Secondo una certa"logica" mi viene da dire che l' intervallo C_F può essere dato ovviamente in rivolto formando nel prima caso una 4a giusta, nel secondo una
5a giusta ( con l' intervallo dato in stato di rivolto ), ma si potrebbe dire la stessa cosa ( e a maggior ragione ) per l' intervallo che intercorre tra C_G,
essendo quest' ultimo un intervallo maggiormente"stabile".
Sarebbe troppo semplice e praticamente non avrebbe senso, per cui attendo le risposte di altre persone, visto che mi sembra chiaro che stto c'è
qualcosa che va ben oltre l' intervallo semplice e il suo rivolto.
Non ritengo che ci sia una differenza, dal punto di vista della tonica dell'intervallo, se le note vengono suonate consecutivamente o simultaneamente perchè le qualità fisiche delle singole note costituenti l'intervallo sono costanti a prescindere dalla consonanza e dalla dissonanza.
Invece potrebbe cambiare nel senso che un accordo da solo dice poco e niente in ambito tonale, in realtà anche solo 2 note dicono poco, ma almeno sono 2 elementi e non uno.
La tonalità è fatta di relazioni, relazione che può esserci almeno fra 2 elementi, per cui:
C e F melodicamene può essere inteso come:
V I di Fa maggiore o Fa minore
I IV di Do maggiore o minore
III e VI di La minore
etc.
Do-Fa armonicamente è un bicordo rintracciabile in un sacco di armonie.
Nel sistema tonale, un bicordo non stabilisce relazioni chiare. Se il bicordo do-fa si trova in un pezzo in cui sono presenti tutti gli altri bicordi da te citati, però, esso individua chiaramente la funzione di tonica per il do e quella di sottodominante per il fa.
Come dire, quando premetti "consideriamo la scala ionian di C", in realtà stai già dando la risposta. Ed è così ovvio e banale che mi imbarazza dirlo...
Chiarissimo, avendolo letto una sola volta velocemente prima del "fattaccio" non mi ero soffermato su "la scala Ionian di C: C-D-E-F-G-A-B"
Quello che ho scritto resta valido, perchè come dicevo 2 note o un bicordo sono troppo poco e non sappiamo a che punto del discorso musicale siamo...per cui eventuali modulazioni del caso 😉
Scusa Modale: da quando un intervallo ha una tonica?
Vero che l'intervallo di quarta fa sentire più dominante-tonica che il contrario (ma è il contesto in cui è inserito poi a fare la differenza).
Ma è pur vero che una modulazione al quarto grado fa sentire questo proprio come quarto e non come tonica almeno finchè non nego la vecchia tonica e si conferma la nuova in modo forte (se suono C C7 F poi la prima scelta è G7 C, non Bb C7 F).
Certo che un intervallo possiede una tonica, se suoniamo C, gli overtones che nascono da C sono come tutti sappiamo parecchi e tra C e gli overtones la tonica è C.
Ma tra C ed F forse la stessa regola non vale! Che ne dite?.
Invito tutti ad effettuare una ricerca in letteratura.
Ok, intendevi gli armonici...dato che Frank aveva usato questo termine e tu parlavi di overtones, pensavo chi ci fosse qualcosa di sottinteso diverso.
Io penso che gli armonici non servano per stabilire una tonalità in un intervallo, anche perchè ad esempio per stabilire una tonalità serve un grado caratteristico, mediante o modale che sia e una stuttura scalare ben definita.
Il concetto di tonica non ha nulla a che vedere con gli armonici, neppure in una scala e neppure nell'armonia tonale, altrimenti i rivolti cambierebbero la funzione dell'accordo, cosa che succede solo in rari casi, storicizzati, e per convenzione (vedi il secondo rivolto dell'accordo di tonica)
Certo che un intervallo possiede una tonica, se suoniamo C, gli overtones che nascono da C sono come tutti sappiamo parecchi e tra C e gli overtones la tonica è C.
vogliamo definire la parola "intervallo" o vogliamo dare ognuno un senso diverso alle parole? Gli intervalli si calcolano tra suoni REALI, non tra armonici. Dire che un Do è la tonica della propria serie degli armonici è dire una bella e buona STUPIDAGGINE. Mi spiace essere così pesante, ma molti interventi di modale sembrano piazzati come se fossero enigmatiche rivelazioni, mentre spesso sono ricchi di "metafore linguistiche". Nell'acustica il solo utilizzo del termine "Do", o "C" (immagino che la notazione anglosassone faccia figo, non so), è un'imprecisione, perché nella serie degli armonici non esiste uguaglianza delle ottave. Cioè, ci sono MOLTI do. Ma la serie degli armonici NON è una scala e quindi il termine "tonica" non ha ragione di essere utilizzato parlando di serie degli armonici. Per altro, se parliamo di intervalli e suoni armonici (ovvero di consonanze e dissonanze, non di armonie), sarei veramente curioso di capire perché nell'intervallo C-A la "tonica" (ovvero, la butto là, il suono che esprime la serie di armonici più consonante e quindi più stabile) è C, quando si sa che il la appare come VENTICINQUESIMO armonico di Do mentre il Do appare come diciannovesimo armonico di La. Stessa questione per l'intervallo C-D: la seconda (pitagorica) appare DOPO la settima minore (settimale) nella serie degli armonici, quindi, sempre secondo la nostra teoria degli armonici fai da te, tra do e re è il re ad esprimere lo spettro armonico più consonante e stabile.
La realtà è che tutti le funzioni e i criteri armonici sono "ispirati" a processi acustici, ma adattati a necessità artistiche. Per partorire l'uovo di colomba di questa discussione, ovvero che le armonie di tonica possono fungere da dominante della sottodominante, non c'è bisogno di scomodare gli armonici, basta guardare la storia della musica...
E
Eagle
Membro
Risposta 20 di Eagle
Messaggi
264
thallo ha scritto:
Per partorire l'uovo di colomba di questa discussione, ovvero che le armonie di tonica possono fungere da dominante della sottodominante, non c'è bisogno di scomodare gli armonici, basta guardare la storia della musica...