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Perche' Esiste La Morte?

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Gianfranc0

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Risposta 2 di Gianfranc0

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La musica esiste per allietare il nostro animo (o come diceva Beethoven "per far sprizzare il fuoco dal nostro spirito"), la morte, in particolare quella delle persone care, serve a frantumarcelo l'animo, serve a bruciare lo spirito.

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Risposta 3 di sisifo1987

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Un credente potrebbe dire un sacco di cose mentre un non credente non direbbe niente (come dire perché esiste la musica?!?. Esiste e basta!)

Nonostante tutto le risposte che si possono o non possono dare, il distacco da persone care è sempre doloroso.

Queste persone ci hanno fatto ridere, sognare, ci hanno insegnato tante cose e arricchito la vita. Quindi dovremmo piangere se queste persone non l'avessimo mai conosciute, anche se mettere in pratica è tutta un' altra cosa...

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Risposta 4 di CromaDiBrera

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sisifo1987 ha scritto:

Un credente potrebbe dire un sacco di cose mentre un non credente non direbbe niente (come dire perché esiste la musica?!?. Esiste e basta!)

Scusa, non per polemizzare, ma chi te lo ha detto che un non credente non direbbe niente? Io non lo sono, ma di riflessioni sulla vita e sulla morte penso di farne più di tanti credenti che conosco, francamente.

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Risposta 5 di CromaDiBrera

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Gianfranc0 ha scritto:

La musica esiste per allietare il nostro animo (o come diceva Beethoven "per far sprizzare il fuoco dal nostro spirito"), la morte, in particolare quella delle persone care, serve a frantumarcelo l'animo, serve a bruciare lo spirito.

Io non penso che la musica serva ad allietare l'animo ma, possibilmente, a sublimarlo o, comunque, a sviluppare una percezione diversa dall'ordinario e a rendere consapevoli della propria dimensione vitale. Nel dispiacere per la scomparsa di una persona cara, siamo passati tutti, credo; ed è logico che, con il dolore, la musica possa sembrare un piacere puerile.

Ma il dato di fatto, a prescindere da come ci si senta, è che la musica e l'arte in genere colmano la vita di... "vitalità", appunto; e che la morte è non solo un risvolto della vita, ma anche la condizione che permette alla vita di definirsi tale. Ma la morte è un'altra cosa.

La musica è composta di elementi vitali: il ritmo, il tempo, il suono... Non ha nulla a che vedere con la morte (condizione nella quale anche la parola "silenzio", intesa come assenza di rumore, perde qualsiasi significato, poiché anche l'assenza si percepisce con gli organi di senso: per dire "buio", per esempio, ci vogliono gli occhi vivi contro l'oscurità, non quelli di un cieco... Non so se mi spiego).

Bisogna accettare la morte come un'altra dimensione, rispetto alla quale chiedersi il valore della musica non può avere alcun senso.

Chiudo con un fatto personale. Stranamente, quando in casa ho vissuto gli ultimi giorni di agonia d'una persona cara (in casa, ripeto, con tutto ciò comporta e che lascio immaginare), mi sono ritrovato a reagire scrivendo musica come un ossesso, giorno e notte.

E' stato il mio modo di lottare contro la morte.

Quando questa persona si è spenta, ho lasciato quelle pagine com'erano e non ho più ripreso da dove avevo interrotto. Sono passati sei anni; è un'esperienza chiusa lì. La persona cara riposa in un cimitero di campagna vicino casa e concima la più bella pianta di rose che abbia mai visto, delle Pat Austin di David Austin grosse il doppio del normale. Quando vado a trovarla, ne sorrido perché penso che i suoi fiori siano più beli, freschi e profumati di quelli che io, da vivo, abbia mai saputo mettere in musica. .

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Risposta 6 di sisifo1987

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CromaDiBrera ha scritto:

Scusa, non per polemizzare, ma chi te lo ha detto che un non credente non direbbe niente? Io non lo sono, ma di riflessioni sulla vita e sulla morte penso di farne più di tanti credenti che conosco, francamente.

Eh si CromaDiBrera, condivido la tua correzione. Ho scritto una cosa che è fraintendibile.

