Per lunghi, bui anni Nino Rota è stato considerato dalla critica ufficiale niente più che un caso curioso e pittoresco. Un musicista che, se pur dotato di grandi potenzialità, non aveva saputo o voluto scrivere "musica moderna", arroccandosi su posizioni anacronistiche e obsolete. Per fortuna i tempi sono cambiati (anche se qualcuno ancora fa finta di non accorgersene) e ormai si sa che le opere d'arte che sopravvivono nel tempo sono quelle dotate di forza, eleganza, fantasia, freschezza e soprattutto "verità", qualità che a Rota non mancavano di certo. Ecco allora che la sua vicenda critica mi appare la dimostrazione di come il dogmatismo da miope possa facilmente diventare cieco, incapace di distinguere i fenomeni artistici degni di nota dagli interessanti ma sterili esercizi di calligrafia. E c'è ancora chi pensa che sia imprescindibile, per un'artista, essere "aggiornato".... Glenn Gould diceva, a tal proposito: "Che cosa si deve fare per spiegare a costoro che l'arte NON è tecnologia??".
...che, detto dal pianista più "tecnologico" della storia, non è cosa di poco conto..
Nino Rota: Concerto per arpa e orchestra (1947) (2/2)