Composizione

Perche' Vogliamo Scrivere Musica

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Dante

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Risposta 21 di CromaDiBrera

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Piccinesco ha scritto:

Ad esempio ( CromaDiBrera mi spacchera in 4 ora ) quando esco per lunghe "passeggiate" ( di fatica ) ascolto anche 2 volte di fila tutto il clavicembalo ben temperato, e non mi stanco, [...]

Questa è bella...! 🙂 Perché mai dovrei "spaccarti in 4"? So che ti riferisci ad una nostra conversazione su Fb (sul fatto che il Barocco non è solo Bach), ma guarda che io ho ascoltato il CBT (di Bob Van Asperen) non per 2 volte, ma anche per dozzine di volte di fila, da mane a sera...! Scusa, ma giusto per precisare... 😉

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Risposta 22 di Piccinesco

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Si era per dire, certe volte penso di rompere le scatole parlando sempre di Bach ( mi metto nei panni degli altri ).

Comunque l' altra sera ho "scoperto" una cosa assurda, poi ne parlo, e questo nonostante ho ascoltato ( o pensavo di aver ascoltato )

tutto il clvicembalo ben temperato.

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Risposta 23 di Carlos

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Piccinesco ha scritto:

Comunque l'altra sera ho "scoperto" una cosa assurda, poi ne parlo, e questo nonostante ho ascoltato (o pensavo di aver ascoltato) tutto il clvicembalo ben temperato.

Adesso mi hai incuriosito! 🙄 E mi ha anche incuriosito la tua resistenza fisica: va bene che le hai chiamate "lunghe passeggiate di fatica", ma per ascoltare due volte di fila il CBT ci vogliono nella migliore delle ipotesi 7 ore (l'incisione di GG dura esattamente tre ore e mezza). Alla faccia della resistenza! 😉

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Risposta 24 di Piccinesco

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Io ci sono rimsto ( in bene ) quando l' altra sera ( sto parlando di una clavicembalista a cui ho scritto per chiedere se potevo inviarle degli spartiti ) ho ascoltato un pò di preludi e fughe di Bach, proprio dal clavicembalo ben temperato, ti anticipo che non è qualcosa di particolare, ma per me è risultato un pò assurdo perchè pensavo appunto di averlo ascoltato tutto, ho proprio la raccolta di una esecuzione di Gould ( che all' inizio mi stava quasi antipatico visto che tutti ne parlavano, poi ascoltandolo bene e famigliarizzando con il suo modo di suonare mi sono affezionato ).

Allora ho ascoltato il preludio e la fuga dal 2° libro, la Bwv 887, e sono sicuro di non averla mai ascoltata prima di quel momento, mi è piaciuta anche perchè scrivo spesso in 9/8 e 12/8, la fuga è scritta in 6/8, quindi sempre con suddivisioni "ternarie", di tre crome insomma, anche se qui il movimento è binario.

Comunque non l' avevo mai sentita, allora cosa mi sono perso?

Ho 48 pezzi in totale, sono 48 giusto, intesi come preludio e fuga assieme, per cui 96 in totale.

Mi sembra strano che non "me ne sia accorto" mentre li ascoltavo, basti pensare che alcuni li ricordo quasi a memoria, ma a questo punto forse sono proprio io che dimentico involontariamente qualcosa perchè appunto è strano, vuoi vedere che ho scaricato ( legalmente ) solo la metà di ogni volume, complimenti a me stesso, devo controllare.

La resistenza fisica c'è anche se non so fino a quando reggerò certi ritmi, per fortuna non sempre devo fare certe "passaggiate", che sono di fatica perchè quando cammino vado a passo spedito, una volta mi sono divertito a verificre la velocità massimo a passo spedito 7,5 km all' ora, ma per strada ti prendono per scemo, vero che dico sempre di stare un pò fuori di testa ma se non andassi veloce dovrei stare in giro più di 10 ore.