Non volevo dire che i non credenti non dicono niente davanti alla morte (anzi). Non dicono niente di quelle frasi che piacciono tanto del tipo: Non preoccuparti che il tuo caro è passata a nuova vita, una vita migliore della nostre...(che a me fanno incavolare)

Se non si crede nella vita dopo la morte l'immagine di essere un buon concime per da vigore a dei bellissimi fiori che possono regalare gioia a chi li vede è per me una visione più dignitoso della morte rispetto a credere "nelle favole". Poi ognuno la vede come vuole.

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Risposta 7 di Thesimon

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CromaDiBrera ha scritto:

Io non penso che la musica serva ad allietare l'animo ma, possibilmente, a sublimarlo o, comunque, a sviluppare una percezione diversa dall'ordinario e a rendere consapevoli della propria dimensione vitale. Nel dispiacere per la scomparsa di una persona cara, siamo passati tutti, credo; ed è logico che, con il dolore, la musica possa sembrare un piacere puerile.

Ma il dato di fatto, a prescindere da come ci si senta, è che la musica e l'arte in genere colmano la vita di... "vitalità", appunto; e che la morte è non solo un risvolto della vita, ma anche la condizione che permette alla vita di definirsi tale. Ma la morte è un'altra cosa.

La musica è composta di elementi vitali: il ritmo, il tempo, il suono... Non ha nulla a che vedere con la morte (condizione nella quale anche la parola "silenzio", intesa come assenza di rumore, perde qualsiasi significato, poiché anche l'assenza si percepisce con gli organi di senso: per dire "buio", per esempio, ci vogliono gli occhi vivi contro l'oscurità, non quelli di un cieco... Non so se mi spiego).

Bisogna accettare la morte come un'altra dimensione, rispetto alla quale chiedersi il valore della musica non può avere alcun senso.

Chiudo con un fatto personale. Stranamente, quando in casa ho vissuto gli ultimi giorni di agonia d'una persona cara (in casa, ripeto, con tutto ciò comporta e che lascio immaginare), mi sono ritrovato a reagire scrivendo musica come un ossesso, giorno e notte.

E' stato il mio modo di lottare contro la morte.

Quando questa persona si è spenta, ho lasciato quelle pagine com'erano e non ho più ripreso da dove avevo interrotto. Sono passati sei anni; è un'esperienza chiusa lì. La persona cara riposa in un cimitero di campagna vicino casa e concima la più bella pianta di rose che abbia mai visto, delle Pat Austin di David Austin grosse il doppio del normale. Quando vado a trovarla, ne sorrido perché penso che i suoi fiori siano più beli, freschi e profumati di quelli che io, da vivo, abbia mai saputo mettere in musica. .

In queste poche righe hai toccato il surrogato della riflessione sull'esistenza... Sublime e struggente allo stesso tempo...

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Risposta 8 di Gianfranc0

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TheSimon ha scritto:

In queste poche righe hai toccato il surrogato della riflessione sull'esistenza... Sublime e struggente allo stesso tempo...

Scrivi bene Simone, le parole di CromaDiBrera sono molto profonde.

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Risposta 9 di Carlos

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CromaDiBrera ha scritto:

Chiudo con un fatto personale. Stranamente, quando in casa ho vissuto gli ultimi giorni di agonia d'una persona cara (in casa, ripeto, con tutto ciò comporta e che lascio immaginare), mi sono ritrovato a reagire scrivendo musica come un ossesso, giorno e notte.

E' stato il mio modo di lottare contro la morte.

Quando questa persona si è spenta, ho lasciato quelle pagine com'erano e non ho più ripreso da dove avevo interrotto. Sono passati sei anni; è un'esperienza chiusa lì. La persona cara riposa in un cimitero di campagna vicino casa e concima la più bella pianta di rose che abbia mai visto, delle Pat Austin di David Austin grosse il doppio del normale. Quando vado a trovarla, ne sorrido perché penso che i suoi fiori siano più beli, freschi e profumati di quelli che io, da vivo, abbia mai saputo mettere in musica. .

Grazie per averlo condiviso.

Risposta 10 di Autore storico

Avete mai avuto il privilegio di suonare al funerale di una persona cara?

E' stata una delle emozioni più devastanti della mia vita, per un paio di giorni ero pervaso da un dolore incredibile...la musica ha amplificato in modo inimaginabile certe emozioni...mamma mia, mi viene da piangere ancora a pensarci.

