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Mozart sonata k. 283 1° tempo Scarlatti sonata k 1

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antares86

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Risposta 21 di pianoexpert

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rocca di papa

Purtroppo esistono "scuole" ossessionate dal metronomo!!!!! Sembra che debbano inconsciamente insegnare agli allievi la "paura " di essere "beccati" fuori tempo!!!! Così, a volte il pianista, il musicista, cresce credendo che tutto deve essere rigorosamente "a metronomo" anzi non riesce a staccarsi dal conforto del metronomo come fosse un "ciuccio"!!! Così non si impara a gestire personalmente il tempo e a rendere, all'uopo, flessibile "il tempo base". Nessun Autore e nessuno spartito è esente da variazioni di tempo, naturalmente tutto costruito su una solida e consapevole scelta di un "metronomo di base". Tutto deve essere governato dal gusto e dalla giusta misura.Ad esempio si crede che il tempo "rubato" appartenga solo a Chopin. Ma non è così. Per ciò che riguarda Mozart , dalle sue stesse lettere si evince come lui suonasse con grande espressione. Lo sottolinea quando parla di Clementi e della "gara" musicale fatta con lui. Lo accusa esplicitamente di suonare "senza sentimento " , "sentimento" che implica l'uso di tempo flessibile . Per quanto riguarda i "respiri", penso che siano indispensabili nella Musica e che debbano, certamente, essere realizzati sapientemente, senza creare vere e proprie "cesure" del discorso musicale. Vengono sicuramente accettato maggiormente dal vivo, in concerto, perché aiuta l'elemento visivo. In incisione un po' meno. Dobbiamo tener conto che il movimento corporeo del pianista giustifica e accorcia i respiri che, ricordo, possono essere realizzati senza o sotto pedalizzazione ( a seconda dell'uso di pedale in battere o in levare, ordinario).

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Risposta 22 di antares86

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Eh nella sonata devo fare largo uso del rubato... soprattutto sui primi due tempi...per non parlare poi del rondò...

Clementi magari all'inizio della carriera sarà stato pure un "mecanicus" dopo decisamente meno! E tecnicamente dubito prima di liszt nessuno fosse al suo livello...forse neanche Beethoven (Beethoveniani non lanciatemi strali ahahah)

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Risposta 23 di nancy

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pianoexpert ha scritto:

Purtroppo esistono "scuole" ossessionate dal metronomo!!!!! Sembra che debbano inconsciamente insegnare agli allievi la "paura " di essere "beccati" fuori tempo!!!! Così, a volte il pianista, il musicista, cresce credendo che tutto deve essere rigorosamente "a metronomo" anzi non riesce a staccarsi dal conforto del metronomo come fosse un "ciuccio"!!! Così non si impara a gestire personalmente il tempo e a rendere, all'uopo, flessibile "il tempo base". Nessun Autore e nessuno spartito è esente da variazioni di tempo, naturalmente tutto costruito su una solida e consapevole scelta di un "metronomo di base". Tutto deve essere governato dal gusto e dalla giusta misura.Ad esempio si crede che il tempo "rubato" appartenga solo a Chopin. Ma non è così. Per ciò che riguarda Mozart , dalle sue stesse lettere si evince come lui suonasse con grande espressione. Lo sottolinea quando parla di Clementi e della "gara" musicale fatta con lui. Lo accusa esplicitamente di suonare "senza sentimento " , "sentimento" che implica l'uso di tempo flessibile . Per quanto riguarda i "respiri", penso che siano indispensabili nella Musica e che debbano, certamente, essere realizzati sapientemente, senza creare vere e proprie "cesure" del discorso musicale. Vengono sicuramente accettato maggiormente dal vivo, in concerto, perché aiuta l'elemento visivo. In incisione un po' meno. Dobbiamo tener conto che il movimento corporeo del pianista giustifica e accorcia i respiri che, ricordo, possono essere realizzati senza o sotto pedalizzazione ( a seconda dell'uso di pedale in battere o in levare, ordinario).

....concordo pienamente su tutto. per non parlare poi di quelli che sostituiscono il metronomo con la matita picchiettata nervosissimamente sul legno del pf...che ti batte le suddivisioni a velocità stratosferica, Nel cervello ti penetra come fosse  un chiodo.

chopin ribadiva continuamente che suonare deve essere come cantare (detto a parole mie) e sfido chiunque a cantare in apnea...e questo è un principio valido per tutta la musica.

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Risposta 24 di antares86

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Alla fine oggi non abbiamo registrato un tubo...fra pianoforti batterie (di pentole) belle altre aule persiane xbs sbattevano per il vento....un macello.

Abbiamo studiato Bach...aria variata alla maniera italiana, il tema al clavicembalo.

