Scambio Opinioni

A cosa serve la musica (oggi)?

100 risposte 16.712 visite

Avviata da

Frank

Moderatore

Moderatore

Risposta 21 di thallo

Messaggi
1.170
Città
Crema

Non faccio a tempo a tornare che già mi ritrovo a fare una delle mie solite tirate :-) 

ricordiamoci che la musica brutta è brutta per noi, che la musica brutta non è eticamente pericolosa ed è legislativamente lecita. Se vogliamo parlare di "a cosa serve la musica" dobbiamo riuscire a parlare anche della musica che a noi non piace o a noi non serve, ma serve agli altri. Quindi affermazioni tipo:

"si vede tanta musica inutile" (Zazza)

"non riesco a contemplare nel piacere personali gli estremi non conformi alla perfezione artistica" (Oracolo)

"(una certa) musica pop inculca ideali spazzatura e manipola le masse" (Pianothor)

sono quantomeno complicate da inserire in un discorso complessivo. 

Ognuno ha i propri gusti e i propri preconcetti, chi studia musica finisce spesso per creare divisioni tra buoni e cattivi, ma ricordiamoci sempre che la musica più brutta che possiamo immaginare è sempre e comunque qualcosa di "bello". Cantare male sotto la doccia è meglio che non cantare, pubblicare un CD di pessima musica pop significa comunque sovvenzionare una scena artistica, giovane, "positiva" ed eticamente più apprezzabile di, non so, il mercato delle armi, il più grande valore della musica in senso antropologico PRECEDE e PRESCINDE il valore artistico, proprio perché il piacere musicale è una costante antropologica: tutti i popoli fanno musica, tutti gli uomini e le donne fanno e ascoltano musica, e ne provano piacere anche quando non la comprendono. Se limitiamo i nostri discorsi alla musica "colta", alla musica bella, alla musica che piace a noi, possiamo farlo ma dovremmo specificarlo ed essere coscienti che il nostro discorso si limita ad analizzare una percentuale da "zero virgola" rispetto alla musica nella sua totalità

Moderatore

Risposta 22 di Frank

Messaggi
3.838
Città
-

Affascinato Thallo e ovviamente io mi riferisco "alla musica nella sua totalità" e alle scelte artistiche che ne possono conseguire. Se partiamo da questa considerazione:

la musica serve, tautologicamente, a placare la voglia di musica

passiamo da quest altra:

della musica a tutti è la VERA rivoluzione musicale del ventesimo secolo

e se teniamo presente che

fare musica, che sia comporre o suonare o cantare, serve a fare soldi

1+1=2

Membro

Risposta 23 di pianothor

Messaggi
217
Città
Mantova

Attenzione io non ho mai scritto che il pop e tutti i suoi derivati siano musica brutta, e nemmeno che solo la musica pop inculca ideali spazzatura.. bisognerebbe leggere le parole scritte non quelle che vorremmo vedere scritte:) Proprio perché questo discorso dovrebbe valere per qualsiasi musica ho tirato in ballo anche la musica pop con la mia opinione.. Ciò non esclude che, come ho già detto, anche la musica pop possa divertire, intrattenere..

Avevo fatto una distinzione tra i "punti di vista" proprio per questo

Moderatore

Risposta 24 di thallo

Messaggi
1.170
Città
Crema

Frank ha scritto:

Affascinato Thallo e ovviamente io mi riferisco "alla musica nella sua totalità" e alle scelte artistiche che ne possono conseguire. Se partiamo da questa considerazione:

la musica serve, tautologicamente, a placare la voglia di musica

passiamo da quest altra:

della musica a tutti è la VERA rivoluzione musicale del ventesimo secolo

e se teniamo presente che

fare musica, che sia comporre o suonare o cantare, serve a fare soldi

1+1=2

Non sono certo di aver capito il tuo intervento...

Moderatore

Risposta 25 di Frank

Messaggi
3.838
Città
-

thallo ha scritto:

Non sono certo di aver capito il tuo intervento...

 Diciamo che non era volutamente dichiarato l'intento, penso che ognuno ha il diritto di scegliere il suo "2", risultato delle riflessioni.

In realtà, in appendice a tutto, riporto uno stralcio di post di Red, che non posso quotare in quanto il topic in cui era stato postato è stato chiuso.

