Pensieri e parole in libertà

La pericolosità del web: la mediocrità

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Thesimon

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Risposta 21 di danielescarpetti

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Bianca ha scritto:

Prendiamo il caso di un’opera musicale. Ad alcuni pare evidente il fatto che certi figuri godano di un successo immeritato e assurdo confronto ad altri molto più capaci e meritevoli. Ci si chiede poi se non sia sempre stato così o se questo mondo digitale non abbia fatto che esasperare e peggiorare le cose. D’altra parte ci si conforta anche dicendo che il tempo e la storia metteranno a posto le cose, poiché dureranno solo i prodotti di valore e il resto sarà scartato dalla selezione naturale.

Ma ne siamo davvero sicuri? Io credo che le cose siano molto più complesse e ancora meno confortanti di come vorremmo raccontarle, e a questo proposito faccio alcune provocazioni:

-Il tempo e il futuro non faranno che confermare il successo di quelli che già ce l’hanno (se non di tutti almeno della maggior parte).

-Il tempo e il futuro non faranno che confermare l’insuccesso e l’oblio degli altri (se non di tutti almeno della maggior parte).

-La storia del passato non ha selezionato i migliori in assoluto, ma solo quelli che essa (storia e storiografia) ha ritenuto opportuno selezionare.

-La storia del passato ha cancellato tutti quelli che non ha scelto, non in base al loro valore, ma in base all’interesse (che spesso tuttavia include anche il valore).

Immagino quanto possano fare accapponare la pelle queste parole, ma credo che, per onestà, prima o poi ognuno ci debba avere a che fare, o almeno deve provare a rifletterci se non vuole rimanere aggrappato alla confortante ma utopica idea, per quanto a volte produttiva, che la verità vince sempre.

Certo delle precedenti provocazioni si può discutere per esempio su cosa sia il valore o che cosa sia migliore. Però non sono quelle le questioni che voglio sollevare e con un po’ di buona volontà, lo si capisce da sé. Piuttosto si possono obiettare molti, o alcuni, esempi contrari. Per esempio prendiamo il caso arcinoto di Bach, di cui spesso si dice che ai suoi tempi non fu tenuto nel giusto conto e che solo con Mendelssohn fu rivalutato, mostrando così che la storia rimette sempre in ordine le cose. Bach tuttavia non era davvero un personaggio di scarso successo, come il mito vorrebbe e, anche se pare gli fosse preferito al tempo di gran lunga Telemann, alla storia ci sarebbe comunque passato per i ruoli e la considerazione che aveva già in vita. Tuttavia, si può obiettare, non basta essere maestro di corte per passare alla storia ma bisogna avere la qualità. Certamente, e certamente non tutti (anzi forse nessuno) i maestri di corte avevano le qualità di Bach, ma il punto è piuttosto chiedersi quanti hanno avuto le sue qualità ma non hanno potuto diventare maestri di corte. Nessuno, qualcuno, molti? Di questi non lo potremmo mai sapere e non perché la storia non sia in grado di trovarli, ma perché il presente (il presente di ciascuno di loro) li ha cancellati irrimediabilmente. Questo è un fatto inevitabile. Si tratta di selezione (anche se artificiale, perché nell’umano poco c’è di naturale). Quanti Bach e Telemann avrebbero infatti potuto sopportare le corti di quei tempi se non uno o due alla volta. Se già in un’epoca come quella in cui viviamo da ogni dove piovono compositori e artisti di mirabolanti capacità, oggi, in un mondo dove l’immaginazione non è certo superiore a quella dell’uomo rinascimentale, allora cosa dovremmo supporre di quei secoli così prolifici?

Ricordo che il primo giorno di Politecnico, la professoressa di Analisi I esordì con un discorso che mi fece pensare: disse che, poiché quell’anno eravamo troppe matricole, loro avrebbero dovuto in un modo o nell’altro (con qualunque mezzo) ridurci ad almeno un terzo. E così fecero. Ora è lecito pensare che coloro che rimasero furono i migliori e più meritevoli, mentre i restanti non avevano le doti per diventare degli ingegneri. Anche se negli anni seguenti non avessi mai avuto motivo di dubitarlo, una domanda già quel giorno me la posi: ma se a presentarsi a quel corso fossero stati solo quelli che sarebbero poi stati eliminati e giudicati non all’altezza, allora che razza di ingegneri sarebbero venuti fuori? E poi mi accorsi che quella poteva essere proprio la situazione reale, cioè proprio quella in cui ci trovavamo in quel momento: gli altri, quelli veramente migliori, semplicemente al corso potevano non essersi iscritti.

C’è poi anche da considerare che magari la bellezza e il valore di un’opera potrebbero non dipendere solamente da fattori intrinseci. Chi ci garantisce che molti dei tanto da noi vituperati falsi compositori non siano davvero migliori di molti di quelli che noi consideriamo tali? Finche si tratta di valutare sulla base di certi parametri più o meno condivisi una capacità tecnica, è un conto; ma di lì in avanti chissa? In fondo un’opera diventa bella anche grazie al fatto che è considerata bella. Con questo non voglio arrendermi a quello che vorrei combattere. Voglio solo considerare anche questo aspetto della realtà, senza negarlo per convenienza. L’arte è infatti anche comunicazione ed espressione di contenuti interiori nei confronti di una comunità e la condivisione e la comprensione di questa comunicazione è di per sé una parte della bellezza, intrinseca se vuoi, dell’opera d'arte. Dal che consegue anche che un’opera non potrà mai essere bella o superiore in assoluto, ma solo come frutto di un processo sociale. Ma qui sto andando troppo oltre e mi fermo.

Se tutto questo disturba troppo, fate finta che non l’abbia scritto e tenete per buona, eventualmente, solo la prima parte.

Cara Bianca ci può essere del vero in quello che scrivi  ... ma c'è anche tanto pessimismo. 🙂

Se guardo la storia della musica io vedo anche tanti  compositori che al loro tempo erano considerati grandi e importanti e oggi sono praticamente ignorati e che, non sempre, ma spesso, se vengono resuscitati dall'oblio, poi in tale oblio ritornano. Dunque, questo significa che il tempo e il futuro hanno fatto il loro corso. Poi, questo non toglie che possano essere rivalutati ma, comunque sia, ripeto, dimostra che il tempo e il futuro hanno fatto il loro corso.

