L. V. Beethoven

Cosa si intende con "mitologie romantiche" su Beethoven?

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Elfo

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Risposta 21 di thallo

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Crema

🙂 da una parte hai dimostrato l'eccezionalità dell'evento, il fatto che sia stato pubblicizzato come un ciclo incredibile e imperdibile (la modalità esecutiva "opera omnia" meriterebbe davvero una tesi di dottorato in sociologia), che la cosa sia avvenuta in 9 anni (pazzesco), con la partecipazione dichiarata e imprescindibile di uno dei comuni più ricchi d'Europa (Milano) e all'interno di una stagione DA CAMERA. Ma io non ammetto mai di avere torto, quindi sono io che uso stratagemmi retorici in questo momento ehehe

comunque, davvero, se prendiamo il discorso in modo meno ortodosso, capiamo subito come esistano generi nella storia della musica che oggi 1) non hanno successo 2) costitutivamente non possono essere eseguito nello stesso modo in cui venivano eseguiti (e concepiti) un tempo 3) e anche quando potrebbero essere eseguiti in quel modo, vengono comunque "aggiustati" (nelle dimensioni, soprattutto, ma anche negli organici, nella struttura) 4) e, di conseguenza, perdono di significato nell'entrare in contatto col nostro attuale mondo esecutivo. Il repertorio più vasto su cui questi problemi sono visibili è quello della musica sacra. 1) le messe non hanno successo 2) sono difficilmente eseguibili come parte di una vera liturgia con organici stabili e specializzati 3) molto più spesso vengono compresse ed eseguite in modalità da concerto, o ne vengono eseguite parti 4) e, di conseguenza, diventano ARCHEOLOGIA, ovvero musiche ritrovate, musealizzate, protette

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Risposta 22 di LucaCavaliere

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Caro Thallo,

Non sono d’accordo sul discorso che fai sulla valenza archeologica di certe opere – cantate, messe –, cioè sul fatto che siano o debbano essere trattate come pezzi da museo.

Tutto dipende da chi le ascolta.

Se io considero Sanctus e Agnus Dei della Messa in si minore (ad esempio) come pezzi “da museo” allora lo diventano davvero. Se me li voglio godere svaccato sul divano, o, perche no, in cuffia scaricando la lavastoviglie, quei brani diventeranno altra cosa.

Se invece – come a volte faccio – li ascolto nel desiderio di immergermi con tutto me stesso in quella musica – in cuffia, sì, ma dentro a quella che per me è la chiesa più grande: il cielo azzurro e le chiome degli alberi – beh, in questo caso, io non li sento pezzi da museo, ma parte viva del mio mondo.

Ovvio (e giusto!) il discorso che fai sugli aggiustamenti che tali opere necessitano oggi.

Ma io non ci vedo una perdita di significato nell'entrare in contatto col nostro attuale mondo. Vedo invece un arricchimento di significato: quell’opera – quella cantata – composta più di duecento anni fa è cresciuta: attraverso le epoche e i gusti epocali ha cambiato aspetto, pensieri, prerogative. Dire che portata all’attualità necessariamente perde di significato, equivale a dire che una persona perde il significato originario invecchiando.

Quale è il significato di una persona? Quello originario? Il suo volto e i suoi pensieri di quando è appena stata “composta”? di quando aveva al massimo tre o quattro anni?

Io le opere – che mi interessano ben più dei loro creatori – le vedo, le sento così: “persone” affascinanti (chi più chi meno, ognuna a modo suo); “persone” da conoscere e da cui, in molti casi, ho ricevuto molto.

Per precisare (cose da poco):

l’integrale milanese delle cantate bachiane non è avvenuta all’interno di una stagione da camera. La Società del Quartetto, a dispetto del nome, organizza anche altro. E ha organizzato la prima integrale italiana delle Nove Sinfonie di Beethoven nella seconda metà dell’800 (1878 prima esecuzione italiana della Nona).

. . . .

No . . . Non lavoro alla Società del Quartetto 🙄

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