Era uno scritto a proposito degli ascoltatori descritti da Adorno in Introduzione alla sociologia della musica, in una sintesi di Raul Catalano che descrive un po' il "mercato", i clienti della musica di un compositore del XXI secolo:

http://dspace.unive.it/bitstream/handle/10579/1650/835717-1165937.pdf?sequence=2

Secondo Adorno si possono distinguere sei modelli di ascoltatori:

il primo è quello dell’esperto che, generalmente, è un tutt’uno col musicista professionista. Esso è

Il secondo tipo consiste nel buon ascoltatore: ciò che lo contraddistingue è una discreta capacità di seguire la logica di composizioni complesse anche se non dispone di un notevole bagaglio di conoscenze tecniche e teoriche. Secondo Adorno esso

Il terzo è invece il consumatore di cultura che rappresenta, agli occhi di Adorno, il primo sintomo del disfacimento in cui è caduta vittima la musica nella società contemporanea.

Il quarto tipo consiste nell’ascoltatore emotivo, ovvero colui che utilizza la musica come tranquillante, come un diversivo per scaricare le tensioni accumulate quotidianamente e che, per questo, si disinteressa a qualsiasi ascolto che richieda la minima tensione o sforzo concettuale. Alla luce di simili premesse, questo ascoltatore predilige la musica leggera o popolare e, per questo, è su di lui che si rivolgono le premure dell’industria culturale.

Il quinto, ovvero l’ascoltatore risentito o astioso, si può ulteriormente distinguere in due sottospecie: l’amante della musica preromantica ed il fan del jazz. Il primo identifica nell’operato di Bach e Vivaldi l’apice della composizione musicale di tutti i tempi; perciò si rinchiude nel loro culto esclusivo. Il secondo è persuaso invece della superiorità del jazz rispetto a qualsiasi altro tipo di musica e, per questo, reagisce sdegnosamente a qualsiasi obiezione al suo credo musicale. Il fondamento della propria posizione è solitamente motivato su una tradizionale superiorità del jazz rispetto alla musica “commerciale” e su una sua maggiore immediatezza rispetto alla musica classica. Tuttavia, rileva Adorno, egli non si rende conto del fatto che anche

Il sesto tipo consiste, infine, nell’ascoltatore esclusivo di musica leggera che, per lui, rappresenta niente più che un passatempo. Questo è, secondo Adorno, il modello perfetto di ascoltatore di cui l’industria culturale ha un crescente bisogno, in quanto esso ascolta passivamente qualsiasi canzone gli venga impacchettata a dovere. Sebbene la facciata del suo modello di ascolto può essere riassunta con la sacrosanta richiesta di “essere lasciati in pace”, il suo è invece un ascolto “morboso” e, soprattutto, perfettamente strutturato dai bombardamenti pubblicitari dei mass-media. Per questo motivo, l’ascoltatore per passatempo è quello presente al massimo grado nella società occidentale. Per Adorno, inoltre,

Moderatore

Risposta 26 di Frank

Messaggi
3.838
Città
-

Di fatto, come dice pianothor, non penso che nel contesto di questo topic uno faccia differenze fra musica colta o pop, semmai fra qualità della musica scritta e "suonata". Il gusto non centra, una canzone pop può essere di livello...e meno, dipende...e dipende da troppi fattori che non mi interessa neanche trattare.

Ma un compositore del XXI secolo, vista la VERA rivoluzione musicale dello scorso secolo, si trova (o non si trova?) a fare delle scelte artistiche e deve farsi bene i conti se vuole sopravvivere.

La riflesisone secondo me non si può estinguere valutando solo gli economics, il risultato di un compositore non può prescindere da quello che è. Si può fingere per poco, ma poi la propria natura emergerà. Il mestiere, il business può avere la meglio su questo? Questo può dipendere anche dal carattere, ma questo riporta al "quello che è il compositore".

Detto questo, avere ben chiara la funzione della musica, può meglio canalizzare gli sforzi. Del resto, in un mondo intricato come quello odierno, probabilmente il compositore alla lunga farà quello che gli è più congeniale o quello che gli riesce meglio. Se questo non coincide con il bacino di utenza (il mercato?), ha solo una possibilità: l'autoproduzione.

Ecco che l'inquietante riflesione, fare il compositore in libertà (intendo senza alcun vincolo tecnico, estetico, di mercato,etc. ...  forse ampliando la considerazione aristotelica) è una cosa da ricchi (economicamente). E quanti compositori sono ricchi veramente?

Per cui, se è tutto giusto, quanto è libero un comune (squattrinato), seppur stradotato, compositore?

...come sempre pensieri in libertà

Membro

Risposta 27 di maquieto

Messaggi
665
Città
Massa Carrara

Ieri, 22:43

Quando ascoltai i primi brani musicali da bambino ne rimasi rapito e quella musica era in qualche modo dentro di me. Crescendo sentivo che questa musica composta in chissà quale tempo e da chissà quale compositore mi conosceva meglio di quanto io mi conoscessi parlando allo stesso tempo di me. Suonare per me è riappropriarsi di un'essenza che è in quello che si ascolta. Suonare quel brano significa in qualche modo ripappropriarsi di qualcosa che è sempre stato nostro comunicandolo finalmente con il nostro stesso spirito.

