Rieccomi, sempre con problemi relativi alla composizione e all'eventuale partecipazione a concorsi. Per la verità mi sto un po' stufando... e non so se in futuro ancora riproverò a partecipare, perché tanto il risultato è sempre lo stesso, o quasi.
Dicevo in un post precedente del concorso di Savona, organizzato dall'associazione "De Musica": la cosa ha avuto un seguito, nel senso che ad alcuni compositori è stato richiesto di partecipare alla pubblicazione di un'antologia pianistica. Unico vincolo: il pezzo doveva stare in due pagine. Non so che scrematura sia stata fatta... comunque è evidente che i pezzi pubblicati sono molto diversi tra di loro, sia come stile sia come difficoltà tecniche (ma ciascuno ha un suo interesse). L'associazione che ha realizzato questa pubblicazione si è impegnata ad inviare una copia a molte scuole di musica sparse sul territorio nazionale.
Nel frattempo, c'è stato un altro impegno piuttosto serio, cioè la composizione di un quartetto per il concorso "Florence String Quartet Call for Scores" (anche a questo avevo accennato in un altro post). Da un rapido contatto telefonico con uno degli organizzatori, avevo capito che a loro interessava qualcosa di "moderno", per cui un pezzo di carattere classico (che rimane sempre il linguaggio a me più consono... mannaggia, dovevo nascere 150 anni prima!) non avrebbe avuto nessuna chance. Mi sono posto allora l'obiettivo di scrivere qualcosa di molto lontano dalla tonalità: non dissonanze "a caso", ma comunque assenza di riferimenti tonali. La struttura del pezzo è classica (quattro tempi, in ciascuno dei quali si possono ravvisare schemi classici), il ritmo è tutto sommato abbastanza regolare, in qualche modo ci sono anche degli elementi "melodici" ricorrenti, ma certo rispetto a molti miei pezzi precedenti rappresentava un grande passo avanti. Il concorso ha avuto un grande successo (112 opere presentate, molto al di là delle aspettative degli stessi organizzatori); la commissione avrebbe dovuto selezionare tre opere da eseguire pubblicamente a Firenze l'8 settembre, ma in realtà alla fine ne sono state scelte cinque. Per me, inutile dirlo, il risultato è sempre lo stesso...
Sul sito dell'associazione che ha organizzato il concorso www.artesitalia.it si può trovare l'elenco delle composizioni selezionate e di quelle segnalate, insieme con un comunicato della giuria. Il video del concerto (purtroppo di bassa qualità, però l'audio si sente bene) si può trovare sul sito www.pinkmonkey.tv; ciascuno perciò, se ne ha la pazienza, può sentire con le sue orecchie ciò che la giuria ha selezionato. E qui si apre un discorso molto complicato, sul quale vorrei conoscere anche il parere degli altri frequentatori del forum.
Sappiamo che oggi è impossibile parlare di "UN" linguaggio musicale: ben inteso, in tutte le epoche ci sono stati stili diversi, ma quello che è accaduto dalla fine dell'ottocento in poi mi ricorda il racconto biblico della torre di Babele: d'improvviso le lingue si confondono, e nessuno riesce più a capire cosa dice l'altro. Bè, magari non è proprio così in assoluto: è vero però che durante il Novecento sono stati sperimentati moltissimi linguaggi diversi, l'evoluzione è stata rapidissima (con conseguente accantonamento di alcuni linguaggi "innovativi"), e al momento attuale è impossibile stabilire "che cosa sia" la musica contemporanea, appunto per la molteplicità di linguaggi, non sempre mutuamente comprensibili.
Venendo allora al concorso: per prima cosa, mi sarebbe piaciuto che gli organizzatori fossero stati più chiari sul "tipo" di musica che si aspettavano. In alcuni casi nei bandi viene scritto con chiarezza che "non ci sono preclusioni stilistiche", in altri casi è chiaro che ci si aspetta un certo tipo di linguaggio (se ad esempio è obbligatorio utilizzare l'elettronica lo capisco da solo che un pezzo classico non può essere preso in considerazione, anche se fosse scritto bene). Ma andiamo a guardare quali pezzi poi vengono selezionati. Forse sono io che sono duro d'orecchio e non capisco il linguaggio (i linguaggi) di oggi. Ma quando vedo eliminare tutti gli elementi musicali (ritmo, melodia, armonia), in favore di puri e semplici "effetti di suono"... bè, rimango un tantino perplesso!
La cosa paradossale è che io mi sono rimesso a studiare composizione anche per uscire dalle trappole dell'autodidattismo, e per conoscere (dico almeno "conoscere", non necessariamente "praticare") linguaggi più moderni. Dopo diversi anni di partecipazioni a concorsi di vario genere, gli unici (modesti) riconoscimenti sono stati il quarto posto ad un concorso del 2010 in Puglia e la segnalazione per merito artistico a Savona, alla quale è seguita la pubblicazione dell'antologia. In altre parole, i pezzi più apprezzati sono stati proprio quelli di stile classico, addirittura quelli scritti quando mi davo da fare solo da autodidatta, basandomi soltanto su una istintiva analisi della letteratura musicale!
Con questo non voglio concludere che non mi sia servito rimettermi a studiare un po' di composizione... se non altro, oggi ho una maggiore consapevolezza di alcune questioni tecniche e musicali (e rimpiango di non essermi deciso prima a farlo). Rimane però la perplessità, e secondo me è un discorso che va al di là dei criteri di selezione ai concorsi. Intendo dire: come ci si dovrebbe regolare se si desidera proporre proprie musiche (ammesso che si abbiano i canali per farlo, e sappiamo che anche per i più bravi professionisti è molto difficile)? Dovremmo regolarci su ciò che il pubblico "probabilmente "gradisce? Discorso pericolosissimo: sappiamo che certi minimalisti (neanche voglio far nomi) riempiono gli stadi con musichette da quattro soldi spacciandole per "classica contemporanea" (!), e dall'alto dei soldi guadagnati si permettono pure di dire che il mondo della musica classica è malato, che i giovani non amano Beethoven perché non ha ritmo, ed altre baggianate che neanche varrebbe la pena riferire. Il fatto è che purtroppo la "confusione di linguaggi" che dicevo prima, e la sostanziale "lontananza" della musica contemporanea dalla sensibilità del pubblico rendono possibili anche questi fenomeni negativi. Ma allora, per chi dobbiamo scrivere? Solo per i musicisti, ammesso che poi il nostro linguaggio sia simile al loro, cosicché lo apprezzino? Oppure è meglio se ce ne freghiamo e componiamo per noi stessi?
Un caro saluto a voi tutti
Gino (da Roma)