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A cosa serve la musica (oggi)?

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Frank

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Risposta 41 di Bianca

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Viola ha scritto:

La musica non è uno svago, un'evasione. La

musica che "diverte" è cattiva musica.

non vorrei essere sarcastica come micamahler, però forse sarebbe utile capire meglio almeno cosa si intende per noia. Ne parlava già Lucrezio nel De rerum natura (se hai un po' di tempo è comunque sempre una buona lettura), ne hanno trattato poi anche molti altri, e non da ultimo un certo Heidegger. In breve la noia è uno stato fondamentale dell'animo, non è semplicemente un'emozione che prova il perdigiorno.

Se ci pensi bene è un concetto (metafisico) che trova il suo corrispettivo in quello (fisico) dell'istinto di sopravvivenza.

La noia è una forza propulsiva che spinge dal vuoto all'azione e alla creazione.

Dire poi che qualcosa che "diverte" è cattivo... potrebbe far quasi paura 😮

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Risposta 42 di danielescarpetti

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Castel San Pietro Terme

Viola ha scritto:

La musica non è uno svago, un'evasione. La

musica che "diverte" è cattiva musica.

Bianca ha scritto:

non vorrei essere sarcastica come micamahler, però forse sarebbe utile capire meglio almeno cosa si intende per noia. Ne parlava già Lucrezio nel De rerum natura (se hai un po' di tempo è comunque sempre una buona lettura), ne hanno trattato poi anche molti altri, e non da ultimo un certo Heidegger. In breve la noia è uno stato fondamentale dell'animo, non è semplicemente un'emozione che prova il perdigiorno.

Se ci pensi bene è un concetto (metafisico) che trova il suo corrispettivo in quello (fisico) dell'istinto di sopravvivenza.

La noia è una forza propulsiva che spinge dal vuoto all'azione e alla creazione.

Dire poi che qualcosa che "diverte" è cattivo... potrebbe far quasi paura 😮

Cosa è la noia?

Cosa è il divertimento?

Cosa è la buona e la cattiva musica?

Cari amici, aldilà, dei trattati scientifici e filosofici  che, senza ombra alcuna , sarebbe sempre meglio non dimenticare, io penso che tutto sia assolutamente e soprattutto molto legato a quello che è la singola - la nostra - soggettività.

Ne consegue che ciò che è noia per me, ciò che è divertimento per me, ciò che è buona musica per me, non è assolutamente altrettanto per il mio prossimo più o meno vicino o distante.

Ieri sera ero a Imola dove ho assistito e ascoltato un concerto  dei Filarmonici dell'orchestra del Comunale di Bologna con Giorgio Zagnoni  flauto solista. Le musiche erano di Vivaldi e, posso dire, che l'atmosfera che si percepiva, sia fra noi del pubblico, sia fra gli esecutori era di massimo divertimento.

Sono però sicurissimo che quel divertimento era una prerogativa di persone che condividono, quel tipo di musica e quel tipo di ambiente. 

In altre parole non sarebbe stato tale - ma sarebbe stata noia o insofferenza - per chi prova divertimento ascoltando musica di tutt'altro genere. Ma il discorso sarebbe esattamente uguale al contrario.

La musica è divertimento nella misura in cui è tutto ciò che vorremmo e desidereremmo ascoltare nel nostro soggettivo personale. Il piacere, il diletto, il divertimento che io provo ascoltando musica di questo tipo è uguale  - o comunque simile - allo stesso che ogni altra persona prova ascoltano altra musica o altri generi musicali.

Ma anche nella erronea - almeno tale la ritengo - ipotesi che si volesse imporre - qualsiasi imposizione è sempre sbagliata - un concetto di supremazia nella musica, è bene tenere presente che anche fra gli ascoltatori -e anche tra gli stessi "addetti ai lavori" o quelli che Adorno mette nella sua prima categoria e su cui ci sarebbe molto da disquisire - di musica antica- classico- contemporanea colta, il diletto, le preferenze, il piacere e il divertimento è ben lungi dall'essere unanime e uguale, verso generi, epoche e compositori che - anche qui erroneamente - ci si ostina a volere tenere uniti sotto un unico tetto. 

