A cosa serve la musica (oggi)?
Sono curioso di conoscere le vostre considerazioni, grazie in anticipo a chi vorrà partecipare alla discussione.
Avviata da
Moderatore
Moderatore
A cosa serve la musica (oggi)?
Sono curioso di conoscere le vostre considerazioni, grazie in anticipo a chi vorrà partecipare alla discussione.
Moderatore
25 persone (musicisti) che non hanno un parere in merito. Ah però.
Capita che l'assenza di risposte sia a sua volta una risposta.
Membro
Ho letto solo ora (ma solo se mi ritieni un musicista, aggettivo che per me vedo calzante solo in parte).
A me è venuta subito in mente una considerazione che ho potuto ascoltare visionando una conferenza sulla filosofia, conferenza nella quale venne preso ad esempio un pensiero di Aristotele in cui disse "La filosofia non serve a nulla, dirai; ma sappi che proprio perché priva del legame di servitù è il sapere più nobile".
Penso che una simile affermazione sia perfetta per definire (seppur senza poterlo fare esaustivamente e definitivamente) la musica.
Moderatore
Distinzioni fondamentali: fare musica e ascoltare musica.
1) Fare musica è diverso da ieri. E' difficile affrontare il discorso in chiave internazionale, anche se è utile mantenere uno sguardo oltre i nostri confini per capire i limiti delle nostre normali lamentele... Fare musica è, oggi più che mai, un lavoro. Serve per campare. E lo dico con tristezza, perché significa che stanno scomparendo sempre di più i dilettanti veri, quelli che una volta suonavano per divertimento, per accrescimento personale, perché consideravano saper suonare parte della loro formazione umanistica indispensabile. Nella brutta e a volte lamentosa battaglia dei musicisti di professione, si sono persi molti spazi della musica non professionale. I circoli della lirica, le bande musicali, i cori amatoriali (parrocchiali, militari, operistici etc...), i salotti "bene". Oggi fare musica, che sia comporre o suonare o cantare, serve a fare soldi, ma il limite di questa situazione è che il progetto commerciale di chi fa musica di professione non sempre è un progetto di qualità. Io lo noto nella lirica, che è il mio campo: certe abilità tecniche apprezzate dal mercato (tipi una voce fintamente matura e un'estensione completa) sono ricercate e sviluppate subito nel percorso didattico; tutto il resto (musicalità, stile, interpretazione e una certa sicurezza tecnica "sana") è il grande assente sui palcoscenici di oggi. Colpa, come al solito, del legame tra didattica e mercato: conservatori che non formano musicisti in grado di lavorare come musicisti e teatri che non mettono becco nella didattica, se non all'interno anche qui di un mercato distorto (sono nate decine di scuole dell'opera, che sono masterclass superpagate dove i tabù si aggiungono ai tabù, ovvero si dice all'allievo solo quello che vuole sentirsi dire). Rimane un po' più "puro" il mondo del pop, dove però l'assenza di un cultura musicale diffusa porta più o meno agli stessi problemi di cui sopra (voci tutte uguali, personaggi tutti uguali, una scena che non riserva più sorprese vere da qualche anno). Fare musica NON serve più a ribellarsi, nel pop-rock, e di certo non serve più a fare "arte". Ma ci sono spazi inesplorati e pieni di fermento nel campo delle tecnologie.
2) Ascoltare musica serve a divertirsi. Noi crediamo che una volta servisse alla formazione culturale, tipo "vado a un concerto a farmi una cultura". In Italia è sempre stato molto raro questo approccio, ora paradossalmente è maggiore rispetto a ieri ma le forme della fruizione sono diverse ("vado su youtube a farmi una cultura"...). Ma l'effetto culturale di massa non c'è. Io sono tuttora scettico sull'effetto migliorativo etico o civile di Mozart. Cioè, se vai ad ascoltare Mozart non è affatto detto che tu poi diventi una persona migliore o un cittadino migliore. Ti diverti, se ti piace, ed è già molto, perché oggi la possibilità di divertirsi ascoltando musica è un avanzamento delle condizioni di vita di tutti impagabile. Sembrerà stupido ma l'accessibilità della musica a tutti è la VERA rivoluzione musicale del ventesimo secolo. Una musica "democratica" che ha portato Gioia (alla Beethoveniana) a tutti i popoli.
Il mio discorso è pieno di limiti, ma in sostanza credo che alcune funzioni della musica siano invariabili e invariate. Sono i panorami di riferimento a cambiare, socio-economici e culturali, ma la musica è comunque una sorta di costante antropologica. Tutti gli uomini fanno e ascoltano musica e la musica serve, tautologicamente, a placare la voglia di musica
Membro
Tutta l'intera umanità ha sentito fin dalla sua alba l'esigenza di manipolare i suoni e di dare ad essi un contenuto di carattere emotivo e, per questo, io credo, sia nata la musica che è servita e servirà finché gli umani popoleranno la Terra.