Più sopra parlavo di Salieri e di Mozart. A quei tempi Salieri rivestiva un'importanza perfino più grande di Mozart agli occhi dei contemporanei, ma in ben poco tempo, il giudizio si è completamente stravolto.

Un'opera diventa bella e importante solo quando come tale è riconosciuta. Ma spesso per esserlo deve attendere del tempo, non necessariamente lo è al suo primo impatto. La Grande Fuga di Beethoven per diventare quel capolavoro assoluto che è ha dovuto attendere un secolo.

E' vero però che molti compositori del passato possono essere rimasti in ombra solo perché non hanno saputo trovare - o non gli è stato dato - lo spazio giusto ma se così fosse stato e se le loro opere sono ancora rintracciabili, io confido che prima o poi questo verrà fuori: tanti musicologi sono alla ricerca di qualcosa di sconosciuto e valido che viene dal passato.

Oggi, i compositori che decidono di comporre un certo tipo di musica - non uso aggettivi per non creare malumori o polemiche - sanno che a pochi eletti è dato di sopravvivere con il frutto del loro lavoro e questo perché, soprattutto, i gusti musicali dei nostri contemporanei si muovono su altri fronti musicali.

Forse non tutti quelli che riescono a vivere del loro essere compositori sono degni e forse altri che non ci riescono ne sarebbero invece assai degni. Non so. Forse che sì, forse che no! Ma oggi tutti i compositori hanno la possibilità attraverso  Internet di lasciare traccia acustica del loro operato e ... chissà, forse un domani la storia, il tempo, il futuro, decreterà la loro un'importanza postuma. Magrissima consolazione? Si lo è, ma non c'è nulla da fare.

Io penso che se uno è convinto delle proprie capacità artistiche deve perseverare anche se poi per vivere deve fare tutt'altro 🙂 .

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Risposta 22 di LucaCavaliere

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danielescarpetti ha scritto:

Io penso che se uno è convinto delle proprie capacità artistiche deve perseverare anche se poi per vivere deve fare tutt'altro 🙂 .

è molto amaro ma sono d'accordo con te.

una cosa è il lavoro per il sostegno nella vita.

una cosa è l'attività in cui si avverte la crescita e l'edificazione della propria persona.

se poi le due cose coincidono è una grandissima fortuna.

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Risposta 23 di Bianca

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danielescarpetti ha scritto:

Cara Bianca ci può essere del vero in quello che scrivi  ... ma c'è anche tanto pessimismo. 🙂

...

Se hai la pazienza di approfondire quanto ho scritto prima, ti accorgerai che quello che sulle prime ti è sembrato pessimismo non è che un pungolo ad esplorare un aspetto scomodo della realtà che raramente si prende in considerazione. Non riconoscere o non voler affrontare queste eventualità alla fine diventa un ostacolo più che un vantaggio per la comprensione. Solo che bisogna predisporre il proprio spirito ad affrontare anche quello che ci può dispiacere, il che è una cosa impegnativa. È molto più confortante credere che esista una forza provvidenziale che muove il corso della storia e che disveli gradualmente la verità. Se ci pensiamo bene, il fatto che un compositore di poco valore sia stato rimesso al suo posto dalla storiografia, non è di per sé un evento straordinario, non ci insegna un granché di nuovo sulla realtà delle cose. Così come il fatto che vi possano essere stati dei compositori di grande valore di cui si sono perse le tracce e che prima o dopo potranno essere riscoperti e rivalutati. Sono cose già successe e che accadranno ancora, fortunatamente.

Sarebbe invece più sconvolgente scoprire quanti potenziali artisti di straordinario valore non si sono mai nemmeno potuti esprimere, non abbiano mai neppure lasciato alcuna loro traccia da scoprire, nessun nuovo dono per l’umanità. Questo è il vero problema e il vero dramma che bisognerebbe affrontare: chiedersi se questa è una cosa che davvero può accadere e se sì perché accade e in che misura, e capire dove si può intervenire per porvi rimedio. Trovo che sia invece piuttosto ingenuo pretendere o sperare che chiunque sua sponte scelga la cultura, il senso critico, lo studio, il sacrificio, per affinare una capacità di giudizio in autonomia, anzi che affidarsi molto più comodamente ad uno qualunque della numerosa schiera dei nuovi (o vecchi) sacerdoti mediatici. Perché poi dovrebbe farlo, solo perché sarebbe meglio o giusto secondo noi?

Questo percorso ci riconduce però all’inizio del ragionamento, quando un po’ scherzosamente ho parlato di authority: il primo passo da intraprendere sarebbe proprio valutare la qualità dei “mediatori” (discorso già apparso in passato sul forum). Ogni opera ha necessità di un mediatore. In quanto espressione e comunicazione, sebbene di carattere del tutto particolare e senz’altro asimmetrico, essa ha necessità di un mezzo di trasmissione. Da cui discende la responsabilità immensa innanzi tutto degli insegnanti, dei maestri, il cui scopo principale, da che mondo è mondo, dovrebbe proprio essere quello di scovare e dare i mezzi per esprimere al meglio le doti di chi ce l’ha. Dire che la soluzione è tutta qui è ovviamente ridicolo, ma è un passo. Già solo rendersi conto che nella storia possano esserci stati o possano esserci “geni” potenzialmente superiori ai vari che costellano le nostre biblioteche e i nostri miti personali, e che questi ultimi in realtà siano un po’ meno mitici di quanto li dipingiamo, sarebbe uno scatto inaspettato. Dopo tutto quanti di noi criticano aspramente la tendenza del “popolino” ad idolatrare presunte superstar e poi nella propria cameretta fanno la stessa cosa, anche se il poster, in luogo di un avvenente signorina, mostra un vecchietto che fa la linguaccia? L’atteggiamento è identico, quello che cambia, e forse neppure di tanto, sono i gusti e le circostanze.

Poi, ripeto, bisogna sempre considerare che i nostri obiettivi non siano illusori, se non incoerenti.

