Quello che ho compreso è che la sequenza armonica I IV V I è molto antica ed esprime:
I riposo
IV slancio verso la tensione
V tensione
I Riposo
Mettiamo da parte il fatto che sia antica...
La cadenza, nel sistema tonale, è una sequenza di accordi che segna un'articolazione. E' come se fosse un segno di interpunzione, una virgola, o un punto e virgola, o un punto.
Ci sono molti tipi di cadenze, la cadenza V-I (con entrambi gli accordi in posizione fondamentale) è detta cadenza perfetta. Quando aggiungi altri accordi, tipo IV-V-I, si chiama cadenza composta. Ma in ogni libro di teoria musicale trovi delle definizioni anche migliori di queste.
I "significati" che hai dato agli accordi hanno senso ma vanno trattati con le pinze. Non sono sempre parte della teoria tonale "classica", ma sono, spesso, frutto di riflessioni di teorici precisi.
La teoria funzionalista, per esempio, considera gli accordi (e anche i gradi delle scale, quindi le singole note) come "funzioni", ovvero come elementi di un discorso ben preciso. Le funzioni sono tre, quella di tonica, quella di sottodominante e quella di dominante. OGNI accordi possibile può essere indicato come una funzione, anche se esistono accordi ambigui... la teoria funzionalistica diventa interessante proprio quando ha a che fare con le situazioni complicate, soprattutto quelle analitiche, in cui interpreta le funzioni all'interno di composizioni complesse.
Ad un livello "basic", l'accordo sul primo grado ha una funzione di tonica, così come quello sul terzo. L'accordo di dominante e quello di sensibile hanno funzione di dominante. Gli accordi sul secondo, quarto e sesto grado hanno funzione di sottodominante. In realtà le cose sono molto più complicate di così e la teoria funzionale interpreta molti altri accordi, anche quelli di cui parlavo io (gli accordi "estranei").
Il resto è sostanzialmente giusto.
Sulle scale minori, essenzialmente ce ne sono di tre tipi: la scala minore naturale, quella armonica e quella melodica.
La scala minore naturale ha la terza minore e gli altri gradi naturali, ovvero seguendo l'elenco delle note dato dall'armatura di chiave. Esempio, un Re minore naturale avrà solamente il Sib, come nota alterata. Le altre note saranno naturali, come indica l'armatura di chiave.
La scala minore armonica altera il settimo grado, per permettere la formazione di un accordo maggiore di dominante. Noterai, infatti, che in Re minore naturale l'accordo diatonico di dominante, formato coi gradi della scala, è La-Do-Mi, ovvero una triade minore. Per permettere la presenza di un accordo maggiore di dominante (ovvero la presenza di una tensione di sensibile) bisogna alterare il Do e renderlo Do#. Così, il Re minore armonico avrà Re mi fa sol la Sib Do# Re
La scala minore melodica risolve il problema della seconda eccedente della scala minore armonica. Tra Sib e Do# c'è, infatti, una seconda eccedente, un salto molto dissonante. Per evitare questa cosa, si altera anche il Sib rendendolo Si naturale. Ma visto che questa cosa eliminerebbe del tutto l'armatura di chiave, allora questa alterazione si mantiene solo nella scala ascendente. La scala minore melodica ascendente sarà, quindi, Re mi fa sol la Si Do# Re, e quella discendente Re Do Sib la sol fa mi Re