Per la stra-grandissima maggioranza la musica è innanzi tutto, ricerca di divertimento, di rilassamento, di spensieratezza, di godimento. Per una parte, assai minoritaria, la musica è tutto ciò ma è anche - e soprattutto - ricerca di comprensione e di significato.
Le due cose - piacere e comprensione - non sono affatto contrapposte come alcuni credono o vorrebbero ma complementari e anzi, sempre dal mio punto di vista, la comprensione ha come fine primario quello di aumentare il piacere di fare, eseguire e ascoltare musica.
Membro
Appena ho letto la domanda ho pensato fosse impossibile una risposta completa e leggibile in poche righe...e mi complimento con chi ha già espresso le proprie idee perchè in tutte si leggono aspetti veri e molto interessanti.
E' comunque una domanda che continuamente mi pongo anche io....il ruolo della musica nella società soprattutto e le aspettative che hanno i musicisti!
in questo momento storico c'è una tale varietà di espressioni musicali con obiettivi fra i più diversi da quello puramente commerciale e del riconoscimento sociale a quello più artistico e filosofico. Marketing e arte....immagine e comunicazione.....è un fenomeno troppo vasto e vario per potergli dare una forma precisa e rispondere così semplicemente alla domanda.
n.b come hai contato i 25 musicisti?
Moderatore
Grazie a chi è già interventuo, una preliminare risposta a Nancy e Piccinesco. 25 erano le visualizzazioni nel momento in cui ho fatto il secondo mio intervento, per questo ho fatto cenno a questo numero. Mi era sembrato strano che in un forum frequentato da persone che sicuramente hanno un interesse per la musica (musicisti, appassionati, ascoltatori, etc.) nesuno a questa domanda abbia avuto una qualsivoglia "risposta". @Piccinesco, ho usato a parola musicista in senso lato, di sicuro su 25 visite qualche musicista (in senso stretto) sarà pure passato ma io ritengo che questo sia un posto di musicisti, si, magari di livelli differenti ma pur sempre musicisti. So bene che c'è chi sta ancora studiando, chi non finisce mai di studiare, chi è già arrivato, etc. ... del resto io mi sento musicista al pari di Pärt, Gubajdulina, Penderecki, etc. Certo, sicuramente con una sensibilità e molto probabilmente una consapevolezza diversa, ma pur sempre musicista. Per cui la domanda non è assolutamente selettiva... era solo un modo di dire 🙂
Moderatore
Piccinesco ha scritto:
Aristotele in cui disse "La filosofia non serve a nulla, dirai; ma sappi che proprio perché priva del legame di servitù è il sapere più nobile".
Parole sagge che però non mi sembra trattino l'argomento in questione, ma potrei sbagliarmi.
Moderatore
Sulle altre tematiche emerse vorrei dormirci su, ma non mancherò.
Moderatore
danielescarpetti ha scritto:
Per la stra-grandissima maggioranza la musica è innanzi tutto, ricerca di divertimento, di rilassamento, di spensieratezza, di godimento. Per una parte, assai minoritaria, la musica è tutto ciò ma è anche - e soprattutto - ricerca di comprensione e di significato.
Le due cose - piacere e comprensione - non sono affatto contrapposte come alcuni credono o vorrebbero ma complementari e anzi, sempre dal mio punto di vista, la comprensione ha come fine primario quello di aumentare il piacere di fare, eseguire e ascoltare musica.
In un certo senso condivido il tuo punto di vista, considerato che anch'io amo comprendere, capire o, quantomeno, sforzarmi di farlo. Ma penso vada sempre sottolineato il valore piacevole e ludico della musica. Lo ripeto spesso, l'illusione filosofica della musica, l'idea, cioè, che la musica bella debba avere un forte valore epistemologico, quasi mistico e sapienziale, ha condannato all'oblio interi repertori: le musiche da ballo, la musica vocale profana, tantissima musica barocca e classica considerata non innovativa. La musica può assumere tanti significati ma anche una musica senza significati particolari ha un valore musicale. E, di contro, anche le opere musicali più profonde hanno chili di note che non significano nulla.
Membro
Discorso interessante
Piccinesco ha scritto:
"La filosofia non serve a nulla, dirai; ma sappi che proprio perché priva del legame di servitù è il sapere più nobile".
Nell'antichità anche catarsi, adesso arte effimera.
Membro
thallo ha scritto:
la musica serve, tautologicamente, a placare la voglia di musica
Sai che un compositore ci può sguazzare con questa affermazione proprio per giustificare i frutti del proprio ego? Condivido ma è il motivo per il quale oggi si vede (si, vede) tanta musica inutile...sta a vedere che Aristotele aveva ragione, ma non ci trovo nulla di nobile nel proprio ego.
Che ne dite?
Membro
thallo ha scritto:
In un certo senso condivido il tuo punto di vista, considerato che anch'io amo comprendere, capire o, quantomeno, sforzarmi di farlo. Ma penso vada sempre sottolineato il valore piacevole e ludico della musica. Lo ripeto spesso, l'illusione filosofica della musica, l'idea, cioè, che la musica bella debba avere un forte valore epistemologico, quasi mistico e sapienziale, ha condannato all'oblio interi repertori: le musiche da ballo, la musica vocale profana, tantissima musica barocca e classica considerata non innovativa. La musica può assumere tanti significati ma anche una musica senza significati particolari ha un valore musicale. E, di contro, anche le opere musicali più profonde hanno chili di note che non significano nulla.