Ognuno di noi su questa terra, ricerca in un modo o nell’altro, un suo successo. Pensare che tutti possano raggiungere lo stesso successo è un controsenso. Pensare che chi è più meritevole di chi ha raggiunto il successo dovrebbe stare al posto di quello, è contrario alla realtà dei fatti. Pensare che possa esistere un sistema e che si debba cercare di metterlo in pratica, che sia in grado di premiare i meriti esclusivamente teorici è errato (e non pessimistico) e pertanto inattuabile.

Quello che si deve fare piuttosto è capire perché, o piuttosto come, la realtà si manifesta in un certo modo e, dove si può, intervenire per migliorarla. Come si può pretendere che l’Analisi funzionale riscuota il successo della Cocacola? La schiera di chi può digerire la prima è infinitesima rispetto alla seconda. Così bisognerebbe innanzi tutto capire che è opportuno limitare il proprio campo e a quello rivolgersi e quello coltivare. In questo senso non trovo poi tanto sbagliato l’atteggiamento che alcune cerchie di compositori hanno nel chiudersi in quelli che spesso si sentono tanto criticare come circoli per soli adepti. Certo, questi a loro volta non dovrebbero snobbare o ostacolare altre realtà, in quanto un certo potere lo gestiscono, ma favorirne la proliferazione.

E poi forse bisognerebbe guardare meno al futuro (e al passato) e più al presente. Fra centomila anni, ammesso ci sia ancora il genere umano, probabilmente persino il successo di Omero sarà scordato (anzi già lo è in larga parte). È semplicemente una questione di numeri, quelli delle cose che stanno nella testa di un uomo non sono molto grandi. Per cui dire che oggi è più facile perché c’è internet e su quella chiunque può lasciare un segno è un’altra puerile illusione: certo, puoi lasciare il tuo granello di sabbia, tra i tanti su una sconfinata spiaggia dell’oceano del presente, granelli più piccoli, sassolini più grandi, alcune rocce, e tutto verrà lentamente stritolato, livellato dagli inesorabili frangenti nella risacca del tempo.

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Risposta 24 di danielescarpetti

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E' molto probabile  - o certamente sicuro -che io sia ingenuo e anche puerile 🙄 ma penso che le due vere discriminazione che sono state fatte nel campo dell'Arte occidentale nel passato - e naturalmente su tutto praticamente  - siano verso tutto l'universo femminile e verso le persone che versavano in povertà.

Penso alla sorella di Mozart e a quella di Mendelsshon e, soprattutto, alle tante donne che non necessariamente avevano fratelli compositori ma che non hanno potuto esprimersi in campi considerati fino a qualche tempo fa praticamente solo di dominio maschile.

Ecco lì sì! Sicuramente abbiamo perso tantissimo!

Oggi questi due rischi sono molto minimizzati, la cultura è alla portata di (quasi) tutti e le possibilità pure e questo, anche grazie a Internet che ripeto: è quanto di più  democratico sia stato inventato dall'umanità.

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Risposta 25 di Bianca

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danielescarpetti ha scritto:

E' molto probabile  - o certamente sicuro -che io sia ingenuo e anche puerile 🙄 

Ti chiedo veramente scusa Daniele per i termini che ho scelto, non era davvero mia intenzione riferirli a te, le cui idee come sai rispetto moltissimo, è solo il mio modo di scrivere che a volte non è felice, spero mi perdonerai.

danielescarpetti ha scritto:

 tutto l'universo femminile e verso le persone che versavano in povertà.

Questo però non è mica poca cosa...

danielescarpetti ha scritto:

Oggi questi due rischi sono molto minimizzati, la cultura è alla portata di (quasi) tutti e le possibilità pure e questo, anche grazie a Internet che ripeto: è quanto di più  democratico sia stato inventato dall'umanità.

Se così fosse allora la discussione iniziata da Simone che senso avrebbe?

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Risposta 26 di danielescarpetti

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Certo che non è poco ma .... purtroppo tant'è!

Se però siamo d'accordo - e qui me lo devi dire tu se lo siamo - che oggi queste discriminazioni sono state almeno in buona parte superate - con l'auspicio che lo siano completamente - vuol anche dire che chiunque può accedere alla probabilità di essere riconosciuto "grande", al mondo attuale e ai posteri.

Dal mio punto di vista Internet è una vetrina che da questa possibilità a tutti, a prescindere dalla condizione sociale, economica, geografica, culturale e sessuale.

Per accedere in Internet è sufficiente avere una connessione e imparare ad usarlo.

Certo - e qui veniamo alle perplessità di Simone - il fare sì che per la prima volta nella storia umana tutti - indistintamente tutti - possano esprimersi ed avere un loro "pubblico", rende infinitamente più difficile e rischiosa la possibilità di poter scegliere che cosa è veramente il "meglio" e il "peggio" ma è un rischio che è giusto correre in nome della "visibilità" totale. Certo a tutto c'è  - o ci dovrebbe essere - un limite che è dettato semplicemente dal vecchio Galateo in maniera opportuna aggiornato ai nostri tempi: l'educazione dovrebbe essere sempre alla base del nostro rapportarci con l'altro da noi, sia che il rapporto sia reale sia che sia virtuale.

E' purtroppo vero però che oggi tanti utenti di Internet intervengo spesso a sproposito su tutto e in maniera maleducata e violenta, Ma, lasciami dire che questo non avviene solo su Internet ma purtroppo è una sintomatologia - una caratteristica - dei nostri tempi. Sicuramente è altrettanto vero che su questa piattaforma dove c'è anche la possibilità dell'anonimato, si incrementa il livello di inciviltà e villania. A questo però - fatto salvo gli atteggiamenti perseguibili per legge -non si può rispondere limitandone l'uso. La democrazia deve essere a tutto tondo e solo attraverso ad essa si può arrivare ad avere una civiltà migliore. E di questo - è una delle poche cose a dire il vero - sono fermamente convinto.

Ma ritornando alle possibilità che il web oggi dà - per rimanere in campo artistico - penso, ad esempio, ai tanti giovani comici che affacciatisi prima da queste parti, ora sono in teatri, in televisione ... Se non ci fosse stato questo portale sarebbero rimasti degli emeriti sconosciuti. Sicuramente fra essi ce ne saranno alcuni da dimenticare e altri che diventeranno grandi anche per i posteri. 

