Non faccio a tempo a tornare che già mi ritrovo a fare una delle mie solite tirate :-)
ricordiamoci che la musica brutta è brutta per noi, che la musica brutta non è eticamente pericolosa ed è legislativamente lecita. Se vogliamo parlare di "a cosa serve la musica" dobbiamo riuscire a parlare anche della musica che a noi non piace o a noi non serve, ma serve agli altri. Quindi affermazioni tipo:
"si vede tanta musica inutile" (Zazza)
"non riesco a contemplare nel piacere personali gli estremi non conformi alla perfezione artistica" (Oracolo)
"(una certa) musica pop inculca ideali spazzatura e manipola le masse" (Pianothor)
sono quantomeno complicate da inserire in un discorso complessivo.
Ognuno ha i propri gusti e i propri preconcetti, chi studia musica finisce spesso per creare divisioni tra buoni e cattivi, ma ricordiamoci sempre che la musica più brutta che possiamo immaginare è sempre e comunque qualcosa di "bello". Cantare male sotto la doccia è meglio che non cantare, pubblicare un CD di pessima musica pop significa comunque sovvenzionare una scena artistica, giovane, "positiva" ed eticamente più apprezzabile di, non so, il mercato delle armi, il più grande valore della musica in senso antropologico PRECEDE e PRESCINDE il valore artistico, proprio perché il piacere musicale è una costante antropologica: tutti i popoli fanno musica, tutti gli uomini e le donne fanno e ascoltano musica, e ne provano piacere anche quando non la comprendono. Se limitiamo i nostri discorsi alla musica "colta", alla musica bella, alla musica che piace a noi, possiamo farlo ma dovremmo specificarlo ed essere coscienti che il nostro discorso si limita ad analizzare una percentuale da "zero virgola" rispetto alla musica nella sua totalità