micamahler ha scritto:
Mentre invece, chissà perchè, la sensibile un giorno al posto di risolvere preferirà restarsene lì e non risolvere salendo di semitono, a qualcuno non andrà bene a qualcun altro sì, comunque così farà e allora la regola " la sensibile deve risolvere sulla tonica" verrà sostituita con " spesso la sensibile risolve sulla tonica" ! E allora bisognerà, come dicevi tu, trovare delle piccole teorie, che vadano bene per ogni esempio, oppure trovarne una generale che contenga un bel po' di eccezioni.
Riflessione. Prendiamo un brano di musica che già dalle battute iniziali va a connotarsi in un estetica dove la sensibile non "sta li" ma scende...puoi proseguire nell'esempio?
Cosa intendo? Che su un elemento solo il ragionamento è molto chiaro ma sott’intende la variabile evolutiva di un linguaggio che oggi nelle sue regole prevede che la sensibile scenda (o a volte sale pure 😃), poi si ritarda la sua discesa, ed infine sta li…ma il contesto è fatto da tante cose ed è “congelato” in quel momento di vita di un determinato linguaggio…fatto di armonia, fioritura, orchestrazione, organici, moto delle parti, etc.
Facciamo finta che tutti gli elementi usati in un brano siano estremamente classici (intendo classicismo)...perchè poi ad un certo punto deve arrivare qualcosa che non centra molto con le premesse sintattiche iniziali? (intendo linguisticamente parlando, perchè la sensibile che scende è una regola grammaticale ....un insieme di regole possono inquadrare uno stile/un'estetica. Nel quadro generale, in come si va a connotare una composizione). Chiaramente si riscontra un’incongruenza: di gusto ed estetica.
Adesso questo vale sempre quando il linguaggio è condiviso e funziona sempre quando parliamo di opere tradizionali ed in particolare tonali.
Oggi i codici sono aperti, diventa difficile applicare questo approccio…sostanzialmente visto che ognuno ha il suo codice, ognuno può fare quello che gli pare, ognuno suona la sua lingua (speriamo che qualcuno li capisca) e al massimo uno può dire mi piace/non mi piace.
Anche la critica tecnica in contesti “ad personam” è inapplicabile, perché qualcuno risponderà sempre che nella propria lingua quel comportamento tecnico è previsto.
Ma c’è sempre un però, ammesso che questo credo possa essere più o meno condivisibile (ma molti lo credono veramente 🙂), il problema che riscontro io generalmente è che se uno inizia a fare dei rimandi stilistici si crea un numero di incongruenze tali al punto che risulta inevitabile sostenere una propria cifra stilistica e quindi rientrare nell’ “ad personam” dove tutto è “lecito”.
Ecco che chi ha la cifra (vedi Xenakis, Tetras? Stockhausen Mantra? Vogliamo parlare delle tecniche di Varese?) può permettersi di stravolgere tutto e cambiare le regole…chi non ha la cifra rischia di diventare incoerente.
La cosa più difficile dal mio punto di vista, che è forse quello che ha scatenato la discussione iniziale, è decontestualizzare il materiale di partenza. Il limite fra rimando stilistico e decontestualizzazione è molto sottile. Chi può stabilire questo? La risposta può essere anche semplice, le partiture sono sempre molto chiare in questo. Se uno sta troppo in uno stilema (il tempo necessario a connotare un brano in una certa estetica)…automaticamente il dopo è soggetto ad un certo tipo di critiche tecniche…perché si è fuori dall’ “ad personam”, dall’esperimento… dal tentativo di dimostrare alcun che di musicale/extramusicale (ammenochè questi stessi elementi rientrino nell'estetica stessa e dichiarata...ma allora non ci sarebbe una decontestualizzaizone).
(S)fortunatamente in musica arriva ciò che si mostra e non ciò che si dimostra perché eventualmente la dimostrazione stessa è un di cui della musica.