Sì, sì Claudio!
In realtà sono completamente d'accordo con te.
Anzi, più esattamente, io penso che tutta la musica abbia un significato.
In effetti nel mio discorso non ho voluto fare distinzioni fra musica che solitamente chiamiamo "colta" e musica che consideriamo puro divertimento e intrattenimento e, - sempre perché voglio essere assolutamente chiaro nel mio pensiero - tantomeno ho voluto fare distinzioni fra la musica occidentale e quella proveniente da altre culture o etnie.
Io penso - e mi domando: in realtà da quando la penso così? - che tutta la musica va compresa : e quel comprendere lo intendo nel senso più totale del termine. In altre parole, penso che tutta la musica sia legata alla cultura, alla civiltà, alla storia dei popoli e che nell'ascoltarla e affrontarla sia sempre interessante non dimenticarlo e ... dunque approfondirlo.
Membro
danielescarpetti ha scritto:
In altre parole, penso che tutta la musica sia legata alla cultura, alla civiltà, alla storia dei popoli
In "altrissime" parole, legata all'uomo 🙂
Membro
danielescarpetti ha scritto:
piacere e comprensione - non sono affatto contrapposte
Sicuramente la comprensione può dare piacere, ma non sono certo che sia lo stesso piacere che si può ottenere dal solo ascolto "disinteressato". Secondo me la perferzione artistica nasce quando c'è un giusto equilibrio fra quello che c'è da capire e il piacere d'ascoltare. Il resto sono estremi che, seppur descrivono altre funzioni della musica (ricerca o business), non riesco a contemplarle nella sfera del piacere personale.
Membro
Sì ma la domanda era a che cosa serve la musica... Fra le mille cose che mi vengono in mente ne dico una banale ma reale, serve a un genitore per passare un po' più di tempo con i propri figli (magari imparando anche lui la musica 😃 )
Membro
Frank: si, avevo capito cosa intendevi dire, ma l'ho buttata lì ironicamente.
Per quanto riguarda la citazione di Aristotele (a me non piace fare citazioni, ma in questo caso mi è subito venuto in mente questo pensiero e, anche se non si parla di musica, il fatto che essa stessa non sia schiava di nessuno ma, al contrario, tutti per diversi motivi, in un certo senso lo sono nei suoi confronti, mi ha portato a portare questo "esempio".
Mi è piaciuta in particolare l'ultima parte del primo intervento di Thallo, dove dice che "la musica serve tautologicamente a placare la voglia di musica".
Ho pensato (banalmente) subito alla "droga".
Concordo anche con quello che dice Daniele e con il secondo intervento di Zazza: nel proprio ego si può pensare che ci sia molto poco di nobile (se si vanno a sviscerare gli intenti meno chiari e dichiarati, sempre se ce ne sono), questo è più che condivisibile, ma ribaltando questo pensiero (o ipotesi), come potremmo mai sapere con certezza se (ad esempio) in Bach prevalesse un suo personale bisogno di perfezionarsi per arrivare al livello che oggi quasi tutti conoscono (anche solo per aver ascoltato uno dei suoi lavori più significativi), oppure sentisse realmente che doveva fare tutto quello che poi ha fatto (ma non ha potuto proseguire) per motivi che vanno oltre la propria "sublimazione"?
Non potremo mai sapere esattamente cosa provasse.
Si può comporre, scrivere, scolpire, disegnare, dialogare, ipotizzare, stare in silenzio ecc..anche per una profonda dedizione e "fede" in qualcosa o in qualche "entità", non lo metto in dubbio, così come è indubbio che dal proprio ego possano scaturire lavori che in apparenza possono far pensare ad un più "alto" punto di ispirazione.
Se il compositore non lo specifica si può ipotizzare, se lo specifica bisogna credergli (con il beneficio del dubbio).
Membro
micamahler ha scritto:
serve a un genitore per passare un po' più di tempo con i propri figli
Oppure al contrario, per sbolognarlo e far fare da baby sitter al maestro...che volendo o volando deve seguire il bambino per un po' di tempo.
Io ho avuto un paio di casi eclatanti, molto frustrante.
Moderatore
Mettendo in un certo ordine tutte le riflessioni lo scenario potrebbe profilarsi inquietante 🙂
Membro
Io penso che la musica serva ogni persona in maniera differente... per quanto mi riguarda la Musica serve prima di tutto a viaggiare tra diverse epoche, come una sorta di macchina del tempo e dello spazio, alienandoci dalla realtà, come via di fuga.
Mentre genericamente direi dal punto di vista dell' "utente" che aiuta a "sconoscere" la negatività, diverte, sviluppa il pensiero .. Da un punto di vista molto più meschino invece serve (specialmente la musica pop) a manipolare le masse, specialmente teen ager, inculcando ideali spazzatura...