Come Carlos sa, perché mi ha cortesemente aiutato in altro trhead, io devo dare l'esame proprio quest'anno per il Triennio Afam di Composizione.
A mio parere la prassi della lettura della partitura non è completamente sciagurata e inutile. Intanto dobbiamo porci il quesito "con che scopo sto leggendo una partitura?". Credo che sia da sfatare il luogo comune principe di questo argomento: leggere tutto il possibile sulla tastiera fa capire meglio (o in alternativa leggere tutto il possibile mentalmente mentre sto ascoltando il pezzo da un cd o dal vivo). Chissenefrega di leggere tutto in realtà? Mi spiego: nel momento in cui compio una lettura del testo scritto tale azione non mi restituirà mai la totalità dell'evento estetico; a meno che non nascano uomini con gli occhi composti come le mosche, il campo visivo è uno e al massimo si allarga un po' con l'esercizio com'è dimostrato dalle tecniche di lettura veloce applicate alla scrittura; quindi la lettura di dieci o venti pentagrammi uno sopra l'altro sarà sempre un atto parziale, selettivo, per "colpi d'occhio" critici, un carotaggio con obiettivi analitici specifici. Ci sarà il momento in cui mi interessa valutare come l'autore ha trattato l'accompagnamento di contrabbassi, controfagotti, ci sarà la volta in cui voglio approfondire come usa gli ottoni, se per pedali armonici o li porta allo scoperto in modo figurale e più concertato, c'è la volta che mi preme analizzare le combinazioni timbriche, i raddoppi, l'utilizzo dell'estensione di un particolare strumento, le tecniche strumentali di emissione del suono, le scelte armoniche, i percorsi tonali, una serie dodecafonica, aspetti macro-formali, strutturali, l'uso della voce... la conoscenza e percezione della totalità del pezzo deriverà quindi da un percorso di step successivi che si uniranno l'uno all'altro in un mosaico di consapevolezza progressiva.
Insomma, non credo abbia neanche senso porsi il problema della lettura che vede tutto, capisce tutto contemporaneamente in un colpo solo, magicamente (di qui la componente di assurdità dell'esame pratico, io capirei di più una prova dove mi chiedessero: "Senti, prova a darci un'idea del trattamento armonico in queste due pagine", oppure "facci sentire l'opposizione fra le parti melodiche di questo passaggio e le linee che svolgono la funzione di sostegno armonico", oppure "quali elementi ritmici pensi siano importanti in questo punto? Accenna sulla tastiera agli incisi che ritieni caratterizzanti la scrittura adottata dallì'autore", o ancora "Quali strumenti traspositori ci sono in questo organico? Suona le loro parti nei suoni reali" e così via, che è poi il lavoro che uno farebbe a casa sua per studiare un pezzo, dovendo per esempio dirigerlo, analizzarlo, spiegarlo a degli allievi in classe, ecc.) Allora, visto in questo modo, l'approccio al testo tramite tastiera ha una sua funzione, non dimentichiamo che Lettura della partitura è anche l'abituarsi ad accompagnarsi accennando con la voce a una parte cantata, cosa utilissima per i maestri collaboratori, per chiunque voglia insegnare canto, voglia analizzare lirica e liederistica, ma anche debba suonare in duo, trio, ecc. con altri strumenti, perché la cosa apre la mente all'ascolto dell'altro e all'ascolto di ciò che uno suona in relazione anche a ciò che l'altro suona o canta.
Più in generale, questo percorso aiuta anche ad avere quel tipo di "facilità" musicale nel trattare i materiali e la tastiera, quell'abilità complessiva nel "fare musica" che unitamente all'improvvisazione e alla percezione acustica dovrebbe essere una caratteristica e un obiettivo fondamentale degli studi accademici diciamo così, ma che invece non sempre viene valorizzata nei percorsi formativi, per cui spesso si sentono i musicisti di musica leggera o jazz che sbeffeggiano i musicisti classici accusandoli di essere in realtà imbranati musicalmente e incapaci di suonare se non hanno il loro bello spartito scritto per filo e per segno davanti.
A Barbara direi quindi di non preoccuparsi, non vivere con il mito di una lettura multi level di una partitura mahleriana che avvenga nel sacro e unico istante di un unico passaggio; pensa a maturare gli strumenti culturali e critici necessari per poterti rendere conto, quindi apprezzare, quindi per emozionarti intelligentemente del contenuto estetico di un testo musicale atraverso un percorso che avviene nel tempo, che è evolutivo, di crescita, procede in avanti, torna indietro su se stesso, ripercorre e rimugina infinitamente, approfondisce, scopre ogni volta cose nuove. Arriverà un momento in cui finalmente, leggendo una partitura magari mentre ne ascolti l'esecuzione, avrai la percezione di un tutto unitario e al contempo articolato ma perché l'avrai scoperta in un affascinante percorso composito.
Quanto ai corsi accademici, visto ciò che il Ministero ha combinato negli ultimi decenni, mi sa che ci sia poco da stare allegri e dovremo continuare a sostenere esami un po' scemetti su programmi di studio opinabili...