Moderatore

Risposta 43 di Frank

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Viola ha scritto:

La musica che "diverte" è cattiva musica.

La cosa più difficile è dare un "valore" alla musica. L'amico Schumann la butta sul gusto

Non devi in alcun modo diffondere le composizioni brutte,

anzi devi contribuire con tutte le tue forze a tenerle

fuori dalla circolazione.

Le composizioni brutte non devi suonarle affatto, e

neppure ascoltarle, a meno che ti costringano a farlo.

Ma brutte secondo quali parametri?

L'aggettivo "cattiva" può essere assimilabile a "brutta"? Non so, brutta mi sa più di gusto, cattiva più di valutazione - ipoteticamente - oggettiva. E i parametri?

L'unica cosa che si può fare è valutare il modo in cui è scritto o costruito un brano, il grado di raffinatezza (in questo caso consapevoli che l'assenza di raffinatezza non è detto che sia un difetto), il livello di interesse che può suscitare, etc.

... e sul "divertire"? Insomma, un po' di opere buffe l'hanno scritte in tanti. Più o meno ben costruite, più o meno raffinate, etc. Ma si tratta di opere che hanno cavalcato secoli.

Mi è sembrata più convincente la Viola che diceva:

Viola ha scritto:

A creare un legame indissolubile con un altro essere.

Mi ha incuriosito molto. I due esseri sono l'ascoltatore e il compositore che entrano in contatto tramite QUEL brano di musica o due ascoltatori che si "legano" indissolubilmente ascoltando UNO stesso brano?

Ah, in questa catena l'interprete ha un ruolo? Per cui è quasi sempre una cosa a tre?

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Risposta 44 di Frank

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Bianca ha scritto:

La noia è una forza propulsiva che spinge dal vuoto all'azione e alla creazione.

Cara Biabca,se ben governata nessuna forza umana è più creativa della rabbia. Come la possiamo mettere?

La noia è, come per la rabbia, il frutto di una certa condizione. Se non si verificano queste ed altre condizioni, qual'è il motore?

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Risposta 45 di Frank

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Piccinesco ha scritto:

Esigenza trovo che sia il termine più appropriato per qualcuno, ma sicuramente non per tutti.

Sulle terminologie non discuto, ma l'uomo si relaziona ad altri solo per bisogno. Il bisogno ha tantissime facce , sfumature e forme. Un "sostantivo" di bisogno che mi piace è "esigenza" ... il resto non dipende da me e da te ma dalla natura umana che è fatta in un certo modo.

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Risposta 46 di Frank

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fabio73 ha scritto:

Ieri, 22:43

Quando ascoltai i primi brani musicali da bambino ne rimasi rapito e quella musica era in qualche modo dentro di me. Crescendo sentivo che questa musica composta in chissà quale tempo e da chissà quale compositore mi conosceva meglio di quanto io mi conoscessi parlando allo stesso tempo di me. Suonare per me è riappropriarsi di un'essenza che è in quello che si ascolta. Suonare quel brano significa in qualche modo ripappropriarsi di qualcosa che è sempre stato nostro comunicandolo finalmente con il nostro stesso spirito.

La musica dice qualcosa e serve per dire e declamare. È un flusso ininterrotto che comunica e commuove, scuote e sconvolge.

La musica al momento è ancora più grande di me e spesso sopraffatto da essa non riesco a contenere tutta questa bellezza.

Nulla da dire se non che la musica viene composta anche oggi, per cui a parte la tua esperienza diretta, in qualche modo il discorso dovrebbe (secondo me) comprendere anche questo aspetto. Tanto più che si parla dell' oggi; si in senso lato ma un pensiero per quei poverracci che ancora decidono di mettere di fila 2 note su carta  andrebbe speso.