Distriuisco volantini da solo, e spesso ho girato un intero paese in una mattinata, e dato che sono stufo di sentire i soliti commenti della gente tipo ( testuali eh )"ma non me porti i soldi?", "che me porti oggi?", "me rompete le cassette?", e anche "minacce" a volte, la diplomazia non è nella mia indole e ho faticato nel tempo a "costruirne" un pò, allora visto che tra commenti e "domande" del genere, traffico, rumori senza fine uno è più stanco per l' inquinamento acustico che per i km che deve fare, da qualche mese ascolto musica, e la sensazione che provo molto spesso è di un divario micidiale tra le solite cose che mi sento dire ( ma anche altri si sentono dire le stesse cose, mai un argomento diverso, sempre di soldi si parla, sempre le stesse battute, e il latte dalle ginocchia scende senza soluzione di continuità ), il contesto in cui vivo ( che è fatto di solo cemento, asfalto, palazzi, auto e zero odori naturali, che solo in caso di alluvione "ritornano in vigore", tipo l' odore della terra e dell' erba bagnate, sono esempi di odori che non si sentono più, talmente siamo assuefatti dall' inquinamento ) e la profondità di questi lavori, certi pezzi mi spezzano in due, perchè poi li ascolti da solo, mentre fatichi, ma al tempo stesso sono comunque fonte di forza e resistenza, quando penso ai ragazzetti che dicono"devo rimanere in piedi 3/4 ore a ballare, come faccio se non prendo qualcosa?", da una parte mi fanno ridere, dall' altra mi fanno incazzare, d quando sono piccolo dico che la miglior droga è il cervello, abbiamo già tutto quello di cui abbiamo bisogno per pensare e fare, quindi quella è una scusa per non sentirsi isolati dagli altri.

Comunque l' orario migliore è nel primo pomeriggio, verso le 14/15, con quel sole che non da fastidio, il periodo l' autunno, un capolavoro, un vero piacere ( nella fatica e nel gesto ripetitivo che devo compiere ), ecco perchè ieri parlavo di operaio che fa musica, vivo questa "doppia" sensazione, che in realtà è un tutt' uno, si possono fare benissimo tutte e due le cose.

Per la cronaca ( ma in quel caso ancora non ascoltavo musica mentre ero in giro ) un giorno stetti in giro per 13/14 ore, un massacro.

In certi casi non ascolto musica perchè se il giro che devo fare è veramente pesante evito, è uno "stress" in più anche se piacevole.

Queto è il link in cui ho ascoltato il preludio e la fuga di cui parlavo:

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Risposta 25 di Carlos

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Piccinesco ha scritto:

(...) ho ascoltato il preludio e la fuga dal 2° libro, la BWV 887, e sono sicuro di non averla mai ascoltata prima di quel momento, mi è piaciuta anche perchè scrivo spesso in 9/8 e 12/8, la fuga è scritta in 6/8, quindi sempre con suddivisioni "ternarie", di tre crome insomma, anche se qui il movimento è binario.

Comunque non l'avevo mai sentita, allora cosa mi sono perso?

Ho 48 pezzi in totale, sono 48 giusto, intesi come preludio e fuga assieme, per cui 96 in totale.

Non so cosa dirti... 😉 GG ha inciso il CBT completo e, quindi, il Preludio e Fuga in sol diesis minore (n. 18 del 2. libro) BWV 887, ovviamente, c'è. Sono, effettivamente 48 Preludi e Fughe, quindi un totale di 96 pezzi, come giustamente calcolavi... di più non so aiutarti. Forse, effettivamente, non sei mai arrivato a quel punto e quindi non l'avevi davvero mai ascoltato?

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Risposta 26 di Piccinesco

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Confermo, non l' avevo mai ascoltato cosi come tutti i preludi e fughe dal n° 13 al 24° di tutte e due i libri, mi sono perso mezzo lavoro fino ad ora.

Prima ho controllato sul pc, mi ero letteralmente dimenticato di aver scaricato solo la metà dei preludi e fughe di ogni libro, e il bello è che sui file

c'è anche scritto che arrivano al n° 12, un' altra dimostrazione che la concentrazione mi si incolla.

Comunque è un bene, avrò altri 48 pezzi da ascoltare, ora vedo di scaricarli al volo.

