Ciao Armando, contraccambio i saluti.
In effetti vi sono moltissimi scritti che non sono stati tradotti in italiano, a partire dalla Biografia (nota B maiuscola) di Alexander Wheelock Thayer, disponibile solo in tedesco, inglese e…giapponese. Ma anche la biografia di Ludwig Nohl è molto interessante, purtroppo questa solo in tedesco. Tradurre in questo periodo non è facile, non ci si dovrebbe fermarsi alla mera traduzione ma alle numerose note da aggiungere per rendere la biografia aggiornata in base a tutti gli studi effettuati ad oggi.
Quanto tradurre Schindler, si tratta di un'opera che, pur interessante e spesso ben informata, non entusiasma moltissimo, piena com'è di falsificazioni volute, di forzature, di inesattezze. Andrebbe tradotta e rettificata al contempo in nota sulla base degli ultimi studi su Beethoven, ma l'impresa si farebbe in tal caso davvero imponente. Pertanto lo Schindler sarebbe un lavoro improbo, non tanto per la traduzione in sé, ma per la rettifica, la confutazione, il riordino, la conferma delle innumerevoli informazioni contenute. Non avrebbe infatti senso al giorno d'oggi offrire al lettore una edizione priva di commenti, come se il testo contenesse solo verità. Si dovrebbe fare un lavoro di equipe, ma quale editore sarebbe disposto a pagare 3, 4 persone per la realizzazione di un volume che in Italia venderebbe sì e no 1000 copie? Forse è meglio abbandonare l'idea di una siffatta edizione italiana, a meno che qualche colto sponsor intervenga con decisione.
Ma come tu sai argomenti come la famiglia di Beethoven, le sue malattie, o quanto vino beveva, le sue donne e capire chi possa essere l’immortale amata non mi entusiasmano né riuscirei a dedicarmi con volontà.
Uno studio che ho iniziato ma che è molto lungo è Beethoven in Italia. Capire e sapere come è stato “appreso” Beethoven in questa terra e dai nostri connazionali. Non molto su e cosa è stato eseguito di musiche di Beethoven, ma principalmente cosa è stato stampato da editori Italiani, che ciò che mi colpisce che sono stati i pezzi per pianoforte e per di più variazioni. Tra i primi pezzi di Beethoven stampati in Italia, è bene ricordare quelli stampati dal 1817 da Lorenzi in Firenze : Op. 90, Op. 1 (no.2), Op. 79, WoO 069, Op. 17, Op. 76, Op. 49 no.1-2, WoO 070, Op..11, Op. 12, Op. 18, Op. 1 (no. 3), Op. 50, Op. 26, Op. 105, WoO 046. E per dire che il primo libro solo dedicato a Beethoven su un saggio teatrale di Cossa del 1872 seguito dal Mastrigli del 1886, anche se passi biografici vennero pubblicati in diverse riviste Italiane, a partire da quello del 1828 su L’eco alla lunga biografia molto interessante su Lucifero del 1841 e nel 1846-47 su La Gazzetta Musicale di Milano.
Scusate, mi sono allontanato dall’argomento di questo topic, cioè la famiglia Beethoven. Ci sarebbe molto da dire ancora sul nonno, sul padre, nonché sui fratelli o il nipote Karl e i suoi figli, tra cui Hermine che non solo era una mediocre pianista ma molto assomigliante a Ludwig. Fino al figlio di Karl, Ludwig che dovette scappare in America per sfuggire alla prigione per la vendita di falsi manoscritti o oggetti del suo avo musicista. Ultimo ad avere il nome di Beethoven è il figlio di Ludwig, Karl Julius Maria nato il 8.05 1870, proprio nell’anno del centenario del compositore; scrisse per diversi giornali in Inghilterra, Francia, Belgio e Germania, morendo celibe in un ospedale militare (era stato anche un mediocre soldato) in Vienna il 10 Dicembre 1917 per una combinazione di attacco di cuore e malnutrizione. Nella medesima città dove 90 anni prima il feretro di venne portato da nobili e musicisti e una grande folla, l’ultimo con il nome van Beethoven su sepolto di gran fretta in a semplice tomba.
A presto,
Luigi