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Il "Dono"

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leoravera

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Risposta 21 di leoravera

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Questo ultimo intervento esprime -Gilda mi scuserai se lo dico brutalmente- esattamente il luogo comune che ho inteso confutare con il mio articolo. Come si può confondere una qualità del tutto passiva del corpo umano (capelli, spalle larghe, occhi verdi ecc.) con una qualità che si sviluppa con la conoscenza, e che si intreccia con la capacità creativa?

La facilità di intonazione è certamente un talento di base, alcuni ne sono più dotati altri meno. Ma sfido una persona intonatissima ma priva di autodisciplina e capacità logica a suonare il pianoforte, ed affrontare la polifonia di Bach: in tal caso l'intonazione non serve a niente, il metodo conta assai di più, insieme ad una mente logico/matematica. Ribadisco che la musica è una disciplina che attinge ad una serie innumerevoli di talenti, non ad uno solo, e che anche persone poco dotate in uno o più di questi talenti, possono ed hanno saputo eccellere nella musica.

Qualche esempio per i più scettici, su vari generi musicali. Chet Baker, Antonio Jobim, Lucio Battisti avevano un'intonazion approssimativa. Thelonius Monk aveva una tecnica assai modesta. Si legge che le stesse esecuzioni di Chopin della propria musica fossero tutt'altro che impeccabili. Frank Sinatra aveva un estensione vocale molto limitata. John Coltrane riuscì a superare pesanti limiti grazie ad una dedizione totale, chi lo conosce racconta la difficoltà dei suoi progressi.

Conosco alcuni musicisti dotati di orecchio assoluto (una qualità fisica della persona) per i quali questo talento è alla lunga diventato un fardello più che un vantaggio. Hanno infatti saltato per intero importanti fasi di scavo e di approfondimento, diventanto musicisti approssimativi e assai peggiori di molti altri meno dotati.

Credo di avere espresso il mio pensiero in modo anche troppo veemente, un cordialissimo saluto

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Risposta 22 di Frank

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leoravera ha scritto:

La facilità di intonazione è certamente un talento di base, alcuni ne sono più dotati altri meno.

Esattamente 🙂 Un dono più o meno grande.

leoravera ha scritto:

Ma sfido una persona intonatissima ma priva di autodisciplina e capacità logica a suonare il pianoforte

Esatto, ma sfido anche una persona antimusicale ad andare oltre il muovere le dita 🙂

leoravera ha scritto:

Ribadisco che la musica è una disciplina che attinge ad una serie innumerevoli di talenti

Esatto. I talenti non ce li facciamo noi, li teniamo vivi e li usiamo/finalizziamo per qualcosa, ad esempio la musica.

leoravera ha scritto:

anche persone poco dotate in uno o più di questi talenti, possono ed hanno saputo eccellere nella musica.

Questo è il punto secondo me, è il classico caso di vedere il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Intendo che negli esempi che riporti sotto:

leoravera ha scritto:

Qualche esempio per i più scettici, su vari generi musicali. Chet Baker, Antonio Jobim, Lucio Battisti avevano un'intonazion approssimativa. Thelonius Monk aveva una tecnica assai modesta. Si legge che le stesse esecuzioni di Chopin della propria musica fossero tutt'altro che impeccabili. Frank Sinatra aveva un estensione vocale molto limitata. John Coltrane riuscì a superare pesanti limiti grazie ad una dedizione totale, chi lo conosce racconta la difficoltà dei suoi progressi.

evidenzi il limite ma non i talenti che gli sono serviti per superarli. Se cerchi bene ci sarà anche sensibilità e musiaclità, che abbinata ad una grade dedizione e metodo gli hanno permesso di raggiungere un certo obiettivo che hanno percepito, pregustato e desiderato...come? Bisognerebbe fare l'elenco esaustivo dei talenti (anche caratteriali) che ogni persona ha utilizzato.

leoravera ha scritto:

Conosco alcuni musicisti dotati di orecchio assoluto (una qualità fisica della persona) per i quali questo talento è alla lunga diventato un fardello più che un vantaggio. Hanno infatti saltato per intero importanti fasi di scavo e di approfondimento, diventanto musicisti approssimativi e assai peggiori di molti altri meno dotati.

