Bianca ha scritto:
Prendiamo il caso di un’opera musicale. Ad alcuni pare evidente il fatto che certi figuri godano di un successo immeritato e assurdo confronto ad altri molto più capaci e meritevoli. Ci si chiede poi se non sia sempre stato così o se questo mondo digitale non abbia fatto che esasperare e peggiorare le cose. D’altra parte ci si conforta anche dicendo che il tempo e la storia metteranno a posto le cose, poiché dureranno solo i prodotti di valore e il resto sarà scartato dalla selezione naturale.
Ma ne siamo davvero sicuri? Io credo che le cose siano molto più complesse e ancora meno confortanti di come vorremmo raccontarle, e a questo proposito faccio alcune provocazioni:
-Il tempo e il futuro non faranno che confermare il successo di quelli che già ce l’hanno (se non di tutti almeno della maggior parte).
-Il tempo e il futuro non faranno che confermare l’insuccesso e l’oblio degli altri (se non di tutti almeno della maggior parte).
-La storia del passato non ha selezionato i migliori in assoluto, ma solo quelli che essa (storia e storiografia) ha ritenuto opportuno selezionare.
-La storia del passato ha cancellato tutti quelli che non ha scelto, non in base al loro valore, ma in base all’interesse (che spesso tuttavia include anche il valore).
Immagino quanto possano fare accapponare la pelle queste parole, ma credo che, per onestà, prima o poi ognuno ci debba avere a che fare, o almeno deve provare a rifletterci se non vuole rimanere aggrappato alla confortante ma utopica idea, per quanto a volte produttiva, che la verità vince sempre.
Certo delle precedenti provocazioni si può discutere per esempio su cosa sia il valore o che cosa sia migliore. Però non sono quelle le questioni che voglio sollevare e con un po’ di buona volontà, lo si capisce da sé. Piuttosto si possono obiettare molti, o alcuni, esempi contrari. Per esempio prendiamo il caso arcinoto di Bach, di cui spesso si dice che ai suoi tempi non fu tenuto nel giusto conto e che solo con Mendelssohn fu rivalutato, mostrando così che la storia rimette sempre in ordine le cose. Bach tuttavia non era davvero un personaggio di scarso successo, come il mito vorrebbe e, anche se pare gli fosse preferito al tempo di gran lunga Telemann, alla storia ci sarebbe comunque passato per i ruoli e la considerazione che aveva già in vita. Tuttavia, si può obiettare, non basta essere maestro di corte per passare alla storia ma bisogna avere la qualità. Certamente, e certamente non tutti (anzi forse nessuno) i maestri di corte avevano le qualità di Bach, ma il punto è piuttosto chiedersi quanti hanno avuto le sue qualità ma non hanno potuto diventare maestri di corte. Nessuno, qualcuno, molti? Di questi non lo potremmo mai sapere e non perché la storia non sia in grado di trovarli, ma perché il presente (il presente di ciascuno di loro) li ha cancellati irrimediabilmente. Questo è un fatto inevitabile. Si tratta di selezione (anche se artificiale, perché nell’umano poco c’è di naturale). Quanti Bach e Telemann avrebbero infatti potuto sopportare le corti di quei tempi se non uno o due alla volta. Se già in un’epoca come quella in cui viviamo da ogni dove piovono compositori e artisti di mirabolanti capacità, oggi, in un mondo dove l’immaginazione non è certo superiore a quella dell’uomo rinascimentale, allora cosa dovremmo supporre di quei secoli così prolifici?
Ricordo che il primo giorno di Politecnico, la professoressa di Analisi I esordì con un discorso che mi fece pensare: disse che, poiché quell’anno eravamo troppe matricole, loro avrebbero dovuto in un modo o nell’altro (con qualunque mezzo) ridurci ad almeno un terzo. E così fecero. Ora è lecito pensare che coloro che rimasero furono i migliori e più meritevoli, mentre i restanti non avevano le doti per diventare degli ingegneri. Anche se negli anni seguenti non avessi mai avuto motivo di dubitarlo, una domanda già quel giorno me la posi: ma se a presentarsi a quel corso fossero stati solo quelli che sarebbero poi stati eliminati e giudicati non all’altezza, allora che razza di ingegneri sarebbero venuti fuori? E poi mi accorsi che quella poteva essere proprio la situazione reale, cioè proprio quella in cui ci trovavamo in quel momento: gli altri, quelli veramente migliori, semplicemente al corso potevano non essersi iscritti.
