Insofferenza: ovvero Beethoven, Gould e l'Opus 126
Insofferenza!
Probabilmente le cose che uniscono con un filo rosso la vita di Beethoven possono essere tante ma sicuramente l'insofferenza, ha un ruolo assolutamente centrale in tutta la vita del compositore, dai suoi primi anni a Bonn, fino alla sua morte il 26 marzo del 1826.
Insofferenza verso la sua famiglia - mi domando sempre come mai nel 1803 si fece mandare a Vienna il solo ritratto del nonno Ludvig senior che aveva appena conosciuto, essendo morto nel 1773 e non anche quello dell'«amata madre»! - di cui dovette sempre farsene carico. Insofferenza verso la sua Bonn; troppo stretta per le sue ambizioni e a cui non fece mai più ritorno. Insofferenza verso i suoi maestri che sentiva limitati. Insofferenza verso la nobiltà di cui però non poteva fare ameno per vivere, Insofferenza verso la borchesia: «massa plebea». Insofferenza verso un destino ingrato che avrebbe voluto «prendere per il collo». Insofferenza per le donne di cui però non poteva fare a meno...! Una vita costantemente accompagnata dal dualismo più ingrato: Necessità e Libero arbitrio che lo condizionò sempre.
Ma le due insofferenze che qui interessano furono quelle musicali.
La prima verso la forma-sonata con cui condusse una lotta durissima fin dalle sue prime opere e che portò fino all'estreme conseguenze – quella del non ritorno - con le sue ultime Sonate per pianoforte e in particolare con
quella di cui Thomas Mann nel suo “Doktor Faustus” disse: «(...) qui terminava la sonata, qui essa aveva compiuto la sua missione, toccato la meta oltre la quale non era possibile andare, qui annullava se stessa e prendeva commiato (...) un addio grande come l'intera composizione, il commiato della Sonata.»
La seconda insofferenza di Beethoven musicale fu... verso Beethoven stesso.
Pensiamoci bene un attimo, non fu sempre questo l'atteggiamento che il compositore ebbe verso la sua musica: la sensazione di non avere ancora portato a termine il suo compito di «vivere per la mia arte» si ha fino dai tempi del “Testamento di Heiglnstadt”? E dunque questo non si traduce in un'insofferenza verso ciò che aveva già composto ed in un dovere di andare sempre più oltre?
È in questo ambito del discorso che vanno inserite la serie delle “Bagatelle Opus 126” che il gigante venuto da Bonn compose fra la fine del 1823 e il febbraio del 1824 nel suolo di Vienna. Fu infatti nella lettera n. 1783 del 24 febbraio 1824 che Beethoven le nominò per la prima volta chiedendone la pubblicazione all'editore Heinrich Albert Probst a Lipsia.
Queste Bagatelle sono l'ultima opera pianistica di Beethoven – a parte alcuni abbozzi rimasti tali – ed è importante domandarsi come mai, dopo le grandi Sonate precedenti, il compositore abbia solo scritto queste che, senza ombra di dubbio, come lui stesso scrisse nella sua lettera 1901 del 23 novembre 1824, sono : «(...) piccolezze per pianoforte solo, alcune delle quali sono molto elaborate e sicuramente le migliori che io abbia scritto in questo genere».
Sicuramente proprio per quel motivo che adduce Thomas Mann era impossibile per Beethoven andare oltre nelle Sonate, restava dunque solo la possibilità di creare questi piccoli giganteschi gioielli. Gioielli che si inquadrarono in quella sua ultima stagione compositiva, quando in un impeto di insofferenza, «(...) nella stasi contemplativa del gioco combinatorio dei contrappunti delle ultime Sonate (o degli ultimi Quartetti); in quella contestazione della linearità drammatica del discorso musicale che furono per lui sempre le Variazioni» (Guido Salvetti), ad esse, egli si rivolse.
Per la prima volta – come lo fu per la serie dei Lieder “
” (All'amata lontana) Opus 98 del 1816 – Beethoven assegnò una serie ciclica a queste Bagatelle che, come accadde per tutta la sua ultima produzione, furono incomprese al suo tempo. Ma furono però ben comprese da Robert Schumann, pensiamo solo alle serie “
” e “
”.Pagine raffinate, di una folgorante visionarietà, sono unite dalla programmazione ragionata delle tonalità: Sol+ lirico, nell'“Andante con moto compiacevole” nella prima; Sol- nel tagliente “Allegro” della seconda, Mib+ nell'“Andante cantabile e grazioso” della terza dove si succedono una prima parte di scrittura corale e poi una sorta di variazione molto ornamentale; Si- nel “Presto” della quarta determinato ma addolcito da un episodio in forma di musette; Sol+ nella quinta “Quasi allegretto”, intrinseca di soave delicatezza; Mib+, infine, nella sesta “Presto – Andante amabile e con moto”, dove dopo il “Presto” brevissimo ed estroso si ha un “Andante” ricco di contrasti espressivi.