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Risposta 47 di Frank

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micamahler ha scritto:

In generale mi sembra che si divaghi altrove

Non ne sono certo. Leggendo bene fra le righe: lavoro, autorealizzazione, svago, babysitting, condivisione, etc.

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Risposta 48 di Viola

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fabio73 ha scritto:

Ieri, 22:43

Quando ascoltai i primi brani musicali da bambino ne rimasi rapito e quella musica era in qualche modo dentro di me.

Crescendo sentivo che questa musica composta in chissà quale tempo e da chissà quale compositore mi conosceva meglio di quanto io mi conoscessi parlando allo stesso tempo di me. Suonare per me è riappropriarsi di un'essenza che è in quello che si ascolta. Suonare quel brano significa in qualche modo ripappropriarsi di qualcosa che è sempre stato nostro comunicandolo finalmente con il nostro stesso spirito.

La musica dice qualcosa e serve per dire e declamare. È un flusso ininterrotto che comunica e commuove, scuote e sconvolge.

La musica al momento è ancora più grande di me e spesso sopraffatto da essa non riesco a contenere tutta questa bellezza.

Questa "confessione" mi è arrivata dritta al cuore.

"La musica al momento è ancora più grande di me".

Condivido il tuo sentimento. La musica è di un'essenza superiore alla vita e, beninteso, alla morte.

"e spesso sopraffatto da essa non riesco a contenere tutta questa bellezza"

La musica come suprema bellezza, bellezza infinita.

L'essenza stessa della musica è "l'infinito attuale, un nonsenso per la filosofia".

Inutile, a mio parere, ricorrere alla filosofia per descrivere la Musica. (Bianca)

A Daniele e Frank, che ringrazio, risponderò al calar della luce.

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Risposta 50 di Bianca

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Frank ha scritto:

Cara Biabca,se ben governata nessuna forza umana è più creativa della rabbia. Come la possiamo mettere?

La noia è, come per la rabbia, il frutto di una certa condizione. Se non si verificano queste ed altre condizioni, qual'è il motore?

Frank, quello che i signori di cui sopra intendono, è proprio che la noia è una delle condizioni "fondamentali" dell'esistenza. Ve ne sono altre, ma la rabbia non è tra esse. Possiamo essere d'accordo o meno, e io personalmente lo sono solo in parte. Però quello che spiegano non è così banale come l'accezione che il senso comune dà alla noia, e a mio parere varrebbe la pena approfondirlo (magari non qui, ma ognuno per se 😉 ). La noia esistenziale non è uno stato in cui ci si trova perché non si sa cosa fare, ma è una condizione originaria, così come lo è l'angoscia, che è la paura di qualcosa di indeterminato.

Ho scelto, tra le tante, questa risposta alla domanda "a cosa serve la musica oggi" perché è una delle poche risposte fondate che si possono dare a una domanda così generale. Le obiezioni che si possono fare si basano solo su possibili fraintendimenti che si possono avere del concetto filosofico del termine noia.

Certamente questo non vuol dire che se mi chiedi: perché hai scritto quella determinata musica? io ti risponderò: "boh? ero annoiata, non sapevomcheffare..." 😉

Viola ha scritto:

Inutile, a mio parere, ricorrere alla filosofia per descrivere la Musica. (Bianca)

>Se non si verificano queste ed altre condizioni, qual'è il motore?

ma, per rispondere a una domanda come questa a cosa dovresti ricorrere scusa  😉 ?

Comunque, per la precisione, qui nessuno sta cercando di "descrivere" la musica, per la qual cosa dovresti ricorrere comunque ad un metalinguaggio (rispetto alla musica stessa) oppure presentare la totalità della musica possibile.

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Risposta 51 di Viola

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Bianca ha scritto:

ma, per rispondere a una domanda come questa a cosa dovresti ricorrere scusa  😉 ?

