Insomma, Francesco ha posto un problema di grande rilievo, anche se, nella sua giovanissima età, ha proposto una risposta che non è una soluzione.
Infatti, una soluzione risolve un problema; ma il problema non consiste nell'ignoranza della composizione e dell'autore, quanto nell'utilizzo che si fa - da parte di tutti - di una espressione artistica e, in genere, della cultura (mercificazione).
Consentitemi innanzitutto di dissentire con alcune delle cose che si sono dette: e Vi spiego anche il perché.
Francesco chiede di citare opera e autore e - giustamente - Maricallas ricorda che se citiamo sempre, la cosa passa inosservata. Caro Franceso, bastassero le citazioni a fare cultura, allora avremmo abbondanza di persone colte ! (La musica di "Barilla" è una citazione!)
Simone se la prende con gli insegnanti, ma loro non sono i responsabili dell'acculturamento dei giovani, cosa che è e rimane responsabilità dei genitori.
Infatti, i genitori utilizzano degli operatori per eseguire questo compito, ma usare qualcuno che opera al tuo posto (nel mio mondo) non trasferisce la responsabilità. Infatti, la delega ha lo scopo di creare efficienza/efficacia e non lo scopo di spostare la responsabilità del risultato, anche se molti tendono a scordarselo.
Se un genitore non invia messaggi, se non quelli legati alla mercificazione, che cosa ci aspettiamo dai giovani? Dimentichiamo che il giovane viene formato dalle esperienze vissute e, quindi, se il padre diffonde ignoranza perché il figlio dovrebbe esibire cultura?
Passiamo ora al pubblicitario: avevo un gemello (purtroppo tragicamente morto) che faceva il pubblicitario a Milano. Lui faceva il mestiere con passione e professionalità, ma era ben conscio dei meccanismi perversi dello strumento che aveva fra le mani.
Molto meno - credo, anzi sono certo - lo erano i destinatari delle sue campagne, visto che le pubblicità di tipo "castigato" avevano meno successo di quelle di tipo "spinto". E io aspetto ancora di vedere le frotte di persone rinunciare a vedere una stronzissima duemilesima puntata di un qualunque serial (o della Domanica Sportiva, fate Voi, tanto anche lì esibiscono tette e culi), per leggersi non dico un libro, ma un maledetto giornale!
Molto più accorti - invece - quelli che gli commissionavano il lavoro pubblicitario, che vedevano la cosa come un investimento come tanti altri, contraddistinto perdipiù - se gli diceva bene - da una redditività impensabile con un investimento industriale "classico". E quindi giù con tutti i trucchi classici inventati nel tempo dai furbi di mezzo mondo (ho vissuto a Napoli per molti anni e a noi non ci debbono insegnare niente!): dal ti distraggo con una falsa morale (tipo: prendi il prodotto Profumo Sensation e sarai meglio degli altri), al ti incanto con la belloccia/il belloccio di turno (Blasi/Totti ?, etc..), al ti dico che stai per fare un vero affare (3x2, sconto favoloso ?, etc...) e così via. Insomma, una merda merdosa che più merda non potrebbe essere.
Sinceramente, non saprei trovare chi dei tre merita maggiormente il mio disprezzo, fra imprenditore,pubblicitario e cliente ( o forse proprio me?).
In realtà, ciascuno di noi è, in parte, artefice del proprio destino e ciascuno è quindi responsabile di questo andazzo.
Il capitalista, che conosce a memoria le leggi del mercato (semplificando):
1) molti comprano, molti vendono = massima giustizia e prezzo equo;
2) molti comprano, pochi vendono = minima giustizia e arbitrio del venditore;
3) pochi comprano, molti vendono = minima giustizia e arbitrio del compratore
cerca le soluzioni 2 o 3 e quindi passa il suo tempo a cercare di fare fallire/acquistare i suoi competitori e fare abbrutire/imbecillizzare le controparti sul cosiddetto mercato.
Il pubblicitario è uno strumento del primo (ognuno che conti ha i suoi bravi!) e, in cambio, cerca di arricchirsi facendo un mestiere che gli piace; è però forse vero che quando dipingeva bei quadri e voleva venderli per mangiare onestamente nessuno glieli comprava e quindi è pure colpa del terzo! (ogni mezza tacca ha i suoi persecutori!).
Il compratore, che non vuole imparare le leggi del mercato, è felice che gli dicano cosa fare e non si chiede nemmeno per un attimo se la persona che gli dice che fare sia dotata della autorevolezza e dell'indipendenza necessaria (non lo è l'imprenditore, non la pubblicità, che risponde all'imprenditore), in quanto l'unico che avrebbe la autorevolezza necessaria sarebbe lui stesso, ma allora bisognerebbe farsi un culo della madonna per capire un mucchio di cose! Meglio farlo fare a Blasi/Totti, anche se costa di più (sennò chi li paga i Blasi/Totti?) e se si rimane nella propria crassa ignoranza(nel frattempo, usa il tempo risparmiato per cercare di arricchirsi a danno di altri malcapitati e cambiare gruppo). Ma che ci possiamo fare se l'uomo è un animale sostanzialmente stupido/ignorante/presuntuoso/egoista?
Capisco l'indignazione di Franceso, che come me ama la musica, ma pensate allo scempio che avviene con la tecnologia, dove tutti conoscono il prodotto ultimo della tecnologia elettronica e nessuno sa chi ha scoperto i fenomeni elettrici o elettronici. Mozart-Mulino Bianco/Grattugia Kenwood non è molto diverso da Schroedinger-Ipad/Nokia. E non parliamo di quello che avviene con le arti, che soffrono anche più della scienza, se possibile.
In realtà, siamo in presenza di un processo strano nel quale - da un lato - un numero crescente di persone aumenta le proprie conoscenze e la propria ricchezza e - contemporaneamente - un numero sempre più ridotto (in percentuale) di persone si impadronisce di fette via via più ampie di informazione e di diritti, per dominare gli altri. In questo processo le parole d'ordine sono: economia di scala e mercato, ma, in realtà, la prima produce concentrazione (ahi, ahi, ahi ! regole 2 e 3!) e il secondo viene menzionato a sproposito, perché il mercato prodotto è fittizio come le "ombre nella caverna".
Che fare, allora ? Come faccio a dire al mio vicino che bisognerebbe cambiare rotta ?
E' un poco come urlare ordini nell'infuriare della tempesta e nel sibilare dei venti a un equipaggio di sordi, anche riottosi, per giunta!
Bene, una soluzione è quella di mantenere la calma, indicare le manovre con i gesti (e non con gli urli!), cercare di correggere la barra al timoniere e, in ogni caso, ricordarsi che si è andati a un corso di nuoto e, se gli scogli si avvicinano troppo, buttarsi a mare e lasciare gli inetti al loro destino.
E adesso, fatemi tornare allo studio della Numero 2 (Nochecita) delle Seis Danzas Espanolas di Isaac Albeniz ( Vi giuro!!! Non sto salvandomi dagli scogli, ma solo indicando una manovra con i gesti a un bell'equipaggio!).
Ciao !