thallo ha scritto:
A me piacerebbe molto approfondire Shostakovich. Come per tutti i compositori che si sono dedicati poco alla musica vocale ho avuto un approccio parziale e "manualistico". E anche La Lady Macbeth del distretto di Mzensk, l'ho ascoltata una volta, sono rimasto sconvolto ma non ho mai avuto il "coraggio" di riprenderla...
Un po' di tempo fa, ho scritto su quest'opera e, se può essere utile lo riporto qui.
Dmitrij Šostakovič, è stato il massimo compositore sovietico. Aderì con grande convinzione al partito comunista, ma ben presto si rese conto che le speranze nate con quell’evento naufragarono nelle mani di un manipolo di spietati burocrati che, sotto un'altra forma, vollero perpetrare quel potere – con gli stessi mezzi e gli stessi sistemi – che fu precedentemente degli zar.
Il suo grande attaccamento alla sua amata Patria fece si che egli non decise di emigrare – come avevano fatto tanti altri – ma restò lì, subendo tantissime angherie.
Ma quale fu il momento in cui il grande compositore si rese conto che le cose andavano in un’altra direzione rispetto a quella desiderata?
Fu quando dopo aver composto fra il 1930 e il 1932 la bellissima opera «
» ed essere questa andata in scena nel 1934 con grande successo al punto di essere replicata per quasi un anno, l’apparato culturale del partito si scagliò contro di lui costringendolo a ritirare il suo lavoro.
Nell’opera in questione Šostakovič fece proprie le più ardite esperienze dell’espressionismo europeo e questo fu il motivo che attirò i fulmini della nomenclatura sovietica: le dittature – di qualsiasi colore siano – sono le più grandi nemiche di ogni istanza di progresso.
Andrej Aleksandrovič Ždanov, responsabile della cultura sovietica, si fece artefice principale di questo attacco e chiese al teatro musicale obbligatoriamente conclusioni ottimistiche, celebrazioni di eroi positivi, esaltazione della nazione sovietica, il tutto accompagnato naturalmente, da una musica molto melodica lontana dalle «degenerazioni delle avanguardie borghesi».
E pensare che quest'opera nacque proprio per esprimere i sentimenti anti-borghesi del compositore. Egli infatti, a tal proposito, così scrisse: «Katerina è una giovane bella e intelligente, che soffoca nel mondo dei volgari mercanti (…). Ella ha un marito, ma non conosce gioia alcuna (…)Gli assassini che compie non sono dei veri e propri crimini, bensì una rivolta contro l’ambiente, contro l’atmosfera sordida e nauseabonda in cui vivono i mercanti imborghesiti del XIX secolo(…)»
Nell’opera di Šostakovič c’è innanzi tutto, tutta la lezione del teatro di Modest Petrovič Musorgskij, unita alla grande lezione sinfonica di Gustav Mahler, il tutto amalgamato e reso originale dal grande, immenso suo genio musicale.
Il secondo atto sembra proprio uno di quei famosi movimenti con ritmo di Marcia funebre di alcune sinfonie mahleriane. Katerina assieme al suo amante Sergej si producono in un duplice assassinio, prima il di lei suocero e successivamente il marito; grande è la maestria e capacità di Šostakovič nell’accompagnare i vari momenti del racconto: gli stati d’animo, le atmosfere ma anche i più piccoli particolari, producendo una musica che sembra davvero parlare.