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Risposta 11 di CromaDiBrera

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sisifo1987 ha scritto:

Se non si crede nella vita dopo la morte l'immagine di essere un buon concime per da vigore a dei bellissimi fiori che possono regalare gioia a chi li vede è per me una visione più dignitoso della morte rispetto a credere "nelle favole". Poi ognuno la vede come vuole.

Forse anch'io mi sono espresso male, perché non intendevo negare ciò in cui altri credono come fossero "favole"; in realtà, sono semplicemente agnostico e, anzi, per esperienze personali, devo supporre che della nostra morte sappiamo veramente poco. Lavoisier scrisse che nulla si distrugge, quindi sono semplicemente portato a immaginare che quella che chiamiamo morte sia solo un'altra condizione della vita. E' un po' questo, il senso che cercavo di narrare con quello che ho scritto.

A proposito, ringrazio tutti dell'apprezzamento: non pensavo di aver scritto qualcosa di particolarmente significativo... Anche se è pur vero che siamo in un forum di Musicisti...! 😉

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Risposta 12 di CromaDiBrera

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jack ha scritto:

Avete mai avuto il privilegio di suonare al funerale di una persona cara?

E' stata una delle emozioni più devastanti della mia vita, per un paio di giorni ero pervaso da un dolore incredibile...la musica ha amplificato in modo inimaginabile certe emozioni...mamma mia, mi viene da piangere ancora a pensarci.

Ti invidio davvero, perché, moltissimi anni fa, mi sono rifiutato di farlo (era il padre della mia prima ragazza, avevo 16 anni) e me ne pento ancora adesso.

Non mi sentii in grado, anche perché, effettivamente, avrei dovuto improvvisare all'organo (elettrico, sapete, quelli delle parrocchie...). Il sacrestano che suonò al mio posto fece molto peggio di quanto avrei fatto io, ma il punto non è questo. E' che chi fa musica deve saper accogliere su di sé sia le gioie che i dolori, per saperli poi restituire nel modo che gli è congeniale. Questo è un musicista. Certe cose vanno fatte, punto e basta, sennò uno fa un'altra cosa.

Perciò sei stato bravissimo, secondo me, ad assumerti quell'incarico.

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Risposta 13 di sisifo1987

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castellammare di stabia

CromaDiBrera ha scritto:

Forse anch'io mi sono espresso male, perché non intendevo negare ciò in cui altri credono come fossero "favole"; in realtà, sono semplicemente agnostico e, anzi, per esperienze personali, devo supporre che della nostra morte sappiamo veramente poco. Lavoisier scrisse che nulla si distrugge, quindi sono semplicemente portato a immaginare che quella che chiamiamo morte sia solo un'altra condizione della vita. E' un po' questo, il senso che cercavo di narrare con quello che ho scritto.

Non ti sei espresso male, anzi...

Io ho citato l'altro modo di vedere la morte (le"favole") mostrando il mio disappunto. Sarò ostile forse perché vedo troppe persone che credono senza credere veramente (scusa il gioco di parole). Il credere perché si nasce in quella cultura o per alleviare le paure dell'esistenza.

Ognuno può vivere come vuole ma osservando sono contento che non sono così.

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Risposta 14 di Gianfranc0

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CromaDiBrera ha scritto:

Forse anch'io mi sono espresso male, perché non intendevo negare ciò in cui altri credono come fossero "favole"; in realtà, sono semplicemente agnostico e, anzi, per esperienze personali, devo supporre che della nostra morte sappiamo veramente poco. Lavoisier scrisse che nulla si distrugge, quindi sono semplicemente portato a immaginare che quella che chiamiamo morte sia solo un'altra condizione della vita. E' un po' questo, il senso che cercavo di narrare con quello che ho scritto.

A proposito, ringrazio tutti dell'apprezzamento: non pensavo di aver scritto qualcosa di particolarmente significativo... Anche se è pur vero che siamo in un forum di Musicisti...! 😉

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Risposta 16 di Frank

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jack ha scritto:

Avete mai avuto il privilegio di suonare al funerale di una persona cara?

Purtroppo si, un paio di volte e posso dire che alla prima volta non sapevo cosa mi aspettasse, nella seconda ero più consapevole e mi successe una cosa strana, mentre una parte di me piangeva (anche visibilmente, vi lascio immaginare suonare con gli occhi appannati, pieni di lacrime e uno stato d'animo scosso) sentivo comunque una specie di serenità interiore, non so, come se fosse (appunto) viva quella parte di me che omaggiava la persona amata scomparsa.