E dunque...! 🙂

Amministratore

Risposta 27 di Thesimon

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Io credo che se di mezzo ci buttiamo l'arte il discorso si complica notevolmente, perché nell'ambito artistico è sempre molto difficile, se non impossibile, distinguere il migliore dal peggiore: ricordo ancora la discussione che facemmo "meglio la quinta di Beethoven o la società dei magnaccioni?", nella quale Thallo ci spingeva a trovare dei valori oggettivi per poter dire perché "la società dei magnaccioni" dovrebbe essere peggiore di una sinfonia di Beethoven. 

In ambito scientifico il discorso diventa un po' più semplice, la scienza si pone l'obiettivo di studiare la realtà fisica, pertanto quelle "poche" cose che abbiamo capito le abbiamo fatte nostre con quello che è il metodo scientifico: osservazione del fenomeno, enunciazione della teoria, verifica sperimentale a conferma o rigetto della teoria iniziale. Se una teoria è confermata, almeno nella nostra realtà percettiva è vera e inattaccabile. Ma quando si parla di arte non è così...

Certamente tutto il discorso che fa Bianca mi sembra che non faccia una piega, pessimismo o non, è stato il tempo a decidere ed ha spesso penalizzato chi poteva essere più meritevole di altri, anche se come dice Daniele, tutto nel tempo può essere rivalutato. 

Oggi però per fare un ragionamento che non sia di parte dovremmo metterci nei panni della "massa", ovvero di gente totalmente ignorante che, avendo preferito il muretto, la canna e la playstation ai libri, è totalmente incapace di discernere ciò che è buona informazione da ciò che non lo è. 

Ricordo ancora quando da piccolo, scansionai alcuni documenti alla mamma di una mia amica. "Simone sei un fenomeno!" mi disse, "Come hai fatto a mettere i miei documenti sullo schermo del computer?". Io rimasi attonito, e guardandola con occhi scioccati pensai tra me e me: "Cavolo, ma che dice questa? Ho solamente premuto un tasto!". 

Ci troviamo dunque a ragionare con persone, quelle della massa, che sono totalmente impreparate ad affrontare un nuovo mondo, quello digitale, pregno di informazione, senza la minima capacità di discernere il giusto dallo sbagliato. 

Qual è il rischio di ciò? Che la massa, in netta maggioranza rispetto ai professionisti, rimarchi il suo territorio di ignoranza calpestando quello dei professionisti del settore che, erroneamente secondo il mio punto di vista, neanche sprecano il loro fiato nel voler rivendicare l'importanza di alcune verità acquisite. 

In funzione di questo ragionamento, sto cominciando a rivalutare seriamente il comportamento di direttori d'orchestra come Toscanini o, per restare nella nostra cerchia, le risposte ardite di Thallo. Tutte strade per mettere fine in modo veloce alla prosopopea di chi, seppur ignorante, si permette di parlare dal basso della sua conoscenza con l'intento di mettere in cattiva luce colui il quale è invece un vero conoscitore di quel settore culturale. 

Dal momento che un'authority non verrà mai istituita perché questa finta democrazia si basa solo sull'idea della libertà di parola (finta perché la cosa è fattibile solo in internet), secondo me la soluzione è stroncare questa gente sul nascere delle loro strampalate discussioni, scrivendo in modo che, dopo una sonora figura di merda, non abbiano più modo di replicare nulla. 

La soluzione secondo me non è tanto quella di istituire un'authority, perché altrimenti andrebbe a decadere anche in internet la libertà di pensiero e parola, il target fisso dovrebbe essere la tutela di chi sta leggendo, scrivendo in modo che si pongano nero su bianco ed in modo inequivocabile le differenze di contenuti dei due interlocutori. Solo in questo modo si fa perdere credibilità a chi dice fesserie. 

Rispondendo a Paolo, che si pone il problema di cercare un modo "soft" di poter dire le cose a chi gli chiede una valutazione...

Io non conosco modi carini per dire ad una persona che il suo lavoro è stato mediocre.

Se sono un tinteggiatore e un "collega improvvisato" viene a chiedermi il giudizio su un lavoro che ha fatto a un cliente, se il muro non è liscio ma pieno di bolle, la vernice spaccata, io non gli dico: "Sei stato bravo però se la prossima volta eviti di far venire le bolle al muro sarebbe meglio", gli dico: "Hai fatto un lavoro da schifo, rasa questo muro e dagli di nuovo la tinta come va data, prima che il padrone di casa veda quello che hai combinato e ti cacci con due pedate dove ti senti meglio!". 

I miei professori al liceo se facevo un compito di filosofia da schifo me lo scrivevano in rosso sopra al foglio in bella grafia: "Mediocre". Sul mio compito, se facevo un lavoraccio, non ho mai trovato scritto: "Bravo Simone, non hai centrato l'obiettivo ma apprezzo lo sforzo, la prossima volta cerca di fare meglio!". 

Oggi mi sembra che si soffra di eccessivo bon ton. Non che vada presa la gente a parolacce ma dargli quello che si merita sì. 

Se qualcuno si rende pubblico non può pretendere di ricevere solamente consensi, deve accettare anche i pareri negativi, in special modo se è lui a proporsi chiedendo una valutazione sul suo lavoro. 

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Risposta 28 di Bianca

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danielescarpetti ha scritto:

Se però siamo d'accordo - e qui me lo devi dire tu se lo siamo - che oggi queste discriminazioni sono state almeno in buona parte superate - con l'auspicio che lo siano completamente - vuol anche dire che chiunque può accedere alla probabilità di essere riconosciuto "grande", al mondo attuale e ai posteri.

Come al solito dipende molto da cosa consideriamo democrazia.

Se lo intendiamo nel senso etimologico allora dobbiamo valutare in quale modo internet è espressione del potere del popolo: discorso inesauribile. Io vorrei solo fare notare un paio di cose.

