Marta23 ha scritto:
Rileggevo i vari interventi, mi sembra che quella di Thallo riesca a comprendere tutto
E meno male che quella di varèse ti pareva generica... 😆
Avviata da
Marta23
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Marta23 ha scritto:
Rileggevo i vari interventi, mi sembra che quella di Thallo riesca a comprendere tutto
E meno male che quella di varèse ti pareva generica... 😆
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Marta23 ha scritto:
Rileggevo i vari interventi, mi sembra che quella di Thallo riesca a comprendere tutto.
E meno male che quella di Varèse ti sembrava generica... 😆
Moderatore
Marta23 ha scritto:
Vorrei alzare la tacca nella difficoltà, se doveste spiegarlo ad una classe di bambini under 10, come vi comportereste?
Tu cosa proponi?
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Marta23 ha scritto:
Vorrei alzare la tacca nella difficoltà, se doveste spiegarlo ad una classe di bambini under 10, come vi comportereste?
Ma allora dillo subito! Se devi spiegare a dei bambini una cosa chiedi quello, non di definire la composizione tout court, così uno evita di andare a tirar fuori Varèse e Stockausen, che diamine! Parlar chiaro, Marta, parlar chiaro! «Devo spiegare a dei bambini delle elementari cos'è la composizione musicale e non so da dove partire: cosa mi suggerite?».
Einstein diceva «Non puoi dire di aver capito una cosa se non sei in grado di spiegarla a tua nonna» e questo vale anche per i bambini. Dovresti, prima di pensare di spiegare a dei bambini, con parole semplici, cos'è una cosa, sapere tu cos'è quella cosa 😉, in ogni modo, a dei bambini "under 10" io direi «Avete presente quando scrivete un raccontino per dire come sono andate le vacanze con mamma e papà? Ecco, una composizione è come un raccontino, ma scritto con le note».
PS avvertenza per i sofisti: so che non è così semplice, prima che mi diciate che la musica non è un racconto e tutte quelle cose lì. Lo so, ma sono bambini "under 10" e dir loro che «la musica è un'arte asemantica» mi sembra prematuro. 😛
Moderatore
La genericità paga sempre ahahah
Io ai bambini direi che quando facciamo musica, e c'è un inizio e una fine, quella è una composizione musicale. Quando facciamo musica e non si capisce se c'è un inizio e una fine, quella è confusione e basta 🙂
In realtà è la versione per bambini della definizione di Aristotele di tragedia, un'azione compiuta.
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Begli spunti.
Frank ha scritto:
Tu cosa proponi?
Io avevo in mente qualcosa tipo "E' un disegno d'ascoltare"
Membro
Carlos ha scritto:
Ma allora dillo subito!
....sono fatta così ...che ci posso fare 🙂
Moderatore
Marta23 ha scritto:
Begli spunti.
Io avevo in mente qualcosa tipo "E' un disegno d'ascoltare"
Oddio, magari ai bambini piace.
Io sono convinto che ai bimbi, però, si dovrebbe spiegare il meno possibile. Cioè, in termini tecnici e astratti, intendo. Il concetto "composizione musicale" è complesso, per me potrebbero tranquillamente chiamare tutto "canzone", che non si offende nessuno. Non sono un esperto di pedagogia evolutiva, ma immagino che da piccoli i bambini imparino molto di più facendo, imitando, e non "scervellandosi" sulle definizioni. Quindi, più ascolti e meno concetti 🙂
ma è un'opinione da profano
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Io farei ancora di più Thallo, non gli direi nulla, gli farei ascoltare un brano e chiederei loro di definire cos'è una composizione musicale ... però solo dopo un sano ascolto 😉
Membro
Carlos ha scritto:
Ecco, una composizione è come un raccontino, ma scritto con le note».
PS avvertenza per i sofisti: so che non è così semplice, prima che mi diciate che la musica non è un racconto e tutte quelle cose lì.
