Caro Paolo, cari amici,
sono capitato adesso su questa serissima discussione ed ho molto apprezzato la bellissima intervista pubblicata.
Le mie idee partono dal lontano e, per cercare di esporle, parto da un esempio A ): 2+3=3+2=5.
Tutti crediamo di sapere questa cosa, ma quanti sarebbero con me d'accordo che B ): 2+3 non = 3+2 non = 5 ?
Ebbene, se stiamo contando, A è vera e B è falsa; ma se stiamo camminando prima avanti e poi a destra, A è falsa e B è vera; infatti, 2 avanti e 3 a destra mi fa arrivare a un punto diverso da 3 avanti e 2 a destra e la distanza di cui mi sono allontanato non è 5 (5 sono i passi fatti).
Insomma, i simboli in assenza di una interpretazione non significano proprio nulla, perché non trasmettono informazione, ma solo equivoci.
E l'interpretazione significa nient'altro che comunicare ed evocare negli altri sensazioni e sentimenti che si spera siano comuni, ma che potrebbero anche essere ben differenti! (quante volte ciò che diciamo viene frainteso ?).
Solo in presenza di una interpretazione che si ritiene ragionevolmente condivisa si possono discutere i significati rappresentati dai simboli, mai dimenticando che (ammesso che vi sia una realtà) la realtà non sono i simboli, ma solo i significati che i simboli cercano di rendere accessibili.
E' per questo che non esiste tecnica al di fuori della musica e, comunque, i simboli (durate, note, dinamiche, etc., fino al moto delle mani sui tasti) sono solo strumenti per una, si spera, più agevole comunicazione della realtà (non quella che noi pretendiamo esista indipendentemente da noi, ma quella che si crea nella nostra cosiddetta mente).
The Simon cita a ragione, riferendosi alla mano, le differenze anatomiche, ma non dimentichiamo che fra queste vi sono anche quelle cerebrali! Noi assumiamo che i cervelli (il pensiero) siano tutti uguali, ma forse è solo vero che si somigliano forse un poco!
Pertanto (parto dal basso), non solo ciascuno ha il proprio percorso formativo e/o trova le proprie soluzioni tecniche, ma ciascuno ha anche le proprie sensibilità musicali!
Questo significa allora che la musica è "relativa" ?
Ebbene, sì, lo confesso, anche la musica, come qualunque forma dell'attività umana, artistica, umanistica, storica, economica, positivista, etc.etc. non è che il mondo che è nel nostro personale sentire dell'intelletto (del quale persino, attenzione a ritenere che esso sia reale!).
Ma, e allora ? Perché suonare? Perché comporre? Perché esprimersi?
Molto semplicemente, perché così noi tendiamo a capire di più e meglio e, in definitiva, a migliorare la nostra razza.
Circa infine il più ampio dominio della musica su altre arti o attività umane, credo sia nient'altro che una "bellissima illusione", che però anch'io amo condividere. Giova qui ricordare Giovan Battista Vico, per il quale la Musica appartiene al primo stadio dell'evoluzione del linguaggio umano; ciò che poi porta ad un suo più ampio dominio.
Non dimentichiamo che forse l'unica attività umana senza confini è quella cerebrale, in quanto ciascuna lingua (e quindi anche i linguaggi musicali, pittorici, poetici, matematici, ......) è solo un tentativo di definire dei simboli e una interpretazione per comunicare.
E quindi? Niente, seguire solo quello che ci fa sentire migliori giorno dopo giorno e non farsi incantare dai falsi profeti!
In altri termini, cercare sè stessi ed essere orgogliosi di ciò che si è e si fa.
Per me, questo significa che, quando pigio, se mi emoziono è musica (mia) e se emoziono è musica (altrui); quando leggo uno spartito godendomelo è musica (mia) e - udite udite - un giorno una bella signora, passandomi a fianco mentre leggevo una cosina di Grieg, mi ha detto che avevo un viso felice (avevamo una musica nostra).