In realtà questo è un altro "mito", l'orecchio assoluto è solo una facilitazione ma al musicista serve quello relativo...che caso vuole può essere costruito....per cui, metodo, dedizione, sensibilità, musicalità, etc ... concorrono per ragiungere l'obiettivo.

leoravera ha scritto:

Credo di avere espresso il mio pensiero in modo anche troppo veemente

e io spero di aver integrato qualcosa di utile per chi passerà, leggerà e cercherà di farsi un' idea propria..magari facendo anche qualche approfondimento mirato 🙂

Ovviamente senza la pretesa di persuadere nessuno

Moderatore

Risposta 23 di sisifo1987

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castellammare di stabia

Eh, ora è difficile intervenire su tutte le cose scritte in precedenza. Proverò a rispondere a tutte in un unico discorso.

Io penso che se si parla di dono, non è quello, che fa diventare un uomo un grande musicista, un bravo chirurgo o altro (sono di supporto ma non fondamentali). Il dono è una cosa che viene prima di tutto ciò.

Il dono (come dice la parole) è avere una cosa senza aver fatto nessuna fatica per averla. Questo dono può essere avere, l'orecchio assoluto, capacità di calcolo spiccate, o altro.

Avere questo dono non implica di certo la sicurezza che un giorno si diventerà un musicista o un matematico e lo spiego portandovi degli esempi.

Un mio amico alle superiori era bravissimo nei calcoli a mente. Era davvero un fenomeno e lasciava sbalorditi amici e professori ma nonostante tutto non ha sfruttato questa sua caratteristica innata e oggi giorno fa tutto altro nella vita.

Poi ricordo un episodio di quando prendevo lezione di dettato melodico.Un bambino che stava li per la lezione successiva, in modo semplice rispondeva ai punti dove io mi bloccavo e avevo problemi. Non so se quel bambino oggi sia diventato un musicista ma sono sicuro che se fosse stato solo per il suo orecchio (come ugualmente e valso per il dono del mio amico) oggi anche lui farebbe tutt'altro.

Poi la presenza o l'assenza di un dono, in alcune situazioni può essere anche una lama a doppio taglio. Può costringere una persona a vivere una vita non sua.

"Io sono bravo nell'atletica e devo fare questo nella vita", "no, ma io non me la cavo tanto a scuola...peccato mi sarebbe piaciuto diventare avvocato".

Queste sono le tipiche frasi, che può dire una persona che da grande si potrà trovare a fare cose che non sente sue, solo perché si è fermato prima, non ha saputo rischiare/osare.

Chi sa se quel bambino/a avrebbe potuto fare altro nella vita ed essere felice, come quel bambino/a che voleva realizzare il proprio sogno di diventare avvocato.

Il dono è una cosa preziosa e la si deve custodire gelosamente ma non farla diventare un vincolo. Poi nella vita si può anche fare molto bene il proprio lavoro, un altro lavoro, diverso da quello che si voleva fare da piccoli e nello stesso tempo tenere in vita quello passione che in gioventù si pensava potesse diventare il proprio lavoro da grande. E bene, anche queste persone hanno un loro talento. Il talento di ritrovare sempre se stessi facendo la cosa che vogliono fare a prescindere da tutto.