C’è poi anche da considerare che magari la bellezza e il valore di un’opera potrebbero non dipendere solamente da fattori intrinseci. Chi ci garantisce che molti dei tanto da noi vituperati falsi compositori non siano davvero migliori di molti di quelli che noi consideriamo tali? Finche si tratta di valutare sulla base di certi parametri più o meno condivisi una capacità tecnica, è un conto; ma di lì in avanti chissa? In fondo un’opera diventa bella anche grazie al fatto che è considerata bella. Con questo non voglio arrendermi a quello che vorrei combattere. Voglio solo considerare anche questo aspetto della realtà, senza negarlo per convenienza. L’arte è infatti anche comunicazione ed espressione di contenuti interiori nei confronti di una comunità e la condivisione e la comprensione di questa comunicazione è di per sé una parte della bellezza, intrinseca se vuoi, dell’opera d'arte. Dal che consegue anche che un’opera non potrà mai essere bella o superiore in assoluto, ma solo come frutto di un processo sociale. Ma qui sto andando troppo oltre e mi fermo.
Se tutto questo disturba troppo, fate finta che non l’abbia scritto e tenete per buona, eventualmente, solo la prima parte.
Cara Bianca ci può essere del vero in quello che scrivi ... ma c'è anche tanto pessimismo. 🙂
Se guardo la storia della musica io vedo anche tanti compositori che al loro tempo erano considerati grandi e importanti e oggi sono praticamente ignorati e che, non sempre, ma spesso, se vengono resuscitati dall'oblio, poi in tale oblio ritornano. Dunque, questo significa che il tempo e il futuro hanno fatto il loro corso. Poi, questo non toglie che possano essere rivalutati ma, comunque sia, ripeto, dimostra che il tempo e il futuro hanno fatto il loro corso.
Più sopra parlavo di Salieri e di Mozart. A quei tempi Salieri rivestiva un'importanza perfino più grande di Mozart agli occhi dei contemporanei, ma in ben poco tempo, il giudizio si è completamente stravolto.
Un'opera diventa bella e importante solo quando come tale è riconosciuta. Ma spesso per esserlo deve attendere del tempo, non necessariamente lo è al suo primo impatto. La Grande Fuga di Beethoven per diventare quel capolavoro assoluto che è ha dovuto attendere un secolo.
E' vero però che molti compositori del passato possono essere rimasti in ombra solo perché non hanno saputo trovare - o non gli è stato dato - lo spazio giusto ma se così fosse stato e se le loro opere sono ancora rintracciabili, io confido che prima o poi questo verrà fuori: tanti musicologi sono alla ricerca di qualcosa di sconosciuto e valido che viene dal passato.
Oggi, i compositori che decidono di comporre un certo tipo di musica - non uso aggettivi per non creare malumori o polemiche - sanno che a pochi eletti è dato di sopravvivere con il frutto del loro lavoro e questo perché, soprattutto, i gusti musicali dei nostri contemporanei si muovono su altri fronti musicali.
Forse non tutti quelli che riescono a vivere del loro essere compositori sono degni e forse altri che non ci riescono ne sarebbero invece assai degni. Non so. Forse che sì, forse che no! Ma oggi tutti i compositori hanno la possibilità attraverso Internet di lasciare traccia acustica del loro operato e ... chissà, forse un domani la storia, il tempo, il futuro, decreterà la loro un'importanza postuma. Magrissima consolazione? Si lo è, ma non c'è nulla da fare.
Io penso che se uno è convinto delle proprie capacità artistiche deve perseverare anche se poi per vivere deve fare tutt'altro 🙂 .