Parla uno a cui è stato detto (direttamente e indirettamente) che alcune cose che scrive non hanno senso, quindi zero coerenza; mentre ad altri sono sembrate coerenti.
I primi: soprattutto compositori o comunque persone che hanno studiato composizione. I secondi: interpreti (a volte stimati dagli stessi compositori, quindi in "potenziale conflitto").
Posso dire che personalmente, nonostante non abbia i mezzi per comprendere un pezzo di musica contemporanea, faccio un esempio pratico abbastanza complesso:
Alcuni lavori della Gubaidulina come ha anticipato Frank, ma anche Ligeti, Penderecki, Silvestrov, Sciarrino, ed altri, li percepisco come coerenti, sembra assurdo ma è così.
Anche se si tenta (senza partitura, ma forse anche con quest'ultima sarebbe stato altrettanto complicato perchè non è facile leggere una partitura di un determinato pezzo contemporaneo) di comprendere gli elementi che costituiscono il lavoro, può capitare di perdersi ad un certo punto, prò nonostante questo qualcosa che è strettamente legato alla percezione di ognuno o quasi di noi, permette, anche se superficialmente, di percepire un dato lavoro come lavoro coerente, intuendo, ma non comprendendo, che c'è qualcosa che "fila", che è consequenziale. In pratica c'è questa sensazione ma senza consapevolezza. Le regole servono, anche quelle in voga nel 300, anche se è sbagliato dire che vigevano allora, perchè da quando esistono i trattati queste ultime sono considerate regole, prima come tutti quelli che studiano o hanno studiato sanno, si parlava di prassi esecutive, prassi compositive, modalità, influenze, e non ultimo il gusto, che è legato sempre alla personalità del compositore, ma anche all'abilità dell'interprete. Io mi sento ignorante perchè non ritengo che sia sufficiente scrivere come ci si sente se non si è consapevoli, certo può essere piacevole, ma non c'è una solidità dietro, almeno io la vivo in questo modo.
Se si pensa a chi esegue e non "solo" a chi compone, un confronto è possibile: le tecniche esecutive esistono da sempre, e si evolvono, così come si evolvono e plasmano (mutano) quelle compositive, cosa farebbe quindi un esecutore che non conosce le basi della tecnica del suo strumento, potrebbe pervenire ad un uso che va oltre quello che ritiene "un certo livello"? O magari si troverebbe a fare dei passaggi che con la tecnica di base affronterebbe con meno difficoltà, per poi andare oltre? Ovvio, ho capito che si è inteso l'esempio della persona che dal nulla riesce a costruire un suo linguaggio, ma direi che quasi utopia, perchè a meno che questa persona non abbia mai ascoltato nulla, di alcun genere, non si possa parlare di genio (inteso come venuto fuori dal nulla), poi ci sono varie sfumature per questo termine. Comunque se uno ascolta (anche involontariamente) musica che utilizza successioni armoniche consolidate, non è che se scrive dei pezzi che le ripropongono, solo per il fatto che non le ha studiare è un grande, lì entra il gioco il gusto personale, la sensibilità, la capacità o meno di fare proprio un materiale di base, è i fattori sono veramente tanti. Quello che posso dire da persona che prima, anni fa, rifiutava le regole a prescindere (e anche chi ho incontrato non mi ha aiutato a disfarmi di questa idea, per la troppa rigidità intendo, senza farmi esempi concreti e dicendo come spesso, erroneamente si usa dire "perchè si fa così e basta", come un pappagallo, senza sapere il perchè), e ora da alcuni anni è consapevole (anche se non le uso a dovere e in questo pecco e non poco) che hanno un loro (profondissimo) perchè, è che prima di tutto puoi sapere come muoverti, diminuisci i tempi di scrittura, sei più consapevole e forse anche più soddisfatto per aver ottenuto un risultato che non esula dal "controllo", quindi non dovuto solamente (anche se non è poco) alla sensibilità e alla propria capacità o meno di esprimere ciò che si vorrebbe in musica.