Comunque il mio è un discorso legato alla pronuncia ritmica: nel senso che io quando vedo ritmo sincopato se inizio a solfeggiarlo con la concezione u-no du-e tre-e quattro-e mi perdo.
Con il concetto di ritmo additivo si può risalire a una figura ritmica dividendola per la suono che ha minor durata possibile (es se ho un ottavo puntato + un sedicesimo, l'unita sarà il sedicesimo) e poi si sfrutta il concetto additivo raggruppando gli accenti per ogni nota da accentare in base al ritmo (con lo stesso esempio avrò un gruppo di tre sedicesimi e un gruppo di un sedicesimo e dispongo gli accenti sul primo e sul quarto sedicesimo).
Questo equivale, data la pulsazione a prescindere dall'unità di tempo, con il prendere una certa figura ritmica con un prestabilito "suono ritmico", direttamente dall'origine costruendola.
Nella concezione con accenti deboli e forti questo procedimento è molto meno evidente.
Spero di essermi fatto capire. 🙄
C
Carlos
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Risposta 22 di Carlos
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La sincope ha la sua ragion d'essere proprio nella non coincidenza dell'accentuazione della battuta con l'occorrenza dei suoni nella battuta stessa, quindi se ti perdi... be', ti ritroverai! 😆
L'esempio che tu fai di 1/8 puntato + 1/16 ha due falle: prima cosa non è una sincope, seconda cosa, se tu vuoi accentuare il sedicesimo stai sbagliando di grosso, perché quel sedicesimo andrebbe accentuato solo se ci trovassimo in presenza di un metro di, che so, 6/16, e quindi quel sedicesimo fosse solo il primo del secondo gruppo di tre.
L'esempio che tu fai di 1/8 puntato + 1/16 ha due falle: prima cosa non è una sincope, seconda cosa, se tu vuoi accentuare il sedicesimo stai sbagliando di grosso, perché quel sedicesimo andrebbe accentuato solo se ci trovassimo in presenza di un metro di, che so, 6/16, e quindi quel sedicesimo fosse solo il primo del secondo gruppo di tre.
Questa è la concezione "classica" del ritmo: io ho parlato di ritmo sincopato, ovvero di spostamento degli accenti rispetto alla posizione convenzionale. E' un errore se visto con la concezione accento debole, accento forte di sicuro.
E' chiaro che se suono una composizione concepita con tal struttura di accenti, sbaglio la concezione ritmica.
La concezione del ritmo nel jazz e nelle musiche poliritmiche in genere se si applica il concetto di avere accenti deboli e forti uniformi nello scorrere del tempo si sbaglia totalmente approccio e le si suona in maniera scorretta.
Spero di essermi spiegato.
Allego una registrazione fatta col microfono del mio portatile molto alla buona. Ho fatto 2 misure di 4/4 con gli accenti tutti nel battere e 2 misure di 4/4 con gli accenti spostati (in concezione "boppistica"), ovvero "non europea". Ho concluso poi con una misura di 4/4 europea e una misura di 4/4 "non europea". Spero si capisca quello che intendo.
Non riesco a mettere in upload il file perché ci sono dei filtri che non lo permettono. 🙁
C
Carlos
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Risposta 24 di Carlos
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Il ritmo e il metro sono due cose diverse. Tu confondi le cose. 😴 È sbagliato. Il ritmo sincopato non esisterebbe al di fuori di un metro regolare. Ciao!
In altre parole la sincope è lo spostamento di qualcosa dalla sua naturale collocazione. Se non c'è la naturale collocazione, non c'è la sincope...perchè non "percepibile".
Spero sia chiaro, tecnicamente parlando l'ha spiegato bene Carlos...e non centra il genere, la sincope ha un solo significato definito (la documentazione è facilmente reperibile in rete). Non è che ti confondi con lo Swing?
Forse ho io un po' di confusione. Ma provate a sentire questo e poi ditemi cosa ne pensate.
Allego una registrazione fatta col microfono del mio portatile molto alla buona. Ho fatto 2 misure di 4/4 con gli accenti tutti nel battere e 2 misure di 4/4 con gli accenti spostati (in concezione "boppistica"), ovvero "non europea". Ho concluso poi con una misura di 4/4 europea e una misura di 4/4 "non europea". Spero si capisca quello che intendo.
