Argomento sempre attuale e interessante quello delle librerie di archi: per quella che è la mia esperienza, che nel corso degli anni sta aumentando, ritengo che prima di paragonare le varie librerie e fare determinate scelte, bisognerebbe conoscere qual è la filosofia della casa produttrice: cosa viene ricercato, il realismo, l'epicità, una via di mezzo per soddisfare un po' tutti? E poi: si vuol dare un prodotto già pronto "out of the box" (come va di moda dire...) oppure un prodotto con cui ricreare i posizionamenti e gli ambienti? Queste scelte sono fondamentali per indirizzarsi.
Inoltre, ferma restando la premessa, ci sono dei prodotti che sono oggettivamente superiori ad altri, alcune librerie sono ormai obsolete. Poi, altra cosa molto importante: non si può giudicare una libreria da come suona in Finale o Sibelius, le librerie buone sono fatte per le DAW (Cubase e simili), perchè devono essere PROGRAMMATE in base alle articolazioni: il campione che si usa per il legato non può essere usato per la prima nota di una frase, perchè ovviamente parte dal nulla non da una nota legata. Ormai le semplici articolazioni legato, staccato, spiccato, pizzicato, tremolo, ecc...non bastano più, ci vuole un controllo sulla cantabilità complessiva di ogni singola frase, controllo che dovrebbe riflettere il modo reale di suonare lo strumento.
Attualmente il grosso del lavoro di sviluppo sulla librerie degli archi si fa sulle transizioni del legato e sull'agilità del legato stesso, perchè ormai campioni buoni o discreti per quanto riguarda il timbro si trovano un po' dappertutto, poi diventa davvero una questione di gusto. Sul versante che citavo prima mi sembrano degli ottimi prodotti gli archi della spitfire, casa britannica che punta molto sul realismo; non necessariamente i campioni sono pieni di riverbero, si può miscelare le varie microfonazioni e renderli più dry.
Anche 8Dio sta sviluppando degli archi molto agili nel legato, poichè le transizioni della serie Adagio erano davvero troppo lente. Vienna rimane sempre una garanzia di qualità e l'idea della serie Dimension, di mettere insieme sezioni più piccole per formarne una più grande, è ottima, perchè ognuna delle sezioni piccole ha caratteristiche timbriche e controlli propri. Questo sistema era già presente nei LASS, che però peccano nel vibrato e complessivamente sono ormai datati.
Sono buoni anche i Berlin strings, anche se la qualità va scendendo con le varie sezioni degli archi, cioè i violini I sono ottimi, i secondi un po' meno, le viole ancora meno, i violoncelli fanno quasi cagare, i contrabbassi fanno cagare del tutto.....(sembra incredibile ma è così, forse strada facendo hanno arronzato sempre più...).
Poi c'è East West, che non si fa molti scrupoli sul realismo e preferisce un prodotto ready made per produzioni hollywoodiane: fa sempre la sua porca figura, ma come al solito dipende cosa si cerca in una libreria.
Io direi che attualmente queste sono le marche migliori, altre sono chiaramente inferiori: Garritan nun se po' sentì, lo stesso per Kirk Hunter (per carità), LSS (da non confondere con LASS) è un prodotto di livello nettamente inferiore, Cinestrings e Cinematic strings si collocano a un livello intermedio tra le top libraries e quelle altre: Cinestrings è anch'essa utilizzabile per gli scenari epici, Cinematic strings invece secondo me è una libreria un po' sottovalutata, è piuttosto versatile e ha un buon timbro, soprattutto nei bassi, anche se complessivamente è ormai un po' datata. E poi, incredibile a dirsi, Symphobia, pur essendo molto vecchia, fa ancora la sua brava figura, soprattutto se utilizzata come supporto che viene doppiato poi da librerie più moderne e versatili, dà una rotondità e un'amalgama complessiva che funzionano ancora.
In definitiva, non bisogna giudicare una libreria da come suona in standalone o peggio ancora da come suona in un programma di notazione, assolutamente, bisogna giudicarla per come suona quando è programmata, ovviamente a parità di qualità del programmatore.