La democrazia come forma politica evolutasi nel tempo non ha (finora) mai previsto che ogni singolo potesse esprimere e far valere la propria legge, ma casomai che ogni singolo potesse esprimere un voto su una proposta che pochi presentano. Altrimenti non ci sarebbe democrazia, ma qualcosa di simile a quella che gli antichi greci chiamavano “oclocrazia”. Il che vuol dire che lo spirito democratico di questo tipo è intrinsecamente incompatibile con uno spazio come quello di internet. Come dicevo, è semplicemente una questione di numeri. In democrazia si manifesta una scelta su una proposta ben delimitata e soprattutto si deve avere estrema cura che questa proposta sia accessibile e giunga all’attenzione di tutti, non solo di chi capita a tiro per caso. Poter scrivere su un muro la prima cosa che passa in mente, senza essere multato, non ha niente a che fare con lo spirito democratico. Oggi dovrebbero insegnare a cogliere questa distinzione già dalle scuole primarie. Quando qualcuno pubblica qualcosa in rete, poiché il sistema glielo permette, siamo portati subito a pensare che questa sia un’espressione democratica. Capita poi, però, che quanto è stato pubblicato, non passi mai sotto gli occhi di nessuno (e capita la maggior parte delle volte) e quindi l’auspicato meccanismo democratico si inceppa fatalmente. Bene, si dirà, allora non basta far altro che adoperarsi affinché quel messaggio giunga ad un più vasto pubblico possibile. Come notava prima Simone, chi concepisce un’idea o un’opera o una teoria è quasi sempre inadatto a promuoverla coi propri mezzi; e allora ci si affidi ad un professionista, si dirà; ma i professionisti di tale risma costano (e non solo denaro, ahimè, ma soprattutto compromessi). E allora? Quanto meno si è ricaduti nella situazione del passato, quella dei poveri e delle donne, per intenderci.

Tuttavia c’è qualcosa di molto meno evidente a far inceppare e fallire inesorabilmente questo meccanismo. Come ribadisco dall’inizio, sono i numeri. Supponi infatti che tutti avessero gli stessi mezzi materiali per far giungere alla completezza della pletora dei “votanti” ciascuna propria “proposta”: ma quanti sarebbero a questo punto i giudizi sottoposti al vaglio ciascuno, sempre ammesso che ciascuno avesse capacità di giudizio e di discernimento? Gli esseri umani, per quanto evoluti possano essere, sono esseri finiti, limitati, anzi, la maggioranza… molto limitati.

Vedi dunque che un certo concetto di democrazia di internet è solo una pia illusione, che non dà che false speranze. E vedi ancora quanto sia importante e imprescindibile la funzione dei mediatori, che in questo caso non sono i docenti, ma gli stessi gestori dei flussi di informazione. Anche solo per fare una prova banale, prova a vedere qual è la popolarità di un video prima o dopo che un giornalista qualunque ne abbia parlato in televisione – e mica tutti possono andare in televisione.

Se invece con democrazia intendiamo la possibilità di gridare alla luna tutto quello che vogliamo, beh allora credo che l’umanità democratica lo sia stata dalla notte dei tempi, e l’aria che respiriamo è ancor più democratica di internet.

TheSimon ha scritto:

Rispondendo a Paolo, che si pone il problema di cercare un modo "soft" di poter dire le cose a chi gli chiede una valutazione...

Io non conosco modi carini per dire ad una persona che il suo lavoro è stato mediocre.

Simone, ti esorto a non cedere a questa tentazione. Forse essere “rudi” per usare un eufemismo, ti porterà più consenso e più soddisfazione immediati, ma alla lunga ti potrebbe impoverire l’anima. Conoscere una cosa arricchisce lo spirito, insegnarla lo nobilita, farsene vanto e con essa umiliare qualcuno, lo consuma.

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Risposta 29 di danielescarpetti

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Castel San Pietro Terme

Bianca ha scritto:

La democrazia come forma politica evolutasi nel tempo non ha (finora) mai previsto che ogni singolo potesse esprimere e far valere la propria legge, ma casomai che ogni singolo potesse esprimere un voto su una proposta che pochi presentano. Altrimenti non ci sarebbe democrazia, ma qualcosa di simile a quella che gli antichi greci chiamavano “oclocrazia”. Il che vuol dire che lo spirito democratico di questo tipo è intrinsecamente incompatibile con uno spazio come quello di internet. Come dicevo, è semplicemente una questione di numeri. In democrazia si manifesta una scelta su una proposta ben delimitata e soprattutto si deve avere estrema cura che questa proposta sia accessibile e giunga all’attenzione di tutti, non solo di chi capita a tiro per caso. Poter scrivere su un muro la prima cosa che passa in mente, senza essere multato, non ha niente a che fare con lo spirito democratico. Oggi dovrebbero insegnare a cogliere questa distinzione già dalle scuole primarie. Quando qualcuno pubblica qualcosa in rete, poiché il sistema glielo permette, siamo portati subito a pensare che questa sia un’espressione democratica. Capita poi, però, che quanto è stato pubblicato, non passi mai sotto gli occhi di nessuno (e capita la maggior parte delle volte) e quindi l’auspicato meccanismo democratico si inceppa fatalmente. Bene, si dirà, allora non basta far altro che adoperarsi affinché quel messaggio giunga ad un più vasto pubblico possibile. Come notava prima Simone, chi concepisce un’idea o un’opera o una teoria è quasi sempre inadatto a promuoverla coi propri mezzi; e allora ci si affidi ad un professionista, si dirà; ma i professionisti di tale risma costano (e non solo denaro, ahimè, ma soprattutto compromessi). E allora? Quanto meno si è ricaduti nella situazione del passato, quella dei poveri e delle donne, per intenderci.

Tuttavia c’è qualcosa di molto meno evidente a far inceppare e fallire inesorabilmente questo meccanismo. Come ribadisco dall’inizio, sono i numeri. Supponi infatti che tutti avessero gli stessi mezzi materiali per far giungere alla completezza della pletora dei “votanti” ciascuna propria “proposta”: ma quanti sarebbero a questo punto i giudizi sottoposti al vaglio ciascuno, sempre ammesso che ciascuno avesse capacità di giudizio e di discernimento? Gli esseri umani, per quanto evoluti possano essere, sono esseri finiti, limitati, anzi, la maggioranza… molto limitati.