Ritmo.mp3
C
Carlos
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Risposta 27 di Carlos
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Quelle «2 misure di 4/4 con gli accenti tutti nel battere e 2 misure di 4/4 con gli accenti spostati (in concezione "boppistica"), ovvero "non europea"» sono possibili solo se "sotto" resta la scansione costante (1 2 3 4 1 2 3 4) perché si avverte lo scarto ritmico allorché invece di sentire 1 2 3 4 12 3 4 avverti 1 2 3 4 1 2 34: è quello sfasamento che rende interessante il ritmo, ma non è "boppistico". Quando non ci fosse la scansione metrica regolare, ci troveremmo di fronte ad un movimento ternario a scansione mista, ovvero 1 2 3 4 5 6 7 8 chiamato comunemente "8 bartokiano". Quel movimento è come un 9/8 a cui manca un pezzetto, ma si batte in tre e, lì sì, manca la scansione regolare sotto, perché la scansione è 3 3 2. Ma, come sai, Bartók era europeissimo... 😉
Forse allora ho sbagliato il titolo del thread: meglio parlare di ritmo additivo vs ritmo divisivo. L'ho scritto perché in generale, il ritmo divisivo è nato in Europa, mentre quello additivo è nato nel resto del mondo. O mi sbaglio?
Il termine "boppistico" l'ho usato perché se si prende quel ritmo che ho registrato e si applica l'equivalenza ritmica tipica del jazz (duina=terzina) si ottiene un ritmo "galoppante". Facendo ciò si spiega anche perché si trova naturale battere le mani sul secondo e sul quarto battere.
C
Carlos
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Risposta 29 di Carlos
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Io, davvero, non ho risposte. Non so nemmeno cosa significa "ritmo divisivo" e "ritmo additivo". Sarà un limite mio, senz'altro... 😛
PS: io trovo naturale pensare al tactus sempre, non solo sul secondo e sul quarto battere... sarà perché faccio il direttore d'orchestra? 😉
In questo blues di 12 misure si avverte di battere le mani sul 2 e sul 4. Ma perché avviene questo? Se applicassi la concezione del ritmo tradizionale (ovvero accenti forti e accenti deboli regolari nel tempo) non si riuscirebbe a spiegare: anzi da quel punto di vista sarebbe il contrario.
Questo avviene perché la concezione del ritmo è diversa e infatti tutti i musicisti classici che provano a suonare gli standard jazz li suonano con una pronuncia ritmica sbagliata e non swingano.
Carlos, spero di non sembrare "saccente". Voglio solo condividere una cosa che credo possa tornare utile ad altri. Ti consiglio di vedere, se ti interessa approfondire questo concetto il dvd di Mike Longo. Mi son stupito di vedere e constatare certe cose che suonavo a orecchio ma non capivo.
M'è venuto in mente un altra cosa: Dizzy Gillespie si riferiva al "perfect offbeat". Significa dare gli accenti alla figura divisa nella più piccola unità di tempo che compare.
Un esempio mi è venuto in mente ascoltando i Black Sabbath.
Da 1:14 c'è la scansione la prima misura: 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 4
la seconda misura: 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 1 2 (l'ultimo accento avviene un po' prima,anche se la scansione base è quella, perché è dovuto all'acciaccatura suonata col bending tra fa e sol)
Poi a 1:27 parte la batteria scandendo bene gli ottavi creando la poliritmia.
Successivamente il riff della chitarra e del basso variano un po' (sono uno all'ottava sopra e uno all'ottava sotto), ma la scansione degli accenti è quella per la maggior parte della canzone, a parte l'intro e l'intermezzo veloce.
Bellissime! La batteria manca perché è un pezzo per tastiera. 😃
Però non riesco a capire perché Carlos dice che non conosca il ritmo divisivo: in fondo è quello che si studia a solfeggio. Forse ha solo un nome diverso.
Per chiarire quello che intendo ripeto sinteticamente: il ritmo divisivo (concetto tipicamente associato alla musica europea) a cui mi riferisco è di prendere la misura e dividerla secondo unità matematiche (4/4 es). Poi ogni figura ritmica avrà multipli e sottomultipli.
Il ritmo additivo (concetto tipicamente associato alla musica non europea) invece prende un' unità ritmica e la prende come riferimento per creare gruppi di note dando gli accenti.
I due sono legati evidentemente dallo scorrere del tempo, ma non sono la stessa cosa per quello che ho capito. Ci sono tracce di un trattato o di libri scritti a riguardo anche nella letteratura europea?
Mi potete dire se ci sono riferimenti a questo concetto da qualche parte?
C
Carlos
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Risposta 35 di Carlos
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camy86 ha scritto:
Però non riesco a capire perché Carlos dice che non conosca il ritmo divisivo: in fondo è quello che si studia a solfeggio. Forse ha solo un nome diverso.
Ecco... era un modo gentile per dirti che stai dicendo cose con un senso difficile da individuare (altro eufemismo...) 😃
K
Kappa
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Risposta 36 di Kappa
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camy86 ha scritto:
Il ritmo additivo
Viene usato da musicisti tipo Stravinskij nella Sagra ... in particolare lui lo usa per la "negazione" dell'unità di movimento. Se guardi il Rito delle tribù rivali, la successione dei metri di 5/4 4/4 3/4 4/4 3/4 4/4 2/4 ecc. rientra nel tipo di irregolarità tipica della ritmica additiva.