Quindi il mio materiale di studio comprende ora: Mozart sonata k 283 (tutta), rondò k 511 e aria variata alla maniera italiana.povero me!! Ahahahah

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Risposta 25 di antares86

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Bene un altro che mi dice di studiare di più la "regolarità del ritmo e la stabilità" ahahahahahàhha santo cielo continuano a non capire che ogni respiro più o meno lungo fra le frasi è stato ponderato e studiato per diversi tempo...vabbè pazienza come se fosse più difficile farlo a tempo di metronomo ahahahah

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Risposta 26 di pianoexpert

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Parliamo dei "respiri". Secondo me e non solo, una Musica senza respiri ....non può vivere. I respiri possono essere più o meno evidenti e non rubano, come ladri silenti, al tempo! Diciamo subito che si possono realizzare respiri senza o sotto pedale. E' differente se si suona dal vivo o su incisione. L'elemento visivo conta e come!!! Per fare un simpatico e quasi comico esempio pensiamo a Celentano....sì sì, proprio lui, il "re degli ignoranti" ( ma che ignorante non è per niente!!! Anzi....molto acuto). Lui, da sempre, gioca comicamente con i lunghi silenzi di attesa, prima di una battuta. E' famoso per questo, oltre che per la sua Musica. E' divertente sentirlo e rivederlo in TV realizzare questo trucco comico. Ma lo ricordo una volta proprio in TV, durante un  intervento fatto telefonicamente mettendo in atto questo simpatico "espediente di attesa". Le sue pause sembravano interminabili...tanto che il conduttore si sincerò che lui fosse ancora all'altro capo del filo. Mancava lui, l'elemento visivo e tutti i "tempi" sembravano più lunghi del giusto...In concerto, la presenza e il gesto del musicista giustifica molto più i "respiri" che ascoltando lo stesso in una incisione. Ognuno trovi quindi la giusta proporzione, con gusto musicale. L'importante è non credere che ci sia "un vuoto". Se ci assale questa paura, la frase non sarà mai tranquilla e flessibile. Tutto apparirà rigido e  sarà anche difficile comprendere le intenzioni delle frasi stesse. Il fraseggio comporta una successione di respiri e come il sapiente oratore "minimizzerà" il "prendere fiato", così il musicista si abituerà a dialogare naturalmente, senza dare la minima impressione di "perdere il tempo". Tutto ciò è segno di maturità artistica, ma, sempre secondo me, bisogna cominciare a studiare prendendosi i respiri che ci necessitano. Impareremo solo successivamente a minimizzarli e noteremo questo quando, nel pezzo studiato, impareremo ad essere sempre più pronti ad "anticipare" quasi, mentalmente," le posizioni del gesto. So di non avere tutti "alleati", ma questa è la mia opinione ( sempre che sia riuscito a farmi comprendere a parole!)

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Risposta 27 di Thesimon

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pianoexpert ha scritto:

Parliamo dei "respiri". Secondo me e non solo, una Musica senza respiri ....non può vivere. I respiri possono essere più o meno evidenti e non rubano, come ladri silenti, al tempo! Diciamo subito che si possono realizzare respiri senza o sotto pedale. E' differente se si suona dal vivo o su incisione. L'elemento visivo conta e come!!! Per fare un simpatico e quasi comico esempio pensiamo a Celentano....sì sì, proprio lui, il "re degli ignoranti" ( ma che ignorante non è per niente!!! Anzi....molto acuto). Lui, da sempre, gioca comicamente con i lunghi silenzi di attesa, prima di una battuta. E' famoso per questo, oltre che per la sua Musica. E' divertente sentirlo e rivederlo in TV realizzare questo trucco comico. Ma lo ricordo una volta proprio in TV, durante un  intervento fatto telefonicamente mettendo in atto questo simpatico "espediente di attesa". Le sue pause sembravano interminabili...tanto che il conduttore si sincerò che lui fosse ancora all'altro capo del filo. Mancava lui, l'elemento visivo e tutti i "tempi" sembravano più lunghi del giusto...In concerto, la presenza e il gesto del musicista giustifica molto più i "respiri" che ascoltando lo stesso in una incisione. Ognuno trovi quindi la giusta proporzione, con gusto musicale. L'importante è non credere che ci sia "un vuoto". Se ci assale questa paura, la frase non sarà mai tranquilla e flessibile. Tutto apparirà rigido e  sarà anche difficile comprendere le intenzioni delle frasi stesse. Il fraseggio comporta una successione di respiri e come il sapiente oratore "minimizzerà" il "prendere fiato", così il musicista si abituerà a dialogare naturalmente, senza dare la minima impressione di "perdere il tempo". Tutto ciò è segno di maturità artistica, ma, sempre secondo me, bisogna cominciare a studiare prendendosi i respiri che ci necessitano. Impareremo solo successivamente a minimizzarli e noteremo questo quando, nel pezzo studiato, impareremo ad essere sempre più pronti ad "anticipare" quasi, mentalmente," le posizioni del gesto. So di non avere tutti "alleati", ma questa è la mia opinione ( sempre che sia riuscito a farmi comprendere a parole!)

Bellissimo intervento. Forse tra i migliori che hai scritto !

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