A dirla tutta essendo organista in gioventù mi capitava "spesso" di suonare ai funerali di persone che non conoscevo, effettivamente è proprio tutta un' altra cosa (un po' come quando suoni al matrimonio di uno sconosciuto o a quello di tuo fratello, tutto un altro coinvolgimento emotivo)...me lo sono sempre chiesto, i soliti brani, la stessa musica eppure 2 estreme reazioni.

Al primo funerale ricordo ancora che quando misi giù il basso "passeggiato" dell'introduzione dell'adagio di Giazotto-Albinoni (a volte lo usavo come marcia funebre, struggente ma non truce) sentiti sotto le grida di dolore, il pianto dei familiari del defunto (e pensa se avessi scelto un altro brano)...mamma mia, sai quando uno non si aspetta una cosa ... rimasi per un po' scosso, ed evitai nel breve di risuonare a funerali.

jack ha scritto:

E' stata una delle emozioni più devastanti della mia vita, per un paio di giorni ero pervaso da un dolore incredibile...la musica ha amplificato in modo inimaginabile certe emozioni...mamma mia, mi viene da piangere ancora a pensarci.

... a chi lo dici, lo rifarei ma onestamente non so se me la sentirei per tutti (vedi il caso di un genitore), anche se so che sarebbe estremamente apprezzato ma ho le lacrime solo a provare a pensarci un secondo ... mamma mia, chiudo altrimenti non so come finisce stasera...ci voleva una botta di allegria pre-ferragosto.

Scusate le chiacchiere

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Risposta 17 di Annuccia

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Cavolo, che esperienze commuoventi e che bei post.

Secondo voi un cantante, quando perde una persona cara, ce la può fare a cantare? Cioè, la voce da implicazioni maggiori rispetto al suonare, oppure secondo voi lo sforzo emotivo è lo stesso?

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Risposta 18 di pianoexpert

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rocca di papa

La Musica è per tutti noi un grande "scudo". L'Arte è un grande scudo e una grande Amica. Ci porta proprio in un'altra dimensione, addirittura al di sopra di tutto, quel tutto che forse non finisce mai, ma si ricongiunge all'Energia universale. L'Arte ci aiuta ad avere, su questa Terra, in questa Dimensione, "gli occh"i per poter guardare e cogliere ciò che molti cercano e non riescono a trovare. Siamo fortunati. E' una sorta di meditazione e di avvicinamento all'Assoluto, contornati da meravigliosi profumi dell'Anima. Un Giardino Segreto che possiamo ammirare e far ammirare con la gioia nel cuore.

La Morte non ne sa niente di tutto ciò. Adesso che ci siamo, Lei non c'è e quando Lei arriverà, noi non ci saremo più ( non è una mia frase).

Il nostro Spirito, di piccoli o grandi uomini che siamo stati,invece, ci sarà sempre....da qualche parte. Come si può pensare che lo Spirito dei Grandi, e non solo, finisca per sempre. Alla morte di Benedetti Michelangeli qualcuno disse: "I geni non muoiono...svaniscono" e la cornetta di Louis Armstrong...suonerà il giorno del Giudizio Universale!

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Risposta 19 di thallo

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Crema

L'altro giorno un mio amico ha subito un lutto per lui molto pesante. Gli ho dedicato questo pezzo, il finale de La piccola volpe astuta di Janacek. E' il pezzo che lo stesso Janacek volle fosse suonato al suo funerale, un pezzo che parla di resurrezione, dell'eterno cerchio della natura in cui la morte non esiste. E' un pezzo che mi commuove moltissimo....

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Risposta 20 di Tenore

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Annuccia ha scritto:

Secondo voi un cantante, quando perde una persona cara, ce la può fare a cantare? Cioè, la voce da implicazioni maggiori rispetto al suonare, oppure secondo voi lo sforzo emotivo è lo stesso?

Diciamo che quello che cambia (forse) è che per il cantante il proprio corpo è anche lo strumento, per cui viene richiesto uno sforzo maggiore...C'è pure da dire che l'immagine di uno che canta durante un periodo di lutto non è uno stereotipo facilmente accettabile, intendo psicologicamente.

Difficilissimo da definire ...

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