In realtà buona fetta della musica ha carattere narrativo, per cui trovo molto centrata la tua proposta 🙂
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Io li farei cantare uno alla volta e li registrerei di fila. Riavvolgerei il nastro e gli farei ascoltare quello che hanno cantato e alla fine gli direi che quella è la loro composizione. 😃
Membro
lory ha scritto:
Io li farei cantare uno alla volta e li registrerei di fila. Riavvolgerei il nastro e gli farei ascoltare quello che hanno cantato e alla fine gli direi che quella è la loro composizione. 😃
Mi piace la tua idea, ma cosa canterebbero ... se è roba nota non sarà la LORO composizione musicale, ma una composizione musicale da loro cantata...eventualmente al massimo diverrà un improvvisazione...
Non trovi?
O ti riferisci proprio a canticchiare qualsiasi cosa gli venga in mente? Che lo stesso non so quanto nuova sia...però ... magari rende l'idea...
Membro
Ma io pensavo a fargli canticchiare qualsiasi cosa che non fosse qualcosa di già esistente. I bambini hanno moltissima fantasia e non gli sarà difficile fare questo esercizio. Sarebbe bello girare con il registratore per la classe, far cominciare a cantare il primo poi passare al secondo che dovrà continuare seguendo il primo. In questo modo anche facendo divertire i bambini si potrebbe capire chi è dotato da chi non lo è, in modo molto indolore. Sarebbero considerazioni che rimarrebbero a te in qualità di insegnante, così da poterti regolare in futuro sul cosa aspettarti da un bambino e cosa non aspettarti da altri.
Al termine del gioco c'è il riascolto della loro "composizione". Penso che per loro sarebbe un gioco molto carino e istruttivo.
Membro
lory ha scritto:
Ma io pensavo a fargli canticchiare qualsiasi cosa che non fosse qualcosa di già esistente. I bambini hanno moltissima fantasia e non gli sarà difficile fare questo esercizio.
Una delle cose più difficili da far comprendere, sia a un bambino sia a un adulto che non abbia conoscenze musicali, è il lavoro che c'è dietro un pezzo, anche breve. Quando spieghi a una persona che anche dietro "Per Elisa" c'è una forma, c'è un processo compositivo ecc. ecc. normalmente la faccia è tra 😮 e 😶 del tipo "forma? in Per Elisa? ma che dici? è un pezzettino che si fischietta sotto la doccia!" e cose così... L'idea che la composizione sia effettivamente qualcosa di legato ad una "ispirazione" (e solo a quella) e all'estemporaneità è difficile da sradicare.
Pertanto, credo che l'idea di far cantare la prima cosa che passa per la testa e in modo assolutamente libero e casuale ad un gruppo di bambini, di registrarla e poi dir loro che "quella è la loro composizione" non sia un'idea molto buona, perché non farebbe altro che perpetuare questa idea, secondo cui comporre significa mettere sulla carta (o anche no?) la prima cosa che ti passa per la testa. Il risultato sarebbe probabilmente una conclusione tipo "bravo però Beethoven a pensare la Nona eh?!".
Bisogna invece, coi mezzi che si hanno e senza frustrare i bambini, far capire loro che dietro una composizione c'è, prima di tutto, un pensiero.
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Capisco Carlos, però la proposta di Loy può essere un punto di partenza, per poi durante il riascolto...far notare che dopo il primo passo, le aprti "ispirate"...vanno organizzate in qualche modo.
E nel frattempo si saranno interessati alla materia, aspetto fondamentale a quell'età 🙂
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🙂
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Xenakis ha scritto:
Capisco Carlos, però la proposta di Loy può essere un punto di partenza, per poi durante il riascolto...far notare che dopo il primo passo, le aprti "ispirate"...vanno organizzate in qualche modo.
