...quando cercavo un brano musicale su you tube finivo irrimediabilmente con lo scegliere quello che poi ho notato era stato scelto dal voi (per es. il concerto di Bach 1060 ed altri). Poiche non sono affatto brava con il pc (ho superato i 60 anni...) vorrei sapere se esiste un elenco di musica classica gia selezionato da voi e se qualcuno mi spiega come fa a selezionare stralci delle comunicazioni all'interno delle proprie risposte: so di approfittare troppo ma digitando sul pc e' un po' come suonare...grazie sempre a tutti
Z
Zazza
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Risposta 22 di Zazza
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Assia ha scritto:
vorrei sapere se esiste un elenco di musica classica gia selezionato da voi
Temo di non aver capito
Assia ha scritto:
qualcuno mi spiega come fa a selezionare stralci delle comunicazioni all'interno delle proprie risposte
C'è il tasto "Quota", ti riporta il messaggio selezionato fra parentesi quadre.
Cancelli quello che non serve e il gioco è fatto 🙂 (più stralci più "quota")
Approfitto ancora del vostro sapere, evitando di aprire un'altra discussione.
Ultimamente sto guardando molti video sulla tecnica e impostazione pianistica, e vedo che l'unico modo di imparare è qualcuno che giustamente ti corregge (anche millitricamente) la posizione e i movimenti della mano e pian piano interiorizzi (come ogni cosa). Il quesito è: il mio maestro è un noto jazzista e da buon professionista aveva anche terminato i 10 anni in conservatorio; il lato jazzistico con lui procede molto bene, il lato tecnico ... pure, ovviamente sto migliorando studiando bach e cramer, ma non mi dedica tanto tempo sulle correzioni posturali, di impostazione del movimento e di intenzione e interpretazione del pezzo classico (attualmente 5 preludi e 5 del cramer) che alla fine penso sia quello che ti sviluppa la tecnica ed una buona mano. I brani classici me li fa studiare prima suonandoli staccati/appoggiati curando bene le note e poi suonarli normale e anche molto veloci, per sbloccare anche la velocita della mano, ma non vedo in lui la figura dell'insegnante che ti rompe per mezz'ora su un determinato tipo di movimento. Io voglio imparare invece ad avere una buona mano ed esecuzione, senza grandi pretese (perchè l'ideale sarebbe 10 anni in conservatorio), ma quantomeno se un domani dovessi insegnare vorrei aver interiorizzato tutti quegli aspetti tecnici base che stanno dietro a qualsiasi strumento, pur consapevole che non mi permetterò di insegnare Chopin, perche il mio settore è un altro anche se dietro ci deve essere una buona tecnica (Franco d'Andrea so che ha studiato classica su autori contemporani, ma sinceramente non so se abbia effettuato il classico percorso accademico...non vorrei dire una bestemmia 🙂
Perdonate la domanda apparentemente un po vaga, cosa ne pensate a riguardo? Mi consigliate di andare comunque avanti in questa maniera (visto che i risultati comunque ci sono) oppure sarebbe meglio affiancare un altro insegnante col quale affrontare un discorso prettamente di tecnica pianista (sui brani e non) ...
Credo che Un buon Professionista deve conoscere tutta la tecnica del proprio strumento e poi aver approfondito uno o piu linguaggi (classico,jazz,latin,quello che è) anche se so che in giro non ci sono tutti insegnanti cosi... Ho scelto che non mi sentirò pronto x insegnare neanche ai bambini fin quando non ho ben capito al 100% determinati aspetti tecnici
Paolo (Pianoexpert) nei suoi videocorsi sulla tecnica pianistica non prescinde prima di tutto dalla conoscenza anatomica delle parti chiamate in causa mentre si suona. Sapere come siamo fatti a livello anatomico è argomento di grosso spessore quando si cerca di capire come agire nel suonare uno strumento.
Non mi permetto di dire se il tuo maestro faccia bene o faccia male, posso dirti che io sono stato corretto quando ho iniziato a suonare, perché la mia posizione sulla tastiera era veramente orrenda. Successivamente con l'esercizio e l'insegnamento di diverse tecniche ho perfezionato la mia posizione sul pianoforte imparando a sfruttare leve e pesi al fine di suonare in modo rilassato anche per ore senza mai fermarmi.
Se ti accorgi di avere dolori, tensioni, oppure che il tuo suono sia spinoso, poco rotondo, allora stai facendo male qualcosa che devi assolutamente correggere.
La tecnica pianistica è importante non solo per quello che riguarda il posizionamento della mano sul pianoforte e la distribuzione del peso, oltre ad essere una sicurezza per la salute della mano, essa riveste particolare importanza anche nella produzione del suono. Nonostante il pianoforte sia un "cordofono a percussione" il modo in cui viene colpito il tasto determina una modalità con la quale il martello colpisce la corda e di conseguenza la produzione di un suono più o meno gradevole. Non è raro riscontrare che in alcuni casi, specialmente nelle parti cantate, la qualità del suono di chi non possiede una buona tecnica, è molto scarsa.
Un maestro attento deve saper consigliare, anche in relazione al tipo di mano dell'allievo, le giuste posizioni (anche millimetriche) da assumere al fine di correggere eventuali tensioni che determinano una lunga serie di problematiche a partire da quelle fisiche fino ad arrivare a quelle del suono.
Salve a tutti, qualcuno gentilmente potrebbe rispiegare in cosa consiste il metodo delle fermate. Grazie mille
T
ttw
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Risposta 27 di ttw
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Per semplicità prendi un qualsiasi esercizio di Hanon, ti fermi ogni 4 note. Permata sulla a partire dalla prima nota, al secondo giro sulla seconda, poi terza e dinfine quarta. Chiaramente in un esempio di 4 note per quarto e "surrogati"...