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Risposta 28 di pestatasti

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CromaDiBrera ha scritto:

Bisogna proprio essere stracolmi d'autostima, per dire a chi non si conosce e la pensa diversamente che dovrebbe smettere...! Sarà che io sono abituato a lasciar dire agli altri se le mie cose abbiano o meno uno spessore artistico, anziché suonarmela da solo. Quindi, temo che non smetterò affatto e che certi Savonarola visitati dal sacro fuoco dell'Arte, pronti ad irritarsi e a giudicare chiunque abbai una sensibilità diversa dalla propria, dovranno ben farsene una ragione.

Non so da dove trai questi giudizi... se così dev'essere interpretato il mio intervento me ne scuso, per carità...

Ci tengo però a dire che anzitutto sono assolutament tranquillo, e che non penso di aver consigliato a Dante di smettere. Anzi casomai il contrario.

La domanda era: perché scriviamo musica? Sottinendeva: perché facciamo musica quando qualcun altro lo ha già fatto o lo sta facendo meglio di noi? La mia risposta era, in sintesi: perché (come dice Piccinesco) ci piace, perché ne sentiamo il bisogno, perché per noi è una cosa dotata di un senso a prescindere, come la bellezza, come il sesso, come l'amore.

Chiunque abbia avuto a che fare con qualcosa di artistico (mi dispiace, uso questo termine non tanto perché sia stato "visitato dal sacro fuoco" ma perché non ne conosco altri) sa di che cosa parlo.

Ci tengo a dire, poi, che per me anche un bambino che disegna è un artista se lo fa mosso da un bisogno creativo. Non c'è bisogno di essere Michelangelo o Mozart.

Il mio giudizio finale era rivolto a coloro che, al contrario, scrivono senza provare questo piacere, senza sentirne l'esigenza interiore (non so perché Cromadibrera si sia sentito chiamato in causa).

Bada bene però, non era un invito a smettere. Se queste persone lo fanno per professione tanto di cappello, è sicuramente il lavoro più bello che si possa fare. Se però, oltre a non sentirne una motivazione interiore non ci guadagnano nemmeno allora veramente c'è da chiedersi perché lo facciano.

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Risposta 29 di RedScharlach

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pestatasti ha scritto:

La domanda era: perché scriviamo musica? Sottinendeva: perché facciamo musica quando qualcun altro lo ha già fatto o lo sta facendo meglio di noi?

Il mio punto di vista è, per così dire, "scetticamente fiducioso": è assolutamente impossibile uguagliare Bach.. ma è sicuramente possibile fare qualcosa di straordinario e di mai sentito prima (è possibile… ma è molto molto difficile!).

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Risposta 30 di CromaDiBrera

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RedScharlach ha scritto:

Il mio punto di vista è, per così dire, "scetticamente fiducioso": è assolutamente impossibile uguagliare Bach.. ma è sicuramente possibile fare qualcosa di straordinario e di mai sentito prima (è possibile… ma è molto molto difficile!).

Ma cosa vuol dire "eguagliare Bach"...? Mica è un concorrente di x-factor...! Mica ci sono le classifiche...!

Con tutto il rispetto, tutto questo è talmente lontano da quello che comunemente si intende per "cultura", che non si sa proprio cosa dire.

Tra l'altro, per uno che abbia compiuto regolari studi di composizione, dovrebbe essere normale saper scrivere con cognizione nello stile dei maestri del passato.

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Risposta 31 di CromaDiBrera

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Roma

pestatasti ha scritto:

Non so da dove trai questi giudizi... se così dev'essere interpretato il mio intervento me ne scuso, per carità...

Ci tengo però a dire che anzitutto sono assolutament tranquillo, e che non penso di aver consigliato a Dante di smettere. Anzi casomai il contrario.

Non lo hai consigliato a Dante ma, nel tuo precedente intervento, hai scritto che chi la pensa in un certo modo diverso dal tuo (cioè come me, e la cosa non era affatto equivocabile: basta rileggere) "dovrebbe smettere". Lo hai scritto tu .

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Risposta 32 di Carlos

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RedScharlach ha scritto:

Il mio punto di vista è, per così dire, "scetticamente fiducioso": è assolutamente impossibile uguagliare Bach.. ma è sicuramente possibile fare qualcosa di straordinario e di mai sentito prima (è possibile… ma è molto molto difficile!).

