Dino ha scritto:
Certo Tallo, ma la politica ha contribuito massicciamente ad entrare nella "crisi" mentale ed economica; se è vero che i cittadini possono rimboccarsi le maniche, è giusto che chi è pagato per questo si sforzi almeno di mitigare la parte dei danni fatti...
Se non hai soldi per comprare il pane, tanto meno ce li avrai per comprare un biglietto del teatro. Quanti più soldi ti avanzano, tanto più spenderai...anche questo è capitalismo.
Ma quali sono queste responsabilità della politica? Premettendo che se parliamo di "responsabilità" in modo serio dovremmo riuscire a tracciarle inequivocabilmente.
Io penso che la politica abbia soprattutto responsabilità secondarie, indirette, diciamo omissive. A naso direi 1) le mancate riforme scolastiche 2) riforme delle istituzioni culturali non precisamente azzeccate 3) una certa lontananza di immagine dal mondo della cultura. Queste, che sono le mancanze più frequenti, però, non sono "la causa" del problema. Dobbiamo sforzarci di essere onesti, 20 anni di Berlusconi NON hanno provocato la morte della musica classica. Anzi, per esperienza vi assicuro che il pubblico della classica e dell'opera tende ad essere di destra, conservatore, ricco, con la crisi c'ha poco a che fare, soprattutto con la crisi economica.
Il problema principale della politica, a mio avviso, è un problema specifico, tecnico: sono stati individuati alcuni "dirigenti", a vari livelli, che hanno sbagliato. Allo stato delle cose in Italia il mercato musicale viene gestito da perfetti "parvenu", persone che si sono trovate al posto giusto al momento giusto, e che quello che sanno lo hanno imparato solo dalla pratica. E ciò non va bene. Campiamo ancora del mito del "quel tipo là conosce tutti", "quello viene tutte le sere in teatro", "la sua nomina darebbe prestigio"... in capo alle istituzioni non ci dovrebbero stare 1) politici 2) amministratori 3) filosofi 4) ammaniconi 5) MUSICISTI. Ci devono stare i manager della cultura, che ahimé in Italia non ci sono perché non abbiamo dei seri corsi di laurea che li formino. Questa è una responsabilità diretta, a mio avviso, ma che, ancora, non è la causa principale di nulla, perché i manager della cultura non ci sono neppure in Corea, ma lì la cultura vende...
Quello che manca in Italia è il mercato. Semplicemente. La frase "chi non ha il pane non va ai concerti" è giusta, ma il punto è che oggi quelli che non hanno il pane sono relativamente pochi, e tutti gli altri se ne fregano comunque della musica. Io non sono bravo coi numeri ma in media un Teatro all'italiana (cioè tipo come La Scala) conta 2000 posti. La Lombardia è piena di teatri, quindi è meno impressionante il problema, ma immaginiamo la Puglia, dove esiste praticamente un solo teatro importante, il Petruzzelli a Bari, che virtualmente assorbe il pubblico anche del Molise e della Basilicata. Tutta la Puglia fa 4 milioni di abitanti... com'è possibile che il Petruzzelli non faccia il pienone sempre?? Per un teatro di spicco, in Puglia ci sono 5 conservatori. CINQUE. Io non conosco i numeri degli iscritti, ma metti pure che ce ne siano 500 per conservatorio (che sono pochissimi), fanno 2500 studenti di musica che trovano i soldi per comprare spartiti, strumenti, inutili libri di armonia complementare, ance, cuscinetti, lubrificanti e polvere di teflon ( :-) ). E' possibile che questi qui non abbiano 20 euro ogni due mesi per vedersi un concerto??
E' possibile. E' lo stato del mercato in Italia. Ed è la vera ragione dei problemi della musica colta da noi.