Mi scuso con ttw, ma non sono d'accordo. Il metodo della fermata deve rispettare gli accenti. Anche l'unità di tempo. E' importante che non "snaturi" l'accentuazione del pezzo. Siamo d'accordo, se il pezzo è in 4/4 fermata ogni quarto. In velocità, forse anche solo ad ogni inizio battuta. Dipende dal risultato che si vuole raggiungere. Ho già illustrato ciò in altri post.
Il tipo di fermata può essere con "ripetizione" o senza. Significa, nel primo caso, di suonare il frammento arrivando su di una nota e ripartire risuonando dalla stessa. Il sensa rip. : si realizza la sola fermata sulla nota di arrivo per poi ripartire dalla successiva. Scopo due tipi di studio: nel primo, poter aumentare e raggiungere la velocità del pezzo senza disordinata frammentazione, anzi osservando e ascoltando ciò che accadrebbe in velocità tra una fermata e l'altra. Nel secondo, togliere la "esasperazione" dell"accento rimico, che pur deve essere dentro di noi, ma , a volte, non necessariamente, ostinatamente marcato. Importante: mai fermarsi durante il "tragitto" tra una fermata e l'altra. Pensare e decidere di partire quando si è convinti.Nessuna incertezza deve verificarsi tra una fermata e la successiva, pena l'errore di tutte le note....per poi riconsiderare ciò che è accaduto e ripetere. Questo, secondo me, abitua a concatenare i frammenti in modo continuativo e abitua ad usate un "anticipo di pensiero" mentre si suona. Inoltre , grande vantaggio rispetto allo studio lento, è quello di osservare e decidere quali gesti la mano deve compiere per superare il passaggio e/o l'intero pezzo, ma nella velocità giusta. Infatti come sappiamo, nello studio lento i movimenti e le soluzioni sono diverse e più "comode". Nella velocità cambiano gli equilibri e si scopre come appunto deve esserci una compartecipazione dei muscoli più forti in aiuto a quelli più deboli. Naturalmente, come già detto in alcuni Tutorials, intendo per "compartecipazione" l'aiuto che muscoli diversi possono dare "fuori tensione". Esempio principe ne è il movimento di rotazione che invito ad approfondire, perché fa ben comprendere il grado di questa compartecipazione.
Ben diverse sono le fermate e le frammentazioni..." sulla prima nota e pou sulla seconda e poi sulla terza......o prina a due a due...poi a tre a tre ecc. Queste sono una sorta di formule ritmiche che, apparente compensative muscolarmente, sono abbastanza contrarie alle soluzioni da cercare per raggiungere l'uguaglianza, la velocità eccc. E ci allontanano dall'obiettivo:Questo penso. Non me ne voglia chi è di parere contrario. Grazie di avermi letto
T
ttw
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Risposta 29 di ttw
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Solo per completezza, fermari su una nota non vuol dire automaticamente cambiare la reale accentuazione...che invece va rispettata. Diciamo che ho fatto un esempino semplice semplice delle svariate applicazioni di questa "tecnica" di studio che comprende gli esempi che ha fatto anche Piano Expert ma anche altre.
Ho capito cosa vuoi dire, ma credo che la fermata sia un richiamo al nostro sistema propriocettivo che lì c'è un accento e/o un appoggio importante. Addiritura basta provare a trattare un 4/4 con fermata ogni quarto e poi ogni metà per vedere che cambia tutto. Mi ricordo di aver fatto una esperienza che mi convinse di questo. Quando studiai la Wanderer di Schubert, che con l'aiuto di SImone, presto, posterò in una mi esecuzione dal vivo, facevo un poco fatica a suonare alcuni episodi ad un tempo giusto. La mia insegnante, allieva del M° Zecchi e anche lei di grande esperienza concertistica, mi suggerì di ascoltare ciò che succedeva suonando il brano come se fosse scritto in 2/2. Trovai allora incredibile che , pur conservando lo stesso metronomo, tutto sembrava più veloce....o meglio più scorrevole.
Ciò, e non solo, mi insegnò che gli accenti e la loro "dizione" sono di fondamentale importanza, anche quando si studia il pezzo un po' più lentamente. La differenza di eseguire un pezzo "Allegro" con un andamento "lento" o con un andamento "rallentato" ( in sede di studio) sta nel fatto di conservare più possibile gli accenti e quelli soli che saranno da "cardine" nel tempo Allegro. Bisogna, secondo me, stare attenti a non frammentare troppo questi in sede di studio. Ecco che lo scopo della fermata ci permette, oltre che di osservare i reali gesti necessari alla velocità, anche di assimilare già in sede di studio, coscentemente , le sole accentuazioni necessarie all'esecuzione. La fermata compie il frammento e coincide con gli accenti dell'unità di tempo o dell'unità di battuta. Ogni qualvolta, invece, ci si ferma compensativamente su altre note e /o si usano formule e varianti ritmiche che spostano le accentuazioni, secondo me, non si fa altro che negare a se stessi l'assimilazione della reale accentuazione. Quindi il metedo delle varianti ritmiche e degli spostamenti di accentuazioni può essere fuorviante e dannosa, invece che compensativa per l'uguaglianza. Se si avesse timore di sviluppare troppo l'appoggio sull'accento forte ( banale e scontato) ecco che viene in soccorso la fermata senza ripetizione che alleggerisce e insegna a non esasperare con pedanteria la banale importanza di tali accenti. Mi rendo conto che a parole non sempre potrei essere chiaro. Nella pratica è molto più facile. ttw, non me ne volere se non sono d'accordo con te, ma se pensi che io non abbia capito bene il tuo punto di vista, spendi per me qualche altra precisazione. Grazie e buono studio a tutti(non solo con fermata) 🙂