«La forma è il corpo individuale della poesia (…); ma non dovrebbe esserci anche una poesia profondamente penetrata nel vivo senza i limiti stabiliti da una forma? »
[bettina Brentano]
Questa domanda, che DanieleScarpetti ha riportato nella discussione La Nona è solo l'inizio, dopo un momento di difficoltà iniziale io l'ho intesa in questo modo: Non potrebbe esserci una poesia così.... bella, perfetta, profonda... da potersi permettere di non avere i limiti stabiliti da una forma? (in definitiva: da poter essere 'informe')
Al mio dubbio di averla intesa secondo le intenzioni originali, Daniele mi ha risposto con questo post
«La mia non può che essere una risposta di carattere generale. Come per tutte le arti e le forme di cultura, soprattutto dalla seconda metà dell'Ottocento si fece sempre più viva e diffusa la esigenza di scrivere e di poetare in modo nuovo, anti-tradizionale anche sotto l’aspetto tecnico-formale, perché gli stati d’animo, i problemi, il costume degli uomini del tempo stavano profondamente cambiando in riflesso al mutare delle situazioni politico-sociali.
Bettina Brentano con questa sua domanda fu visionaria perché anticipò quella che fu un'esigenza che sarebbe diventata realtà qualche decennio dopo: l'esigenza di uscire dalle metriche tradizionali - e dunque dalla forma - della poesia, per crearne una nuova che, nei suoi contenuti, riuscisse ad entrare nel vivo delle nuove problematiche e delle nuove figure che l'evoluzione della società proponeva.
L'evoluzione profetizzata dalla poetessa comincerà a dare i suoi maggiori frutti sul finire dell'Ottocento quando poeti e letterati provenienti da correnti diverse: Scapigliati, Decadentisti ... furono comunque uniti nella comune negazione delle formule tradizionali, dando vita ad un rinnovamento radicale che non solo negò la validità delle forme metriche tradizionali, ma il vecchio spirito, la civiltà dei “padri” e. ovviamente, soprattutto quella romantica.
Questo fu il primo passo, poi vennero anche qui le Avanguardie della seconda metà del 900 e la Poesia, come tutte le Arti è uscita da ogni formalismo».
il carattere generale della risposta di Daniele - come lui stesso sostiene - è, a mio avviso, un pregio: il discorso viene così allargato a qualsivoglia forma d'arte, e dunque a qualsiasi cosa creata, composta. Ed è per questo che propongo la questione sotto la sezione 'Composizione', anche se non strettamente musicale.
Con beneficio d'inventario (non so cosa si celi in qui puntini di omissis) io alla domanda di Bettina Brentano risponderei di no: non può esistere nessuna opera d'arte che non abbia una forma. Sono pienamente d'accordo con le osservazioni che Daniele propone nel suo post che ho riportato qui sopra. Però l'eventuale insofferenza di un artista verso le forme ricevute dalla tradizione non si traduce mai nella creazione di qualcosa senza una forma, ma, in genere, nella creazione di qualcosa dalla forma diversa, spesso meno strutturata: più semplice (mi viene in mente, ad esempio, il passaggio da una poesia con versi in rima a una in versi sciolti). In altri casi il cambiamento è verso la produzione di qualcosa più strutturato (ad esempio la polifonia, sempre più fitta, in luogo di procedimenti omofonici e omoritmici).
Che ne dite?... io non riesco a concepire nulla che possa non avere forma.
Anche un pensiero, per esprimerlo (anche solo a se stessi) deve essere formulato.