Hai ragione Bianca. :-)

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Risposta 52 di Viola

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Frank ha scritto:

La cosa più difficile è dare un "valore" alla musica. L'amico Schumann la butta sul gusto

Non devi in alcun modo diffondere le composizioni brutte,

anzi devi contribuire con tutte le tue forze a tenerle

fuori dalla circolazione.

Le composizioni brutte non devi suonarle affatto, e

neppure ascoltarle, a meno che ti costringano a farlo.

Ma brutte secondo quali parametri?

L'aggettivo "cattiva" può essere assimilabile a "brutta"? Non so, brutta mi sa più di gusto, cattiva più di valutazione - ipoteticamente - oggettiva. E i parametri?

L'unica cosa che si può fare è valutare il modo in cui è scritto o costruito un brano, il grado di raffinatezza (in questo caso consapevoli che l'assenza di raffinatezza non è detto che sia un difetto), il livello di interesse che può suscitare, etc.

... e sul "divertire"? Insomma, un po' di opere buffe l'hanno scritte in tanti. Più o meno ben costruite, più o meno raffinate, etc. Ma si tratta di opere che hanno cavalcato secoli.

Mi è sembrata più convincente la Viola che diceva:

Mi ha incuriosito molto. I due esseri sono l'ascoltatore e il compositore che entrano in contatto tramite QUEL brano di musica o due ascoltatori che si "legano" indissolubilmente ascoltando UNO stesso brano?

Ah, in questa catena l'interprete ha un ruolo? Per cui è quasi sempre una cosa a tre?

Tra DUE ascoltatori. Il numero perfetto è due. :-)

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---

"Ciò che non è straziante è superfluo, almeno in musica.“

(Emil Cioran)

---

Perdonate la brevità delle risposte.

Il caldo mi ottunde la mente.

Al pari della " cattiva " musica. ;-)

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Risposta 54 di Viola

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RedScharlach ha scritto:

Ma non sempre 1+1=2 ...

"1 + 1 =1"

mi ha immediatamente riportato alla mente una splendida massima di Meister Eckhart:

Quell’uno che intendo è ineffabile. Unisce uno con uno, risplende puro nel puro.

(grazie)

Risposta 55 di Autore storico

RedScharlach ha scritto:

Ma non sempre 1+1=2 ...

Idee del senso del titolo che ha dato Billone?

Risposta 56 di Autore storico

Viola ha scritto:

"1 + 1 =1"

mi ha immediatamente riportato alla mente una splendida massima di Meister Eckhart:

Quell’uno che intendo è ineffabile. Unisce uno con uno, risplende puro nel puro.

(grazie)

In effetti Frank, nella sua risposta a Thallo scriveva:

"ognuno ha il diritto di scegliere il suo "2", risultato delle riflessioni"

Infinito+Infinito=Infinito

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Risposta 57 di Viola

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jack ha scritto:

In effetti Frank, nella sua risposta a Thallo scriveva:

"ognuno ha il diritto di scegliere il suo "2", risultato delle riflessioni"

Infinito+Infinito=Infinito

Curiosa questa cosa. E' la seconda volta che, in risposta ad un mio post, viene tirato in ballo il Signor Thallo. A questo punto non posso esimermi dal visualizzare il profilo di Sua Eminenza (in vacanza in Sicilia). 

---

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione questo passo tratto da Il tramonto dell'Occidente di Oswald Spengler (pagina 258):

"Ogni arte è mortale - non solo le singole opere sono mortali, ma anche le arti in sé stesse. Un giorno l'ultimo quadro di Rembrandt e l'ultima nota di Mozart avranno cessato di esistere pur sussistendo, forse, una tela dipinta ed uno spartito: perché l'ultimo occhio e l'ultimo orecchio che potevano cogliere la lingua delle loro forme saranno scomparsi.  [...] Caduco è ogni pensiero, caduca ogni fede, ogni scienza, quando si estinguono le menti nei mondi delle quali le loro "verità eterne" erano state sentite necessariamente come tali."

