Composizione

Analisi Musicale

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GianBurrasca

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Messaggio iniziale di GianBurrasca

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E' da un po' che mi si è accesa una certa curiosità, quando si è iniziato a fare l'analisi musicale?

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Risposta 2 di Tap

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Secondo voi ha ancora senso fare le "analisi"?

Nell'ottica di trovarsi un proprio linguaggio...perchè investire troppo tempo su altri?

Poi, quali? ... ce n'è talmente tanti che quando uno ne ha capiti un buon 40% e bello che morto...per fortuna si campa più di Mozart, Schubert ... etc.

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Risposta 3 di thallo

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Tap ha scritto:

Secondo voi ha ancora senso fare le "analisi"?

Nell'ottica di trovarsi un proprio linguaggio...perchè investire troppo tempo su altri?

Poi, quali? ... ce n'è talmente tanti che quando uno ne ha capiti un buon 40% e bello che morto...per fortuna si campa più di Mozart, Schubert ... etc.

Non ti conosco ancora quindi cerco di rispondere in modo diplomatico.

Fare analisi ha senso. Negli ultimi anni la musicologia si è molto interrogata sul senso dell'analisi, con argomentazioni molto molto molto molto molto più specifiche e pregnanti delle tue 🙂 ma per onestà accademica devo dire che non sei il primo a chiedersi se l'analisi musicale abbia senso.

Detto questo, per ogni persona che si è chiesta se l'analisi musicale avesse senso, altre 10 hanno risposto e argomentato in modo molto acuto che l'analisi musicale ha senso. Per altro, la stragrande maggioranza di quelli che "credono" nell'analisi musicale sono i compositori. Il ramo di studiosi che cerca di riformularne le teorie in modo da renderla una disciplina "debole" è quello dei sociologi della musica-etnomusicologi.

Questo per far capire che, chiunque volesse approfondire il discorso, può farlo. C'è molto da dire.

Per rispondere a te (Tap) dico che chiunque voglia imparare a parlare deve essere in grado di capire cosa gli altri dicono. "Costruire un proprio linguaggio" è un modo di dire molto fuorviante. Nella storia della musica sono pochissimi i compositori che hanno costruito un proprio linguaggio, forse giusto Webern, Cage e Scelsi lo hanno fatto. Gli altri hanno tutti trovato uno stile, all'interno di un linguaggio già affermato e in un certo senso condiviso. Cosa voglio dire? Voglio dire che, continuando con la metafora della lingua, qualsiasi cosa "dici" musicalmente può avere un senso. Se non impari a capire il senso delle altre composizioni, non solo non riuscirai a darne uno alle tue, ma non saprai neppure se ce l'hanno già un senso. Chi non conosce l'italiano non capisce la differenza tra pipa e pippa. Anche se volesse staccarsi e creare una lingua del tutto nuova, dovrebbe conoscere quella vecchia per capire cos'è realmente nuovo e cosa no. Ci sono livelli di conoscenza, ovvio. E anche "modi" diversi di conoscere, che è il discorso di prima sull'analisi come disciplina "debole". Ma credere di poter fare a meno dell'analisi musicale è come minimo "naif", se non stupido.

Portando il discorso sul pratico, poi, io spesso rispondo in un modo molto semplice a chi mi chiede a cosa serve questa o quest'altra branca della musica: quando un giorno hai capito che studiare musica non ti va, ti sei chiesto se quella fosse veramente la tua strada? Non dobbiamo mica tutti essere musicisti! Io ho avuto molti colleghi universitari a cui scocciava profondamente studiare storia della musica. Ma scusa, sei iscritto a musicologia, cosa credevi di studiare, storia del film porno?! Per me un compositore che vuole solo scrivere, senza leggere o ascoltare, è soprattutto un esibizionista, non un buon compositore. Userei un'espressione americana che secondo me descrive molto bene un atteggiamento comune oggi in molte parti del mondo della cultura e dello spettacolo: sono tutti "attention whores". Narcisisti.

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Risposta 4 di Ludovica

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GianBurrasca ha scritto:

E' da un po' che mi si è accesa una certa curiosità, quando si è iniziato a fare l'analisi musicale?

Nel tardo ottocento si afferma come disciplina a sè stante, però ci sono già tracce a partire dalla metà del settecento.

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Risposta 5 di AleGozzo

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thallo ha scritto:

(...) Negli ultimi anni la musicologia si è molto interrogata sul senso dell'analisi, con argomentazioni molto molto molto molto molto più specifiche e pregnanti delle tue 🙂 ma per onestà accademica devo dire che non sei il primo a chiedersi se l'analisi musicale abbia senso. (...)

Mitico Thallo, le tue risposte sono sempre estremamente interessanti e anche godibili 😃

ps

però non ti arrabbiare sempre per le domande un po' ingenue 😉

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Risposta 6 di AbateFaria

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AleGozzo ha scritto:

Mitico Thallo, le tue risposte sono sempre estremamente interessanti e anche godibili 😃

Quoto!

Ludovica ha scritto:

Nel tardo ottocento si afferma come disciplina a sè stante, però ci sono già tracce a partire dalla metà del settecento.

non pensavo che già nel '700 ci davano dentro con l'analisi 😉

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Risposta 7 di Eagle

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Tap ha scritto:

Secondo voi ha ancora senso fare le "analisi"?

Facciamo il contrario, che senso avrebbe non farla? Un direttore vuole dirigere un concerto di Bartok, come farebbe a comprenderne i costrutti per proporre un' accurata e credibile interpretazione?

