Argomento interessante e complesso, su cui moltissimi hanno riflettuto. Parlarne in modo esaustivo è quasi impossibile...
Vorrei però concentrarmi un attimo sui termini, per fare dei distinguo che mi sembrano giusti.
1) La SINTASSI, ovvero la regola di articolazioni di unità armoniche o melodiche, esiste in quasi tutti i sistemi compositivi. Nella modalità, nel contrappunto, nella tonalità ci sono regole che dicono quali accordi potrebbero stare bene dopo ogni accordo o che, comunque, studiano gli effetti diversi di diverse successioni. Ricordiamoci, però, che quasi nessuna sintassi è veramente normativa. Ovvero, non esistono obblighi che non sono mai stati disattesi.
2) La sintassi di molti sistemi compositivi è TELEOLOGICA, individua, cioè, delle tensioni che portano verso una meta il discorso musicale. Le tensioni verso la tonica o verso la finalis sono un esempio di teleologia. Ma esistono modi diversi di affrontare questa teleologia. Possiamo usare la solita logica triadica di tesi-antitesi-sintesi, tipica della forma sonata. La "negazione", costituita dalla modulazione sulla dominante, non è altro che una "tensione" che ci porta in modo più forte alla tonica. Ma non tutte le teleologie sono così nette. Le svariate cadenze che precedono la cadenza alla finalis in un corale, per esempio, non creano "tensione" in senso puro, non sono tensive verso la finalis. Sono solo distrazioni, dal punto di vista della teleologia...
3) Come conseguenza al punto precedente, bisogna sforzarsi di distinguere tra TELEOLOGIA e NARRATIVITA'. Una composizione può essere narrativa anche se non ha un punto di arrivo. E viceversa. Nella storia dell'armonia il più grande smacco alla teleologia, e alla sintassi tonale, è la defunzionalizzazione degli accordi tensivi, soprattutto delle settime. Ovvero, un accordo che dovrebbe portare alla tonica, a un certo punto impazzisce e porta da un'altra parte. Paradossalmente queste defunzionalizzazioni ci hanno regalato alcune delle composizioni più narrative della storia, visto che la vita, lo sappiamo bene, non è sicuramente una strada dritta con una bella chiara e gigantesca meta prestabilita. Escludendo la morte, ovvio. Se la teleologia individua una meta, la narratività dovrebbe individuare e rendere sensato un percorso.
4) dal punto precedente, arriva un'altra conseguenza, delineata anche da Frank. La narratività non è solo armonica, non è fatta solo di tensioni e funzioni armoniche, ma è più complessa. Il ruolo della RIPETIZIONE, per esempio, è fondamentale. Ed è in un discorso "tra" teleologia e narratività che si situa il concetto di ELABORAZIONE. Perché, ricordiamoci, elaborare un elemento musicale non serve a raggiungere la meta, ma a ritardare il raggiungimento, a creare un percorso. Anzi, paradossalmente, se consideriamo il fattore ripetitivo dell'elaborazione, riformulante, potremmo dire che la variazione è esplicitamente un metodo per forzare il versus temporale della musica.
5) Questo è un punto che suscita molto i miei interessi, e che è un po' alla moda. La musica è l'arte del tempo, si dice spesso. Ma da sempre i compositori hanno cercato di variare il flusso temporale, di forzarlo, fin quasi abolendolo o rigirandolo al contrario. Canoni inversi, forme ritornellate, cicli lunghissimi di variazioni, bassi ostinati, sono tutti mezzi musicali che possono facilmente essere interpretati come forzature della temporalità naturale di un brano. La TEMPORALITA' dovrebbe essere la dimensione temporale suggerita da un pezzo musicale, ed è diversa dal TEMPO, che è cronometrico. Giocare con la sintassi, con il ritmo (soprattutto quello armonico), con la teleologia serve ad influenzare le nostre percezioni temporali, ed è un gioco che è stato fatto molto spesso dai compositori, soprattutto nel '900.
6) Ci sono composizioni che criticano la teleologia, composizioni che criticano la narratività e composizioni che criticano entrambe, o nessuna delle due. In senso generale è sempre bene ricordare che ci sono anche opere liriche dodecafoniche (non seriali, a quanto mi risulta...) e che cose come il tematismo, l'elaborazione, la variazione, sono ampiamente utilizzabili in sistemi non tonali.