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Risposta 58 di danielescarpetti

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Viola ha scritto:

"Ogni arte è mortale - non solo le singole opere sono mortali, ma anche le arti in sé stesse. Un giorno l'ultimo quadro di Rembrandt e l'ultima nota di Mozart avranno cessato di esistere pur sussistendo, forse, una tela dipinta ed uno spartito: perché l'ultimo occhio e l'ultimo orecchio che potevano cogliere la lingua delle loro forme saranno scomparsi.  [...] Caduco è ogni pensiero, caduca ogni fede, ogni scienza, quando si estinguono le menti nei mondi delle quali le loro "verità eterne" erano state sentite necessariamente come tali."

Ovviamente non posso avere la minima idea di cosa, penserà, dirà e, soprattutto, in quale fede crederà  o non crederà un eventuale umano del 3150 e, questo ammesso e non concesso, che ci sarà un umano del 3150.

Direi di essere certo invece che l'arte come la scienza morirà solo quando l'ultimo essere umano sparirà dalla faccia terrestre.

Scienza e arte sono necessarie all'uomo almeno quanto l'aria e l'acqua e questo lo è sempre stato fin dalla sua alba. Fin dal momento  cioè che la sua mente ha maturato il pensiero. Arte e pensiero sono il risultato di una continua evoluzione che si accompagna parallelamente all'evoluzione umana in toto.

Forse l'uomo del 3150 non si soffermerà più ad ammirare la Cappella Sistina e ad ascoltare le note di Bach/Beethoven e a leggere la "Divina Commedia di Dante. Sicuramente la scienza del 3150 avrà completamente surclassato molte delle nostre conoscenze e convinzioni odierne, ma è indubbio che la scienza e l'arte del 3150, qualunque esse siano, affonderanno le loro radici sempre - come fu , è e sarà - nell'alba dell'umanità.

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Risposta 59 di LucaCavaliere

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Frank ha scritto:

Mi ha incuriosito molto. I due esseri sono l'ascoltatore e il compositore che entrano in contatto tramite QUEL brano di musica o due ascoltatori che si "legano" indissolubilmente ascoltando UNO stesso brano?

Ah, in questa catena l'interprete ha un ruolo? Per cui è quasi sempre una cosa a tre?

Certo Frank. Senza dubbio è sempre una cosa a tre.

Anche quando l'interprete è il compositore (perchè una sera interpreta in un modo, la sera dopo in un modo un po' diverso . . . )

[a cosa serve la musica oggi?... Purtroppo vedo questo topic solo ... oggi  😠  ]

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Risposta 60 di LucaCavaliere

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La musica - oggi come sempre - serve a tante cose.

Elenco che chiunque può allungare:

Divertirsi ascoltando, divertirsi ballando, addormentare i bambini, addormentare se stessi, esaltare se stessi, dimenticare il grigiore quotidiano....

Creare il "clima" giusto per: lavorare, fare sport, rimorchiare, pregare, fare sesso, studiare, concentrarsi.....

Un opera musicale è come una persona inerme che si lascia fare di tutto da chi se ne serve per i suoi scopi mentre la ascolta.

Una musica che è stata composta per elevare l'animo alla preghiera, uno la prende (ad es.) per meglio isolarsi nello studio (e gli esempi sarebbero tantissimi).

Visto dalla parte del compositore invece pare che si possa rispondere - banalmente - come per la Letteratura.

A cosa serve scrivere (oggi come sempre)?

A tutto.

Qualcuno scrive cose comiche, qualcuno scrive per veicolare la propria idea del modo e della vita... lo stesso compositore che scrive oggi un'opera pensando possa servire a ballarci sopra, domani potrebbe benissimi scrivere mosso da altre intenzioni.

Ecco: io - da musicista-ascoltatore - la penso un po' così:

quando dico che «stravedo per quel compositore» è un po ' come se dicessi che sono in sintonia coi suoi pensieri sulla vita

(e che, naturalmente, mi prende da morire 😉 )

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