Si, come dite voi si tratta di un falso storico, quindi fondamentamentalmente si tratta di analisi comparativa tra i quartetti dell' op. 18...
Già ho fatto analisi approfondite in quartetti di Haydn e Mozart (di Haydn l'op 33 e l'op 74), ma con l'op 18 mi son trovato davanti ad qualcosa di più complesso, anche se si tratta del "primo Beethoven", ovviamente influenzato dai compositori classici.
Più che altro sto cercando di capire quali processi compositivi Beethoven ha messo in atto per "arrivare" ad ogni sezione formale, quindi i procedimenti di sviluppo del materiale tematico di partenza. Ho notato un particolare: mentre in Bach, Haydn, Mozart e Clementi spesso ci si ritrova di fronte alla cosiddetta "Grundgestalt", ovvero lo sviluppo continuo di una cellula iniziale che viene manipolata e sottoposta a tecniche contrappuntistiche convenzionali, quali specchi per inversione e retrogradazione, in Beethoven queste tecniche continuano ad esistere ma in forma completamente diversa! Nell'op 18 n.3 in Re Maggiore ad esempio il tema iniziale non presenta una cellula/motivo generatore poi sviluppato (come accade invece nella V Sinfonia) ma una melodia cantabile al violino primo cangiante nella sua struttura di superficie... ho provato così a cercare quello che nel melodismo Bachiano si definisce comunemente "contrappunto virtuale" o "nascosto" e ho individuato due linee melodiche, entrambe terminanti con la nota di volta per tono (linea melodica superiore) e per semitono mi# fa# (linea melodica inferiore, coda della frase tematica).. subito dopo una lunga sottodominante nella seconda frase rivela una sottostruttura arpeggiata di mi minore poi abbellita con tante note di volta per semitono.
Guarda caso il secondo tema inizia con nota di volta per semitono e continua con nota di volta per tono e arpeggio di la maggiore, in pratica il "retrogrado" del primo tema... ma non a livello di note, come nel contrappunto severo, bensì a livello di relazioni intervallari, il contenuto, il ritmo, l'articolazione, il fraseggio, la durata e la struttura fraseologica sono contrastanti!
Questo mi fa pensare che Beethoven agisca non più a livello di semplici motivi come facevano i suoi predecessori ma che cercasse di sviluppare figure musicali contrastanti tra loro ma ad un livello profondo unite coerentemente tramite l'uso di strutture melodiche e intervallari molto semplici e oserei dire "scheletriche", come appunto note di volta e arpeggi.
Ora, questo può sicuramente aiutarmi, ma ciò che intendevo per "modo elastico" è l'agilità di scrittura nell'imitazione: so bene che si tratta della "Gabbia Beethoven circoscritta al 1797/1800, ma all'interno di questa gabbia non posso copiare spudoratamente dai quartetti op 18 e fare un copia-incolla, devo arrivare appunto all'elasticità di scrittura per cui in grado di scrivere direttamente nello stile di Beethoven qualsiasi tipologia di frase, dal conseguente del tema, al ponte modulante, al secondo tema, alle codette di fine esposizione, allo sviluppo.... quindi quasi "immedesimarmi" in lui, altrimenti risulterebbe un semplice copiare qualcosa di già esistente senza possederne i contenuti reali...