Per me "è chiaro", per tempi dispari stai cercando dire che si rischia di essere scontati e prevedibili in un pezzo, mentre usando tempi dispari (ma già l'uso di accenti e di legati può modificare la percezione di un ascolto) si viene a creare un interruzione della costante in un lavoro che, a seconda di come lo si è impostato, potrebbe risultare interessante, proprio perché si è presi alla sprovvista.
Questo è il fulcro del discorso che volevo spiegare!
Comunque Emerson prendetelo con le pinze, io apprezzo molto di più Prokofiev, Bach, Chopin, Rach, Beethoven, Liszt che lui, ma proprio perchè lui è dei nostri giorni allora l'ho preso in considerazione più di altri (che ahimè non conoscevo) per cercare di farvi capire ciò che intendevo.
Poi ovviamente chiunque è influenzato da ciò che ascolta e io non voglio assolutamente che Piccinesco componga quello che io penso, non saremmo in libertà e innanzitutto non è possibile comporre con la testa di altri 😉
I tempi dispari non sono l'indicazione tipo Allegro con fuoco, Andante etc ma la durata della battuta, in Emerson e forse anche nel concerto no.2 di Prokofiev ma anche in tanti altri sono presenti alcuni tempi dispari (15/16, 7/8, 5/4)
@Oracolo frequento già sale da concerto, ma putroppo non trovo mai autori contemporanei da ascoltare poichè tutti eseguono autori romantici, classici, a volte decadenti.
Per questo sono all'oscuro di quello che è successo nell'ultimo secolo... è molto raro assistere ad un concerto di un'autore dell'ultimo secolo (questo periodo di tempo è a me oscuro appunto)