Vedi dunque che un certo concetto di democrazia di internet è solo una pia illusione, che non dà che false speranze. E vedi ancora quanto sia importante e imprescindibile la funzione dei mediatori, che in questo caso non sono i docenti, ma gli stessi gestori dei flussi di informazione. Anche solo per fare una prova banale, prova a vedere qual è la popolarità di un video prima o dopo che un giornalista qualunque ne abbia parlato in televisione – e mica tutti possono andare in televisione.

Se invece con democrazia intendiamo la possibilità di gridare alla luna tutto quello che vogliamo, beh allora credo che l’umanità democratica lo sia stata dalla notte dei tempi, e l’aria che respiriamo è ancor più democratica di internet.

Dal mio punto di vista, la democrazia è quella forma politica che evolutasi nel tempo prevede che ogni singolo può esprimere il proprio punto di vista  su qualsiasi cosa, facendo arrivare il suo pensiero all’attenzione, innanzi tutto, di chi è stato eletto per governarci e rappresentarci nell'ambito del potere. Per fare questo non è consentito imbrattare muri, ma usare quei canali che l'informazione mette a disposizione e, direi che uno strumento come Internet lo fa in una maniera che mai prima di ora ci è stata concessa.

Ma non solo. Prendiamo il caso delle votazioni sul referendum appena votato. Quante persone attraverso Internet hanno potuto esprimere il loro parere e far propaganda per un Sì o per un No. Tutti quelli che l'hanno voluto fare. Non accadeva certo questo ai tempi del referendum su Repubblica o Monarchia o sul Divorzio .... Lì ad esprimersi erano solo quelli affiliati ai partiti, o le associazioni pro e contro. Oggi, con questo strumento, e stando comodamente seduti a casa, ognuno di noi può fare sapere cosa pensa di qualsiasi cosa a chiunque lo voglia leggere. Si ha la possibilità di creare discussioni - si spera sempre civili - fra persone che non potremmo mai raggiungere e di crescere assieme. Poi ripeto: è questione di maturità ed educazione civile.

Quindi non si tratta di gridare alla luna tutto quello che vogliamo, ma di cercare di essere "protagonisti" di quello che nel bene e nel male ci riguarda. con la speranza  dunque- almeno quella - che quello che scriviamo possa essere colto e ascoltato non solo dall'aria che respiriamo, come nei tempi passati,

E per l'Arte, Simone io ritorno al discorso Iniziale: se l'uomo di oggi e ancor più del futuro decreta e decreterà che la "società dei magnaccioni" è migliore della Quinta di Beethoven, ... che dirti???? Non sta a noi deciderlo in toto ma, ognuno di noi e di chi verrà dopo di noi farà le scelte che riterrà più giuste. 🙂 

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Risposta 30 di pianoexpert

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rocca di papa

Siete tutti molto ricchi di idee e vi leggo con piacere. Ringrazio Bianca che coglie questa mia difficoltà a giudicare ed esternare il mio giudizio e sposta la scelta del comportamento anche su un piano "spirituale". Quello che dice Simone è anche giusto, come pure è interessante ciò che articola Daniele. L'esempio della scritta "mediocre" in rosso dei nostri professori mi ricorda simpaticamente i banchi di scuola e mi emoziona (brutto segno!)..però vorrei avanzare l'affermazione che la "nobiltà" che Bianca invoca fa i conti con la nostra posizione e con l'esercizio dei nostri ruoli. Nessuno ci dice che dobbiamo fare i "professori", a meno che non venissimo nominati come tali...ma allora, dice...non possiamo dire la nostra......non credo che sia così. Simone lo sa...siamo di "approccio" diverso e ridiamo simpaticamente uno del comportamento dell'altro. 😃

Moderatore

Risposta 31 di Frank

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Man mano che procedo nella lettura dei post sento che ci si sta allontanando da una parte importante del contenuto iniziale del topic.

Comunque pensavo di avere visto di tutto, invece adesso leggo "grazie" a facebook che c'è chi riporta immagini di chat private con editori/orchestre o che mostra foto delle cartoline di auguri natalizi ricevute ... tanto per mostrare che la persona x (forse perchè ritenuta importante o di rilievo) li ha pensati. Come se il ricevere uno standardizzato biglietto d'auguri, sul quale qualcuno ha scritto il tuo nome, cambi un gran che.

... mah, sapere che un editore o il compositore famoso di turmo mi ha fatto gli auguri vi arricchisce?

Io mi domando? Perchè uno dovrebbe fare ciò? ...sterile autoproclamazione? Per cui punto e a capo.

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Risposta 32 di maquieto

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Massa Carrara

Ciao, Simone.

Le soluzioni potrebbero essere molte. Qualcuno sopra se non erro ne ha tirate in ballo alcune.

Consideriamo però che sarebbe impossibile idealmente pulire il web dai così detti ....strafalcioni.

Penso inoltre che la mediocrità attiri mediocrità e quindi alla fine, coloro i quali inseguono una via giusta, retta e per così dire...veritiera, si ritroveranno all'entrata dello stesso portone pronti ad entrarvi.

Voglio dire che sul finire dell'800 in Francia pittori come Cabanel ed altri al suo fianco imperavano su tutto e tutti, mentre artisti del calibro di Renoir venivano guardati in obliquo dalla crema dell'alta società. La storia appunto ha sfalciato via i falsi feedback ed è emersa la verità.

Verissimo che oggi è un altro paio di maniche ma...aimè...penso di essere l'ultimo a poter dare consigli per una soluzione.

Comunque non male la soluzione proposta di dare un punteggio o un logo che chiarisca la bontà di una fonte in base ad un esame preventivo che vada a vagliare di fatto il commento o il post. etc etc..

Disponibilissimo al cambiamento.

Grazie ancora.

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Risposta 33 di stefano

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La risposta di Simone data a quel tizio nel primo post ha anticipato solo di qualche giorno quella che lessi recentemente su facebook di un Medico che si rivolgeva alla comunità di lettori in questo modo: "I COMMENTI VENGONO TUTTI CANCELLATI. Preciso che questa pagina non è un luogo dove della gente che non sa nulla può avere un "civile dibattito" per discutere alla pari con me. E' una pagina dove io, che studio questi argomenti da trentacinque anni, tento di spiegare in maniera accessibile come stanno le cose impiegando a questo scopo in maniera gratuita il mio tempo che in generale viene retribuito in quantità estremamente generosa. Il rendere accessibile i concetti richiede semplificazione: ma tutto quella che scrivo è corretto e inserendo sempre le fonti chi vuole può controllare di persona la veridicità di quanto riportato. Però non può mettersi a discutere con me. Spero di avere chiarito la questione: qui ha diritto di parola solo chi ha studiato, e non il cittadino comune. La scienza non è democratica". 

