Si un bell'esempio marcy..per me andò in modo differente con la pittura . Amavo molto l'arte ma dire che fossi negato....era dir poco....anche gli insegnanti dissero a mia madre, chi mi avesse consigliato quell'istituto. In realtà io ci credevo ed ero un creativo dentro. Fin da quando avevo 8 anni copiavo Monet a tempera sulle tavolette di compensato assiem a lei che comunque era grande appassionata di pittura,..Forse gli insegnanti non se ne resero conto di questa mia passione..ma io con gli anni ho perseguito la mia strada comunque e sono riuscito a tirare fuori il talento soffocato.
A mio parere però, e questo lo sottolineo , la differenza c'è tra il talento naturale e lo studio che ti fa raggiungere con fatica i risultati ambiti.
La differenza è semplice ( e l'ho provata sulla mia pelle ) . Il talento naturale deve capire e affinare quel che sà, mentre invece chi studia ma non ha un'inclinazione naturale deve imparare ciò che non sa. Ed è molto diverso.
Fin da bambino gravitavo attorno alla musica, alla pittura ed all'artigianato (falegnameria) . Pochissimo dotato in pittura , mediamente in musica ma eccellente talento naturale nella falegnameria che non mi interessava come le altre, forse proprio per il fatto che non avrei dovuto sfidare e conquistare nulla. In pratica tutto ciò che facevo in quel campo artigianale veniva da se ( le astuzie, le soluzioni, le cose più complesse...sentivo di essere l'insegnante di me stesso....anche se le cose dovevo pur vederle realizzate per capire..questo è logico ..ma con una facilità estrema..da adulto cosa scopro? Facendo un po' di ricerche scopro di avere una generazione di falegnami alle spalle...ha ha vi rendete conto? A questo punto ho mollato le mie convinzioni dell'epoca ed ho capito che .....il talento naturale c'entra e come.
Il tempo però mi ha dimostrato che con lo studio e l'applicazione si possono raggiungere tutti gli obbiettivi che ci prefiggiamo di raggiungere, anche se con grande fatica. Il fatto è che quando sei pervaso dalla tua passione, ascolti ogni cosa, e la stessa passione diviene combustibile per l'apprendimento ...nulla ti sazia ed impari molto più velocemente di chi non ha quella passione..solo per il fatto che durante il giorno quando gli altri vanno in giro o si divertono con gli amici ...tu...l'emarginato ...e faccio per dire...sei felice nel coltivare quello che il cuor ti comanda.
L'altro problema di cui parli è...il bambino portato o predisposto e il bambino comune...e questo è un problema culturale di un paese.
Del resto, come i bambini imparano l'alfabeto,per quale motivo non dovrebbero dare la stessa importanza alle note?
Di sicuro con le note non potranno dire al panettiere di preparare loro un panino oppure fermare l'amico perché una macchina sta arrivando ( cosa non vera perchè la musica si è impadronita anche del linguaggio stradale.. ci penserebbbe l'autista dell'auto in questo caso con un semplice colpo di. ..clacson...) ma potranno un domani senza pronunciare nessuna parola narrare
, con la magia dei suoni, qualcosa di molto importante a mille persone assieme.
In Svizzera, Germania, Russia etc etc ad esempio suonano molto nelle famiglie e così in altri paesi, non a caso culturalmente più attivi di noi. In Italia suonare il piano o tenere un pennello in mano significa quantomeno...non aver voglia di lavorare..
Bene il calcio, bene se la musica la studi per andare in TV..oppure il conservatorio ma solo per il fatto che tu potrai andare alla Scala ..oppure essere un maestro ben pagato.
Si tratta di VALORI...qui da noi si prepara il bambino a farsi largo tra gli altri per le cose che servono e non quelle che non servono ( ossia l'arte ) ed ecco perché ci ritroviamo in un paese che sta andando a fondo, un paese dove i teatri chiudono e dove trovare un concerto di qualità nelle province più piccole è comunque molto raro.
Vidi un concerto di Lazar Berman qui in città... e la sala era semivuota...sonata in si minore di Schubert..e repertorio schubertiano a seguire..veramente grandioso ..suonò da Dio. E pensare che avrebbero dovuto accoglierlo con carrozze e tappeto rosso in una piccola provincia come la nostra...ma....nullla...il giorno dopo quasi nessuno avrà conservato qualcosa di quel magico incontro . Le signore fecero la solita chiacchierata sulle scalinate mettendo in mostra la pelliccia di ornitorinco ...pur di farsi notare . Pur di " essere" la dov'era la cultura, dov'era un grande personaggio ma aimhè..senza portare a casa nulla di nuovo. I mariti da lontano accennarono di andare, annoiati per averle accompagnate rinunciando alla tanto attesa partita ed in questo modo calò il secondo vero sipario della serata, quello della cultura.
Per gli insegnanti direi in accordo completo. L'insegnante dovrebbe capire chi ha di fronte cercando di creare un rapporto di stima con l'allievo; evitando di trasformarlo In un suo discepolo imitatore.
Dovrebbe scegliere i mezzi differenti da fornire a persone differenti per il raggiungimento di un comune obiettivo, quello di apprendere il mestiere del musicista e quello di capire profondamente se stessi e le ragioni di quella scelta.
Io ho avuto la fortuna di incontrare un grande maestro, che ringrazierò sempre.
Questo maestro senza magari accorgersene, mi ha cambiato la vita.
Argomento molto interessante ma anche molto complesso.