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Risposta 8 di Tap

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thallo ha scritto:

devo dire che non sei il primo a chiedersi se l'analisi musicale abbia senso.

Eri partito benissimo

...ma poi

thallo ha scritto:

Per me un compositore che vuole solo scrivere, senza leggere o ascoltare, è soprattutto un esibizionista, non un buon compositore

Ascoltare è godere di un brano, leggere è un mezzo per far godere qualcuno di un brano...analizzare cos'è?

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Risposta 10 di Tap

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Eagle ha scritto:

Facciamo il contrario, che senso avrebbe non farla? Un direttore vuole dirigere un concerto di Bartok, come farebbe a comprenderne i costrutti per proporre un' accurata e credibile interpretazione?

Ma un interprete deve capire il pensiero di un altro se vuole "riportarlo"...il compositore ne deve scrivere uno suo 😉

Facciamo così: secondo voi ha ancora senso per un compositore fare le "analisi"?

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Risposta 11 di thallo

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fare "le analisi" significa leggere. Leggere non significa solfeggiare, significa capire cosa c'è scritto. Quindi, l'unico modo di capire cosa c'è scritto è analizzare.

secondo voi ha ancora senso per un compositore fare le "analisi"?

secondo me e secondo gran parte dei compositori seri che conosco, sì

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Risposta 12 di Frank

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AbateFaria ha scritto:

non pensavo che già nel '700 ci davano dentro con l'analisi 😉

La pratica analitica, intesa come strumento teorico, sia pure sussidiario, è esistita fin dal Medioevo.

Pensa quando gli antichi studiosi si occupavano della modalità (o anche altro), citavano sempre qualche composizione a chiarimento d'un problema tecnico o strutturale, non ci voleva molto perchè manifestassero quella che oggi viene definita una mentalità analitica.

Una cosa esiste da sempre perchè serve 😉

Per interessati e scettici, un occhiatina al Bent (Analisi Musicale), la darei.

Moderatore

Risposta 13 di thallo

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lo dicevo su edumus giorni fa, la polifonia medievale è inconcepibile senza l'analisi. Il trattamento del tenor ne presuppone una conoscenza approfondita, dal punto di vista melodico e modale. Anzi, direi che concentrare l'analisi su un'unica linea è l'esempio estremo di quanto si possa ricavare da un'analisi fatta bene!

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Risposta 14 di Feldman

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Analizzare secondo me è fondamentale per capire in che modo un compositore è arrivato ad un risultato musicale, perchè ha scritto determinate cose, come le ha elaborate. E' una sorta di immedesimazione. L'analisi da i suoi frutti sono in questi casi, altrimenti, quando si tenta di analizzare in base a proprie convinzioni che non hanno molto a che vedere con la realtà (e mi viene in mente in parte Schenker) si rischia di sbattere contro un muro.

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Risposta 15 di Natan

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Feldman ha scritto:

E' una sorta di immedesimazione. L'analisi da i suoi frutti sono in questi casi, altrimenti, quando si tenta di analizzare in base a proprie convinzioni che non hanno molto a che vedere con la realtà (e mi viene in mente in parte Schenker) si rischia di sbattere contro un muro.

A dirla tutta Schenker non pensava di diventare un teorico d'analisi di riferimento, ha "provato" ad analiazare il repertorio secondo un proprio criterio, una propria metodologia e, soprattutto, a proprio uso e consumo...il resto della storia la conoscete.

Per cui è il suo modo di "immedesimarsi" ...

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Risposta 16 di thallo

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Feldman ha scritto:

Analizzare secondo me è fondamentale per capire in che modo un compositore è arrivato ad un risultato musicale, perchè ha scritto determinate cose, come le ha elaborate. E' una sorta di immedesimazione. L'analisi da i suoi frutti sono in questi casi, altrimenti, quando si tenta di analizzare in base a proprie convinzioni che non hanno molto a che vedere con la realtà (e mi viene in mente in parte Schenker) si rischia di sbattere contro un muro.

Non sono d'accordo. Lo studio degli schizzi ha dimostrato più volte che l'analisi NON chiarisce le metodologie compositive, gli step della composizione. Io non sono un esperto di nulla, men che meno di filologia, ma so per certo che è ormai affermato che l'analisi musicale non dà materiale per capire come è stato composto il brano.

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Risposta 17 di Zazza

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mmmhmm, diciamo che il percorso creativo non si potrà mai ricostruire ... ma il suo risultato si 😉

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Risposta 18 di Feldman

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thallo ha scritto:

Non sono d'accordo. Lo studio degli schizzi ha dimostrato più volte che l'analisi NON chiarisce le metodologie compositive, gli step della composizione. Io non sono un esperto di nulla, men che meno di filologia, ma so per certo che è ormai affermato che l'analisi musicale non dà materiale per capire come è stato composto il brano.

Allora cosa ci da l'analisi musicale? Lo studio degli schizzi ci ha permesso di capire che mentre Haydn partiva dal tema e poi elaborava, Beethoven organizzava la forma e la struttura del pezzo contemporaneamente al tema, pianificava l'elaborazione e in base a determinate scelte apportava modifiche al tema e lo adattava alla logica del suo pezzo.... quindi l'analisi ci permette di capire il COME, non solo il PERCHE' di una determinata scelta strategica.

Analizzare non vuol dire forse capire quali sono i rapporti tra i diversi elementi di una composizione su larga scala e non?7

Io credo ci sia una sostanziale differenza tra la pura descrizione e l'analisi.

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