Nel discorso concernente le “Bagatelle Opus 126” e quello relativo all'insofferenza si inserisce a pieno titolo la figura di Glenn Gould.
Glenn Gould fu un grandissimo pianista che, si dice, o lo si amava alla follia o lo si odiava in assoluto. Chi scrive non fa parte di queste due categorie, penso però che comunque la si pensi non si possa negarne la sua assoluta genialità nell'interpretare, innanzitutto la musica del suo prediletto Johann Sebastian Bach, ma anche in generale di tutta la musica da lui affrontata.
Il rapporto di Glenn Gould con la musica di Mozart fu tutt'altro che positivo e molti vorrebbero lo fosse stato anche con Beethoven.
Io penso invece che come afferma Guido Salvetti: «(...) Tra i due i rapporti furono tesi: Glenn Goul non perdonava a Beethoven di essere Beethoven e, come tale di aver scritto l'esatto contrario di quella musica «senza inizio e senza fine, senza vere tensioni e vere risoluzioni» che Gould vagheggiava. Anzi Beethoven era il campione dell'idea stessa di «inizio» addirittura come genesi del Cosmo dal Caos, e della «fine» come messaggio utopico di vittoria della Ragione; e il gioco tensione-risoluzione è l'unico possibile percorso , per Beethoven, che possa garantire il rapporto tra arte e vita, tra l'artista e l'umanità.
Glenn Gould, nel sentire dire queste cose, sta soffrendo: per lui la musica non deve essere questo intrico - per lui spurio fino al limite dell'indecenza - di suono e ideologia. E Beethoven più di tutti va aiutato a redimersi: Beethoven ha bisogno di Gould e Gould nel soccorrerlo, è ben cosciente di compiere un gesto d'amore (...)».
Amore e insofferenza fu dunque quella che spinse Gould l'interpretare Beethoven, quello stesso amore e insofferenza che Beethoven ebbe per sé stesso.
Ecco perché le Bagatelle, questi gioielli che non avevano certamente la “pretesa” di adempiere ad un ideale, che non avevano un inizio ed una fine, furono predilette da Gould «come un segno di un diverso Beethoven».
E allora andiamo a confrontare queste Bagatelle nelle mani di pianista come
e nelle mani di
.Nella prima già la dilatazione del tempo di durata è impressionante, più un minuto in quella di Gould rispetto a Pollini. Ma poi ascoltandola! Non sembra più forse di essere in presenza di un preludio bachiano anziché di una bagatella beethoveniana. Geniale dal mio punto di vista!
Al contrario della prima, la seconda in Gould diventa velocissima rispetto a Pollini, concedendogli quel minuto perso e il momento centrale d'intenerimento è quasi del tutto sparito.
Con la terza, Gould rallenta di nuovo i tempi rispetto a Pollini. Ma sono le ornamentazioni che vengono notevolmente impreziosite da un tocco pianistico ineguagliabile.
Dilatazione anche nella quarta dove si torna ad un'interpretazione marcata e compatta come nella seconda e come sempre non attenta agli addolcimenti.
La quinta che ha delle delicate movenze di una barcarola, viene da Gould assecondata in maniera straordinaria nella sua dissoluzione astratta che la porta a perdere la connotazione di canto e di danza.
La sesta, la più visionaria di tutte le sei bagatelle, nella sua interna continua lacerazione, nel suo pendere fra popolaresco e sublime trova in Gould un gelido e perfetto esecutore, forse proprio in questa, il pianista canadese si trova più a suo agio, nulla è stato tracciato, la meta non è stata segnata.
Insofferenza!
Già, tanti sono i motivi che mi portano ad amare sopra ad ogni altro compositore Beethoven: l'insofferenza che a lui tanto mi accomuna è uno di quelli.
Ps: le interpretazioni di Pollini e Gould sono dietro ai loro nomi, basta cliccare lì.