Intanto Red ti ringrazio per il ricco contributo che ho veramente gradito molto, fra le righe hai perfettamente descritto perchè è un brano che a me risulta datato e se ci pensi bene:
- Puntillismo anni '50,
> in Lachenmann il paesaggio
> cambia praticamente ad ogni battuta,
> ogni momento c’è qualcosa di nuovo da ascoltare
> – e in questo senso Lachenmann esige molta più
> rapidità di ascolto di Bertrand.
- Più che altro tutto ciò rimanda allo strutturalismo, che è un estetica che ha fatto il suo corso (e decorso)
- Aggiungo che inoltre è ancora molto legato al mondo del concreto
Ecco che questi tre fattori, ben mescolati, riportano l'orecchio a quei favolosi anni '80 già trascorsi. Niente di male, anche a Brahms dicevano che scriveva un po’ datato, ma è talmente bello che non gli si può dire nulla. A proposito, mi piace che nel tuo intervento sia velato il riferimento a “cose belle e brutte”.
Comunque sia tu dici che questi strascichi non sono interessanti in se e ci sta; da compositore ti concentri di più su questa sua apertura all'ascoltatore (a proposito, adesso ho capito cosa intendevi con trascinato in riferimento al ritmo. Certo, come ben descrivi, è un modo per dare un minimo di certezze all'ascoltatore, ma di fatto questa non è una novità in senso assoluto, di certo per Lachenmann). E’ proprio da ascoltatore che dico che per tutto questo trovo più centrato nel ventunesimo secolo il buon Bertrand che il "nuovo" Lachenmann. Lo scrivo non perchè mi interessa chi fra i due ce l'ha più duro, ma perchè entrambi hanno cercato di rispondere ad un'esigenza ma Lachenmann mi sembra più appesantito da quei “fardelli” tipici della sua estetica ... che hanno fatto epoca, per cui tanto di cappello.
Oggi come oggi, con tutta la mia soggettività di puro ascoltatore, non mi impressiona più di tanto questo brano di Lachenmann; se vado in una sala di concerto di musica Contemporanea spero di non trovarmi il Lachenmann di turno rispolverato ma qualcosa di relativamente nuovo…altrimenti finisce come la Contemporary Music Hub Milano
Ovvio che compositori della cifra di Lachenmann ne escono sempre egregiamente…però mi interessa che passi il concetto di fondo e non sono convinto che la classica rispolverata sia nello spirito della Contemporanea. Mi sbaglio? ... o meglio, a me tutto ciò inizia a confermarmi che Lachenmann ormai sta veramente diventando un classico … detto con le più nobili intenzioni.