thallo ha scritto:
Bianca, spesso non capisco i tuoi interventi. E di base non li capisco perché continui a spostare l'attenzione su "altro" rispetto alla musica. Teorie narrative sono ben precedenti a Nattiez,
Appunto. Cerco di farmi capire… e di capire. Il fatto è che per me il termine narratologia ha un certo riferimento, che si applica specificamente alla letteratura, analizzato dai tempi di Aristotele, e non conosco la sua applicazione in musica prima di tempi abbastanza recenti (ripeto, non la conosco, non ho detto che non ci sia, anzi ho domandato lumi in merito). Certo non voglio dire che la musica non sia mai stata oggetto di studi filosofici, tutt’altro, anche se è bene ricordare che per moltissimo tempo la musica fu vista come l’ultima delle belle arti e di conseguenza considerata. Anche il fatto che per alcuni (Spencer, per esempio) la musica derivi dal linguaggio naturale, non giustifica l’impiego degli stessi metodi di analisi. Il termine “narratività” poi, ha un riferimento più ristretto rispetto al termine narrativa e si riferisce a una caratteristica particolare dei testi narrativi, ossia alla loro capacità di creare significati in modo diverso da come avviene in un testo non narrativo. Non sono riuscita a trovare questa distinzione nella storia della musicologia mentre esiste chiaramente in letteratura dai tempi di Aristotele. Questo avrebbe poca importanza di per se, ma il fatto è che a me è parso che si siano utilizzati relativamente alla musica i risultati di tali analisi senza la consapevolezza di questa distinzione. L’ho scritta meglio qualche post fa:
“Dopo tutto il concetto di narratività in qualche modo indica proprio la possibilità di creare significati in modo complementare (o semplicemente differente) a quello che si realizza con un’esposizione consequenziale. Per dirla in altro modo, un testo per esempio di carattere scientifico, oppure giurisprudenziale, è vincolato a rispettare alcune norme in modo da non violare la consequenzialità; un libro di avventure no, o meglio, non allo stesso modo. Nel primo caso il successo nella creazione del significato, dipende principalmente dal rispetto della consequenzialità e i significati “secondari” che si producono nel discorso sono irrilevanti; nel secondo caso sono proprio i significati “secondari” che si creano nella narrazione, ossia quelli che non rientrano o sfuggono al filo consequenziale del discorso, ad essere interessanti e fondamentali ai fini narratologici.”
Questo è il motivo per cui è iniziato il topic sulla narratività e consequenzialità. I discorsi che sono stati fatti, vanno tutti benissimo, ma io non ho potuto a trovarci una risposta al quesito di partenza (magari c’è, ma semplicemente non l’ho capita) e dunque ho cercato ripetutamente di riportare l’attenzione su questo fatto. Ora, in letteratura, quello che non è narrativa, è sottoposto ad altri specifici vincoli, possiede altre peculiari caratteristiche, per esempio il rigore consequenziale, tanto che se un documento, ancora per esempio, scientifico non ha questa caratteristica, si dice che tale documento non è valido. Nel nostri discorsi musicologici, questa distinzione sembra totalmente persa, oppure sono io che non la trovo. Non si può neanche dire che non esista musica non narrativa, per cui questa non mi sembra un’omissione da sottovalutare. Vorrei a margine far notare che mentre si potrebbe facilmente concordare sul fatto che esistono culture la cui musica non è narrativa, è più difficile credo pensare che esistano letterature che non hanno la caratteristica della narratività.
Spero che detta in questo modo i miei interventi risultino un po’ più chiari e certamente privi di secondi fini.
thallo ha scritto:
ma ANCHE per questo sono convinto che un unico termine (narratività, narrazione) non possa descrivere bene l'intera storia della musica, che è poi il senso del mio intervento precedente.
Come vedi la penso anche io così.
thallo ha scritto:
ora mi devi collegare "significato" a "narratività". E IN MUSICA.
In fondo è proprio quello che ho chiesto io 🙂
Per questo motivo ho citato 4’3’’, non era una boutade. 4’33’’ è musica solo in senso limite e come tale è in grado di esprimere significati e in numero illimitato in quanto paragonabile a un insieme vuoto di proposizioni (una tautologia è sempre vera qualunque sia il significato che le attribuisci).