E' sempre un pò difficile commentare qualcosa che ha a che fare con la creatività, perchè comunque si mescolano le proprie sensazioni (di chi compone) e quelle di chi ascolta, che anche se non dichiarate
mai apertamente , celano un'aspettativa che è conseguenza del proprio percorso e della capacità di essere critici soprattutto con se stessi, poi con gli altri.
Hai scritto che in effetti a volte è meglio aspettare di definire un pezzo prima di pubblicarlo, cosa questa che si scontra con l'impazienza di pubblicarlo.
Però (i però ci sono quasi sempre) bisogna sempre fare i conti con chi ascolta, che se non può mettersi nei panni di chi ha composto il pezzo, può comunque ascoltarlo e riferire se ha o meno avuto determinate sensazioni ed/o emozioni.
Il fatto è che ci sono persone che hanno ascoltato e ascoltano tutt'ora talmente tanta musica sia di repertorio, che contemporanea (intesa come strumentale, giusta, per giusta intendo scritta sullo spartito o sulla partitura e non lasciata al libero arbitrio di chi la esegue come potrebbe avvenire per alcuni generi), che elettronica (anch'essa di un certo periodo o attuale) di una certa complessità che certe soluzioni, se non sono supportate da anche un solo frammento che esuli dalla previsione da parte di chi ascolta, non destano l'effetto desiderato in questi ultimi da parte di chi ha composto il pezzo.
Sono sempre del parere che anche un pezzo semplice, debba avere almeno un accenno a qualche passaggio minimamente "interessante" (cosa che può essere o meno per chi ascolta, siamo sempre lì, però in alcuni casi chi compone si rende conto, deve rendersi conto se quello che sta scrivendo può avere questo effetto oppure è "solamente" sostenuto da una sua convinzione a sua volta supportata da uno stato d'animo euforico, e quì avviene sempre lo strappo tra le aspettative di chi ha composto il pezzo e le critiche che ne derivano, le critiche poi non sono solo negative, ma alcuni pensano sbagliando che siano a senso unico, ho ricevuto a riguardo "un bel cicchetto" sulla pagina compositori di facebook perchè mi sono "azzardato" a lasciare un commento negativo su dei pezzi di una ragazza, definendoli scontati, e mi è stato detto che quando è così è meglio non dirlo, se non in privato, ma quando la critica è positiva si può gridare al mondo intero, perchè altrimenti si stronca una persona, si fa un danno gravissimo, che io penso si farebbe se si direbbe "vai avanti così" nonostante non lo si pensi, e lo si fa solo per un tornaconto per il futuro, e molto spesso è così, sfido chiunque a negarlo; insomma mi venne anche detto "chi sei tu per giudicare in questo modo?", avendo prima di tutto argomentato, anche se minimamente, e ho risposto "allora non sono qualcuno quando il parere è negativo, ma lo divento quando è positivo, cosa facciamo, a senso unico in questo caso va bene?", mica siamo ragazzini eh), altrimenti come già detto si incorre in cose già ascoltate, che è già difficile evitare quando si compone in una maniera più complessa, quando poi la composizione è così semplice il rischio aumenta esponenzialmente, quindi non è detto che faccia effetto.
Ultimamente mi sto "ricongiungendo" con sonorità più semplici, perchè di questo ho bisogno, ma al tempo stesso in un certo senso, "non giustifico" l'uso di successioni troppo scontate "solamente" perchè a me fanno un certo effetto, certo comunque di lavorarle un pò per renderle il meno possibile prevedibili, ma al tempo stesso un minimo piacevoli, sapendo che c'è un repertorio che ha quasi sicuramente adottato quelle soluzioni, anche se in un altro contesto compositivo (uno specifico pezzo) assumono un loro valore.
Detto questo anche io sono per i pezzi evocativi, contemplativi, però devono avere qualcosa o di inaspettato (anche una sola soluzione accordale su 300 tanto per fare un banalissimo esempio), o comunque che non stanchi e inviti a più ascolti.
Tornando comunque a precisare che so benissimo quanto un pezzo appena composto, in una specifica situazione emotiva, possa indurre a pensare che possa avere un certo effetto sugli altri, ma bisogna scindere (e non è facile) la propria convinzione dalla realtà.