Il mio punto di vista è invece molto scettico, rispetto a questa risposta: è un atteggiamento al limite dell'immobilismo creativo, se portato all'estremo (forse lo ho già detto). Poi, mi chiedo: perché proprio Bach? E in che senso "eguagliare" (questo l'ha già chiesto CromaDiBrera, ma lo chiedo anche io)?

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Risposta 33 di Frank

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CromaDiBrera ha scritto:

Tra l'altro, per uno che abbia compiuto regolari studi di composizione, dovrebbe essere normale saper scrivere con cognizione nello stile dei maestri del passato.

Diciamo che è auspicabile ma praticamente non avviene quasi mai così, perchè l'uso che se ne fa delle nozioni in materia di composizione non vengono messe al servizio di fedeli ricostruzioni stilistiche in senso storico e volte a capire da cosa è veramente è fatto uno stile che ha funzionato e dice ancora molto ai giorni nostri. Per cui un allievo di composizione, tipicamente non sa scrivere alla “maniera di” come avviene invece per i pittori e spesso capita che sia spinto (spero almeno con l’intento di far sviluppare il suo lato creativo) a proseguire materiale (di solito storico) di altri, che possiede determinate caratteristiche che non possono essere rispettate; il “proprio” modo è pressochè a digiuno del gusto ad un certo stile.

Ti lascio immaginare le conseguenze in termini di risultati, esercizi astratti e dal sapore propriamente anacronistico. Anacronistico perché non c’è un reale approccio moderno e creativo ad un materiale storico e che può produrre solo qualcosa al di sotto dei modelli stilistici di riferimento e che hanno fatto scuola.

Poi giustamente si soffre di complessi di inferiorità. Avendo a disposizione 1000 composizioni di Bach è quasi impossibile non saper scrivere nel suo stile. Eventualmente il difficile è crearsi uno stile funzionante come il suo. Come fare senza averne ricostruito uno? Come fare senza aver interiorizzato un “percorso” compositivo efficace, che produca un risultato ad alto contenuto artistico (e non solo artigianale)? Etc.

La storia delle presunte ricostruzioni stilistiche però vale per i compimenti ex-inferiore/ex-medio; finalmente negli ultimi 3 anni (ex-compimento superiore) puoi seguire il tuo istinto musicale…ma che? In un contesto pressochè post-strutturalista devi andare a motivare ogni nota con un progetto … solitamente con riferimenti extramusicali.

Ergo, quand’è che la scuola ti offre la possibilità di capire da cosa è veramente fatto uno stile? Notare che è la base per portare un aspirante compositore a spendere le proprie idee in modo concreto, credibile e attuale.

Per cui quello che suggerisci tu (caro Croma) è l’auspicabile, effettivamente diversi docenti stanno facendo dichiarazioni volte a superare un idea astratta di composizione a favore di una scuola più vicina alla realtà e la concretezza della materia.

Secondo me il difficile è essere credibili, il resto sono solo scelte.

 

Questo non vuol dire che la scuola non serva, vuol dire che deve migliorare molto. Attualmente si cerca di sviluppare solo una parte delle competenze che deve avere un compositore, il resto è "troppo" affidato al talento e la sensibilità di ciascuno.

 

Poco male, però non è un discorso da scuola, secondo me...

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Risposta 34 di RedScharlach

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Carlos ha scritto:

Poi, mi chiedo: perché proprio Bach? E in che senso "eguagliare" (questo l'ha già chiesto CromaDiBrera, ma lo chiedo anche io)?

Bach... per una questione di gusto eminentemente personale: è il mio compositore preferito! 🙂

Ma avrei potuto scrivere Verdi, Beethoven, Josquin, Xenakis...

In ogni caso, brani come la Messa in Si minore e l’Arte della fuga rappresentano – sempre soggettivamente – una specie di non plus ultra. Come fare qualcosa di pari valore?

Eppure questo convincimento viene controbilanciato dalla constatazione che musiche interessanti-belle-stupefacenti-emozionanti continuano tutt’oggi a venir composte. Il passato non è un ostacolo per il presente perché musiche diverse non si escludono a vicenda.