Musorgskij, invece viene fuori nel quarto atto dove l’opera dopo il carattere intimo dei tre precedenti, diventa di tipo corale, come sono proprio le due opere meravigliose: «
e «
. I due amanti assassini sono assieme a tanti galeotti deportati in Siberia e qui è d'obbligo un altro accostamento ma, questa volta, di tipo letterario: il romanzo «
Resurrezione» di
Lev Tolstoj. Anche lì la storia si conclude con una lunga marcia dei deportati verso la Siberia e, in entrambi i casi, è una donna la protagonista.. Ma le assomiglianze, sotto questo punto di vista, finiscono qui. Se Katiuscia – la protagonista di «
Resurrezione» – è infatti completamente innocente e quindi completamente vittima di tutte le circostanze, Katerina è colpevole. Ma la pietà, la compassione, la solidarietà che io provo per entrambe queste due Donne è la medesima. Entrambe infatti sono vittime di un mondo sbagliato e corrotto, entrambe sono vittime di una società, di un mondo profondamente maschilista ed entrambe, infine, fanno parte di quell'Umanità, formata dagli emarginati, dagli ultimi della Terra
Nel 1934, Šostakovič volle dare a Katerina – a differenza dell’originale personaggio di Nikolaj Semënovič Leskov, da cui è tratto il dramma – un volto molto più umano per caratterizzarlo molto di più da un punto di vista sociale: Katerina è vittima di un sistema che mette al centro dei suoi valori la ricchezza e che porta molte persone a delinquere in nome di quella.
Ma quello che mi colpisce profondamente è il clima diametralmente opposto che conclude queste due opere rispetto a due capisaldi del teatro di fine Settecento inizio Ottocento.
Come già, nel teatro di Musorgskij, in Šostakovič il messaggio finale è di un pessimismo terribile: trionfo terribile delle tenebre, della notte, del buio: Katerina si butta nel fiume costringendo con lei la nuova amante del suo amato Sergej ma, prima di fare questo, canta una bellissima canzone:
Nel bosco, là dove è più fitto, c’è un lago:
Tondo tondo e molto profondo,
L’acqua è nera.
Nera come la mia coscienza.
E quando il vento soffia nel bosco,
Sul lago si sollevano le onde,
grandi onde, ed è terribile:
D’autunno poi ce ne sono sempre.
Acqua nera e grandi onde,
Nere, grandi onde
Il senso dell’oscurità è già molto profondo e l’opera si conclude con un canto di un vecchio forzato:
E cammina, cammina senza sosta,
Suonano a ritmo le catene,
Tristemente si contano le verste
Sollevando la polvere coi piedi!
A cui fanno eco gli altri forzati:
Eh, voi, steppe smisurate,
Giorni e notti senza fine
E pensieri sconsolati
E gendarmi disumani.
Ah!...
Dopo l'esperienza della di quest'opera, Šostakovič, a parte alcune sinfonie molto ligie ai dettami del potere, decise di comporre solo musica da camera per non incappare nuovamente negli strali della censura sovietica. Nel 1943 pensò di rompere questo atteggiamento musicando un testo di Nikolaj Vasil'evič Gogol': «I giocatori», ma ben presto si rese conto che ancora una volta la storia e la musica di questa opera non sarebbero state accette dal potere sovietico per cui, in preda al più profondo scoramento decise di abbandonare l’impresa.
E’ un peccato veramente grande perché il primo atto di questa opera da lui composto è veramente eccezionale e non lesino di affermare che probabilmente se fosse stata compiuta sarebbe da annoverare fra i grandi capolavori del teatro musicale del Novecento
Nello stesso anno compose la «
». Siamo in piena seconda guerra mondiale subito dopo che le truppe naziste furono respinte dal suolo sovietico. Naturalmente il potere chiese al compositore una sinfonia che celebrasse questa vittoria. Ma, ancora una volta, il compositore, non accontentò i suoi governanti. Compose infatti una partitura improntata dalla più assoluta mestizia e dal più grande dolore dettato dalle atrocità della guerra.
In tutta questa tristezza, però, il finale spicca con una musica intima, una pastorale solare con elementi popolari. Intervistato sul significato filosofico della sinfonia il e sul significato in particolare di quel finale, il compositore disse che aveva voluto descrivere il suo «dolore verso la violenza dell’uomo sull’uomo» ma, a dispetto di tutto ciò, nel finale, volle affermare che nonostante tutto «la vita e’ una cosa meravigliosa, la vita e la bellezza trionferanno.