Sergio ha scritto:
Perchè si afferma che un accordatore cromatico non funziona per accordare anche se tutti i modelli (compresi quelli da 12 euro e quelli per chitarra non cromatici che accordano solo le 6 corde) sono in ogni caso già tarati per il temperamento equabile?
La domanda sorge spontanea e secondo me merita risposta esauriente, perché chi non è del mestiere, ma comunque curioso, non riesce a capirlo, nemmeno leggendo i vari manuali e ora i vari tutorial presenti su internet. Vedo che TheSimon ha già fatto un passo e probabilmente ha dato la risposta, ma in un modo ancora poco chiaro per il neofita. Perciò voglio esporre quello che può essere un punto di vista di chi non capisce e tentare di dare una risposta "dal basso", senza avere la pretesa di interpretare i dubbi degli altri.
La domanda più semplice è:
Tutto quello che si legge nei manuali d'accordatura, riguardo il temperamento equabile, i battimenti etc. sarà sicuramente riproducibile tramite un accordatore cromatico elettronico, magari già da fabbrica; cioè una volta stabilite le frequenze tenendo conto di quanto spiegato nei manuali dovrei essere a posto, o no?!
La risposta è no! Bene, allora bisogna capire il perché.
E' forse un problema di sensibilià? Possibile che non siamo in grado di costruire uno strumento, per quanto costoso, che abbia una sensibilità sufficiente da fissare le frequenze in modo soddisfacente?!
La risposta dovrebbe essere: certo che si può! A questo punto, se la risposta giusta risulta sbagliata, vuol dire che è sbagliata la domanda!
Credo che bisogna allora spostarsi nel campo della percezione, sia dell'orecchio, che dello strumento elettronico e credo che il diavoletto qui sia la non linearità del sistema uditivo e anche del sistema "corda reale".
Se lo strumento elettronico fosse affidabile nell'estrarre dal suono di ciascuna corda vibrante una portante e contestualmente l'orecchio fosse soddisfatto di avere le portanti di tutte le corde fissate a precise frequenze di manuale, non avremmo problemi.
Il problema è quindi forse che l'orecchio non cerca la portante e nemmeno il semplice rapporto tra le portanti, bensì la percezione di un altezza di un suono complesso prodotto da una corda "reale" e ancor più i rapporti tra suoni complessi. L'intelligenza dell'orecchio, ancor prima del cervello non è riducibile a una semplice FFT, che può fare uno strumento per quanto sofisticato. L'altezza percepita non sarebbe dunque quella consigliata dallo strumento e può essere senz'altro diversa da un pianoforte all'altro.
Quindi tra un pianoforte e l'altro l'errore prodotto dallo strumento elettronico varia certamente.
Nemmeno si può pensare che l'errore prodotto dallo strumento sia costante nel tempo e quindi "fotografabile" dallo strumento per un suo riutilizzo, perché ovviamente le caratteristiche fisiche del pianoforte variano nel tempo.
A questo punto rimarrebbe da chiedersi: quanto l'accordatura può essere soggettiva e quanto invece la strampalata finezza dell'orecchio è riproducibile da un essere umano all'altro?!
Per esperienza personale mi pare che sia molto riproducibile e quindi penso anche che la "distanza" da un orecchio all'altro sia tipicamente ben inferiore a quella tra un orecchio e uno strumento elettronico.
Perdonate la lunghezza del mio tentativo, ma percepisco e condivido il bisogno di una risposta!
cari saluti
p.s. probabilmente, da ignorante, ho anche sottovalutato il funzionamento di strumenti professionali, ma credo che la sostanza non cambi.