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Risposta 35 di Carlos

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RedScharlach ha scritto:

(...) musiche interessanti-belle-stupefacenti-emozionanti continuano tutt’oggi a venir composte. Il passato non è un ostacolo per il presente perché musiche diverse non si escludono a vicenda.

Ben detto. 😄

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Risposta 36 di RedScharlach

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Frank ha scritto:

Questo non vuol dire che la scuola non serva, vuol dire che deve migliorare molto. Attualmente si cerca di sviluppare solo una parte delle competenze che deve avere un compositore, il resto è "troppo" affidato al talento e la sensibilità di ciascuno.

Aggiungo un dettaglio a margine di queste giustissime annotazioni: l'esercizio della "scrittura in stile" mi sembra uno dei mezzi più stimolanti per interiorizzare i linguaggi del passato. Lo studio della teoria del contrappunto assume tutt'altra luce appena si tenta di scrivere un mottetto nello stile di Josquin. Il tentativo "impudico" di comporre una serie di variazioni nello stile di Beethoven è probabilmente destinato al fallimento, ma in compenso rivela degli aspetti del pensiero beethoveniano che magari non si erano ancora colti.

La riforma dell'insegnamento della composizione pone anche le premesse di un rinnovamento dell'esercizio della "scrittura in stile", proprio nel senso cui facevi cenno. Ovviamente, i programmi di insegnamento faranno ben poco da soli: sarà necessario uno svecchiamento della didattica, il che non è affatto lineare (se va bene, ci vorranno degli anni per vedere risultati apprezzabili nel sistema).

Rimane aperto un problema: imparare a comporre in perfetto stile bachiano o brahmsiamo serve senz'altro ad allenare la tecnica e ad affinare la sensibilità, ma quanto contribuisce all'elaborazione di una propria autonomia compositiva? I sette anni di studio di cui parlavi (compimento inferiore + medio) non erano effettivamente troppi?

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Risposta 37 di Valchiria

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...magari erano troppi anche gli ultimi 3 a perdere tempo in esperimenti "insulsi", ti pare che Puccini doveva giustificare perchè scriveva nel suo determinato modo, al massimo ti poteva dire: "ascolta e impara" 😉

Il problema della riforma secondo me è che è consegnata nelle mani degli stessi maestri che appunto avrebbero potuto fare di più o diversamente già nel precedente ordinamento.

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Risposta 38 di Valchiria

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RedScharlach ha scritto:

Rimane aperto un problema: imparare a comporre in perfetto stile bachiano o brahmsiamo serve senz'altro ad allenare la tecnica e ad affinare la sensibilità, ma quanto contribuisce all'elaborazione di una propria autonomia compositiva?

Secondo me sotto molti punti di vista si, se hai idee (solo tu puoi avercele) ed hai maturato tecnica e sensibilità...e beh, sei un compositore 😃

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Risposta 39 di Natan

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Premesso che ho gradito molto il tuo intervento ed altri (ovviamente)

RedScharlach ha scritto:

Aggiungo un dettaglio a margine di queste giustissime annotazioni: l'esercizio della "scrittura in stile" mi sembra uno dei mezzi più stimolanti per interiorizzare i linguaggi del passato. Lo studio della teoria del contrappunto assume tutt'altra luce appena si tenta di scrivere un mottetto nello stile di Josquin. Il tentativo "impudico" di comporre una serie di variazioni nello stile di Beethoven è probabilmente destinato al fallimento, ma in compenso rivela degli aspetti del pensiero beethoveniano che magari non si erano ancora colti.

...e dici poco? 🙂 Sai quanto ti lascia dentro. La sintassi magari passa, ma il pensiero è quello di un grande compositore ed elaboratore. La tua cifra armonica, il tuo modo di trattare la melodia, il tuo contrappunto, la tua orchestrazione, etc. faranno la differenza...ma la sommatoria di tutti i pensieri che sei riuscito a fare tuoi...e beh.

Beethoven stesso faceva suoi i criteri dei suoi predecessori, non parliamo del tuo amato Bach che si consumanva sulla tradizione. Il problema delle ricostruzioni stilistiche è solo novecentesco (guarda caso dal 1930 in poi 😉 ), prima tutti sapevano cos'erano e si misuravano con quest arte.

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