Nuova complessità (New Complexity) è il nome della "scuola" o "corrente" compositiva. Si utilizza l'aggettivo un po' come avviene per Nuova Scuola di Vienna, oppure per Nuova Musica (Neue Musik).
L'indicazione flessibile citata da Frank mi sembra un ottimo esempio di british humor. E non lo dico per sminuire: Ferneyhough è senz'altro un paradigma per la musica del secondo Novecento!
Ars Nova, Neo Romanticismo, Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit) ... ecco altri esempi di "scuole" o "correnti" artistiche che hanno sentito la necessità di essere riconosciute - a loro tempo - come nuove. La novità come valore... è una vecchia storia! A far fronte alla Nuova Complessità, c'è stata la Nuova Semplicità (Rihm, anche se dubito che egli si riconosca o si sia riconosciuto in questa etichetta).
Frank ha scritto:
Una cosa però c'è da dire, la sua visione, seppur utopica, è quella di arricchire la partitura del maggior numero di informazioni, quasi a dire: "Ok, vuoi fare il rubato, ma io lo voglio così".
Vedo la questione in modo leggermente differente. La notazione di Ferneyhough è utopica, è vero. Impossibile eseguire "con precisione" certe articolazioni strumentali, impossibile solfeggiare "con precisione" certi ritmi irregolari (quintine che racchiudono terzine che racchiudono sestine...). La scrittura di Ferneyhough propone all'esecutore un eccesso di informazioni. Eppure Ferneyhough non chiede all'esecutore di suonare "approssimativamente": pretende anzi un solfeggio quanto più preciso possibile. L'esecutore si sottopone quindi a un compito impossibile, e la sfida nell'affrontare questa impossibilità (e la tensione e direi perfino lo stress a essa connessi) fanno parte del gioco compositivo.
Propongo due altri ascolti: Carceri d'invenzione III (1985), parte di uno dei cicli più famosi - e paradigmatici, fin dal titolo - di Ferneyhough; e Unity Capsule, per flauto solo (il video dell'interpretazione di Matteo Cesari mette in luce un lato piuttosto high tech della composizione).
Non conosco bene Ferneyhough, anzi, ma da alcune letture "la sapevo" come la racconta RedScharlach. Le partiture di Ferneyhough sono ipercomplesse ma prendono in considerazione l'idea che l'esecutore non riesca a seguirle del tutto. Non voglio azzardare altre considerazioni, non ho ascoltato quasi nulla di Ferneyhough (che ha scritto molto di più di quanto viene normalmente suonato, c'è anche un'opera lirica...) e non ho mai letto suoi saggi o dichiarazioni di estetica. Ma la sua rimane una sperimentazione interessante.
al di là delle scelte estetiche, di notazione, complessità ecc ecc (alcune delle quali oggi un pò obsolete per altro...) carceri d'invenzione rimane un ciclo di lavori veramente stupendissimo! 😍
D
Dino
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Risposta 25 di Dino
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micamahler ha scritto:
Ho scritto "nuova " complessità perchè così viene chiamata questa corrente
A me sembra a livello di sintassi uguale uguale allo strutturalismo, da quello che ho letto infatti questo autori si inquadra fra i post-strutturalisti...un po' come i neo-classici in altri ambiti
Secondo me la verà novità è effettivamente legata alla scrittura, per il resto (almeno il primo brano) è pressochè inascoltabile. Capisco che qualcuno doveva occuparsi di questo argomento, per cui ben venga.
D
Dino
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Risposta 26 di Dino
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RedScharlach ha scritto:
Eppure Ferneyhough non chiede all'esecutore di suonare "approssimativamente"
Scusate l'eufemismo, ma questa si chiama "sega-mentale". Se sai che è umanamente impossibile (e lo è, vorrei vedervi solfeggiare qui gruppi irregolari) ... inutile scriverlo. Per cui penso abbia ragione Frank, utopica è già abbondante come aggettivo
Ah, dimenticavo, il gioco compositivo ha sempre proposto musica al limite dell'eseguibile. In teoria non c'è mai limite alla difficoltà...se si forniscono soluzioni. Qual'è la soluzione?
T
Tiger
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Risposta 27 di Tiger
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Scusate l'assenza ...sto leggendo e ascoltando 🙂
Per Dino vedi allegato 😃
T
Tiger
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Risposta 28 di Tiger
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Ma non si possono pià cancellare gli allegati? Mi sono bruciato la sorpresa, ho allegato il file sbagliato...volevo metterne uno taroccato con su scritto Ferneyhough 🙁
Se la vedi, dovresti essere in grado di descriverla questa "eleganza"...mi faresti questa cortesia?
non è che si dimostrano le sensazioni. o lo vedi o non lo vedi.
per provare a vederlo però puoi ascoltare altra musica simile, fare dei confronti con altri autori affini, seguire la partitura, cercare di capire il senso di quel che ha scritto il compositore ecc ecc
a me, considerando tutte le premesse con le quali questa musica è stata scritta, quello che impressiona di più
è appunto questa assoluta eleganza, compostezza... appunto tipicamente inglese.
magari ascoltare prima una partitura di adriano guarnieri e poi una di ferneyhough può far risaltare le caratteristiche di entrambe.
credo sia tutta una questione di affinare la nostra sensibilità.
naturalmente anche le analisi "fredde" aiutano in questo...