La musica dice qualcosa e serve per dire e declamare. È un flusso ininterrotto che comunica e commuove, scuote e sconvolge.

La musica al momento è ancora più grande di me e spesso sopraffatto da essa non riesco a contenere tutta questa bellezza.

Membro

Risposta 28 di micamahler

Messaggi
428
Città
Val Maira

Ma la vera domanda era : a che cosa serve fare musica ( oggi) ? In generale mi sembra che si divaghi altrove

Membro

Risposta 29 di Bianca

Messaggi
510
Città
Torino

Frank ha scritto:

A cosa serve la musica (oggi)?

Come ieri, come domani e come per ogni altra attività umana semplicemente...

ad allontanare la noia.

Membro

Risposta 30 di danielescarpetti

Messaggi
1.032
Città
Castel San Pietro Terme
. Ma un compositore del XXI secolo, vista la VERA rivoluzione musicale dello scorso secolo, si trova (o non si trova?) a fare delle scelte artistiche e deve farsi bene i conti se vuole sopravvivere. Detto questo, avere ben chiara la funzione della musica, può meglio canalizzare gli sforzi. Del resto, in un mondo intricato come quello odierno, probabilmente il compositore alla lunga farà quello che gli è più congeniale o quello che gli riesce meglio. Se questo non coincide con il bacino di utenza (il mercato?), ha solo una possibilità: l'autoproduzione. Ma la vera domanda era : a che cosa serve fare musica ( oggi) ? In generale mi sembra che si divaghi altrove ... e dunque la domanda reale che forse volevi fare Frank: è: serve ancora fare musica "colta" oggi? E se la domanda fosse veramente questa - sempre nell'ambito dei pensieri e delle domande in libertà - non sarebbe opportuno, innanzi tutto, domandarsi se il perseverare da parte della maggioranza dei compositori contemporanei in ambiti esclusivamente atonali, non sia da mettere in discussone per cercare di recuperare il rapporto con quel pubblico che si riconosce nella tradizione classico - colta ? E se si decidesse che questa è l'unica possibile strada: quale tipo di tonalità "colta" si potrebbe proporre nel XXi° secolo?

Moderatore

Risposta 31 di Frank

Messaggi
3.838
Città
-

Bianca ha scritto:

Come ieri, come domani e come per ogni altra attività umana semplicemente...

ad allontanare la noia.

...dipende "ieri", quanto va indietro. Ad esempio dubito che in una funzione religiosa la musica serva solo per allontanare la noia. Sicuramene è un ambito che riguarda la musica che ha la funzione di "intrattenimento", in senso nobile.

micamahler ha scritto:

Ma la vera domanda era : a che cosa serve fare musica ( oggi) ?

Parafrasando

"Come ieri, come domani e come per ogni altra attività umana semplicemente..." a rispondere ad un'esigenza. Esigenza che sarà personale e come tale non iscrivibile in un perimetro.

Ma proprio per rispondere a Daniele:

serve ancora fare musica "colta" oggi?

... rispolvero il concetto di libertà; il compositore ha la sua coscienza e ha il diritto di tenerne conto. Un volta c'erano i mecenati e in realtà come gli USA queste figure ancora esistono. Li ci sono persone che se credono in un tuo progetto, senza troppi preamboli, te lo finanziano.

Come notate si trona sempre al solito discorso e come diceva mio nonno: "senza soldi non si cantano messe"...per cui, se un compositore vuole essere libero al 100%, al mondo d'oggi deve essere ricco o avere a disposizione uno ricco che gli da tutti i soldi che gli servono. Altrimenti il risultato sarà per forza "viziato"

Membro

Risposta 32 di Videoclip

Messaggi
140

micamahler ha scritto:

Ma la vera domanda era : a che cosa serve fare musica ( oggi) ? In generale mi sembra che si divaghi altrove

Tu che idea hai?

Membro

Risposta 33 di Videoclip

Messaggi
140

Frank ha scritto:

 "viziato"

...diciamo servile, ad esempio servile verso io dio denaro.

Membro

Risposta 34 di Bianca

Messaggi
510
Città
Torino

Frank ha scritto:

...dipende "ieri", quanto va indietro. Ad esempio dubito che in una funzione religiosa la musica serva solo per allontanare la noia. Sicuramene è un ambito che riguarda la musica che ha la funzione di "intrattenimento", in senso nobile.

