da collante con la seconda generazione (Dunstable era solo un “link” che ho notato che mi è stato segato nel post).

E infatti il primo periodo è dominato dalla figura di GUILLAUME DU FAY che inizialmente risente della tradizione dell’ Ars nova francese e dalla polifonia inglese che si espande nel continente durante la guerra dei 100 anni anche grazie alla diffusione della musica di JOHN DUNSTABE che oltre ad utilizzare la struttura contrappuntistica usa anche la tecnica del “FALSO BORDONE” che consisteva nell’aggiunta improvvisata di due voci inferiori che si muovono per moto parallelo, sfruttando le relazioni intervallari di terza e sesta , rispetto alla melodia gregoriana preesistente presentata nella voce più acuta.

Nel secondo periodo, diciamo che a livello contrappuntistico la tecnica contrappuntistica raggiunge traguardi rilevanti; a volte (in strutture di ampio respiro) sino a ridursi ad uno sterile esercizio accademico e se guardi la Condotta delle parti sostanzialmente si sviluppano molte delle tecniche canoniche ben note oggi 😉

Questa è scuola con la "S" maiuscola. Ancora oggi si usa quel tipo di speculazione …di “discrezionalita” della musica

Praticamente JOSQUIN DESPREZ consolida e tende sotto l’aspetto stilistico, a una maggiore chiarezza, semplicità e trasparenza della struttura formale, e , nello stesso tempo, a una consapevole morbidezza sonora, ad una ricercata dimensione espressiva. Per cui usa numerose cadenze suggerite dal significato delle parole e dall’andamento delle frasi, usa il moto parallelo delle voci, usa le melodie più semplici e ritmo più lineare.

Questo è un piccolissimo excursus, che ha portato a consolidare un certo e significativo risultato.

Qualcuno ha parlato della seconda scuola di vienna…Schoenberg, Berg e Webern non avranno mica scritto la stessa musica? Eppure Il lavoro dei 3 è stato etichettato come seconda Scuola di Vienna e c’è da dire che fra i 3 Webern solo è stato radicalizzato dai successori … lui era molto più avanti del suo maestro e di Berg che era un uomo del passato.

Per cui il parallelismo ci sta tutto, e in un modo diverso rispetto ai fiamminghi, anche la scuola di Vienna si è fatta scuola…come Webern, Josquin ha fatto scuola che, complici tutte gli elementi che ho messo nella premessa, è stata diffusa negli altri centri.

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Risposta 26 di Frank

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Ah, Franchino Gaffurio si rifà appunto alla scuola (stile?) fiamminga, scrive l'impossibile con l'intento di semplificare ... non capisco dove sta il problema di riconoscere in quei centri una scuola. I successori l'hanno presa a modello, non esiste solo in concetto di scuola alla Darmstadt, ci sono quelle di fatto e visto che poi è passato mezzo millennio...i modi per forza devono essere diversi per intendere una scuola.

E pensa, nonostante tutto, la musica di Messiaen che era li! ... cosa centra con Darmstadt?

Senza andare avanti, proviamo ad andare indietro...parliamo della Scuola di Notre Dame

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Risposta 27 di thallo

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ma a me Dufay piace e non voglio contestarne l'importanza. Ma piuttosto che confrontarlo con la seconda scuola di Vienna, confrontiamolo con la prima 🙂 la dicitura "prima scuola di Vienna" non si usa più da tempo perché in teoria unirebbe in una scuola Mozart, Haydn e Beethoven... e a me la cosa non garba. Sto contestando l'uso del termine "scuola", soprattutto per parlare di un periodo in cui, se dividiamo in scuola fiamminga e scuola italiana, abbiamo già categorizzato TUTTI I COMPOSITORI CONOSCIUTI. A che serve allora?!

Piuttosto che di scuola, io parlerei di forme e stili. Ci sono forme tipiche nella musica di Dufay e che poi sono state riprese da alcuni compositori legati a quella corte? Sì, praticamente tutte le forme di messa, il mottetto isoritmico, la chanson e le altre forme fisse profane francesi. Ma ricordiamoci che non erano monopolio dei fiamminghi quelle forme lì, così come il loro stile di scrittura, e i compositori che oggi chiamiamo fiamminghi non scrivevano solo quelle cose lì. Ecco, che utilità ha qualificare, non so, Willaert come fiammingo, quando ha scritto madrigali e robe a cori battenti? Nessuna, anzi, ti dà l'impressione di un mondo chiuso in due stili, quello fiammingo e quello... non fiammingo, quando invece già prima di Josquin sti compositori viaggiavano qui e là, ascoltavano musica per strada, adattavano il loro stile alle richieste dei mecenati e al gusto del luogo etc etc

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Risposta 29 di pianistamaggiorenneDi38

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Dilettante ha scritto:

A tal proposito

Si può spiegare meglio sta cosa? Intendo, per un comune mortale come me che non ha il De La Motte...o meglio, quale dei suoi manuali?

forse un contrappunto all'unisono!

scherzo 😉

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Risposta 30 di Dilettante

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pianistamaggiorenneDi38 ha scritto:

forse un contrappunto all'unisono!

... te ci scherzi...mah...quasi quasi lo pensavo 🙂

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