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Risposta 24 di GILDA

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SAN PIERO A SIEVE

Ciao Leo, rispetto il tuo punto di vista e spero che ascolterai con pazienza il mio parere. Dici che il dono non esiste ma ammetti che comunque esiste in ogni essere umano " una qualità passiva " ....e perché metti dei limiti alla qualità passiva? Perché in una qualità passiva devono rientrare solo capelli, spalle, corpo? E perché non l'intonazione o la voce, quest'ultima oltre tutto riguarda proprio il corpo? Avere una bella voce fin dalla nascita non è forse una qualità passiva ? Credi forse che una persona che nasce roca, con un registro mediocre e con corde vocali da far pena, con l'applicazione possa arrivare a cantare come un bravo cantante ? Vedi dunque che il dono non è altro che quella qualità passiva del corpo umano di cui tu parli .Un bambino che nasce e a 3 anni si mette a cantare in maniera perfetta senza che nessuno glielo abbia insegnato , ha ricevuto una qualità passiva nel corpo umano ( come la chiami tu ),perché si è ritrovato questo dono senza nessuno sforzo e senza che nessuno glielo insegnasse, esattamente come gli occhi azzurri o i capelli coi boccoli....era nel suo DNA....io li chiamo doni, tu li vuoi chiamare qualità passive...ok, a me sembra la stessa cosa.....Il dono infatti non è altro che una qualità passiva proprio perché presente fin dalla nostra nascita. Negare che esista il "dono" vuol dire anche negare la genialità, significa che i pochissimi geni che abbiamo avuto nel mondo non sono altro che le pochissime persone che hanno studiato veramente, che si sono veramente applicate , che in realtà non avevano nessun dono particolare e che se sono diventati dei geni è solo perché hanno studiato di più? Significa anche che tutti gli altri non si sono applicati nella stessa egual misura... Ma non è vero questo....Io non potrò mai diventare come Chopin , nemmeno se ne studio 30 di ore al giorno, ed è questo "mai,mai,mai" che mi fa comprendere che esiste un "dono". A Chopin bastava 1 ora soltanto di studio al giorno ( testimonianza del suo papà in una lettera )....insomma li abbiamo davanti a noi ogni giorno di questi esempi, come si possono negare le evidenze? Concordo comunque con te, in altre cose che hai detto e che sono a mio parere sacrosante , e cioè che il talento o dono è solo un inizio che deve essere sviluppato in qualcosa di più grande con l' applicazione e lo studio, come anche Sisifo ha detto ,altrimenti non si arriva da nessuna parte. Come sono anche d'accordo sul fatto che studiando ci miglioriamo e affiniamo e anche un mediocre con l'applicazione può arrivare ad un buon livello....ma dubito senza un minimo dono.Concordo perfettamente con Frank,...sugli esempi dei personaggi di cui hai parlato, hai evidenziato i loro difetti e non i loro veri doni...Comunque sono opinioni....può darsi che tu abbia ragione.....il corso della vita ci dirà la verità.

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Risposta 26 di Thesimon

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Vorrei dire anche la mia a distanza di qualche giorno dall'ultima risposta. Purtroppo ultimamente non ho il tempo per essere molto presente qui sul forum e cerco di rimettere a paro quando posso.

Che ci piaccia o no, altezza, colore degli occhi, lunghezza delle mani e qualsiasi dote fisica che possiamo vantare o di cui rammaricarci era già stata scritta e decisa nel nostro DNA. L'intelligenza, che si scinde poi in varie capacità e forme, è anch'essa frutto di una componente genetica (anche se non ne è stata dimostrata l'ereditarietà), ma mentre le qualità fisiche sono più figlie delle informazioni genetiche, l'intelligenza segue anche o forse per lo più una strada dettata dall'ambiente e dalle sollecitazioni che questo provoca nell'essere umano (Non sono cose che mi sto inventando, sono ricerche condotte da gruppi di neuroscenziati pertanto fin qui non ho detto nulla di nuovo e di mio).

Avere un maggior numero di terminazioni nervose non implica necessariamente che la qualità intellettuale di un individuo debba essere necessariamente migliore di un altro individuo fisicamente (a livello cerebrale) meno fornito. Tutto questo non può prescindere dall'ambiente in cui si nasce, si cresce e più in generale si vive.

Analizzare il perché e per come, nella mente delle persone nasca il talento è una cosa quasi impossibile da scoprire. Basti pensare che ancora oggi moltissimi gruppi di neuroscienziati si "passano" il cervello di Einstein per cercare di comprenderne le proprietà neurologiche e intrecciare informazioni della sua vita per capire come anche queste abbiano contribuito alla formazione del genio. Recenti scoperte di un gruppo di neuroscienziati di New York hanno dimostrato che il cervello di Einstein aveva un numero molto maggiore di terminazioni nervose nell'area logico-matematica-deduttiva, il ché lo rendeva un uomo dalle capacità straordinarie. Ora ammettiamo per assurdo che Einstein fosse cresciuto in una famiglia di contadini con scarso reddito che non avrebbero potuto permettergli di studiare; molto probabilmente non sarebbe mai arrivato alla scoperta della relatività ristretta e a tutte le scoperte come la dimostrazione della teoria dei quanti di Plank.

