@Piccinesco
Spezzo una lancia in favore di Adagiociccio. La imperfect samples è una libreria che è difficile da gestire nel live. In questo brano postato da Adagiociccio mi risulta chiaro che non ci sia stata post produzione. Ha utilizzato la libreria come se stesse suonano su un pianoforte. Non so neanche che tastiera abbia, se la tastiera non è abbastanza costosa, anche i livelli di velocity sono più bassi e dunque diventa ancor più difficile tirar fuori dinamica quando non c'è un certo ventaglio di velocity sulle quali poter lavorare.
@Adagiociccio
Oggi che ho tempo vedo di risponderti meglio ed in modo più completo su questo notturno che conosco molto bene avendolo portato diverse volte anche in concerto.
Mi scuso da subito se dirò cose che già sai, ma non sapendo quali sono le tue conoscenze sull'argomento, cercherò di dare completezza al messaggio anche per gli altri lettori che potrebbero essere interessati.
Parto dal presupposto che non si possa pensare di mettersi al piano e suonare un brano senza conoscere la storia di quel brano, il momento della vita in cui l'autore ha deciso di scriverlo, a chi ha voluto dedicarlo e dunque ogni volta dobbiamo cercare di metterci in gioco documentandoci per capire le emozioni belle/spiacevoli che l'autore viveva in quel momento della sua vita per poi andare a studiare il brano.
Questo brano è stato composto nel 1830, anno in cui Chopin si trovava a Vienna per la seconda volta ed è stato dedicato alla sorella Ludwica. Leggendo i quaderni di Chopin è incredibile osservare quanto fosse attaccato alla propria famiglia... Al padre che per permettergli di trovare fortuna facendosi conoscere in tutta Europa si era indebitato fino al collo (Il papà Mikolaj era un insegnante di Liceo, suonava anche il violino), alla sorella Ludwika (la sua prediletta) che lo supportava praticamente in tutto, anche perché i "rinforzi" così venivano da loro chiamati i soldi che Mikolaj Chopin mandava al figlio Frederik a Vienna erano comunque soldi in meno sui quali avrebbe potuto contare Ludwika e le altre sorelle (una morta molto presto purtroppo), alla mamma Tekia Justyna Krzyżanowska (che suonava anche lei il pianoforte) che Chopin nei suoi quaderni ci fa conoscere come un "essere soprannaturale". L'attaccamento alla famiglia ed alla propria terra è un elemento importantissimo per concimare il terreno che ci prepara all'esecuzione di molti dei suoi brani considerando che questo notturno è stato scritto nel primo anno dopo l'abbandono della sua terra (Chopin nasce nel 1810 e lascia la Polonia senza farne mai più ritorno nel 1830. Questo notturno non a caso è un'opera postuma (ovvero opera pubblicata dopo la morte e rimasta celata fino ad allora) perché è qualcosa di talmente intimo, un pensiero tra Chopin e un elemento della sua famiglia che egli tanto amava che non poteva essere sporcato neanche dalla sola idea di farci del lucro. Appartiene ad un'altra sfera che non è remunerativa ma è quella intima indirizzata agli affetti più cari.
Questo notturno si apre con una breve introduzione di appena 4 battute che prepara la strada ad un tema molto intimo accompagnato da crome alla mano sinistra che faranno da filo conduttore fino alla fine del brano. Dopo la sviluppo, nella parte B, ci fa ascoltare dei sapori spagnoleggianti, oltre al tempo che viene modificato in 3/4 anche l'accompagnamento subisce delle modifiche con delle terzine che si alternano di battuta in battuta tra primo e secondo tempo. Riprende nella parte A' il tema iniziale che viene modificato portando nuova aria. Nella coda abbiamo la successione di 4 scale veloci ed alla fine il brano chiude in Do#Maggiore (cambio di modo) con un arpeggio per moto contrario. L'idea della tonalità maggiore alla fine del brano ci trasmette grande speranza. L'idea continua che emerge da tutto il brano è il dolore per aver lasciato la propria famiglia, la propria terra... Con questa tonalità maggiore Chopin sembra quasi volersi fare forza da solo, quasi a dire: "Un giorno tornerò". L'importanza di questo cambio di modo, potrai osservare in partitura, viene dato da Chopin preparandolo al basso. Vediamo infatti delle semiminime tra le crome nelle ultime battute. MI - RE - MI - RE - MI#. Questo Mi# deve sentirsi bene senza eccedere nella dinamica ma deve risultare chiaro, evidenziato, perché è qui che nasce la speranza, è forse, secondo me, questo MI# il punto più importante a livello emozionale di tutto il brano.
Venendo alla tua performance...
Il brano si fa ben ascoltare e non sto neanche qui a discutere sulle imprecisioni tecniche che conosci già te stesso e che dovrai sistemare con uno studio attento. Quello che non sento, (tolta la dinamica per la quale ho già dato le mie motivazioni a Piccinesco) è il filo conduttore. In questo brano il filo conduttore è di fondamentale importanza. Devo ascoltare il brano dall'inizio e capire che è tutto un solo pensiero. Nella tua interpretazione il pensiero a volte viene spezzettato, non sento continuità perché forse sei troppo impegnato nelle note. "Le note devi impararle per poi dimenticarle" dicevano nel film Shine. E' giusto, impara le note ed una volta imparate dimenticati delle note ed entra nel pensiero dell'autore. Lo stesso Chopin cita: "Convinciti di suonare bene e suonerai bene".
Ad maiora !