Simpatica anche la replica di Simone alla pubblicazione del medico, dopo i commenti di parecchie persone indignate: "Sono perfettamente d'accordo. Se sei stato fino a ieri seduto sul muretto a farti le canne dove C***o vuoi andare a parlare con due scienziati che discutono di fisica nucleare? Ridicolo!!".

Io credo di essere molto d'accordo con le ultime parole del post del medico: "La scienza non è democratica", è così e basta, a meno che non si parli di teorie non dimostrate, allora in quel caso il discorso diventa più delicato. Ma ciò che è stato verificato sperimentalmente è giusto e dev'essere accettato. 

Su youtube ci sono video su video che vogliono dimostrare che l'energia elettrica si può produrre con il moto perpetuo. Basta scrivere moto perpetuo su youtube ed escono un milione di risultati dove tutti vogliono farci vedere che hanno scoperto come auto-prodursi energia elettrica con la scintilla dell'accendino. 

Se ci sono imbecilli che riescono a credere a fesserie simili, secondo me è giusto che vengano umiliati da chi le cose le conosce perché le ha studiate e dunque, come nel caso del medico, farebbero bene a starsene zitti invece di fare gli scienziati che non si ricordano più neanche come si fanno le divisioni. 

Ma secondo la loro testa vuota, se la soluzione fosse stata dentro un accendino, gli scienziati non ci avrebbero già pensato?

Il problema nasce dalla mancanza di voglia di sapere, perché internet ha reso tutti sapientoni, nonostante non capiscano nulla di niente e non abbiano studiato nulla. Questo porta ad esemplificare ed è facile cadere nelle trappole di chi sta lì a dire menzogne. 

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Risposta 34 di Thesimon

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Hai ragione Stefano, la storia del moto perpetuo è veramente assurda e può fregare solamente chi è totalmente ignorante in materia.

Una volta venne da me un amico (molto ignorante in materia scientifica) tutto euforico del fatto di aver scoperto come produrre energia elettrica gratis.

Immaginate la mia faccia...  😴

- Ho trovato una soluzione per produrre energia elettrica praticamente gratis ! Basta prendere un trapano e collegarlo ad un alternatore della macchina. All'alternatore ci colleghi una batteria che si carica e da lì prelevi la corrente -.

Ecco, siamo in mano a questa gente che non solo non conosce neanche le basi fondamentali della fisica e dell'elettrotecnica ma che non dovrebbe avere neanche il diritto di parola!

Rispondendo a Daniele Scarpetti, non si può essere democratici con certe persone. Se non si sa, bisogna restare in silenzio ed ascoltare. Mi avete mai visto prendere parte alle vostre discussioni su Beethoven? Di Beethoven conosco quello che ho potuto leggere sui libri per preparare l'esame di storia della musica. Non ho mai approfondito al vostro livello, quindi dovrei venire a dire la mia, dal basso della mia ignoranza per fare cosa? Per darmi un tono? Preferisco leggere da voi e imparare. È una cosa che questi signori dovrebbero cominciare a prendere seriamente in considerazione: si chiama umiltà. 

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Risposta 35 di ttw

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TheSimon ha scritto:

Basta prendere un trapano e collegarlo ad un alternatore della macchina. All'alternatore ci colleghi una batteria che si carica e da lì prelevi la corrente -.

 ...spero sia stato un trapano manuale, di quelli vecchi come il cucco 😃

Amministratore

Risposta 36 di Thesimon

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ttw ha scritto:

 ...spero sia stato un trapano manuale, di quelli vecchi come il cucco  😃

Ovviamente no !! Di quelli a corrente ! 

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Risposta 37 di danielescarpetti

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TheSimon ha scritto:

Rispondendo a Daniele Scarpetti, non si può essere democratici con certe persone. Se non si sa, bisogna restare in silenzio ed ascoltare. Mi avete mai visto prendere parte alle vostre discussioni su Beethoven? Di Beethoven conosco quello che ho potuto leggere sui libri per preparare l'esame di storia della musica. Non ho mai approfondito al vostro livello, quindi dovrei venire a dire la mia, dal basso della mia ignoranza per fare cosa? Per darmi un tono? Preferisco leggere da voi e imparare. È una cosa che questi signori dovrebbero cominciare a prendere seriamente in considerazione: si chiama umiltà. 

Dell'argomento sulle innumerevoli bufale sul web se ne discute molti anche in questi giorni e soprattutto di quelle di carattere politico: vedi lo scontro Grillo-Pitruzzella.

Vedi Simone, democrazia non vuol dire che si debba accettare senza reagire tutto quello che incompetenti affermano. Tu ad esempio fai bene a ribattere aspramente chiedendo conto delle affermazioni di chi asserisce balle su argomenti su cui tu ti senti particolarmente preparato. Fai bene ma questo non vuol dire che si debba - o sia giusto - decidere dall'alto chi può o chi non può dire la sua su un argomento. Non si deve censurare nulla che non travalichi ciò che è perseguibile per legge o che offende le persone.

In questi giorni imperversa, per esempio, una grande discussione in merito ai vaccini: cosa direi di vitale importanza. La stragrande maggioranza del mondo scientifico- medico è per la vaccinazione e tuttavia esistano forte sacche di resistenza a cominciare da chi sostiene che tutto è in funzione delle case farmaceutiche.

Ora io penso che, aldilà, del come noi la pensiamo, non si possa credere di risolvere il problema censurando una parte o l'altra. Entrambe hanno diritto di esprimersi e di motivare le loro opinioni e questo ... in tutti i campi del pensiero umano.

Allora se uno viene qui e scrive che per lui la musica di Beethoven - ma va bene anche un altro compositore - è una schifezza, che non vale nulla, se questo è il suo sentimento, è giusto che lo scriva, senza per questo essere insultato, censurato o messo alla gogna 😃 . Resta il fatto che ognuno di noi potrà se vorrà, dimostrargli che sta dicendo delle enormi sciocchezze. E...vivvadio!