Ma non si possono pià cancellare gli allegati? Mi sono bruciato la sorpresa, ho allegato il file sbagliato...volevo metterne uno taroccato con su scritto Ferneyhough 🙁
non è che si dimostrano le sensazioni. o lo vedi o non lo vedi.
Se posso intromettermi le sensazioni sono la cosa più soggettiva del mondo. Per cui trovo che sia giusto definire cos'è eleganza inglese e quali sono i tratti distintivi che fanno aderire questo brano a quel modello.
Altrimenti io ci sento qualcosa di russo ... di francesce...di tedesco...etc.
Cioè, mi fa piacere che a te sucita questa sensazione, ci mancherebbe altro...però finsice qui, a me francamente potrebbe pure scatenare una sensazione lassativa ... però me la tengo per me, eventualmente se la dichiaro, poi devo cercare di dire perchè...e non: "o la senti ... o non la senti".
Detta così, da uno che conta poco....ma che vuole capire
Scusate l'eufemismo, ma questa si chiama "sega-mentale". Se sai che è umanamente impossibile (e lo è, vorrei vedervi solfeggiare qui gruppi irregolari) ... inutile scriverlo. Per cui penso abbia ragione Frank, utopica è già abbondante come aggettivo
Non sono d'accordo, perché il pensiero compositivo di Ferneyhough si identifica con la sua notazione. Si può trascrivere la musica di Ferneyhough mediante una notazione semplificata, ottenendo il medesimo risultato sonoro? Credo di sì. Eppure il suo pensiero risulterebbe snaturato, poiché si basa proprio sul rapporto che si crea fra la notazione e l'interprete (On Stellar Magnitudes, per mezzosoprano e cinque strumenti, 1994, alla prima battuta reca l'indicazione «Tense and uneasy, as if trying to make sense out of chaos»).
Detto questo, si può essere a favore del pensiero compositivo di Ferneyhough (ad esempio con Donatoni, che pure ha sviluppato una poetica e una tecnica ai suoi antipodi) oppure contro (ad esempio con Sciarrino).
Scelsi ha citato Adriano Guarnieri, e a ragione: ho l'impressione che Guarnieri sia per certi versi assimilabile a Ferneyhough (notazione come eccesso, notazione come utopia) pur partendo da presupposti e giungendo a risultati che sul piano estetico risultano pressoché antitetici.
intendevo proprio questo. sia guarnieri che ferneyhough partono dagli stessi presupposti ma arrivano ad esiti espressivi molto differenti. un loro ascolto incrociato fa risaltare le caratteristiche sia dell'uno che dell'altro (appunto a mio parere un'eleganza molto british per ferneyhough e per guarnieri invece... una frana di spazzatura?! eheh). inoltre in questo modo si possono anche osservare le potenzialità espressive di questo linguaggio, che oggi è si obsoleto forse, ma un suo valore l'ha avuto, e non poco. cmq esistono molti atri compositori, anche magari meno conosciuti ma ugualmente interessanti che hanno partecipato allo sviluppo di questo linguaggio.
non è banale il fatto che un linguaggio musicale nel secondo dopoguerra sia comune a diversi compositori senza che l'uno sia la brutta copia dell'altro. e, da un certo punto di vista, questo è anche un valore aggiunto di questo stesso linguaggio. si pensi ad esempio al linguaggio di sciarrino: inimitabile, se appena si tenta un suo utilizzo i finisce per diventare "la brutta copia di...". l'esatto opposto insomma: un vocabolario personalissimo per sciarrino e mentre per ferneyhough...
sinceramente non saprei come meglio spiegare questa sensazione di "eleganza" di cui parlo. come si fa a comunicare il senso del "salato"...? ehehe con qualche sforzo però magari ci si riesce.
tra l'altro trovo anche interessante un approccio alla musica contemporanea basata sulle "sensazioni", "emozioni", "affetti" o impressioni che suscita... non fossaltro perchè è una cosa che non si fa mai. c'è un pò una convinzione latente in tutti che questo lato "affettivo" sia semplicemente assente. e non mi pare una cosa del tutto esatta questa...
questo senza nulla togliere alle analisi più razionali e "fredde" che anzi spesso costituiscono la porta d'accesso a questo lato più emotivo o affettivo...
@silberman puoi anche dire che il dolce è piccante, che l'amaro è salato ecc ecc. figuriamoci, massima libertà di espressione. ma questo non significa che sia per forza giusto. esiste anche, entro certi limiti, un'oggettività degli "affetti". per cui se si interpreta l'eroica di beethoven come buffa e il barbiere di siviglia come tragico... a meno non ci sia qualche significato provocatorio nascosto in questo... potremmo anche unanimemente intendere come errate queste affermazioni.