Viola ha scritto:
Ecco, appunto...
Non ho fatto in tempo a gustarmi l'atmosfera cordiale di questo forum che arriva lo sberleffo. :-)
Rispetto la tua opinione, peccato per il tono sarcastico che la dequalifica.
Mon ho compreso (tra le altre cose) leggendo un tuo intervento in questa discussione, perché sarebbe preferibile cantare male sotto la doccia a non cantare affatto.
Sono certa comunque di avere molto da imparare (anche) da te.
Buona serata.
Ho rovinato l'atmosfera cordiale? E per quale ragione il tono sarcastico dovrebbe dequalificare la mia opinione? Il sarcasmo è parte della mia opinione, o meglio, è parte delle armi di uno scontro dialettico in cui la mia opinione è a favore del "divertimento". Chi mi conosce su questo forum sa che manca tanto così a che io inizi a usare immagini adolescenziali e goliardiche.
Sul cantare male sotto la doccia: tutte le abilità vocali specificamente collegate al canto sono frutto di esercizio. E' abbastanza banale dirlo, del resto tutte le abilità sono frutto di esercizio, il concetto di abilità è strettamente connesso all'azione. Ma alcune abilità vocali sono frutto di un esercizio complesso che mette in campo meccanismi di azione e reazione in parte inconsci. L'esempio più facilmente comprensibile è costituito dai meccanismi dell'intonazione. Per imparare a cantare in tono serve esercitarsi, sbagliando molto, ed è abbastanza acclarato ormai come questo esercizio di apprendimento abbia delle modalità simili a quelle dell'apprendimento linguistico. E questo perché il canto condivide funzionalità fisiologiche con il linguaggio. Quando nelle prime fasi dello sviluppo linguistico i bambini sono adeguatamente stimolati dal punto di vista sonoro-musicale, allora per istinto sperimenteranno anche dal punto di vista sonoro-musicale, favorendo quei meccanismi di azione e reazione che sono alla base dell'apprendimento vocale. Questo, in sostanza, è il modo in cui a 12 anni alcuni di noi si ritrovano magicamente intonati e altri, ahimè, no. Il problema di queste abilità è molto diffuso, a livelli diversi, ovviamente. Ed è uso tra i docenti di canto riservare attenzione a questi approcci diciamo ludici o non formalizzati. Diciamo lallazioni tardive. Cantare male è molto importante per conoscere bene la propria voce, per approfondirla senza avere il timore di fare qualcosa di brutto. Farlo sotto la doccia è un buon modo per evitare l'imbarazzo. Ma sia chiaro, io non ho nulla contro chi canta male anche fuori dalla doccia.
Quindi, sì, cantar male serve, per ogni aria cantata meravigliosamente bene ci sono anni di gridolini e stecche. E filosoficamente parlando sarebbe interessante domandarsi se anche l'esercizio sia musica. Io voto per il sì: è fatto con intenzione musicale (chi canta esercitandosi si sforza, nel limite delle sue possibilità, di portare avanti elementi estetici), è ascoltato con intenzione musicale (dai docenti o da un pubblico casuale, che non interagisce con quello stimolo sonoro come se fosse un rumore d'ambiente, anzi, lo ascolta per lodare o criticare) e, spesso, ha perfino una letteratura musicale specifica (il grande buco nero della filologia musicale: gli studi!).
Secondo, breve, argomento a favore
del canto stonato e bagnato in doccia (gli endecasillabi dequalificano?):
come lo sport, la pratica musicale, specificamente la pratica del canto, diminuisce i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress, favorisce il rilascio di serotonina ed endorfine, ha una serie di altri ancora non del tutto compresi effetti sulle funzionalità cardiache, muscolari in genere, del sistema immunitario, del sistema respiratorio, delle funzionalità neurolinguistiche. E tutto questo, sia ben chiaro, non ha a che fare col cantare BENE o col cantare MALE, ma col cantare. Ogni medico potrebbe consigliarvi di cantare come parte delle vostre attività salutistiche. E immagino che ogni medico vi consiglierà di lavarvi... unire le due cose potrebbe avere effetti sorprendenti.