Una volta ho visto un video prodotto con un compositore se ricordo bene, ma ora mi sfugge il nome (probabilmente ho l'Alzheimer altrimenti "non si spiega" il fatto che dimentico quasi ogni cosa dopo pochi secondi), ah ecco, Roman Vlad.
In pratica iniziava definendo la musica che solitamente discutiamo e discutete qui sul forum, usando un termine che ancora oggi mi trova d'accordo, la definì "musica esatta", perché a differenze di quella pop (per rimanere in tema), che spesso viene riproposta con interpretazioni che in parte esulano dal riproporla esattamente come l'originale: uso di altri strumenti rispetto a quelli usati per "la prima"; trasposizione, agogica; mentre leggendo la partitura di una composizione "classica", anche se non sempre, sono presenti delle indicazioni circa l'agogica, indicazioni ben precise, quindi la lettura della stessa non è lasciata al libero arbitrio di chi poi la eseguirà.
Da questo punto di vista, seppur (come ho precisato) non sia sempre così, condivido questo modo di definire "quella" musica che, preciso (così mi allaccio al vostro discorso), non è per me l'unica meritevole al mondo, per me "Uomini soli" dei Pooh è un capolavoro (ma anche e soprattutto per il messaggio, per il significato che percepisco dal testo, oltre alla musica), eppure non amo ascoltare questo gruppo; Bach (padre) rimane la mia croce (nel bene), sarà anche per il "trauma" avuto ascoltando al primo e penultimo "concerto" della mia vita, la passione secondo Giovanni; Jean Michel Jarre è "stato" un grande, però la mia stima cala "se vengo a sapere" che una o più sequenze che lo contraddistinguono le ha ottenute grazie al Matrisequencer (sono un pò pignolo su questo); "A salty dog" dei Procol Harum lo considero un
capolavoro nella sua "semplicità".
Non ho ancora argomentato a dovere e non so se proverò (almeno) a farlo, ma non vorrei che passasse un messaggio contorto rispetto a quello per cui è nato questo post: in ogni genere logicamente esiste il bello, il brutto, il capolavoro, sempre soggettivamente parlando.
Però non evito di ammettere di non riuscire proprio a concepire come (a meno che uno non si immedesimi totalmente nel vissuto di un'altra persona, quindi provi a mettersi nei suoi panni senza pregiudizio, che è uno dei modi per comprendere, esattamente come avverrebbe al contrario nei nostri confronti) si possa ritenere un capolavoro un remix (si è capito come la penso) di un pezzo di musica pop come ad esempio Frozen di Madonna, ne ho ascoltati 4 di remix e sono (a mio parere) superflui, uccidono l'agigica, le sfumature, che anche (non l'ho mai negato e non cambia se il genere è diverso, anzi, però dipende dal pezzo) in questo genere sono necessarie. Non penso che se fosse avvenuto cronologicamente il contrario avrei cambiato parere. Intendendo l'hip hop ad esempio, tranne pochi, rarissimi esempi di cui spesso non sono neanche a conoscenza, sarà anche "tradizione", ma sentire la solita ritmica di cassa e rullante mi fa accasciare a terra; riguardo il remix inteso nel suo senso più ampio, che di ampio ha (purtroppo) la propria diffusione e opera di distruzione di massa, ritengo che con quest'ultimo quasi tutti i pezzi "trattati" vengono ridotti a blocchi monotematici senza anima, tolgono all'originale la sua essenza, la sua forza, ma non perché sono il nostalgico dell'originale, quanto per la riduzione di quest'ultimo ad una sequela di cliché che non permettono ai pezzi sottoposti a questa pratica, di distinguersi come invece avviene tra gli originali.