thallo ha scritto:
si sono aggiunte risposte nel mentre :-)
Stiamo attenti fino in fondo alle date. Il jazz non è una cosa costante, ci sono stati stili, evoluzioni, influenze. Quando ho tempo vado a cercare delle cose russe di fine '800, perché secondo me possiamo trovarne di interessanti ben prima che arrivasse il jazz.
Senza scervellarsi si può parlare del rag-time, ma sono curioso di sentire quei pezzi. 🙄 Esso è un precursore del jazz e del tempo sincopato. Infatti al basso generalmente si hanno figure omoritmiche mentre la melodia è scritta con gli accenti spostati rispetto alla concezione del ritmo classica.
Quindi si ha, parlando più semplicemente di un pezzo di pianoforte di rag-time in 2/4, si ha:
mano sinistra omoritmica (di solito ottavi o quarti a suonare sugli accenti forti) + mano destra con ritmo sincopato = poliritmia.
Adesso non so se dirò una cosa ovvia, prescindendo dalla poliritmia, ma a me non è mai stato insegnato un altro tipo di approccio oltre a quello classico. Questo mi ha aperto e spiegato meglio cos'è il ritmo.
Prendiamo ad esempio una banale terzina: a me, e penso quasi a tutti, hanno insegnato a dire un-due-tre, per poter capire il ritmo e poterla solfeggiare.
Poi, invece dopo aver cominciato ad associare parole o sillabe che siano musicali, la sequenza ritmica ha un significato diverso e più musicale: il ritmo quindi assume un'attitudine comportamentale, oltre che a una suddivisione matematica.
Per esempio in India insegnano invece di un-due-tre, ta-ca-ti.
Un libro che consiglio dove ho imparato questo concetto è
How To Sight Read Jazz and Syncopated Type Rhythms- Mike Longo
Quindi per ogni figura ritmica invece di dire il solito si associa una successione di sillabe, che variano da individuo ad individuo, in modo da identificare ogni figura ritmica. Dalla sincope alla quintina.
P.s. Spero di non aver scritto troppe cavolate, e anzi esorto a correggere o integrare quello che ho scritto.