Parafrasando

"Come ieri, come domani e come per ogni altra attività umana semplicemente..." a rispondere ad un'esigenza. Esigenza che sarà personale e come tale non iscrivibile in un perimetro.

😄

già, ma anche la religione serve allo stesso scopo...

come dicevo, tutto serve a quello, anche se è un approccio tipicamente esistenzialista. Certo è la risposta più generale che si possa dare, ma anche la domanda lo è abbastanza.

Poi si può declinare quante volte vuoi, proprio perché lo scopo è di "allontanare la noia" e se ci si fermasse a questa semplice risposta sarebbe di per se un controsenso.

Ma come vedi, anche se parli di "intrattenimento in senso nobile" sempre di là parti: ti intrattieni per non annoiarti.

Poi si possono tirare in ballo anche altre emozioni basilari come la paura, oppure l'autoaffermazione ecc. Ma sempre lì intorno si gira.

In qualche modo insomma per avere una risposta declinata, bisogna anche declinare la domanda, come per esempio fa Daniele. Ma allora ricadiamo sempre nei soliti discorsi triti e ritriti.

La musica è una forma di comunicazione e serve quindi a comunicare. Si può comunicare in molti modi ed esistono molti linguaggi con cui farlo. La differenza tra essi sta nel fatto che ciascuno coglie parti della comunicazione che gli altri non colgono. E in questo senso i differenti modi di esprimere e comunicare non sono compenetrabili tra loro. Quindi, in questo senso, la musica serve a comunicare quello che con altri metodi non si può comunicare.

Anche questa però è una risposta abbastanza generale, che non dipende dall'oggi o dal domani, anche se più circostanziata. Quello che però mi sembra un indizio, nella tua domanda, è proprio il riferimento all'oggi, il che mi fa ritornare alla supposizione di Daniele.

Moderatore

Risposta 35 di Frank

Messaggi
3.838
Città
-

Bianca ha scritto:

😄

già, ma anche la religione serve allo stesso scopo...

come dicevo, tutto serve a quello, anche se è un approccio tipicamente esistenzialista. Certo è la risposta più generale che si possa dare, ma anche la domanda lo è abbastanza.

Poi si può declinare quante volte vuoi, proprio perché lo scopo è di "allontanare la noia" e se ci si fermasse a questa semplice risposta sarebbe di per se un controsenso.

Ma come vedi, anche se parli di "intrattenimento in senso nobile" sempre di là parti: ti intrattieni per non annoiarti.

Poi si possono tirare in ballo anche altre emozioni basilari come la paura, oppure l'autoaffermazione ecc. Ma sempre lì intorno si gira.

In qualche modo insomma per avere una risposta declinata, bisogna anche declinare la domanda, come per esempio fa Daniele. Ma allora ricadiamo sempre nei soliti discorsi triti e ritriti.

La musica è una forma di comunicazione e serve quindi a comunicare. Si può comunicare in molti modi ed esistono molti linguaggi con cui farlo. La differenza tra essi sta nel fatto che ciascuno coglie parti della comunicazione che gli altri non colgono. E in questo senso i differenti modi di esprimere e comunicare non sono compenetrabili tra loro. Quindi, in questo senso, la musica serve a comunicare quello che con altri metodi non si può comunicare.

Anche questa però è una risposta abbastanza generale, che non dipende dall'oggi o dal domani, anche se più circostanziata. Quello che però mi sembra un indizio, nella tua domanda, è proprio il riferimento all'oggi, il che mi fa ritornare alla supposizione di Daniele.

Sicuramente ero interessato alle declinazioni, che variano col variare dei tempi. La domanda di Daniele ci può stare e sarebbe frutto delle riflessioni che hanno seguito la domanda. Anche la declinazione "cultura" può variare al variare dei tempi. Lascio aperto il discorso. Comunque io la noia non la trovo alla base di tutto, torno alla carica con le esigenze 🙂...se ne può parlare

Membro

Risposta 36 di Piccinesco

Messaggi
1.231
Città
Villanova di Guidonia

Esigenza trovo che sia il termine più appropriato per qualcuno, ma sicuramente non per tutti.

Membro

Risposta 37 di Piccinesco

Messaggi
1.231
Città
Villanova di Guidonia

La mia non è una critica, ma un'ipotesi sulla o sulle motivazioni che spingono (in questo caso il compositore) a scrivere.

Membro

Risposta 39 di Viola

Messaggi
191

Bianca ha scritto:

Come ieri, come domani e come per ogni altra attività umana semplicemente...

ad allontanare la noia.

La musica non è uno svago, un'evasione. La

musica che "diverte" è cattiva musica.

Accedi per partecipare