Io la penso così!

Amministratore

Risposta 38 di Thesimon

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danielescarpetti ha scritto:

Dell'argomento sulle innumerevoli bufale sul web se ne discute molti anche in questi giorni e soprattutto di quelle di carattere politico: vedi lo scontro Grillo-Pitruzzella.

Vedi Simone, democrazia non vuol dire che si debba accettare senza reagire tutto quello che incompetenti affermano. Tu ad esempio fai bene a ribattere aspramente chiedendo conto delle affermazioni di chi asserisce balle su argomenti su cui tu ti senti particolarmente preparato. Fai bene ma questo non vuol dire che si debba - o sia giusto - decidere dall'alto chi può o chi non può dire la sua su un argomento. Non si deve censurare nulla che non travalichi ciò che è perseguibile per legge o che offende le persone.

In questi giorni imperversa, per esempio, una grande discussione in merito ai vaccini: cosa direi di vitale importanza. La stragrande maggioranza del mondo scientifico- medico è per la vaccinazione e tuttavia esistano forte sacche di resistenza a cominciare da chi sostiene che tutto è in funzione delle case farmaceutiche.

Ora io penso che, aldilà, del come noi la pensiamo, non si possa credere di risolvere il problema censurando una parte o l'altra. Entrambe hanno diritto di esprimersi e di motivare le loro opinioni e questo ... in tutti i campi del pensiero umano.

Allora se uno viene qui e scrive che per lui la musica di Beethoven - ma va bene anche un altro compositore - è una schifezza, che non vale nulla, se questo è il suo sentimento, è giusto che lo scriva, senza per questo essere insultato, censurato o messo alla gogna 😃 . Resta il fatto che ognuno di noi potrà se vorrà, dimostrargli che sta dicendo delle enormi sciocchezze. E...vivvadio!

Io la penso così!

Mi sta benissimo... Finché la cosa resta un'opinione personale. Se viene uno a dirmi che Beethoven fa schifo ed è meglio Eiunaudi (cosa che mi è accaduta veramente) posso motivare il mio dissenso, nella mia testa quella persona resta un "coglione impreparato" e posso anche avvelenarmi sul fatto che uno che non sa neanche come siano disposte le note su un pentagramma venga da me che ho compiuto alcuni studi, volendomi convincere che ha ragione lui che parla senza sapere. Quello alla fine è un suo parere e a me non toglie nulla. Ci sono cose però che sono imprescindibili e un conto è esprimere un parere, un altro conto è voler tirare fuori argomentazioni assurde e prive di qualsiasi fondamento scientifico per convincere qualcuno che il moto perpetuo esiste. Intendiamoci... Se una persona mediocre vuole perdere tutto il suo tempo della sua vita a tentare di costruire una macchina a moto perpetuo a me non toglie niente, il rischio arriva quando vuole convincere altre persone che sia possibile quando la comunità scientifica è molto chiaro sull'argomento: "Non è possibile costruire una macchina che genera un qualsiasi tipo di energia con rendimento maggiore dell'energia impiegata per farla funzionare". Se in una centrale nucleare (che poi a tutti gli effetti per esemplificare altro non è che una centrale a vapore) scaldi l'acqua che producendo vapore fa girare le turbine che collegate ad un generatore di corrente producono l'elettricità. L'energia che hai impiegato per scaldare l'acqua è sempre maggiore dell'energia che hai ottenuto dopo tutti questi passaggi, proprio perché in ognuno di questi passaggi esistono forze dissipative che disperdono parte dell'energia. È un concetto vecchio come il cucco e dimostrato in tutte le salse. Cosa vogliono venire ad argomentare questi cialtroni? Non sarebbe meglio se stessero zitti?

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Risposta 39 di danielescarpetti

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TheSimon ha scritto:

il rischio arriva quando vuole convincere altre persone che sia possibile quando la comunità scientifica è molto chiaro sull'argomento: "Non è possibile costruire una macchina che genera un qualsiasi tipo di energia con rendimento maggiore dell'energia impiegata per farla funzionare". Se in una centrale nucleare (che poi a tutti gli effetti per esemplificare altro non è che una centrale a vapore) scaldi l'acqua che producendo vapore fa girare le turbine che collegate ad un generatore di corrente producono l'elettricità. L'energia che hai impiegato per scaldare l'acqua è sempre maggiore dell'energia che hai ottenuto dopo tutti questi passaggi, proprio perché in ognuno di questi passaggi esistono forze dissipative che disperdono parte dell'energia. È un concetto vecchio come il cucco e dimostrato in tutte le salse. Cosa vogliono venire ad argomentare questi cialtroni? Non sarebbe meglio se stessero zitti?

D'accordo!

Ma a proposito di scienza e di politica, il rischio viene però ancor più - naturalmente dal mio punto di vista - quando viene eletto a presidente degli Stati Uniti - e cioè a dire della più grande potenza economica-militare al mondo - uno che nega in maniera assoluta l'esistenza dell'effetto serra e le responsabilità umane in questo senso. Se poi, molto probabilmente sul voto espresso verso quel personaggio c'entra parecchio il web e la sua manipolazione, siamo già al'apice del problema che stiamo affrontando in queste pagine del forum.

Ma tuttavia pur essendo profondamente preoccupato su quello che potrebbe accadere a conseguenza di queste elezioni, io continuo a pensare che la democrazia sia questo e che il rischio che dobbiamo correre è che le idee "dei mediocri" possano prevalere proprio grazie al mezzo di comunicazione più democratico inventato dall'uomo. Ma io confido che alla fine la democrazia abbia i suoi anticorpi rispetto a queste cose e sono fiducioso che così sarà

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Risposta 40 di Frank

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L’ultimo episodio non è che l’ennesima dimostrazione di come i potentati economici possano rendere possibile qualsiasi cosa: personaggi di dubbia o scarsissima qualità recitativa che di colpo si trasformano in attori di punta; manager e imprenditori che si autoproclamano statisti d’indubbio livello; musicisti pop che dirigono orchestre sinfoniche.

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