Lo schock che tu hai provato è probabilmente molto simile al mio, quando parlando di Brahms in passato, hai affermato cose molto discutibili circa il suo valore compositivo.
Allora - a differenza di te - ti risposi immediatamente celando il mio disappunto anche perché mi chiesi se aveva un senso che un mero ascoltatore di musica classica si anteponesse ad un professionista della musica.
Oggi, come allora, me lo chiedo ancora una volta ed è per questo che anch'io questa volta, ti rispondo in ritardo.
Lo faccio perché se una cosa mi è assolutamente chiara da tanto tempo è che anche fra i professionisti della musica non esiste qualcosa che sia vero o il contrario del vero quando pronunciano le loro opinioni in materia di musica. Basti pensare ai giudizi che i compositori - o i musicisti in generale - hanno dato - o danno - nei confronti dei loro contemporanei o di quelli a loro precedenti e ci si rende immediatamente conto di quanto tutto sia estremamente relativo e soprattutto , di quanto quei loro giudizi siano in realtà legati ai loro personali gusti
Sgombriamo dunque innanzi tutto il campo da quello che fu il merito del direttore Mendelsshon e cioè di avere rifatto rinascere Bach in quanto, chiaramente e ovviamente, non c'entra nulla con il discorso che io facevo.
Io parlavo del compositore Mendelsshon e della sua influenza nell'ambito della storia della musica e solo di questo.
E allora andiamo a vedere cosa diceva nel 1963 Massimo Mila:
Genio originale e nuovo. Mendelsshon,è nello stesso tempo un genio conservatore e classico. (...) a Schumann apparve come "il Mozart del secolo XIX" (...) quello che ci attira e ci commuove nella sua musica, non è lo strano e il nuovo, ma proprio l'amabile e il consueto.
Veniamo a Giordano Montecchi nel 1998:
(...) Mendelssohn può definirsi musicista romantico (e se sì in che senso) o non è piuttosto da intendere come epigono della classicità o come esponente di una pacificazione all'insegna del Biedermeier. Sia stilisticamente , sia ideologicamente, Mendelssohn espresse senza dubbio un orientamento piuttosto vigile, a volte severo, di fronte alle novità, alle fughe in avanti, al messianismo musicale che in quegli anni cominciavano a circolare (...).
E infine Daniel Barenboim nel 2007:
Vi sono diversi criteri per stabilire l'importanza di un compositore: da un lato. c'è la semplice questione del pregio ovvero della bellezza di un'opera; dall'altro, c'è da tenere conto della sua posizione nello sviluppo storico della musica: Senza dubbio saremmo infinitamente più poveri senza la musica di Mendelsshon (,,,) tuttavia se non fosse mai esistito, lo sviluppo della storia musicale sarebbe stato più o meno lo stesso.
Dunque a questo punto qual è il vero e il contrario del vero?
Per quanto poi riguarda gli altri compositori che tu citi e Adorno, capisco e non capisco bene che c'entri con tutto ciò e soprattutto con la sofferenza - forse bisognerebbe parlarne in altri topic - ma penso che oggi come oggi quello che ha detto e scritto Adorno sia completamente superato e che comunque vada inserito nel suo contesto storico politico e musicale. E anche su questo penso sia chiaro come la penso.
ps: Čajkovskij in quanto a sofferenza penso che non abbia molto da invidiare a nessuno.