E nel frattempo si saranno interessati alla materia, aspetto fondamentale a quell'età 🙂
Continuo a non essere d'accordo, ma ovviamente non ho la pretesa di imporre il mio punto di vista a nessuno. Personalmente ho iniziato ad avere i miei primi contatti con la musica a 7/8 anni e nessuno mi ha mai fatto "improvvisare" né cantando né suonando, per poi dirmi che "quella era una composizione". E io ero assolutamente entusiasta sia delle ore che passavo a cantare i mottetti a tre voci di Palestrina, sia a suonare melodie popolari sul flauto ecc ecc. Le cose che si imparano da bambini sono difficili da dimenticare e credo ci siano moli altri modi (soprattutto più corretti) per spiegare a un bambino cosa è una composizione. L'interesse per la materia deve essere suscitato attraverso informazioni corrette, anche se fornite con divertimento e apparente leggerezza. Un'informazione sbagliata, anche se crea interesse, resta un'informazione sbagliata. A dieci anni, con i miei compagni del corso di propedeutica musicale, scrivemmo (ovviamente super guidati da due bravissimi insegnanti) le musiche e il libretto di una favola musicale che poi suonammo, cantammo e recitammo. Era il frutto del lavoro di alcuni mesi passato davvero giocando e imparando insieme cosa significava davvero scrivere una favola musicale. Nulla fu lasciato al caso e, lì, davvero, tutti imparammo cosa significasse "comporre". I bambini sono "spugne" e inculcare l'idea che "quello che salta fuori" se si canta un po' a caso "è una composizione" è molto facile, ma il difficile è poi correggere il tiro. Inoltre, come si fa a spiegare a ungruppo di bambini come componeva Bach, che un registratore per riascoltare quello che aveva cantato/suonato non l'aveva? 😛
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bellissima discussione!
io sono sulla linea di Carlos: grande importanza del fattore organizzativo e progettuale nel "prendere corpo" di una composizione.
A un bambino direi:
spesso un musicista sente un mare, un oceano, di suoni dentro di sè. Sono suoni impetuosi, terribili, dolci, carezzevoli.... molti e molto diversi tra loro. Sono come idee confuse.
Tra tutte queste idee ce n'è una che lo attira di più. Allora cerca di concentrarsi su questa.
Si concentra solo su quei suoni e lascia perdere tutti gli altri (agli altri, magari, penserà una prossima volta).
E ci lavora ci lavora finchè quell'idea fatta di suoni - composizione - risuona precisa nella sua testa.
Allora ne scrive le note sul pentagramma, così tutti possono suonarla e ascoltarla 🙂
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In linea di principio sono d'accordo con Carlos, a proposito della diffusa ignoranza del lavoro che c'è dietro il mestiere della composizione (aggiungo un'osservazione: com'è che al Liceo si studia Storia dell'arte, e quindi si conoscono bene o male pittori, scultori, periodi, movimenti artistici, tecniche, ecc.ecc., mentre non si studia Storia della musica?).
D'altra parte, fin dall'asilo si mettono in mano ai bambini carta e pennarelli, e si insegna loro a disegnare. Per cui, non mi è mai capitato di sentire un bambino che chiede "cos'è un disegno?": ne ha esperienza diretta, lo ha realizzato lui stesso (aggiungerei anche: ha utilizzato il disegno come mezzo di espressione).
Per analogia, fin da piccoli i bambini avranno imparato qualche canzoncina. Quella canzoncina, per quanto semplice, è una composizione. Alla domanda "cos'è una composizione?", risponderei quindi non con una definizione, ma in modo puramente esemplificativo, a partire dall'esperienza diretta del mio piccolo interlocutore, e direi "una composizione è, ad esempio, la canzoncina xyz".
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Caro RedScharlach,
tu metti il dito in una piaga davvero grossa: «com'è che al Liceo si studia Storia dell'arte (...) mentre non si studia Storia della musica?»
il perchè io non lo so. So che è una gran pena, una gran tristezza.
Da due settimane però so da quando le cose stanno così. Sono andato, lo scorso sabato 9, a Milano a sentire Quirino Principe che presentava la prossima ri-pubblicazione del suo saggio sui quartetti di Beethoven (non semplice ripubblicazione, ma rivisitazione: a quanto ne ha detto). Ebbene, tra le cose che ha detto, prima di entrare nel vivo, parlando di cultura musicale, diffusione della musica, situazione del Paese Italia . . . egli ha affermato che è dall'unità d'Italia che la musica è stata estromessa dalle "scuole normali" (io ho inteso "scuole normali" come scuole dell'obbligo, quindi siamo parlando di livello ben più in basso dei licei).
Che dire . . . "evviva!". Ci hanno fatto del male e . . . andiamo avanti (nelle scuole) a non farci del bene.