La vita di Einstein è stata invece favorita in questo senso: il padre aveva un'azienda produttrice di macchinari elettrici e meccanici, Einstein già da piccolo sviluppava modelli meccanici e si era appassionato alla scienza. Suo zio molto spesso gli poneva quesiti matematici difficilissimi che lui risolveva brillantemente in tempi record.

Per farla breve credo che sia già molto difficile scoprire per cosa si è più portati, e non sempre è possibile perseguire un certo obiettivo. Di base comunque se si hanno le possibilità intellettive ed economiche per iniziare un certo percorso i risultati prima o poi arrivano (i tempi variano da persona a persona logicamente); ma per essere i numeri uno è necessario avere quel qualcosa in più e badate bene, non mi riferisco solo a doti intellettive date da una diversa morfologia del cervello, ma mi riferisco, forse di più, al sovrapporsi di situazioni favorevoli all'indirizzamento per quell'essere umano verso la giusta strada; quella scritta e massimamente compatibile con i suoi geni.

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Risposta 27 di pestatasti

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... e non si può pensare che ci sia un forte legame tra le caratteristiche individuali (i termini "doti" o "doni" non mi piacciono) e le aspirazioni di ciascuno?

Non ho mai conosciuto uno stonato inguaribile innamorato della musica. Durante gli studi, specie i primi, c'erano un sacco di stonati ma erano tutti forzati dai genitori. Così come non conosco persone spaventate dal sangue che aspirano a fare i chirurghi, o persone negate per la matematica che pretendono di diventare fisici...

Penso che chi è "naturalmente" portato per la musica sia meglio disposto ad impegnarsi con disciplina per sviluppare le proprie capacità.

Condivido appieno anche la considerazioni di negative di leoravera sulla eccessiva enfatizzazione del talento: 1) non fa giustizia agli artisti che si sono "fatti" lavorando sodo; 2) demoralizza chi si ritiene (x un motivo e x l'altro) poco "talentuoso"; 2) al contrario, spinge al fallimento chi si ritiene "talentuoso" e pensa per questo di non aver bisogno di lavorare ed imparare: a proposito di bambini prodigio (espressione che trovo orribile) quanti restano prodigi anche da adulti?

Aldilà di questo, poi, trovo che il voler collegare qualità artistiche con le caratteristiche genetiche se per certi aspetti, soprattutto di tecnica strumentale, è corretto (chi ha mani grandi è facilitato a suonare il pianoforte), esprima però una concezione antropologica deterministica e nichilista. Non so, mi richiama alla mente un certo modo di ragionare Lombrosiano fortunatamente consegnato alla storia (ma sarà poi vero?).

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Risposta 29 di Xenakis

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leoravera ha scritto:

Condivido in pieno quest'ultimo intervento

Senza nulla togliere a PestaTasti, mi sembra che abbia ribadito con altre parole una buona parte di considerazioni che erano già emerse...ben venga.

In fin dei conti rileggendo il tuo scritto:

Questa falsa visione della musica come un “dono” è dannosa tanto per chi vorrebbe suonare ed incontra le inevitabili difficoltà dei primi passi, quanto per gli stessi musicisti che vorrebbe celebrare, non si riconosce infatti che il talento musicale si coltiva nel tempo con impegno, dedizione e sacrificio.

non ho capito perchè poi hai dissentito da tanti pareri; leggo sul tuo blog contenuti che alla fine, con parole e sfumaturediverse, hanno scritto un po' tutti ...parli anche tu di talento e studio, o intendevi qualcosa di diverso?

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Risposta 30 di leoravera

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Ciao Xenakis, di opinioni diverse ne sono emerse tante, fare un po' di polemica è un piacevole gioco dialettico, evidentemente siamo tutti appassionati di musica. Le differenze stanno nelle sfumature, o forse a volte nel significato che attribuiamo a certe parole.

Essendo molto testardo, continuerò a sostenere che "talento" e "dono" non sono la stessa cosa, ma ti assicuro che non mi prendo tanto sul serio come sembra (qualcuno mi ha rimproverato a tal proposito...).

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